Avvocati Part Time

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In questo sito si ragiona della (e si propone una) regolamentazione pro-concorrenziale della professione di avvocato in Italia.

Il sito è luogo di incontro e confronto per coloro che chiedono di rimuovere ingiustificati limiti alla concorrenza nella professione di avvocato. Quella che si vuol proporre è, però, una concorrenza sana nella professione, capace di esaltare la libertà dell': ci si oppone, cioè, alla tendenza contemporanea a fare dell'avvocato un mero ingranaggio "stressato" della macchina erogatrice del servizio giustizia. Si propone il ritorno all'ad vocatus e, dunque, di consentire lo svolgimento della professione forense non come unica attività lavorativa professionalmente svolta. Ciò perchè sarà sempre il mercato a selezionare i migliori professionisti mentre la responsabilità civile dell'avvocato, la sua polizza assicurativa, la formazione continua obbligatoria e il costante controllo deontologico del Consiglio dell'Ordine garantiscono a sufficienza il cliente (anche quello non particolarmente avvertito), con conseguente inutilità di limiti eccessivi (eccessivi sono quelli che, per usare il linguaggio della Corte di giustizia, non derivano da esigenze imperative di interesse generale) alla libertà del professionista avvocato di svolgere anche attività lavorative ulteriori rispetto alla professione forense.

Ciò, comunque, senza dimenticare che, come diceva Voltaire: 1) il lavoro più intenso possibile è il mezzo migliore per evitare all'uomo di pensare; 2) l'uomo è si stato creato perchè lavorasse ma prima perchè pensasse.

Figo per leggere gli articoli pubblicati nel sito scorrendone agevolmente i titoli puoi cliccare nel Menù principale in colonna a sinistra. Accederai ai contenuti raggruppati per categorie e sottocategorie.

Con la lingua fuori il sito ha una vocazione internazionale: puoi trovarci molte notizie interessanti per avvocati part time (e aspiranti tali) ma anche per "lawyers part time" d'ogni paese e, in particolare, per european lawyers e cioè per cittadini di uno Stato membro dell'Unione europea abilitati ad esercitare le proprie attività professionali facendo uso di uno dei titoli professionali di cui alla direttiva 98/5/CE volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale [avocat / advocaat / rechtsanwalt (Belgio); aπbokat (Bulgaria); advokàt (Repubblica ceca); advokat (Danimarca); rechtsanwalt (Germania); vandeadvokaat (Estonia); dikegòros / δικεγοροσ (Grecia e Cipro); abogado / advocat / avogado / abokatu (Spagna); avocat (Francia); barrister / solicitor (Irlanda); avvocato (Italia); zverinats advokats (Lettonia); advokatas (Lituania); avocat (Lussemburgo); ugyvéd (Ungheria); avukat / prokuratur legali (Malta); advocaat (Paesi Bassi); rechtsanwalt (Austria); adwokat radca prawny (Polonia); advogado (Portogallo); avocat (Romania); odvetnik / odvetnica (Slovenia); advokàt / komercny pravnik (Slovacchia); asianajaja / advokat (Finlandia); advokat (Svezia); advocate / barrister / solicitor (Regno Unito)].

Occhiolino
Una seria analisi di cosa sia in Italia il principio di concorrenza deve partire dal riconoscere che viviamo in un paese in cui la locuzione "concorso pubblico" non evoca un sistema in pratica ben funzionante per realizzare una giusta valutazione di talenti ma evoca corruttela, bustarelle, nepotismo, lottizzazione ecc ...
Senza mai dimenticare in che paese "sentiamo" di essere, dobbiamo però pensare al perchè sembra così difficile cambiare.  Approfondiamo l'analisi...

Già il rapporto dell'OCSE (l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) reso noto il 4/3/2008 col titolo "Obiettivo crescita" invitava tutti i governi europei a rimuovere le residue barriere al libero commercio internazionale nei servizi e a facilitare la concorrenza interna nel settore. Gli estensori di quel rapporto vedevano uno stretto legame tra le barriere regolamentari (ovvero le mancate liberalizzazioni) e la crescita del commercio, dei servizi e della produttività ed affermavano che le liberalizzazioni interne e una piena apertura ai mercati internazionali del settore dei servizi potevano, già allora, valere un incremento del P.I.L. pro capite, in media, del 2%.

