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... e perchè l'eccessiva specializzazione si addice agli insetti

Gli impiegati pubblici "ex IX qualifica funzionale" vanno retribuiti come gli "ex ruolo a esauriment

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Uno stralcio dalla memoria dell'Avv. Maurizio Perelli per udienza in Cassazione:

 

Punto 5) (vedasi da pag. 21 a pag. 44)

Si dimostra la infondatezza del quarto motivo di ricorso.

- 5.1 La censura di “violazione e falsa applicazione dell’art. 24, comma 4, del D.Lgs. 29/1993” è infondata perché l’art. 24, comma 4, del D.Lgs. 29/1993 non ha attinenza alcuna alla fattispecie concreta che ci occupa. Esso, infatti, si limita a stabilire la retribuzione di soggetti che nulla hanno a che fare con gli impiegati che sono parte nella presente causa.

- 5.2  Ciò a prescindere, si dimostra l’infondatezza del quarto motivo del ricorso del Ministero anche con riguardo alla censura di “violazione e falsa applicazione dell’art. 45 del d.lgs165/2001”.  In primo luogo tale censura si deve riconoscere infondata per il fatto che il combinato disposto dell’art. 45, comma 1, e dell’art. 2, comma 3, del d.lgs. 165/2001 impone alla contrattazione collettiva (oltre, dunque, all’imposizione che il comma 2 dell’art. 45 rivolge alla singola Amministrazione quale datore di lavoro) di garantire “parità di trattamento” retributivo ai dipendenti pubblici. Infatti, se è vero che:

- in forza dell’art. 2, 3° comma, del d.lgs. n. 165, i CCNL debbono stipularsi “secondo i criteri” (e non soltanto “secondo le modalità”) previsti dal titolo III del medesimo decreto legislativo;

- l’art. 45 è ricompreso proprio nel titolo III del d.lgs. 165/2001,

conseguenza necessaria sarà che il primo comma dell’art. 45, là dove demanda ai CCNL di definire il trattamento economico fondamentale e accessorio non può intendersi (neppure nei casi nei quali manchi una normativa speciale di legge che ponga –come invece accade nel nostro caso- ulteriori limiti invalicabili ai contratti collettivi) quale attribuzione ai CCNL stessi di una illimitata discrezionalità, sganciata dal doveroso rispetto del criterio della garanzia della “parità di trattamento” economico di identiche attività lavorative.

Si dimostra, dunque, che i CCNL, contrariamente a quanto ritenuto da controparte, non possono definire un trattamento economico fondamentale e accessorio degli impiegati ministeriali, privilegiando reiteratamente (ad ogni loro rinnovo e cioè oltre un primo periodo transitorio) e senza motivazione i funzionari ministeriali dei ruoli “ad esaurimento” rispetto ai colleghi della IX qualifica funzionale che i medesimi CCNL inquadrano in una stessa area contrattuale e sotto un'unica declaratoria di figura professionale.

 

 - 5.3 In secondo luogo, la censura di “violazione e falsa applicazione dell’art. 45 del d.lgs165/2001” deve comunque ritenersi infondata per un motivo attinente al rapporto tra leggi generali e leggi speciali: l’art. 45 del d.lgs. 165/2001, essendo norma generale, non può ritenersi violato dal momento che v’è necessità di dare applicazione ad una normativa speciale. Nella fattispecie che ci occupa una normativa speciale (rispetto alla norma generale dell’art. 45 del d.lgs. 165/2001) certamente esiste ed è costituita: dall’art. 2, comma 4, del d.l. 9/1986; dall’art. 25, comma 4, ultimo periodo, del d.lgs. 29/1993; dall’art. 69, comma 3, ultimo periodo, del d.lgs. 165/2001.

Inoltre, l’eccezione che le citate disposizioni speciali pongono alla parità di retribuzione dell’identico lavoro prestato dagli impiegati pubblici della IX qualifica funzionale e dei ruoli “a esaurimento” è una eccezione che ha natura transitoria.

Il legislatore ha chiaramente attribuito una efficacia transitoria non solo alla norma di cui all’art. 2, comma 4, del d.l. 9/1986 (quantificando, in deroga temporanea al detto principio di parità di trattamento, solo il trattamento economico “iniziale” della nona qualifica funzionale) ma anche alla norma di cui all’art. 25, comma 4, ultimo periodo, del d.lgs. 29/1993 (che solo al “primo” contratto collettivo di comparto successivo alla sua entrata in vigore concede di poter definire un trattamento economico particolare per gli impiegati –Direttori di divisione e Ispettori generali- dei quali sopprime i ruoli e ai quali contestualmente conserva solo le qualifiche ad personam) ed alla norma di cui all’art. 69, comma 3, ultimo periodo, del d.lgs. 165/2001. Persino le rubriche dell’art. 25 del d.lgs. 29/1993 e dell’art. 69 del d.lgs. 165/2001 recitano “Norme transitorie”.

In particolare, alla luce delle sentenze della Corte costituzionale, si sottolinea come non può dubitarsi che anche l’art. 69, comma 3, ultimo periodo, del d.lgs. 165/2001 abbia ribadito che agli impiegati dell’ex ruolo “ad esaurimento” (ai quali l’art. 69 solo ribadisce la conservazione delle qualifiche ad personam, mentre conferma avvenuta la soppressione dei relativi ruoli dalla data del 21/2/1993) poteva riconoscersi soltanto “a tempo” un trattamento economico privilegiato rispetto ai colleghi della nona qualifica funzionale. 

Si propone, dunque, una interpretazione secondo la quale il dovere di rispettare il principio di parità di trattamento economico di mansioni uguali svolte dagli impiegati pubblici si impone ormai, nella fattispecie che ci occupa (essendo abbondantemente trascorso il periodo transitorio previsto dalla legislazione speciale ed essendo, dunque, doverosa una equiparazione al 100% tra impiegati degli ex ruoli “ad esaurimento” e i loro colleghi come l’Avv. Maurizio Perelli) anche alla contrattazione collettiva ed è un dovere la cui ottemperanza è verificabile dal giudice.

 

- 5.4 Inoltre, l’infondatezza del quarto motivo di ricorso deriva dalla necessità, per codesta Corte, di fare applicazione dello ius superveniens ai fini di una interpretazione sistematica (e conforme agli artt. 3, 4, 35 comma 1, 36 comma 1, 97 della Costituzione) di tutte le norme (non solo di quelle richiamate nell’intestazione del quarto motivo del ricorso ministeriale ma anche dell’art. 2, comma 4, del d.lgs. 9/1986, nonché dell’art. 25, comma 4 (specialmente ultimo periodo), del d.lgs. 29/1993 e dell’art. 69, comma 3, ultimo periodo, del d.lgs. 165/2001) che vanno esaminate per valutare della contrarietà a legge, oppure no, della sentenza d’appello impugnata.

