
Leggo sul sito del Consiglio Nazionale Forense un "Documento dell'Avvocatura unita denuncia le responsabilità di Governo e Parlamento sulle riforme di giustizia". E' del 20/09/2010.
Le componenti istituzionali, associative e politiche dell'Avvocatura, riunite a Roma presso il Complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia, hanno adottato alcune determinazioni in merito alle riforme di giustizia, deplorando i ritardi nell'approvazione della riforma forense e le scelte erratiche nelle iniziative legislative in corso.
Il documento denuncia le responsabilità di Governo e Parlamento e invita il ministro a fornire risposte, riservandosi da qui fino al Congresso di Genova (25-27 Novembre 2010) di verificare la permanenza del rapporto di fiducia degli avvocati, espressione costituzionale delle istanze di giustizia dei cittadini nelle istituzioni che rappresentano il settore giudiziario.
Parrebbe dal testo del documento che esso sia attribuibile a Consiglio nazionale forense, Ordini Forensi, Unioni regionali forensi, Organismo unitario dell’Avvocatura, Associazione nazionale forense, Unione delle Camere penali.
La cosa mi conferma nella convinzione che una riforma della regolazione italiana dell'avvocatura sia urgentissima ma per affermare un sistema di regole lontanissimo da quello che, temo, sia nella mente degli autori del suddetto documento. A mio avviso una riforma delle regole sull'esercizio della professione di avvocato deve abbracciare la concorrenza e ripudiare nei fatti il corporativismo. Dovrà massimizzare la libertà d'accesso alla (e svolgimento della) professione, lasciando al mercato (che difficilmente sbaglia) e non al dirigismo paternalista (che in Italia tante volte diventa nepotismo e/o clientelismo) il ruolo centrale di selezionatore dei migliori. La riforma dovrà fissare chiaramente, innanziatutto, i limiti d'operatività di soggetti istituzionali, associativi e politici. Dovrà fissare, inoltre distinzioni analoghe a quelle che in molti si reclamano tra pubblici ministeri e giudicanti: dovrà abolire la assurda commistione di ruoli nel Consiglio Nazionale Forense che in epoca fascista fu disegnato come vertice della corporazione degli avvocati e ancora oggi (e sempre più si vorrebbe dagli pseudoriformatori) assomma le tre funzioni di legislatore di settore (in quanto artefice del codice deontologico), amministratore (con poteri ben maggiori rispetto ai Consigli degli Ordini locali e che si vorrebbero addirittura aumentare dagli pseudoriformatori), e giudice speciale della deontologia e della tenuta degli albi (giudice precostituzionale che non potrebbe sopravvivere, per incostituzionalità, se lo si volesse disegnare -nella legge di riforma- come mutato nella struttura e nella provvista di giurisdizione).
LEGGI DI SEGUITO IL TESTO COMPLETO DEL DOCUMENTO ...
"Le componenti istituzionali, associative e politiche dell’Avvocatura
riunite in assise in Roma presso il complesso di Santo Spirito in Sassia il 18 settembre per discutere sulla riforma dell’ordinamento professionale e sui provvedimenti di riforma del sistema di amministrazione della giustizia e per lo smaltimento dell’ arretrato
ribadite le istanze e le posizioni già espresse nei documenti congressuali, nelle audizioni e nelle riunioni con gli esponenti del Governo e del Parlamento
Dopo ampio dibattito, approvano all’unanimità le seguenti determinazioni:
1) L ‘Avvocatura manifesta amarezza e forte disappunto per la mancata approvazione della riforma dell’ordinamento forense in assoluta violazione degli impegni assunti dal governo e dal parlamento per conferire rigore, qualificazione ed efficienza nell’esercizio della professione di avvocato
2) Rileva le gravi carenze nei progetti di riforma della giustizia civile e penale, esaurendosi gli interventi attuati e proposti in maldestri strumenti di sostanziale rottamazione del carico giudiziario senza curarsi dei diritti dei cittadini ad avere una giustizia "giusta"
3)Chiede con determinazione di essere consultata preventivamente come prevede il dettato legislativo su tutte le riforme in atto concernenti la giustizia, in particolare lo smaltimento dell’ arretrato, l’assetto ordinamentale del giudice laico, l’accelerazione dei processi e la semplificazione dei riti, le modifiche del codice civile e penale, le modifiche dell’ordinamento giudiziario, le modifiche della Costituzione e delle norme fondamentali dell’ordinamento giuridico
4)Deplora di non essere stata consultata sulla disciplina normativa e regolamentare sulla media-conciliazione e sulla mancata previsione dell’ assistenza forense obbligatoria in contrasto con l’ art 24 della Costituzione sugli effetti civilistici del difetto di informativa che esorbitano dalle sanzioni meramente disciplinari. Rileva che la conciliazione obbligatoria costituisce un unicum eccezionale e stravagante nella legislazione europea
5)Deplora la proliferazione di corsi rivolti alla sedicente formazione di conciliatori sottoqualificati e sprovvisti delle capacità necessarie per svolgimento di un delicato compito
6)Insiste sulla richiesta di rinviare di almeno un anno l’entrata in vigore del sistema della conciliazione obbligatoria che riguarderà nel primo periodo di applicazione almeno un milione di controversie.
7)L’Avvocatura, istituzionalmente deputata alla difesa dei diritti, non può che denunciare le gravi responsabilità di Governo e Parlamento nel tradire le esigenze dei cittadini e si dichiara pronta ad assumere compiti e responsabilità per la istituzione dell’ufficio del giudice, per la disciplina del giudice laico, per il coinvolgimento attivo dei consigli giudiziari e nei progetti di organizzazione telematica funzionale e strutturale degli uffici.
Invita il ministro della giustizia
a rispondere a tutte le richieste formulate, che saranno ribadite con manifestazioni di protesta e di proposta che si cumuleranno nel congresso nazionale di Genova del novembre prossimo.
Gli esponenti dell’Avvocatura valuteranno ad esito di questa sollecitazione la permanenza del rapporto di fiducia degli avvocati, espressione costituzionale delle istanze di giustizia dei cittadini nelle istituzioni che rappresentano il settore giudiziario. E ciò tanto più nella situazione di emarginazione dell’avvocatura dal concorrere a formulare le scelte più appropriate per garantire i principi sui quali si fonda lo Stato di diritto.
Consiglio nazionale forense
Ordini Forensi
Unioni regionali forensi
Organismo unitario dell’Avvocatura
Associazione nazionale forense
Unione delle Camere penali
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