Il ministro Tremonti ben poteva, a mio avviso, rimanere iscritto all'albo degli avvocati di Milano. Se fosse rimasto iscritto in quell'albo d'avvocati avrebbe dato il buon esempio a proposito della ventilata riforma dell'art. 41 della Costituzione. Avrebbe fornito un esempio di resistenza ad irragionevoli norme liberticide che limitano l'esercizio libero dell'impresa (e attività di impresa, nel senso del diritto dell'Unione Europea, deve certamente intendersi anche lo svolgimento della professione di avvocato). Ci avrebbe guidato sulla strada della rivendicazione per cui "tutto ciò che non è espressamente vietato deve ritenersi permesso".
Ma andiamo per gradi.
Da una semplice ricerca sul sito del Consiglio Nazionale Forense, fino a poche settimane addietro, risultava che il ministro Giulio Tremonti era iscritto all'albo degli avvocati di Milano. Così si leggeva cercando il nome del ministro nella sezione "ricerca avvocati" del sito del Consiglio Nazionale Forense:
"Avv. TREMONTI GIULIO
(AVVOCATO)
Foro di Appartenenza MILANO
Data iscrizione Albo Avvocati 23/09/2004
Cassazionista Si
Data iscrizione Albo Cassazionisti 29/10/2004
Data di nascita 18/08/1947
Luogo di nascita SONDRIO
Codice fiscale TRMGLI47M18I829P
E-mail
Primo studio <sul sito del CNF si leggeva la via dello studio milanese diel ministro>
Telefono/i: <sul sito del CNF si leggeva il telefono dello studio milanese del ministro>
Fax: <sul sito del CNF si leggeva il fax dello studio milanese del ministro>".
OGGI (AI PRIMI DI GIUGNO DEL 2010) INSERENDO IL NOME DEL MINISTRO TREMONTI GIULIO NELL'APPOSITO SPAZIO “RICERCA AVVOCATI” DEL SITO DEL C.N.F. NON COMPARE PIU' NULLA: SEGNO PROBABILE CHE IL MINISTRO S'E' CANCELLATO O E' STATO CANCELLATO DALL'ALBO.
Ma non c'era niente di strano nel leggere il nome del ministro dell'economia tra gli iscritti all'albo dei cassazionisti di Milano: ciò accadeva nel pieno rispetto delle regole. Il caso del ministro Tremonti è solo il primo esempio che mi è venuto in mente. D'altro canto ministri e/o sottosegretari di Stato (anche alla giustizia), da sempre sono stati spesso avvocati iscritti all'albo, spesso avvocati in attività.
Certamente, in base alla legge oggi vigente, un ministro o un sottosegretario o un commissario governativo o altri titolari di alte cariche pubbliche che non si fondano su un rapporto di "impiego pubblico", possono rimanere iscritti all'albo forense ed esercitare la professione mentre ricoprono l'alta loro funzione pubblica; col solo limite che l'esercizio della professione d'avvocato sia contenuto a materia diversa da quella inerente al loro alto incarico pubblico (lo stabilisce l'art. 2, comma 1, lett. D, della legge 215/04, sul c.d. conflitto di interessi delle alte cariche).
Occorre però domandarsi: perchè il ddl di riforma forense vuol reagire in maniera irragionevole a questa situazione, stabilendo che non deve essere cancellato dall'albo forense ma solo sospeso dall'esercizio della professione un ministro o un sottosegretario di Stato e invece deve essere cancellato dall'albo il suo sottoposto, il mero "impiegatuccio" pubblico a part time ridotto al 30% (come dispone l'art. 2 della l. 339/03)?
Ritengo importante sottolineare che al ministro Tremonti doveva consentirsi (se la legge fosse stata promotrice di autentica concorrenza, come doveva essere) di rimanere iscritto all'albo di Milano perchè nemmeno un ministro della Repubblica deve esser vittima di presunzioni di incompatibilità odiose che limitano la sua libertà.
Comunque, a questo punto, confessandomi pavido senza ragione d'esserlo, talchè giustamente potrei esser sanzionato con sanzione espulsiva dall'ordine degli avvocati (se non ne fossi già stato cancellato ad opera del Consiglio dell'Ordine di Rieti, con provvedimento confermato dal CNF con sentenza ora impugnata innanzi alle Sezioni Unite della Cassazione), i quali, come si sa, sono indipendenti e dunque non possono temere gli strali del potere, invoco a difesa dall'accusa di lesa maestà gli argomenti stringenti (ma non abbastanza cattivi) usati dal Sen. Maritati nel suo intervento in Aula del 14 aprile 2010.
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