Lo ius superveniens in questione è costituito sia dal nuovo testo del comma 5 dell’art. 8 della l. 370/1999, sia dai commi 458 e 459 dell’art. 1 della legge n. 147/2013 (legge di Stabilità 2014). 

 

- 5.5 Infine, l’infondatezza del quarto motivo di ricorso del Ministero deriva dalla necessità di disapplicare la normativa italiana rilevante in causa, ove si ritenga che essa normativa debba essere  interpretata come la si interpreta nel quarto motivo del ricorso del ministero. Alla disapplicazione della normativa interna deve pervenirsi, eventualmente, previo rinvio pregiudiziale obbligatorio alla Corte di giustizia ex art. 267 TFUE perché essa normativa interna è causa di una discriminazione indiretta per età in contrasto con la direttiva 2000/78/CE (la quale stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro).  

 

Punto 6) (vedasi da pag. 44 a pag. 45)

Si dimostra, in estremo subordine, la necessità che codesta Corte, sulla scorta dell’insegnamento di varie decisioni della Corte costituzionale (specialmente Corte cost. n. 228/1997), riconosca incostituzionale la (eventualmente ritenuta) carenza di transitorietà del privilegio retributivo accordato dalla normativa di rango legislativo agli impiegati dell’ex ruolo “ad esaurimento” e, conseguentemente, sollevi questione di legittimità costituzionale dell’art. 45, comma 2, del D.Lgs. 165/2001, nonché dell’art. 69, comma 3, ultimo periodo, del d.lgs. 165/2001, nonché dell’art. 2, comma 4, del d.l. 9/1986.

Ciò in relazione agli articoli 3, 4, 35 comma 1, 36 comma 1, 97 della Costituzione.

Con riguardo, poi, al solo art. 69, comma 3, ultimo periodo, del d.lgs. 165/2001, la q.l.c. dovrebbe esser proposta anche per violazione dell’art. 76 Cost. (difetto di delega in relazione all’art. 2 della legge 421/1992).  

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Agosto 2015 13:53 Leggi tutto...
 

Tripadvisor: sentenza TAR Lazio 9355/15 annulla sanzione di Antitrust

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Il TAR Lazio, sezione prima, con sentenza n. 9355/2015, depositata il 13/7/2015, ha annullato la sanzione pecuniaria che l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva inflitto a Tripadvisor per una pretesa pratica commerciale scorretta, consistente nella diffusione di informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni pubblicate sul sito www.tripadvisor.it  

Leggi di seguito la sentenza del TAR Lazio, Sezione prima, n. 9355/2015, tratta dal sito Istituzionale della Giustizia amministrativa www.giustizia-amministrativa.it ...

Ultimo aggiornamento Giovedì 16 Luglio 2015 10:12 Leggi tutto...
 

Ammissibili i conflitti di attribuzioni su autodichia di Senato e di Presidente della Repubblica

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Leggi di seguito (cliccando su "Leggi tutto") il testo delle ordinanze della Corte costituzionale n. 137 e n. 138 dell'8/7/2015 con le quali, ai sensi dell’art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte Costituzionale), la Corte ha dichiarato ammissibili i conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, proposto dalla Corte di cassazione, sezioni unite civili, nei confronti del Senato della Repubblica e nei confronti del Presidente della Repubblica.

A quando un nuovo giudizio di legittimità costituzionale sulla ormai intollerabile carenza di terzietà del giudice speciale Consiglio Nazionale Forense ? Sono finalmente maturi i tempi per superare l'ordinamento corporativo della professione forense ? O, invece, l'Avvocatura merita più guarentigie di Senato, Camera dei Deputati e Presidente della Re4pubblica ? 

A chi volesse provocare una q.l.c. della provvista di giurisdizione ancor oggi riconosciuta al giudice speciale Consiglio Nazionale Forense suggerisco di impugnare innanzi al TAR un provvedimento che, in tema di disciplina o di tenuta degli albi forensi, sia ancor oggi (in forza della legge di pseudoriforma forense n. 247/2012) riconducibile alla giurisdizione del Consiglio Nazionale Forense. Suggerisco in particolare di sottoporre al TAR un rilievo, in tema di rilevanza della q.l.c., analogo a quello che le SS.UU. civili hanno formulato nel sollevare conflitto di attribuzione col Senato con le seguenti argomentazioni: "che, in particolare, all’attuale ricorrente sarebbe precluso l’accesso alla giustizia, non essendogli consentito − in ragione della sussistente autodichia del Senato − adire il giudice comune; ad avviso della Corte di cassazione, questo profilo di invasività sarebbe rilevante poiché, se fosse rimossa l’autodichia del Senato, si riespanderebbe la giurisdizione comune, con la conseguenza che l’attuale ricorso per cassazione sarebbe sì inammissibile, ma per una ragione diversa e logicamente successiva rispetto a quella, prioritaria, dell’assoluto difetto di giurisdizione". ...

Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Luglio 2015 10:56 Leggi tutto...
 

Pubblicità su internet e tariffe forensi:TAR Lazio 8778/2015 riduce la sanzione a CNF ma...

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Il TAR Lazio, con sentenza n. 8778/2015, depositata il 1/7/2015, ha annullato in parte il provvedimento sanzionatorio adottato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) il 22 ottobre 2014 e ha rimesso all’Agcm la rideterminazione della sanzione secondo i criteri dettati nella parte motiva. In sostanza l'Antitrust dovrà ridurre la sanzione applicata per quanto essa dipende da una ritenuta limitazione alla concorrenza che il CNF avrebbe posto in essere (secondo l'Antitrust, che sul punto è stato sconfessato dal TAR) in tema di tariffe. Viene, invece, confermata la correttezza del giudizio dell'Antitrust quanto alla consentita ampiezza d'uso dei siti internet da parte degli avvocati.

Riporto di seguito la sentenza n. 8778/2015, tratta dal sito www.giustizia-amministrativa.it ...

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Luglio 2015 09:59 Leggi tutto...
 

24/6/2015, Pitruzzella alla Camera su legge-concorrenza: no a incompatibilità forensi sproporzionate

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Il 24/6/2015 s'è tenuta l'audizione del Predente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Prof. Giovanni Pitruzzella, innanzi alle Commissioni riunite Finaze e Attività produttive della Camera, nell'ambito dell'istruttoria legislativa sul disegno di legge C.3012 recante "Legge annuale per il mercato e la concorrenza".

Pitruzzella ha sottolineato, trattando delle improcrastinabili aperture alla concorrenza nei servizi professionali, come la professione di avvocato, più delle altre, sia ancora, troppo regolata in senso anticoncorrenziale, specie in materia di incompatibilità.

Qui il testo dell'audizione.

