Il 10 marzo 2010 gli avvocati italiani sono stati chiamati a scioperare per sollecitare l'immediata calendarizzazione, innanzi all'Aula del Senato, del disegno di legge di riforma forense approvato in sede referente dalla Commissione giustizia a novembre 2009.
Questa è stata la scelta delle più grandi associazioni d'avvocati. La riforma forense non sarebbe più rinviabile al fine d'una nuova qualificazione della figura e del ruolo dell'avvocato e lo sciopero è parso necessario per richiamare l'attenzione sulla c.d. "questione forense" e per spingere il riottoso Parlamento ad approvare la riforma dell'ordinamento della professione legale che risale al 1933.
Ebbene, a mio parere, l'urgenza vera per i parlamentari messi sotto pressione dall'iniziativa di O.U.A., Camere Penali, Camere civili ecc... è far parlare la (e dar voce alla) "base" degli avvocati italiani, non è approvare in fretta una riforma "maquillage" dell'avvocatura.
La politica dovrebbe riflettere su quali sono i problemi di base della regolazione anticoncorrenziale della professione d'avvocato in Italia.
Se la politica riuscirà a parlare con la base degli avvocati capirà quanto la grande parte di loro sia distante dalle posizioni corporative e autoreferenziali delle èlite di pseudoriformatori (che non possono certo dar la prova della loro rappresentatività effettiva della categoria professionale) che hanno sponsorizzato in Parlamento la proposta di "riforma", approvata dalla Commissione giustizia del Senato nel novembre 2009.
In definitiva credo che sia stato un errore indire uno sciopero che ha fatto apparire, agli occhi dell'opinione pubblica, l'intera categoria degli avvocati come una corporazione in cerca di privilegi.
Possiamo esser certi che lo stop all'iter parlamentare -forse deciso per l'intervento aspramente critico di soggetti vari (da Confindustria all'Antitrust, dagli avvocati più giovani ai praticanti avvocati)- non sarà stato superato per uno sciopero d'avvocati che ha avuto il sapore di una chiamata alle armi senza che i combattenti sapessero gran che delle ragioni della guerra.
Non esistono certo ragioni per fare in fretta una "riformicchia" dell'avvocatura quale quella proposta, con enorme deficit di partecipazione dei diretti interessati. Altrettanto certo è che le associazioni che (con un certo successo) hanno chiamato allo sciopero non sono portatrici d'una proposta di riforma veramente unitaria (ad esempio l'ANF, Associazione Nazionale Forense, non appoggia in toto il testo di riforma approvato dalla Commissione giustizia del Senato).
L'urgenza della riforma dell'avvocatura c'è ma non s'è affatto drammaticamente accresciuta di recente. Perciò si può e si deve aspettare tutto il tempo che serve affinchè siano chiarite bene le questioni che interessano davvero ai tantissimi avvocati italiani, fino ad oggi non adeguatamente chiamati ad esprimersi sul futuro che "paternalisticamente" s'è progettato per loro dai "vertici" della categoria.
E si tratta di questioni che manifestano evidenti segnali di mancata soluzione:
1) quasi 300 emendamenti sono stati presentati in Commissione giustizia del Senato al disegno di legge di riforma. L''approvazione in Commissione di un testo solo in parte modificato non sgnifica certo superamento delle questioni sul tappeto in vista dell'esame da parte dell'Aula del Senato;
2) il 21 settembre 2009 è giunta puntuale la (ennesima nei ribaditi contenuti) segnalazione dell'Antitrust a Parlamento e Governo, nettamente contraria alla proposta di legge all'esame del Parlamento;
3) non piccole associazioni forensi (in particolare ANF) hanno manifestato netta contrarietà al detto testo di riforma;
4) progressiva, montante, è la protesta dei giovani avvocati (in parte rappresentati dall'UGAI ma in realtà molto più numerosi di quanti aderiscono a quell'associazione);
5) il presidente di Confindustria e una dozzina di associazioni imprenditoriali di primo piano hanno chiesto di soprassedere alla approvazione del testo di riforma che è stato approvato dalla Commissione giustizia del Senato.
