Segnalo, sulla rivista dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti http://www.rivistaaic.it/ , l'articolo di Lucia De Micco dal titolo "APPLICAZIONE DIRETTA DELLE NORME COSTITUZIONALI SULL’EFFETTIVITÀ DELLA TUTELA GIURISDIZIONALE E VALENZA ERMENEUTICA DELLE DIRETTIVE NON RECEPITE: CON UNA MOSSA VINCENTE -IN MATERIA DI APPALTI- LA CASSAZIONE ANTICIPA IL LEGISLATORE".
Riporto la sintesi che apre l'articolo sulla rivista dell'A.I.C.: "Con la sentenza n. 2906 resa a Sezioni Unite nel febbraio 2010, il Supremo Giudice di legittimità si è premurato di assicurare più veloce risposta alle pretese risarcitorie del contraente pretermesso illecitamente dall’aggiudicazione del contratto di appalto: dopo un andirivieni di sentenze di senso contraddittorio, la Cassazione affida al giudice amministrativo anche la controversia relativa alla sorte del contratto a seguito del previo annullamento dell’aggiudicazione.
In pieno contrasto con una precedente e altrettanto autorevole pronuncia[Cass. 27169/2007], valorizzante il ruolo dell’aggiudicazione come discrimen tra le fasi di evidenza pubblica e quella essenzialmente privatistica della stipulazione del contratto - sulle cui controversie dovrebbe dunque ritenersi sussistente la giurisdizione ordinaria - la Corte in questa nuova e recente decisione avalla una posizione pur già in parte espressa dal Consiglio di Stato[Cons. Stato 6292/2008], ravvivandola di una motivazione che già da sola giustifica l’ interesse per la questione: l’esigenza di coniugare gli esiti delle interpretazioni costituzionalmente e “comunitariamente” conformi.
Questo il decisum: il giudice amministrativo annulla il provvedimento di aggiudicazione per illegittimità della procedura, il giudice amministrativo si pronuncia sull’invalidità del contratto di appalto nelle more stipulato".
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