Si legge, tra l'altro, a pag. 14 dell'intervento del Presidente dell'Antitrust: "Infine, l’Autorità ha evidenziato -auspicandone il superamento– la particolare restrittività del regime di incompatibilità previsto dalla legge forense, laddove la norma prevede che la professione di avvocato sia incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività di lavoro autonomo o dipendente part-time, nonché con l’assunzione di cariche sociali. Si tratta di limitazioni sproporzionate, atteso che eventuali situazioni di conflitto di interessi derivanti dallo svolgimento di altre attività possono essere risolte mediante la previsione di specifici obblighi di astensione dallo svolgimento delle attività in conflitto.
Nel valutare l’opportunità di un più deciso intervento di liberalizzazione nel settore delle professioni –e con specifico riferimento alla professione forense, che più di altre risulta caratterizzata dal permanere di vincoli al pieno dispiegarsi delle dinamiche concorrenziali– non deve dimenticarsi che i processi di liberalizzazione dei servizi professionali sono suscettibili di avere un notevole impatto sul benessere economico collettivo, sulla crescita e sulla competitività.
"

Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Giugno 2015 11:57
 

La Ministra Madia risponda all'interrogazione (del 9/1/2013) dell'On. Nuti sull'ex ministro Severino

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Leggo su ilsole24ore del 25/6/2015, in un articolo intitolato "Il Tribunale accoglie il ricorso: de Magistris resta in carica", che il sindaco di Napoli, Gianni de Magistris, avrebbe lanciato una dura stoccata all'ex ministro, avv. Severino, affermando: "Speriamo che la Severino spieghi perchè ha preso certe decisioni. La Severino è l'avvocato di Romano Prodi , parte civile nel processo in cui sono stato condannato in primo grado. Mentre lo studio Severino con legittimo accanimento portava avanti il processo di primo grado nei miei confronti, la Severino ministro scriveva una norma inserendo l'abuso d'ufficio non patriminiale tra i reati. Tutto ciò sapendo esattamente che, se fossi stato condannato in un processo clamoroso per il quale anche Procura aveva chiesto l'assoluzione, sarebbe scattata per me la Severino scritta dalla Severino".

La riportata notizia di cronaca spiega l'importanza di chiarire la portata, proporzionalità, miopia o presbiopia delle vigenti norme sull'incompatibilità e sui conflitti di interessi, sia per i ministri, sia per gli avvocati, in uno stringente confronto con le rigidissime norme sull'incompatibilità prevista per i semplici impiegati pubblici, magari a part-time.

All'interrogazione parlamentare n. 4/02889 presentata dall'On. Nuti il 9 dicembre 2013 non è stata ancora data risposta, nonostante sia stata più volte sollecitata (sollecito del 16/01/2014, sollecito del 6/02/2014, sollecito del 26/02/2014, sollecito del 12/03/2014, sollecito del 04/04/2014, sollecito del 15/05/2014, sollecito del 05/06/2014, sollecito del 10/07/2014, sollecito del 08/09/2014, sollecito del 17/10/2014 e più di recente -dopo che in data 10/11/2014 è stato modificato il Ministro delegato a rispondere, individuandolo nel Ministro Madia- sollecito del 14/11/2014, sollecito del 18/3/2015, sollecito del 20/4/2015, sollecito del 12/5/2015, sollecito del 12/6/2015, sollecito del 17/7/2015).

QUALCUNO SMUOVA DAL LORO TORPORE I TANTI SOGGETTI CHE DOVEVANO E DEVONO RISPONDERE. ILL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, IL MINISTRO ORLANDO E IL MINISTRO PADOAN SOLLECITINO LA RISPOSTA DELLA MINISTRA MADIA, CHE DAL 10/11/2014 E' LA NUOVA DELEGATA A RISPONDERE !

Questo il testo dell'interrogazione dell'On. Nuti:

"Interrogazione a risposta scritta 4-02889
presentato da
NUTI Riccardo
testo di
Lunedì 9 dicembre 2013, seduta n. 134
NUTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
come riportato da numerosi articoli di stampa, Paola Severino, Ministro della giustizia durante il precedente Governo presieduto da Mario Monti, è stata indicata come difensore legale della società multinazionale Apple nel contenzioso contro l'Italia per una presunta frode fiscale relativa ad un imponibile stimato in oltre un miliardo di euro in soli due anni;
l'ex Ministro Severino, a parere dell'interrogante, in base a quanto disposto nell'articolo 2 sulla legge 20 luglio 2004, n. 215, non potrebbe, per la durata di circa 12 mesi dal termine della carica di Governo, esercitare nei confronti di società aventi fini di lucro attività professionali o di lavoro autonomo di qualunque natura, anche se gratuite, in materie connesse con la carica precedentemente detenuta;
è alquanto ovvio secondo l'interrogante che, ai sensi della legge sopra richiamata, l'esercizio della professione di avvocato rientri pienamente all'interno dei casi di incompatibilità con la carica di Ministro della giustizia;
a parere dell'interrogante è inoltre assolutamente inopportuno difendere una società multinazionale in giudizio contro lo Stato italiano, di cui fino a pochi mesi orsono Severino era una rappresentante istituzionale di primaria importanza;
tuttavia, nonostante la legge provveda a disciplinare puntualmente i casi di incompatibilità, le sanzioni in caso di violazione sono praticamente nulle: infatti, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, oltre ad un procedimento formale nei confronti del soggetto ritenuto eventualmente colpevole, non può erogare nessuna sanzione pecuniaria o amministrativa, né tantomeno obbligare il soggetto giudicato colpevole a sanare i casi di incompatibilità accertati;
come riportato in un articolo del Corriere della Sera del 25 novembre 2013 firmato da Sergio Rizzo, in passato i Ministri dello Stato italiano erano usi a tenere un atteggiamento che sicuramente può essere definito molto più istituzionale, anche a seguito della fine del mandato governativo: in particolare, nell'articolo si fa riferimento a Vittorio Emanuele Orlando, già deputato, Presidente della Camera dei deputati, Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro dell'interno, il quale, una volta terminati i propri incarichi governativi, riprese l'attività forense preannunciando ai propri clienti che non avrebbe mai potuto accettare di patrocinare cause contro gli interessi dello  Stato –:
se non ritenga opportuno mettere in atto tutte le iniziative anche normative, tese a conferire più poteri all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di renderne più efficace l'attività sanzionatoria e di controllo, nel processo di accertamento dei casi di incompatibilità di cui alla legge 20 luglio 2004, n. 215."