Sconfortante era, tre anni dopo, lo studio presentato il 15/3/2011 dalla Camera di Commercio Americana, dal titolo "2011 Index of economic freedom", elaborato, come ogni anno, dalla Heritage Foundation di Washington e dal Wall Street Journal, con la collaborazione di alcuni think-tanks.
Tale studio posizionava l'Italia, nella classifica mondiale della libertà economica, all'87° posto su 183 stati esaminati: un tracollo (nella classifica del 2010 l'Italia era al 74° e in quella del  2008 era al 64° posto). Con un indice complessivo (ponderato su 10 parametri) di 60,3 stavamo alla pari della Grecia e dietro a stati come l'Uruguay (al 33° posto), il Botswana (al 40° posto), la Bulgaria (al 60° posto), l'Uganda (all'80° posto).

E ancora: l'Index of economic freedom del 2011 considerava parametri quali  la libertà fiscale, la libertà di investimento, la libertà finanziaria, la regolamentazione del mercato del lavoro, la lotta alla corruzione. Ebbene, analizzando le classifiche per singoli parametri si scopriva quanto fosse negativa per il nostro sistema paese la regolazione del mercato del lavoro: in un punteggio da 0 a 100 l'Italia riceveva il voto di 44,4 in riferimento al parametro "mercato del lavoro".

Nel 2012 l'Italia vide ulteriormente scendere la sua libertà economica. Secondo la classifica annuale Heritage Foundation-Wall Street Journal, di cui l'Istituto Bruno Leoni è partner, il nostro Paese si fermava al 58,8 per cento, 1,5 punti percentuali in meno dell'anno precedente, conquistando la novantaduesima posizione (cinque in meno rispetto al 2011). L'Italia era classificata penultima nella graduatoria dei Paesi europei: peggio di noi solo la Grecia. Si trattava del terzo anno consecutivo nel quale si registrava una riduzione della libertà economica italiana.

E' vero che, come afferma Mario Deaglio nell'introduzione a "La libertà economica nel mondo, in Europa, in Italia" (di G. Ronca e G. Guggiola, ed. Guerini e Associati), non c'è un solo modo di misurare la libertà economica, ma è parimenti vero che i connotati principali della libertà economica posti a base dei Rapporti del Fraser Institute sono condivisibili. I principali sono: autonomia nelle scelte personali, libertà di scambio e di commercio, libertà di competere, tutela della persona e della proprietà, struttura legale e protezione della proprietà intellettuale. 
E ancora: tra gli ingredienti della libertà economica riveste un ruolo di certo importante la libertà di competere nell'ambito dei servizi professionali.  Al riguardo si consideri che le analisi comparate a livello internazionale dimostrano che la concorrenza è uno dei fattori determinanti dello sviluppo economico.

Domandiamoci, dunque: oggi in Italia s'è voltata pagina? Quanti italiani hanno capito che serve un progressivo allargamento delle libertà economiche nel nostro paese? In Italia la consapevolezza degli effetti virtuosi della concorrenza sulla crescita economica e quale strumento meritocratico nel mercato e nella società s'è affermata solo recentemente (l'Antitrus, non a caso, è stato istituito solo nel 1990). Parallelamente s'è imposta solo parzialmente l'attenzione al "cittadino-consumatore" quale soggetto degno di tutela.

Credo che, ormai, sia assolutamente improcrastinabile una regolazione decisamente proconcorrenziale del lavoro autonomo e in particolare delle professioni c.d. libere (ironia del linguaggio!!!).

