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XXX Congresso forense contesta Alfano e chiede ritiro regolamento specializzazioni di CNF

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 Altro che concordia, per gli avvocati è in arrivo la tempesta perfetta! 
Il XXX Congresso nazionale forense di Genova si è chiuso, il 27 novembre 2010, sulla splendida nave "Costa concordia", con una sorpresa, democratica: la richiesta della assemblea al C.N.F. di abrogare il Regolamento sulle specializzazioni.
Con un voto a maggioranza i delegati di 155 ordini degli avvocati hanno sonoramente bocciato il testo di regolamento sulle specializzazioni approvato dal C.N.F..
Significative le modalità, quasi drammatiche, attraverso le quali si è giunti al voto: dure contestazioni rivolte dall'assemblea al tavolo della presidenza che riteneva non necessario votare per rispondere al quesito sull'abrogazione (sostenendo che la questione fosse già stata risolta con il voto su una precedente mozione che chiedeva di istituire un tavolo tecnico per modificare il testo del regolamento da parte del CNF). Centinaia di delegati, e non solo i firmatari del ricorso al Tar Lazio avverso il regolamento sulle specializzazioni, hanno minacciato di lasciare il Congresso se non fosse stato consentito di votare sul ritiro del regolamento.
E non è l'unica sorpresa democratica riservata dal Congresso di Genova: l'altra è stata l'aspra contestazione al ministro Alfano (fischi a tutto spiano e cartellini rossi d'espulsione  -clicca e vedi il filmato su youtube http://www.youtube.com/watch?v=pClgD6bdsXQ&feature=player_embedded - all'indirizzo del ministro non solo riguardo alla mediaconciliazione ma pure riguardo alla riforma forense approvata dal Senato) che alcuni accreditavano di osannanti riconoscimenti per aver "portato come trofeo del governo" all'assemblea degli avvocati il testo di riforma forense appena da qualche giorno approvato in Senato.
E' LA DEMOCRAZIA, BELLEZZA!
Ma una riflessione si impone, facile facile.
E deve portare a riconoscere che la rappresentatività del Consiglio Nazionale Forense e dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura non è sufficiente in relazione ai compiti che tali soggetti oggi svolgono nell'elaborazione della improcrastinabile profonda riforma della professione forense.
CNF e OUA sono enti esponenziali dell'avvocatura composti da soggetti eletti da altri enti esponenziali dell'avvocatura; perciò, in relazione al tema fondamentale della riforma forense, risultano soggetti troppo staccati dalla base degli avvocati, base che, appena può, fa sentire tutto questo distacco. 
Per fare una riforma vera della professione urge cambiare metodo, non affidarsi piu' ad una sua elaborazione da parte di CNF e OUA  e ad un successivo "passaggio di carte" al Parlamento che secondo l'uso corporativo trasformi in legge dello Stato i desiderata delle elite del ceto forense (quella istituzionale, individuata nel CNF, e quella "sindacale", individuata nell'OUA).  Oramai, per studiare la globalizzazione del servizio professionale di avvocato e per SUCCESSIVAMENTE elaborare una riforma forense all'altezza delle sfide che i tempi propongono sia il CNF che l'OUA sono inadeguati. Essi sono soltanto "aggregati di professionisti di vertice". Essendo il risultato di una rappresentanza di secondo grado non sono adatti a partorire le proposte giuste per la necessaria riforma epocale e radicale della professione forense che oggi serve agli avvocati, ai loro clienti e all'Italia tutta.

NON SERVONO GIOCHETTI DI PALAZZO, SERVE DI CREARE UN "COMITATO COSTITUENTE DELLA RIFORMA FORENSE" (MAGARI NOMINATO DAL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA)  CHE INIZI A LAVORARE DALL'INIZIO E CIOE' DA UNA SERIA ANALISI ECONOMICA, SOCIOLOGICA E GIURIDICA (alla luce, in primo luogo dei principi costituzionali, del diritto dell'Unione e della C.E.D.U.) DEL "PROBLEMA AVVOCATURA", QUALE ASPETTO DEL PROBLEMA GIUSTIZIA.
I DELEGATI DELL'AVVOCATURA ITALIANA IN SENO AL COSTITUENDO "COMITATO COSTITUENTE DELLA RIFORMA FORENSE" (CHE DOVRA' COMPRENDERE ANCHE IL ALTRI SOGGETTI OLTRE L'AVVOCATURA <PENSO A CNEL, ANTITRUST, ASSOCIAZIONI DI CONSUMATORI, CASSA FORENSE, GRANDI COMMITTENTI DEGLI AVVOCATI>) DOVREBBERO ESSERE ELETTI DIRETTAMENTE DALLA BASE DEGLI AVVOCATI E NON SU BASE TERRITORIALE MA NAZIONALE, IN RELAZIONE ALLE LORO PROPOSTE SPIEGATE AI COLLEGHI AVVOCATI).