Si legge, a pag. 24 della Relazione semestrale dell'Antitrust (di giugno 2014) sui conflitti di interesse delle alte cariche dello Stato, in tema di divieti post carica per gli ex titolari di cariche di Governo:
"L’Autorità è stata, infine, chiamata ad esprimersi nell’ambito di una interrogazione parlamentare nella quale si contestava lo svolgimento, da parte di un ex Ministro, dell'attività di difensore legale di una società coinvolta in un indagine per frode fiscale.
Sull’argomento è stato necessario chiarire che il divieto di esercitare attività professionali o di lavoro autonomo (art. 2, comma 1, lettera d, della legge) opera, in corso di mandato, nei casi in cui l’attività lavorativa sia esercitata in “materie connesse con la carica di governo” (il giudizio di connessione è effettuato, pertanto, ratione materiae). Durante il regime post-carica, invece, l’incompatibilità non permane tout court ma subisce un ridimensionamento, nel senso che essa non opera nei confronti di qualsiasi soggetto, ma solo se l’attività professionale viene svolta a favore di enti pubblici ovvero di società con fini di lucro che operino prevalentemente in materie connesse con la carica di governo.
Tale assetto normativo, che si ricava dall’art. 2, comma 4, della legge, comporta che, ai fini dell’incompatibilità di cui sopra, non assume rilievo l’oggetto del contenzioso nell’ambito del quale un ex titolare abbia eventualmente assunto il patrocinio legale di una società, bensì il settore di attività prevalente di tale società, verificando se esso sia connesso alle funzioni di competenza del ministero cui l’ex titolare era preposto."

Ebbene, le analisi dell'Antitrust sui limiti delle incompatibilità che la legge 215/2004 prevede per i titolari di cariche di Governo e per gli ex titolari di cariche di Governo evidenziano la sproporzione delle ben più stringenti incompatibilità che sono riservate dalla legge 339/03 e dalla legge 247/12, art. 18, lettera d, agli impiegati pubblici a a part time ridotto. Si tratta di una sproporzione gravissima poichè l'incompatibilità e la conseguente cancellazione dall'albo forense (e non una mera sospensione da quell'albo, nè una obbligatoria astensione volontaria dall'attività professionale) sono comminate verso soggetti (gli impiegati pubblici a part time ridotto) che sono incomparabilmente meno "pericolosi" (la categoria della "pericolosità" è stata adoperata dalla Corte costituzionale in tema di incompatibilità all'esercizio della professione forense per l'impiegato pubblico a part time ridotto) dei titolari o ex titolari di cariche di Governo sotto il profilo dell'accaparramento di clientela, sotto il profilo del conflitto di interessi, sotto il profilo della mancanza del livello di indipendenza intellettuale richiesta all'avvocato. VEDIAMO COSA RISPONDERANNO PER ISCRITTO I DESTINATARI DELL'INTERROGAZIONE DELL'ON. NUTI.

Per controllare l'iter futuro dell'interrogazione direttamente sul sito della Camera cliccare qui.


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Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Agosto 2015 13:42
 

18/6/15: la Relazione annuale dell'Antitrust al Parlamento

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COMUNICATO STAMPA DAL SITO DELL'ANTITRUST:

"ANTITRUST, LA RELAZIONE ANNUALE DI PITRUZZELLA AL PARLAMENTO:
“PIÙ CONCORRENZA PER USCIRE DALLA CRISI E RIPRENDERE A CRESCERE”

“La politica della concorrenza è uno degli strumenti fondamentali per uscire dalla crisi e riprendere un sentiero di crescita”. Nella Relazione annuale al Parlamento, presentata oggi a Montecitorio alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, del presidente del Senato Pietro Grasso e della presidente della Camera Laura Boldrini, il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella ha rivendicato il ruolo e la funzione dell’Authority in questo particolare momento della vita economica e sociale dell’Italia.

Secondo Pitruzzella, “l’apertura alla concorrenza si colloca nell’ambito di un cambiamento del quadro giuridico che finalmente sta creando un ambiente favorevole all’iniziativa economica e che rimuove alcune delle principali cause del deficit di competitività”. A questo proposito, il presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato cita la riforma del mercato del lavoro e il Jobs Act, la legge delega per la riforma della pubblica amministrazione, la nuova disciplina della Giustizia civile, l’imminente delega fiscale, l’ormai prossima riforma del codice degli appalti e il progetto sulla banda ultralarga.

Pitruzzella è passato quindi a illustrare i risultati dell’attività svolta dall’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato nell’ultimo anno. Dall’inizio del 2014 a oggi, l’Agcm ha irrogato sanzioni per 266 milioni di euro (186 nel 2014 e 80 nei primi cinque mesi e mezzo di quest’anno), concentrando l’attenzione sui cartelli anti-concorrenziali e sulle intese. Sono stati chiusi 23 procedimenti riguardanti intese e tre per abusi di posizione dominante.

Sul fronte della tutela dei consumatori, contro le pratiche commerciali scorrette, sono stati chiusi complessivamente 210 procedimenti (di cui 163 nel 2014 e 47 nel 2015). In questo campo, l’ammontare delle sanzioni irrogate è stato pari a 30 milioni di euro (di cui 19,5 nel 2014).

“Il più recente periodo – ha sottolineato Pitruzzella – conferma il trend avviato nel 2012 di un riequilibrio tra decisioni con impegni e decisioni con sanzioni a favore di queste ultime. Il messaggio chiaro lanciato ai mercati è che gli illeciti antitrust e le pratiche commerciali scorrette sono perseguiti con severità e che, se è stato commesso un illecito, le probabilità di evitare una sanzione sono davvero esigue”.

A tutela della concorrenza, l’Antitrust ha utilizzato inoltre gli altri strumenti previsti dalla legislazione vigente, tra cui quello delle segnalazioni. Dal 2014 a oggi, ha invito 127 pareri a Parlamento, Governo e pubblica amministrazioni: nei 17 casi in cui presidenza del Consiglio dei Ministri aveva impugnato leggi regionali, segnalate all’Autorità, in nove la Corte costituzionale ha accolto il ricorso e in quattro l’ha respinto. L’Antitrust ha fatto ampio uso, infine, della facoltà di impugnare davanti al Tar gli atti amministrativi lesivi della concorrenza: nel 74% dei casi le amministrazioni si sono adeguate alle indicazioni dell’Autorità.

Nella sua relazione, Pitruzzella ha affrontato poi il tema della lotta alla corruzione per quanto riguarda i profili di proprio competenza. Dopo aver riconosciuto lo “straordinario lavoro” dell’Autorità presieduta da Raffaele Cantone, in un clima di reciproca collaborazione, il presidente dell’Antitrust ha ribadito che “i principali antidoti per combattere il diffondersi della corruzione – vera e propria tassa occulta per il sistema economico - sono una concorrenza effettiva, la certezza del diritto e la sburocratizzazione in modo tale da ridurre i margini di discrezionalità degli interventi nella sfera economica”.

In questa prospettiva s’inserisce anche lo strumento premiale del Rating di legalità, affidato per legge all’Agcm, ulteriormente rafforzato con l’adozione nel febbraio 2014 del decreto interministeriale con cui sono stati fissati i criteri per tenere conto di tale certificazione nella concessione dei finanziamenti pubblici e nell’acceso al credito. Nel frattempo, il numero delle domande di attribuzione è più che raddoppiato, passando dalle 142 del 2013 alle 407 del 2014, raggiungendo il picco di 605 richieste nei primi cinque mesi di quest’anno.