I settori economici che in Italia necessitano di maggiori interventi normativi nella direzione della promozione della concorrenza appartengono alla categoria dei servizi e tra questi, in particolare, di incisivi interventi abbisogna la regolamentazione di quelle professioni che meno risultano esposte alla dura competizione internazionale. Eccelle, per regolamentazione ingiustificatamente restrittiva dell'accesso al mercato, la professione di avvocato. In ordine a tale professione, a sproposito taluni fanno confusione tra alto numero di accessi e inadeguatezza, per difetto di rigore, dei criteri d'accesso. Parimenti a sproposito si asserisce spesso che l'alto numero di operatori sarebbe indice dell'essere il mercato dei servizi professionali d'avvocato il più aperto alla concorrenza tra quelli europei: si dimentica (e da parte di alcuni si finge di non sapere che) la sana concorrenza non scaturisce (e non è dimostrata) dal numero degli operatori ma da come sono distribuite le quote di mercato tra gli operatori.
Già esaminando i redditi prodotti nel 2005 e dichiarati nel 2006 (vedi gli interventi di Dario Donella e di Antonella Menichetti sul n. 2/2007 di "La previdenza forense" e quello di Aldo Berlinguer su "il sole 24 ore" del 21/7/2007)  si poteva scoprire che in Italia 70.589 iscritti negli albi (il 46,01 % di tutti gli iscritti) dichiaravano un reddito professionale annuo da zero a 7.320 euro; il 30% degli iscritti dichiarava un reddito inferiore a 12.000 euro; mentre era molto elevato il reddito di una minoranza attestata intorno al 13% degli iscritti. Le donne poi dichiaravano redditi pari alla metà dei colleghi maschi, collocandosi inoltre, spesso, in settori d'attività professionale meno appetibili. Il tirocinio era spesso, in fatto, lavoro subordinato o parasubordinato pur se restava "immune" dalla disciplina del lavoro subordinato. Evidenziava Aldo Berlinguer: "le dinamiche di mercato sono guidate dai fattori più diversi (rapporti parentali, vicinato, appartenenza ad associazioni segrete, forze politiche) meno che dalle capacità professionali; fattori che incidono anche sui rapporti col ceto giudiziario e rendono il mercato per nulla trasparente. In altre parole: non c'è nessuna tendenziale corrispondenza tra capacità, impegno e reddito del professionista".
E' MIGLIORATA NEGLI ULTIMI ANNI LA SITUAZIONE?
FORSE UN PO', MA NON ABBASTANZA. E I RAPPORTI DELL'HERITAGE FOUNDATION STANNO A DIMOSTRARLO.
MI PARE FONDAMENTALE ANCHE PER L'ITALIA PROCEDERE SEGUENDO L'INDICAZIONE CHE, PER LA GRECIA, GIUNSE DAL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE GIA' IL 14 MARZO 2011: SERVONO RIFORME PROCONCORRENZIALI DELLE PROFESSIONI CHE INTEGRINO UNA VERA LIBERALIZZAZIONE.
"... progressi sono stati registrati verso obiettivi chiave per mettere l'economia sulla strada di una crescita sostenibile rafforzando la concorrenza, la stabilità finanziaria e le finanze pubbliche", osservava il F.M.I., precisando che altre "importanti riforme devono essere delineate e attuate per costruire la massa critica necessaria alla sostenibilità di bilancio e alla ripresa economica". "Per sostenere la ripresa sono necessarie riforme strutturali profonde. La liberalizzazione delle professioni dev'essere attuata, così come la riforma delle pensioni ", metteva in evidenza il numero due dell'Fmi, John Lipsky. 
MOLTO DI BUONO AVEVA MESSO IN CANTIERE, BISOGNA RICONOSCERLO, IL GOVERNO MONTI, MA LA SUA RIVOLUZIONE PROCONCORRENZIALE E' STATA FATTA ABORTIRE.  IN QUESTO QUADRO, A CHE SERVE www.avvocati-part-time.it ?

Scopo del sito www.avvocati-part-time.it è esser luogo di discussione e strumento di informazione sulle problematiche inerenti la disciplina interna e comunitaria della concorrenza nel servizio professionale di avvocato, nel quadro della costruzione di un mercato europeo del servizio professionale di avvocato. Ciò a partire dal "sistema" delle compatibilità e incompatibilità all'esercizio della professione forense, che ritengo paradigmatico dell'irragionevolezza dei limiti posti alle libertà fondamentali da talune presunzioni odiose di conflitti di interessi, asistematiche (vedi l'art. 18 della legge di riforma forense approvata definitivamente a fine 2012 che brilla per alcuni versi per infondato rigore preventivo e, per altri versi, per omessa previsione di presunzioni di conflitti di interesse che è invece doveroso introdurre), e mantenute in vigore (come nel caso di taluni limiti di incompatibilità tra avvocatura e magistratura onoraria -vedasi Corte costituzionale 60/2006 che ha soltanto avviato il processo di verifica della giustificazione delle presunzioni di incompatibilità per i giudici di pace) o addirittura (come nel caso dell'incompatibilità tra avvocatura e impiego pubblico in part time ridotto) reintrodotte nell'ordinamento professionale dopo anni e nonostante la dichiarata naturale concorrenzialità della professione forense (Corte cost. 189/2001), concorrenzialità che dovrebbe imporre una legislazione primaria non solo conservatrice della realizzata concorrenza ma stimolatrice di concorrenza.
Il sito www.avvocati-part-time.it aspira ad essere promotore di un dibattito sulla sana concorrenza nell'avvocatura e teso, tra l'altro, a verificare, secondo il c.d. "criterio di proporzionalità della regolazione" suggerito da tempo dalla Commissione europea:
1) se le vigenti presunzioni di incompatibilità all'"esercizio della professione forense (che è sempre e comunque, per logica elementare che voglia riconoscere la necessità umana, un esercizio a part-time della professione) siano tutte idonee a garantire il conseguimento dello scopo perseguito di tutela dei consumatori (o, se si preferisce, dei clienti dell'avvocato) e la buona amministrazione della giustizia;
2) se alcuna delle vigenti presunzioni di incompatibilità all'esercizio della professione di avvocato vada oltre quanto necessario per il raggiungimento dello scopo, rivelandosi sproporzionata rispetto ad esso;
3) se ricorrano o meno ragioni imperative di interesse pubblico in grado di giustificare la restrizione della libera prestazione del servizio professionale di avvocato che dette presunzioni realizzano;
4) se le norme professionali relative all'esercizio della professione di avvocato e in particolare quelle di organizzazione, di qualificazione, di deontologia, di controllo e di responsabilità siano (o debbano essere strutturate in modo da essere) di per se sufficienti per raggiungere gli obiettivi che il vigente sistema di compatibilità-incompatibilità persegue attraverso presunzioni odiose di conflitti di interessi.

