Questa scommessa dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura (O.U.A.) sul fallimento dell'accordo in tema di mediaconciliazione tra il ministro Alfano, il CNF e taluni grandi Ordini forensi è una scommessa da giocatore d'azzardo, direbbe qualcuno. Non credo. E' piuttosto una scommessa tanto accattivante quanto ponderata e tempestiva, dico io. Arriva in un momento della storia dell'avvocatura italiana in cui il controllo istituzionale (di CNF, Cassa forense e Ordini locali) non è più (finalmente) capace di zittire le proteste della base, di giorno in giorno sempre più consapevole che la risposta alle sfide della globalizzazione del servizio professionale d'avvocato non può stare in arroccamenti corporativi tutti italiani o in presunzioni anticoncorrenziali di vario genere, odiose e irragionevoli ma "scolpite" ancora nell'ordinamento professionale forense (e che sarebbe ora di cancellare da parte della Corte costituzionale, visto che il principio di concorrenza è ormai costituzionalizzato). Arriva, la scommessa dell'OUA, in una fase in cui la base degli avvocati protesta sempre più: 1) contro la presunzione di rappresentatività, sempre e comunque, degli Ordini forensi locali -e conseguentemente del CNF- anche se le elezioni dei Consigli degli Ordini vanno quasi deserte, come accade alle elezioni dei più grandi Consigli degli Ordini d'Italia; 2) contro le tante presunzioni di incompatibilità nell'esercizio professionale previste per i poveri Cristi e non per ministri, parlamentari e altri notabili di cui alla l. 215/2004; 3) contro la presunzione che il decoro dell'avvocato debba consistere pure nel non farsi pubblicità, mentre quotidianamente l'avvocato è costretto a ricevere nella propria mail la pubblicità di "corsi sprint" da mediatore; 4) contro la presunzione (che si vorrebbe introdurre con la c.d. riforma forense approvata dal Senato) che i "vecchi avvocati" siano automaticamente ammaestrati dall'esperienza, tanto da potersi fregiare del titolo di specialista in tre materie; 5) contro la presunzione che la formazione continua e obbligatoria dell'avvocato col sistema dei crediti formativi sia utile e addirittura necessaria a tutela di professionalità, anche se una tale obbligatorietà della formazione continua è chiaramente esclusa dalla Costituzione (che richiede solo il superamento dell'esame di Stato) ed è altrettanto chiaramente non richiesta dalla legge professionale vigente ma semplicemente è stata inventata, a un certo punto, dal CNF; 6) contro la presunzione che avrebbe senso imporre ai litiganti la difesa tecnica di un avvocato all'interno di una procedura di mediaconciliazione obbligatoria innanzi a un mediatore il quale non solo non è laureato in giurisprudenza ma s'è formato in poche ore o pochi giorni di corso; ecc... ecc.. . E' una scommessa, quella dell'OUA, che arriva quando la democrazia all'interno delle istituzioni d'autogoverno forensi pare potersi risostanziare dopo che si sarà passati per una salutare fase di demolizione delle istutuzioni anacronistiche e/o mal regolate. Soprattutto appare fruttuoso il fiorire della partecipazione critica e dell'apporto censorio dei singoli avvocati, mediabile -con contenuti "in allegato"- tramite internet e soprattutto tramite l'effetto moltiplicatore dei social network. Persino i non cassazionisti e i giovani avvocati e i praticanti e gli studenti universitari sembrano poter aver voce in capitolo attraverso l'eco politica delle loro documentate vessazioni di professionisti o aspiranti tali. Quella dell'OUA è in fondo una scommessa per la democrazia e la rappresentatività autentica nelle istituzioni forensi; ed è, secondo me, una scommessa vincente. Forse non è un caso che in una situazione del genere il CNF e i grandi Ordini sembrino stare dalla stessa parte: assieme al ministro della giustizia e lontani dall'Organismo democraticamente eletto dagli avvocati nel Congresso Nazionale Forense. A commento si potrebbe ricordare (anche se col dovuto distacco, per la paura che incute ai ragionevoli chi l'ha pronunciata) la frase "voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo". Una precisazione, forse a questo punto necessaria: io non faccio parte dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura.