È proseguita, intanto, l’attività di controllo dell’Antitrust in materia di conflitto d’interessi. Nel 2014, sono stati trattati 612 casi, di cui 146 riguardanti le incompatibilità patrimoniali, 401 le situazioni di conflitto d’interessi e 65 i divieti post carica, anche se per quest’ultima fascia “la fase patologica è stata pressoché eliminata grazie all’intensa attività consultiva svolta a partire dal 2011”. In proposito, Pitruzzella ha osservato che “a livello normativo vanno, tuttavia, ancora attuati gli interventi di riforma necessari a rafforzare le misure a carattere preventivo e i poteri di enforcement dell’Autorità, proseguendo l’iter del disegno di legge in discussione in Parlamento. E ha aggiunto: “In tal senso appare indispensabile soprattutto una riformulazione della nozione di conflitto d’interessi che dia rilevanza, sulla scorta delle soluzioni a livello internazionale, alla situazione di pericolo”.

Al termine della Relazione, ricordando che “i costi dell’attività dell’Autorità non gravano sul bilancio dello Stato” bensì sulle imprese sottoposte per legge al suo controllo, e che “l’importo delle sanzioni irrogate è confluito nelle finanze pubbliche”, il presidente Pitruzzella ha dato conto dell’impegno volto a “perseguire la migliore gestione possibile delle risorse umane e finanziarie”. Questo ha consentito di ridurre del 72% le spese per le auto di servizio, del 28% quelle per le utenze telefoniche e lavoro straordinario, del 55% quelle per le banche dati.

Roma, 18 giugno 2015 "

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Giugno 2015 13:44
 

CdS 2944/15 su attività non riservate a chi ha superato l'esame di stato

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Il Consiglio di Stato, con sentenza 2944/2015, depositata il 15/6/2015, chiarisce che l'abilitazione all'esercizio di una professione (attraverso il superamento di un apposito esame di stato) non consente semplicemente di svolgere attività riservate a chi quell'esame superi ma permette anche di non soggiacere ai limiti e requisiti (ad es. limiti di esperienza concreta in un certo settore che non sia oggetto di attività riservata ad abilitati) che la Pubblica Amministrazione volesse porre per individuare soggetti ai quali riconoscere una qualche utilità (ad es. come contrenti di un contratto di consulenza professionale che non sia oggetto di riserva a chi ha superato un esame di stato)  in relazione allo svolgimento di attività che, pur non essendo "riservate" (e cioè esercitabili solo da chi abbia superato un apposito esame di stato) siano nondimeno attività "minori" tipiche di quella professione (ad es. la consulenza giuridica per gli avvocati).

Per comprendere a fondo la sentenza del Consiglio di Stato n. 2944/2015 occorre leggere la segnalazione AS517 dell'Antitrust, risalente al 21 aprile 2009, che nella sentenza è citata. Scriveva l'Antitrust in quella segnalazione al Presidente della Regione Umbria: "... l’Autorità ha già avuto modo di esprimersi criticamente circa l’indebita presenza di barriere amministrative causate da misure non rispondenti al principio di proporzionalità, il cui unico effetto è quello di determinare una ingiustificata restrizione all’accesso al mercato.
Al riguardo, è stato rilevato che una riforma dell’attività regolatoria della pubblica amministrazione in senso proconcorrenziale favorisce una politica economica orientata al mercato. In tal senso, appare necessaria “[…] una stabile attività di revisione della normativa volta ad individuare, con riferimento a ciascun settore, l’effettiva necessità e proporzionalità delle procedure amministrative previste in relazione all’esercizio delle diverse attività economiche […]”.
In proposito, l’Autorità ha altresì evidenziato che “[…]Particolare attenzione va quindi rivolta all'individuazione degli strumenti e dei criteri in base ai quali il legislatore procede alla preventiva selezione degli operatori, definendo requisiti i quali, pur garantendo la scelta di soggetti tecnicamente qualificati, risultino necessari al conseguimento degli obiettivi e degli interessi generali da tutelare, nonché proporzionati alla natura della prestazione, senza tuttavia pregiudicare l'efficacia del confronto concorrenziale tra gli operatori del mercato e/o precludere ingiustificatamente ad alcuno l'accesso al mercato. Le normative che non rispondono a questi principi di necessità e proporzionalità determinano
ingiustificate restrizioni concorrenziali e producono costi di regolamentazione superiori ai benefici […]”.
In casi analoghi a quello in esame, l’Autorità ha in particolare ribadito che la previsione di requisiti particolarmente rigidi non solo può determinare una restrizione ingiustificata all’accesso al mercato3, ma può al contempo favorire ingiustificatamente gli operatori già attivi nel settore attraverso la preventiva individuazione di specifiche prerogative unicamente o prevalentemente ad essi riferibili
."

... e ricorda, per sapere tutto sulla "negoziazione assistita da avvocati" segui www.negoziazione-assistita.it , il sito che vuol fornire (gratuitamente) a tutti gli avvocati gli strumenti per interpretare al meglio il loro nuovo ruolo al tempo della "degiurisdizionalizzazione".

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Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Giugno 2015 13:45
 

Corte di giustizia su libertà di stabilimento: ampia libertà di sede per le imprese UE

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La sentenza resa il 16/6/2015 nella causa C-593/13 dalla Corte di giustizia (Grande Sezione) ha statuito che:

"1)      L’articolo 51, primo comma, TFUE deve essere interpretato nel senso che l’eccezione al diritto di stabilimento prevista da tale disposizione non si applica alle attività di attestazione esercitate dalle società aventi la qualità di organismi di attestazione.

2)      L’articolo 14 della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa di uno Stato membro in forza della quale è imposto alle società aventi la qualità di organismi di attestazione di avere la loro sede legale nel territorio nazionale."

Particolare importanza rivestono le considerazioni della Corte sulla prima questione pregiudiziale posta alla sua attenzione. Per leggere quel ch scrive la Corte clicca su "Leggi tutto" ...

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Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Giugno 2015 13:49 Leggi tutto...
 

E' costituzionalmente legittima la fine dell'esclusività del rapporto di impiego pubblico ...

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... soprattutto se a part time ridotto.

Già la sentenza della Corte costituzionale 309/1997 scriveva al punto 2.1.3 del "Considerato in diritto": "2.2.3. - La forza cogente che a questo punto si produce nei confronti delle pubbliche amministrazioni costituisce, a sua volta, la premessa per realizzare la garanzia della parità di trattamento contrattuale, affermata dall'art. 49, comma 2, del decreto legislativo n. 29 del 1993 e contestualmente rafforzata dall'ultima parte della norma stessa, che impone di assicurare "trattamenti non inferiori a quelli previsti dai rispettivi contratti collettivi". Garanzia, dunque, d'inderogabilità dei livelli minimi, che del resto potrebbe considerarsi nascente da uno schema già noto al contratto collettivo di diritto privato ma che qui diventa anche funzione diretta di un preciso dovere dell'amministrazione-datore di lavoro, alla quale peraltro è dato concedere trattamenti economici accessori, che gli stessi contratti collettivi debbono definire, secondo criteri obiettivi di misurazione (...) collegati: a) alla produttività individuale; b) alla produttività collettiva tenendo conto dell'apporto di ciascun dipendente; c) all'effettivo svolgimento di attività particolarmente disagiate obiettivamente ovvero pericolose o dannose per la salute (comma 3 dello stesso art. 49)."