E questo per non parlare degli interventi della dottrina che da tempo censura, inascoltata, il "medioevo istituzionale" in cui la regolazione anticoncorrenziale della professione forense (che sarebbe confermata dalla tanto invocata pseudoriforma) costringe l'avvocatura italiana.
Altrove puoi leggere quali siano i punti ritenuti irrinunciabili dai "vertici" dell'avvocatura. Qui vorrei solo evidenziare uno stupore e una speranza: lo stupore deriva dal fatto che il procedere parlamentare del disegno di riforma della professione forense non abbia incontrato ostacoli dal partito di Bersani, famoso autore di "lenzuolate" liberalizzatrici; la speranza è che Bersani revochi, con l'urgenza del caso (questa si che esiste) l'avallo del suo partito ad una proposta che ha tra i suoi obiettivi dichiarati proprio una marcia indietro rispetto alla liberalizzazione di "bersaniana" memoria.
Al segretario del PD ricordiamo, innanzitutto, la previsione -nella legge di riforma della professione forense che si vuole con tanta fretta approvare- della cancellazione dagli albi di decine di migliaia di avvocati "parasubordinati" che in realtà hanno per datori di lavoro altri avvocati ai quali rilasciano mensilmente fattura (vedi su questo sito l'articolo sulla prossima cancellazione di circa 30000 avvocati "parasubordinati"). Bersani ha dichiarato, infatti, che la sua attenzione sarà rivolta in primo luogo alla tutela dei lavoratori precari. E nessuno è più precario degli avvocati "parasubordinati" (di cui non a caso la proposta di "riforma" dell'avvocatura all'esame del Parlamento semplicemente tace).
LEGGI DI SEGUITO IL SOLLECITO CHE IL C.D. "TAVOLO PER LA RIFORMA FORENSE" HA INVIATO AL MINISTRO ALFANO, AL PRESIDENTE DEL SENATO E AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO ...
Roma, 13 gennaio 2010
Ill.mo Signor
Presidente del Senato
Ill.mo Signor
Ministro della Giustizia
Ill.mo Signor
Presidente della Commissione Giustizia
del Senato
L’Avvocatura, riunita oggi nelle sue componenti a Roma presso il Consiglio Nazionale Forense, esprime il proprio ringraziamento al Ministro della Giustizia, per l’impegno sino ad oggi profuso a favore del progetto di Riforma della professione forense, ed alla Commissione Giustizia del Senato, che in tempi rapidi ha licenziato il testo che attende ora di essere approvato in aula.
Evidenzia come la riforma dell’ordinamento forense rappresenti un momento non più rinviabile per una nuova qualificazione della figura e del ruolo dell’avvocato, così garantendo con efficacia la difesa dei diritti dei cittadini e la qualità della giurisdizione.
Rileva che la condivisione del testo emersa in Commissione Giustizia del Senato ed ancor prima nell’ambito del comitato ristretto da parte di tutte le componenti politiche, consente un’immediata calendarizzazione del disegno di legge in aula ed una sua celere approvazione.
Auspica che il Presidente del Senato si attivi per consentire che gli impegni assunti dalla politica, e segnatamente dal Presidente del Consiglio e dal Ministro della Giustizia, si traducano in atti concreti nell’agenda politica dei lavori parlamentari.
A tal fine si riconvoca presso il C.N.F. il giorno 5 febbraio 2010.
Consiglio Nazionale Forense
Organismo Unitario dell’Avvocatura
I rappresentanti presenti per gli ordini e le unioni territoriali
Associazione Italiana Avvocati della Famiglia e dei Minori
Associazione Italiana Giovani Avvocati
Associazione Giuslavoristi Italiani
Unione Camere Penali Italiane
Unione Nazionale Camere degli Avvocati Tributaristi
Unione Nazionale Camere Civili
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