LEGGI DI SEGUITO IL COMUNICATO STAMPA DELL'OUA DEL 13 MAGGIO 2011 SULLE MODIFICHE ALLA MEDIACONCILIAZIONE PROPOSTE DAL MINISTRO ALFANO E ALCUNI ESPONENTI DELL'AVVOCATURA ...
COMUNICATO STAMPA
SULLA MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA L’OUA REPLICA A COMMERCIALISTI E RAPPRESENTANTI DEI MEDIATORI: IL RISPETTO DELLA COSTITUZIONE, DELLE NORME EUROPEE E DEI DIRITTI DEI CITTADINI DOVREBBE PREVALERE SULLE LOGICHE DI AFFARI E CORPORATIVE.
MAURIZIO DE TILLA, OUA: “LA MEDIACONCILIAZIONE RIMANE OBBLIGATORIA E IL DECRETO LEGISLATIVO È ALL’ESAME DELLA CORTE COSTITUZIONALE. GLI AVVOCATI NON BARATTANO I DIRITTI DEI CITTADINI PER LA PRESENZA NECESSARIA DEL LEGALE”
Il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, replica alle dichiarazioni rilasciate dal presidente dei dottori Commercialisti, Claudio Siciliotti e dall’avvocato Lorenza Morello, sull’ipotesi di accordo sulla mediaconciliazione tra il Ministro della Giustizia Alfano e il Cnf e alcuni presidenti di Ordini forensi: «Sia chi sostiene di aver raggiunto un buon accordo, il Ministro Alfano e una rappresentanza forense (Cnf, ecc) e sia chi lo contesta, cioè commercialisti, in testa il presidente Siciliotti, nonché la galassia del business della conciliazione, tra cui l’avvocato Lorenza Morello, dimenticano due questioni: la prima è che il decreto legislativo (n.28/2010) è sotto l’esame della Corte Costituzionale, la seconda che questo sistema non rispetta l’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Non solo, ed è bene ricordarlo, alla prima ordinanza al Tar del Lazio seguiranno molte altre ordinanze nei prossimi mesi di altri giudici ordinari».
«Il problema – continua il Presidente Oua - è che lo scambio “elettorale” su cui convengono il Ministro Alfano e alcuni avvocati, cioè la presenza obbligatoria del legale e la cabina di regia (con la ciliegina sulla torta di un coinvolgimento nello smaltimento dell’arretrato, adottando ricette sbagliate e controproducenti) non tiene conto delle ragioni prioritarie della nostra battaglia, cioè la difesa dei diritti dei cittadini contro un sistema che non esiste in nessun paese Europeo. Ma si fa anche tabula rasa delle conseguenze giudiziarie e politiche delle nostre iniziative: il rinvio alla Corte Costituzionale e la presentazione bipartisan di due ddl al Senato che raccolgono, appunto, le proposte unanimi del Congresso Nazionale Forense, delle tre giornate di astensione e delle manifestazioni nazionali di Roma».
«A chi si accontenta di un “accordicchio” e a chi lo contesta – aggiunge - noi rispondiamo con proposte: eliminazione dell’obbligatorietà, accesso aperto alla giustizia per i cittadini, inserendo il meccanismo di mediazione all’interno del processo, come avviene nel resto del mondo e ricorrendo anche ai giudici di pace (per le cause di valore inferiore), garantire l’indipendenza e l’eliminazione di ogni conflitto di interessi per le Camere di Conciliazione, effettiva qualità nella formazione dei mediatori, risolvere il nodo della competenza territoriale e dei costi. E, quindi, prevedere, anche, la presenza necessaria dell’avvocato».
«L’Oua – conclude de Tilla –, i 150 Ordini forensi, le Associazioni Forensi che hanno portato avanti le lotte di questi mesi e che da più di un anno avanzano proposte al Ministro Alfano, non si tirano indietro e invitano a partecipare alla giornata di astensione dalle udienze e alla manifestazione pubblica nazionale che si terrà il 23 giugno prossimo a Napoli (alla Sala Arengario del nuovo Palazzo di Giustizia)».
Roma, 13 maggio 2011
| < Prec. | Succ. > |
|---|