La sentenza della Corte costituzionale 189/2001, con riguardo ai dipendenti pubblici a part time ridotto, ha poi definitivamente sdoganato il doppio lavoro.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Giugno 2015 13:51
 

Parere del Consiglio Nazionale Forense su sospensione d'avvocato che non paga il contributo annnuale

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Riporto di seguito (clicca su "Leggi tutto"), dalla newsletter di deontologia forense del CNF del 12/6/2015, un importante parere reso in tema di sospensione dell'avvocato dall'albo forense a causa del mancato pagamento dei contributo annuale determinato dal Consiglio dell'Ordine di appartenenza. Tale sospensione a tempo indeterminato dall’esercizio dell’attività professionale è contemplata dall’art. 29, comma 6, Legge n. 247/2012 e, mi pare, dovrà subire la stessa sorte (disapplicazione per contrasto col diritto dell'unione o dichiarazione di incostituzionalità) che deve subire la cancellazione dall'albo per mancato pagamento dei contributi previdenziali ...

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Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Giugno 2015 13:52 Leggi tutto...
 

CdS 2756/15: q.l.c. di legge lesiva della finalità previdenziale dei versamenti dei professionisti

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Dal sito della Giustizia Amministrativa ( www.giustizia-amministrativa.it ) riporto l'ordinanza della Quarta sezione del Consiglio di Stato n. 2756/2015, depositata il 4/6/2015, che solleva una interessante q.l.c. per violazione degli artt. 2, 3, 23, 35, 36, 38, 53, 97 Cost. in relazione alla previdenza dei professionisti ...

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Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Giugno 2015 22:53 Leggi tutto...
 

ANAC segnala: "Chiarire le attività professionali e di consulenza incompatibili con gli incarichi"

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Il 10 giugno 2015 l'Autorità anticorruzione ha indirizzato al Governo e al Parlamento (ai sensi dell'art. 6, comma 7, lett. f, del d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163) una segnalazione intitolata "Proposte di modifica, correzione e integrazione della normativa vigente in materia di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi amministrativi". Vi si legge al punto 22, con riguardo alla c.d. "legge Severino":
"22. Chiarire le attività professionali e di consulenza incompatibili con gli incarichi
Vanno meglio precisate le attività professionali incompatibili con la permanenza negli incarichi. La norma vigente (art. 9, comma 2) parla di attività “regolata, finanziata o comunque retribuita dall’amministrazione (va aggiunto “dall’ente”) che conferisce l’incarico”. La disposizione sembra occuparsi solo dei casi di regolazione o finanziamento diretto (il professionista opera a favore dell’amministrazione), ma non considera i casi in cui esso, stabilmente o meno, si occupi della cura di interessi particolari, suoi o di altri soggetti privati, che possano pregiudicare la sua imparzialità nell’esercizio dell’incarico.
Nella stessa direzione vanno meglio chiarite le funzioni di consulenza svolte a favore di enti di diritto privato regolati o finanziati (vedi punto 4)
."

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Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Giugno 2015 17:23
 

3 giugno 2015: la Camera approva la nuova azione di classe. La parola passa al Senato (DDL n. 1950)

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Leggi di seguito il testo della riforma dell'azione di classe che la Camera ha approvato, quasi all'unanimità, il 3 giugno 2015 e trasmesso al Senato ove è designato come DISEGNO DI LEGGE N. 1950 ....

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Ultimo aggiornamento Domenica 07 Giugno 2015 17:40 Leggi tutto...
 

Bloccare UBER è come dire che solo gli avvocati possono fare consulenza legale: una stupidaggine

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Valutazione attuale: / 3
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NEL CONTESTARE INNANZI AL GIUDICE LA CORRETTEZZA DELL'ORDINANZA DEL TRIBUNALE DI MILANO DEL 25/5/2015, UBER (EVITANDO DI ENFATIZZARE CHE L'APPLICAZIONE "UBER POP" E' SOLO UNA "ESPRESSIONE DELLA NUOVA CONCEZIONE DI UTILIZZAZIONE DELL'AUTOVETTURA IN MANIERA CONDIVISA"), VINCERA' A MANI BASSE CONTRO LA CORPORAZIONE DEI TASSISTI.

IN PARTICOLARE UBER VINCERA' SE SOSTERRA' INNANNZI AL GIUDICE LA OBBLIGATORIA DISAPPLICAZIONE DELLART. 82 DEL CODICE DELLA STRADA, RECESSIVO A FRONTE DELLA REGOLAZIONE U.E. (LA QUALE, OLTRE ALLA "CONDIVISIONE DEL TRASPORTO SU STRADA", PERMETTE -E PER FORTUNA- NON SOLO L'AUTOSTOP A PAGAMENTO, IL CAR SHARING E IL RIDE SHARING, MA ANCHE LA FORNITURA DI SERVIZI DI TRASPORTO COME QUELLI LA CUI REALIZZAZIONE PRATICA E' RESA POSSIBILE SOLO TRAMITE APPLICAZIONI COME "UBER POP").

Le lezioni che, alla fine, si trarranno dal caso UBER saranno due:

1) che una app fatta bene può indirettamente tutelare l'interesse pubblico molto meglio di quanto lo facciano quei soggetti controllori (pubblici o emanazioni di corporazioni di privati professionisti) che in fatto omettono di svolgere a fondo i difficili controlli per la realizzazione effettiva dei quali sono stati creati (si veda il recente caso della condanna al risarcimento di 200 mila euro, da parte del Tribunale di Roma, comminata nei confronti del Comune e della CCIAA di Roma che, ponendo in essere "una grave omissione in ordine alla tenuta dell'albo", non avevano cancellato dall'albo un tassista, poi condannato per omicidio, che già in passato s'era reso responsabile di violenze ed era pregiudicato e dunque doveva già da tempo esser stato cancellato dall'albo);

2) che ormai le scelte di apertura o di chiusura dei mercati dei servizi devono esser fatte dai regolatori pubblici partendo dalla definizione di "mercato rilevante" elaborata dal diritto dell'Unione europea (ad esempio, devono essere riconosciuti legittimi, nel campo dei trasporti, sia il servizio di taxi tradizionale sia il servizio erogato da "UBER POP" e, nel campo dei servizi legali, sia il servizio di rappresentanza e difesa in giudizio riservato agli avvocati, sia il servizio di consulenza legale aperto a tutti. In altri termini, per rimanere nell'esempio, data la diversità dei mercati rilevanti, si potrà dire che i taxi stanno al servizio professionale legale di rappresentanza e difesa in giudizio come "UBER POP" sta alla consulenza legale).