E LA PRIMA URGENZA E' BLOCCARE L'ITER DELLA RIFORMICCHIA FORENSE APPROVATA DAL SENATO E PARLARE CON LA BASE DEGLI AVVOCATI.
ALTRIMENTI, LO SI E' VISTO, GLI AVVOCATI SAPRANNO RIBELLARSI A CHI LI VOGLIA PATERNALISTICAMENTE CONDURRE (AL MACELLO).

Possiamo prendere ad esempio l'approccio di altri paesi europei al problema dell'adeguamento delle regole nazionali alla globalizzazione dei servizi legali. In Francia, ad esempio, la discussione sulla riforma forense è una cosa seria.
Oltralpe si discute approfonditamente su come adattare la regolamentazione della professione d'avvocato alla globalizzazione dei servizi giuridici. Si parte da analisi socio-economiche a livello mondiale, affinchè i servizi legali erogati dagli avvocati francesi possano essere competitivi nel mondo globalizzato.
Da noi, invece, la discussione sulla riforma della professione di avvocato si trascina senza analisi di base (tanto che il Parlamento è stato chiamato a discutere un disegno di legge che assurdamente ignora il rilevantissimo fenomeno degli avvocati dipendenti d'altri avvocati); è perciò discussione "grave ma non seria".
Del francese M. Benichou segnalo un interessante scritto dal titolo "La mondialisation des services juridiques. Constats, perspectives et défis". Si tratta del rapporto presentato all'assemblea generale del Conseil National des Barreaux il 21 novembre 2008.
Puoi leggerlo su Rassegna Forense, n. 3/2008 (luglio-settembre 2008), ove, in nota, scrive Martina Barcaroli: " ... Il rapporto ha una portata non solo scientifica ma anche politica, rappresentando il quadro programmatico delle priorità e iniziative che l'avvocatura francese dovrà afrontare nel corso dei prossimi anni in conseguenza del fenomeno della mondializzazione del commercio, nonchè dei <<servizi giuridici>>"
Dopo una completa ed esauriente descrizione delle funzioni degli interlocutori  (per esempio l'O.M.C., il C.C.B.E., il F.M.I., l'European Services Forum) e delle proposte politiche nell'ambito delle attività di negoziazione tra stati presso l'O.M.C., l'autore affronta le problematiche attinenti al processo di mondializzazione del commercio e dello scambio dei servizi. In particolar modo meritano attenzione le problematiche relative all'esigenza di agevolare lo scambio di servizi giuridici tra stati (membri e non dell'Unione Europea), tra cui la regola degli accordi GATT della <<clausola della nazione più favorita>> e la possibilità di accogliere il c.d. foreign legal consultant (F.L.C.).
Seguono sapienti riflessioni sull'adattabilità di soluzioni e proposte politiche nate, per l'appunto, dalla negoziazione tra stati aderenti all'O.M.C.. Di grande interesse sono le argomentazioni a sostegno di una revisione della regolamentazione nazionale sulle strutture di esercizio professionali (apertura ai capitali esterni, quotazione in borsa, politica delle tariffe) e sulla specializzazione degli avvocati tali da poter restare al passo con i tempi garantendo competitività sul piano mondiale e interno. Queste riflessioni non sono esenti da considerazioni d'ordine teleologico sulla professione d'avvocato, tra cui il bisogno assoluto di mantenere il carattere non meramente utilitaristico e d'ordine pubblico della professione". 

 


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La vita  ci fa pagare troppo care le sue merci, ed acquistiamo il più meschino dei suoi segreti a un prezzo mostruoso ed infinito (O. Wilde)