Sulla scia dell'insegnamento della sentenza della Corte di Giustizia del 5/12/2006 resa nelle cause "Cipolla" (C-94/04) e "Macrino" (C-202/04) (vedi specialmente i paragrafi 60 e seguenti con riguardo ai punti da 1 a 4 sopra enunciati) il sito www.avvocati-part-time.it si propone quale luogo di discussione sui limiti che oggi si impongono anche al legislatore nel riformare la riforma forense (frettolosamente approvata a fine 2012). Si vuol suggerire un ragionevole e coerente sistema di compatibilità-incompatibilità, che salvaguardi il bene della concorrenza, bene ormai indicato anche dal Parlamento Europeo come finalità del processo di riforma delle professioni e, in Italia, riconosciuto nella Costituzione all'art. 117. In tale ottica si dovrà evitare la strumentalizzazione in senso anticoncorrenziale della risoluzione del Parlamento europeo del 23 marzo 2006 che ha riconosciuto l'indipendenza, l'assenza di conflitti di interesse e il segreto/confidenzialità quali valori fondamentali della professione forense e ha ribadito che la loro conservazione è di interesse pubblico. Il riconoscimento, in detta risoluzione, della "necessità di regolamenti a protezione di questi valori fondamentali per l'esercizio corretto della professione legale, nonostante gli effetti restrittivi sulla concorrenza che ne potrebbero derivare" non potrà giustificare regolamenti di protezione che abbiano effetti sproporzionati e ingiustificatamente limitanti la concorrenza. Allo stesso modo (specie ora che occorre porre mano alla riforma della pseudoriforma della professione d'avvocato di cui alla l. 247/2012, e lo si farà probabilmente attraverso una normativa separata da una più generale riforma delle professioni) dovrà evitarsi ogni strumentalizzazione anticoncorrenziale e corporativa dell'altra affermazione fatta nella detta risoluzione del Parlamento europeo e cioè dell'affermazione per cui l'importanza di una condotta etica, del mantenimento della confidenzialità con i clienti e di un alto livello di conoscenza specialistica, rende necessaria l'organizzazione di sistemi di autoregolamentazione, quali quelli oggi governati da organismi e ordini della professione legale.      FONDAMENTALE E' L'APPORTO CONOSCITIVO E PROPOSITIVO DEI COLLEGHI AVVOCATI E IN PARTICOLARE DEI C.D. AVVOCATI PART TIME (AMPIA CATEGORIA CHE VA DAGLI AVVOCATI TITOLARI DI CARICHE DI GOVERNO, A PARLAMENTARI, ALLA GRAN PARTE DEI MAGISTRATI ONORARI, A MOLTI DIPENDENTI PUBBLICI IN PART TIME RIDOTTO CHE DOPO LA SENTENZA DELLE SS.UU. DELLA CASSAZIONE N. 27266/2013 HANNO PRESENTATO RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO) AI QUALI RIVOLGO UN INVITO A COLLABORARE MEDIANTE L'INVIO DI RIFLESSIONI PERSONALI E DOCUMENTI ALL'INDIRIZZO Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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