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Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Giugno 2015 11:12
 

Corte costituzionale 90/2015 sul doppio lavoro non autorizzato dei dipendenti pubblici

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Con ordinanza n. 90/2015, depositata il 26/5/2015, la Corte costituzionale ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 53, comma 7, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), sollevata, in riferimento agli artt. 1, 2, 3, 4, 23, 24, 36, primo comma, e 97, primo comma, della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Bergamo e, in riferimento all’art. 36, primo comma, dal Tribunale amministrativo regionale per la Puglia.

LEGGI DI SEGUITO L'ORDINANZA N. 90/2015 DELLE CORTE COSTITUZIONALE ...

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Giugno 2015 11:13 Leggi tutto...
 

Rito appalti: decreto del Presidente del Consiglio di Stato su numero di pagine degli atti

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Dal sito della giustizia amministrativa: Decreto del Presidente del Consiglio di Stato n. 40/2015 e comunicazione del Presidente in materia di dimensioni del ricorso e degli altri atti difensivi nel rito appalti. E’ in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il Decreto n.40 del 25 maggio 2015, con il quale il Presidente del Consiglio di Stato ha dato attuazione all’art. 120 del Codice del Processo Amministrativo, come modificato dall’art. 40 del d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito nella l. 11 agosto 2014, n. 114.  FINE DEL COMUNICATO

A mio avviso è incostituzionale (per violazione del diritto di difesa di cui all'art. 24 della Costituzione) consentire che un decreto del Presidente del Consiglio di Stato ponga limiti di lunghezza degli atti processuali di parte. La Corte costituzionale s'è espressa su questione parzialmente analoga (divieto di nominare più consulenti nel processo penale) con sentenza345/1987.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Maggio 2015 16:54
 

Antitrust richiama al rispetto del D.Lgs. 59/2010su accesso e esercizio a attività di servizi

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Nel bollettino dell'Autorità Garante della Concorrenza e del mercato n. 17 del 18/5/2015 è pubblicato il provvedimento dell'Autorità AS1191 in tema di "ACCESSO ALLE ATTIVITA' DI FORMAZIONE PER IL SALVAMENTO ACQUATICO E ASSISTENZA BAGNANTI".
Lo riporto:
"ACCESSO ALLE ATTIVITA' DI FORMAZIONE PER IL SALVAMENTO ACQUATICO E ASSISTENZA BAGNANTI.

Roma, 7 maggio 2015

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ricevuto una segnalazione avente ad oggetto le criticità concorrenziali che caratterizzano l’attività di formazione per il salvamento acquatico/assistenza bagnanti e, nella sua riunione del 30 aprile 2015, ha deliberato di esprimere il proprio parere ai sensi dell’articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287.
I requisiti per accedere all’attività di formazione degli aspiranti bagnini e di rilascio dei brevetti non sono allo stato oggetto di specifica disciplina nel nostro ordinamento e l’attività di formazione in questione viene attualmente svolta da un numero circoscritto di soggetti autorizzati da Codesto Ministero.
Come noto, nel 2011, il legislatore è intervenuto sulla materia con l’art. 15, comma 3-quinquies del c.d. Decreto Mille proroghe 2011, come modificato dal c.d. Decreto Mille proroghe 2013 (nota 1). Secondo tale disposizione, “Al fine di garantire e tutelare la sicurezza e la salvaguardia della vita umana in acqua, fino all'emanazione, entro e non oltre il 30 giugno 2014, del regolamento recante la disciplina dei corsi di formazione per gli addetti al salvamento acquatico, da adottare con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono prorogate le autorizzazioni all’esercizio di attività di formazione e concessione brevetti per lo svolgimento dell'attività di salvamento acquatico rilasciate entro il 31 dicembre 2011”.
Il regolamento delegato sopra citato non risulta ancora adottato.
Il mancato esercizio della delega in questione è idoneo a produrre distorsioni della concorrenza nella misura in cui, mentre risulta cristallizzata la posizione degli operatori già attivi nel settore dei corsi di formazione per il salvamento acquatico/assistenza bagnanti, l’esercizio dell’attività in questione potrebbe essere ingiustificatamente preclusa ad altri operatori.
Al riguardo, l’Autorità è dell’avviso che, nel definire auspicabilmente in tempi rapidi la nuova disciplina, il Ministero in indirizzo tenga conto delle esigenze di tutela della concorrenza e dei principi generali in materia di accesso alle attività economiche di cui al D.Lgs. n. 59/2010, recante Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno (nota 2).

In particolare, si ritiene che le esigenze di incolumità e sicurezza dei bagnanti possano essere perseguite senza limitare il numero degli operatori/enti di formazione autorizzati e introducendo, piuttosto, criteri oggettivi e uniformi di selezione e sistemi di controllo periodico dei programmi di formazione volti alla verifica del rispetto delle rilevanti norme di sicurezza3.
L’Autorità auspica che Codesto Ministero possa tener conto delle indicazioni pro-concorrenziali sopra esposte.
Il presente parere verrà pubblicato sul Bollettino dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

- NOTA 1 Cfr. D.L. 29 dicembre 2011, n. 216, convertito con L. 24 febbraio 2012, n. 14 e, successivamente, così sostituito dall’art. 4, comma 1, D.L. 30 dicembre 2013, n. 150, convertito, con modificazioni, dalla L. 27 febbraio 2014, n. 15.
- NOTA 2 Secondo il citato D.Lgs. n. 59/2010 l’accesso ed esercizio alle attività di servizi, anche intellettuali, non possono essere sottoposti a limitazioni non giustificate o discriminatorie (art. 10); qualora sia necessario mantenere un regime autorizzatorio, le condizioni alle quali è subordinato l’accesso e l’esercizio alle attività di servizi devono essere a) non discriminatorie; b)giustificate da un motivo imperativo di interesse generale; c) commisurate all’obiettivo di interesse generale; d) chiare e inequivocabili; e) oggettive; f) rese pubbliche preventivamente; g) trasparenti e accessibili (art. 15).
3 Si richiamano in tal senso i pareri dell’Avvocatura di Stato e del Consiglio di Stato sul tema, richiamati espressamente da Codesto Ministero nell’autorizzare la Federazione Italiana Salvamento Acquatico nel 2010.

IL PRESIDENTE
Giovanni Pitruzzella
"  FINE DEL PROVVEDIMENTO AS1191

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Ultimo aggiornamento Martedì 26 Maggio 2015 08:11
 

LE DISFUNZIONI DELL’E-COMMERCE NEL MIRINO DELL’ANTITRUST

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COMUNICATO STAMPA DELL'AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO

LE DISFUNZIONI DELL’E-COMMERCE NEL MIRINO DELL’ANTITRUST

Con tre diversi provvedimenti a carico di altrettante aziende, l’Antitrust è intervenuta su alcune disfunzioni nell’esercizio dell’e-commerce per pratiche commerciali scorrette.

