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Corte d'appello Milano: doverosa per il giudice l'interpretazione conforme a C.E.D.U.

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 La IV sezione della Corte d'appello penale di Milano, con sentenza depositata il 15 giugno 2010, ha dato esecuzione a sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che il 12 giugno 2007 aveva condannato l'Italia per aver emesso una sentenza penale (di condanna a 21 anni di reclusione per traffico di droga nei confronti di imputato che però non aveva partecipato al processo in quanto latitante) in violazione dell'articolo 6 della C.E.D.U., stante la impossibilità di ritenere, nella fattispecie, che l'imputato non avesse voluto partecipare al processo.
La Corte d'appello ha dichiarato nulla la sentenza di primo grado, riaffermando che in forza delle decisioni della Corte costituzionale mentre "il legislatore deve adeguarsi ai principi posti dalla C.E.D.U. nella sua interpretazione giudiziale" (quella espressa nelle decisioni della Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo), per altro verso il giudice comune "deve dare alle norme interne un'interpretazione conforme ai precetti convenzionali".
Interessante la sentenza della Corte d'appello milanese perchè ricostuisce il ruolo delle sentenze della Corte di Strasburgo nel nostro ordinamento.

 


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