I primi due riguardano in particolare la fattispecie della “mancata consegna del prodotto”. In un caso, l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato una sanzione complessiva di 125mila euro all’impresa individuale MGM (50mila per “informazioni relative alla disponibilità dei prodotti e ai tempi di consegna” e altri 75mila euro per “opposizione di ostacoli all’esercizio dei diritti contrattuali dei consumatori acquirenti”). Nell’altro caso, sempre per mancata consegna del prodotto, l’Agcm ha disposto che l’impresa Il Mercato dell’Affare “sospenda ogni attività diretta alla vendita di prodotti non disponibili” e ne comunichi all’Autorità l’esecuzione (in caso di inottemperanza, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 10mila a 5 milioni di euro).

Un analogo provvedimento è stato disposto, infine, a carico dell’impresa “Zion Smart Shop” per pratiche commerciali scorrette. Anche queste condotte sono consistite nel diffondere informazioni non veritiere sulla disponibilità dei prodotti e sui tempi di consegna e nell’opporre difficoltà di varia natura all’esercizio dei diritti contrattuali dei consumatori.

Roma, 18 maggio 2015

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Ultimo aggiornamento Martedì 26 Maggio 2015 08:12
 

Corte conti Campania 305/15 su professori universitari: professionisti solo se a tempo definito

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La Corte dei Conti, Regione Campania, Sez. Giurisdizionale, con sentenza n. 305 del 30/3/2015, ha chiarito che le attività professionali e commerciali dei docenti universitari a tempo pieno sono vietate anche se autorizzate. Non è sufficiente che non sussistano situazioni di conflitto di interesse con l'Ateneo di appartenenza: solo il regime del "tempo definito" consente il libero esercizio di attività professionali, imprenditoriali ed industriali. Esse sono precluse al professore che opti per il tempo pieno, il quale sarà tenuto al dovere di esclusività con le sole eccezioni derivanti dalla saluarietà di una specifica attività che è autorizzabile volta per volta.

LEGGI DI SEGUITO (cliccando su "Leggi Tutto") AMPI STRALCI DELLA SENTENZA DELLA CORTE DEI CONTI, REGIONE CAMPANIA, N. 305/2015 (le sottolineature sono mie)...

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Ultimo aggiornamento Martedì 26 Maggio 2015 08:13 Leggi tutto...
 

La lotta di classe al giorno d'oggi si fa in Tribunale: è l'azione di classe

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La proposta di legge (Atto Camera 1335, di iniziativa dell'On. BONAFEDE ed altri) "Modifiche al codice di procedura civile e abrogazione dell'articolo 140-bis del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, in materia di azione di classe" costituisce un tentativo di razionalizzazione della azione di classe introdotta nel 2010 e mai decollata.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Maggio 2015 10:03
 

Corte europea dei diritti dell'uomo: sentenza del 30/4/15 su imparzialità di giudice

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La Corte europea dei diritti dell'uomo, ha deciso con sentenza, il 30/4/2015 il ricorso n. 6899/12 Mitrinovski c. ex Repubblica jugoslava di Macedonia.

Riporto di seguito le interessanti le motivazioni della violazione dell'art. 6 CEDU e la decisione ....

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Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Maggio 2015 11:51 Leggi tutto...
 

Incostituzionale perchè intrinsecamente irragionevole la supertassa sulle sigarette elettroniche

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Riporto uno stralcio dalla sentenza della Corte costituzionale 83/2015:

"5.− La questione di legittimità costituzionale dell’art. 62-quater del d.lgs. n. 504 del 1995 è fondata.

5.1.− La disposizione impugnata, introdotta dall’art. 11, comma 22, del decreto- legge 28 giugno 2013, n. 76 (Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto ‒ IVA ‒ e altre misure finanziarie urgenti), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 9 agosto 2013, n. 99, ha previsto una disciplina autorizzatoria ed impositiva per l’attività di commercio dei prodotti sostitutivi dei prodotti da fumo.

Come emerge dall’esame dei lavori preparatori, essa trova primaria giustificazione nell’esigenza fiscale, di recupero di un’entrata erariale − l’accisa sui tabacchi, con particolare riguardo alle sigarette − la quale ha subito una rilevante erosione, per effetto dell’affermazione sul mercato delle sigarette elettroniche.

Ma anche in materia tributaria, il principio della discrezionalità e dell’insindacabilità delle opzioni legislative incontra il limite della manifesta irragionevolezza, che nel caso in esame risulta varcato dalla indiscriminata sottoposizione ad imposta di qualsiasi prodotto contenente «altre sostanze», diverse dalla nicotina, purché idoneo a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati, nonché dei dispositivi e delle parti di ricambio, che ne consentono il consumo, e in definitiva di prodotti che non hanno nulla in comune con i tabacchi lavorati.

La violazione del parametro di cui all’art. 3 Cost. va ravvisata nell’intrinseca irrazionalità della disposizione che assoggetta ad un’aliquota unica e indifferenziata una serie eterogenea di sostanze, non contenenti nicotina, e di beni, aventi uso promiscuo.

Infatti, mentre il regime fiscale dell’accisa con riferimento al mercato dei tabacchi, trova la sua giustificazione nel disfavore nei confronti di un bene riconosciuto come gravemente nocivo per la salute e del quale si cerca di scoraggiare il consumo, tale presupposto non è ravvisabile in relazione al commercio di prodotti contenenti «altre sostanze», diverse dalla nicotina, idonee a sostituire il consumo del tabacco, nonché dei dispositivi e delle parti di ricambio che ne consentono il consumo.

Appare quindi del tutto irragionevole l’estensione, operata dalla disposizione censurata, del regime amministrativo e tributario proprio dei tabacchi anche al commercio di liquidi aromatizzati e di dispositivi per il relativo consumo, i quali non possono essere considerati succedanei del tabacco.

La sola indicazione dell’idoneità a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati − riferita ai prodotti non contenenti nicotina, e ai dispositivi che ne consentono il consumo – evidenzia, inoltre, l’indeterminatezza della base imponibile e la mancata indicazione di specifici e vincolanti criteri direttivi, idonei ad indirizzare la discrezionalità amministrativa nella fase di attuazione della normativa primaria. Discende da ciò il contrasto della disposizione in esame con la riserva di legge in materia di prestazioni patrimoniali imposte, di cui all’art. 23 Cost.

Ed invero, se è indubbio che la riserva di legge di cui all’art. 23 della Costituzione, abbia carattere relativo, nel senso che lascia all’autorità amministrativa consistenti margini di regolazione delle fattispecie, va rilevato – in conformità al consolidato orientamento di questa Corte − che ciò «non relega tuttavia la legge sullo sfondo, né può costituire giustificazione sufficiente per un rapporto con gli atti amministrativi concreti ridotto al mero richiamo formale ad un prescrizione normativa “in bianco”, genericamente orientata ad un principio-valore, senza una precisazione, anche non dettagliata, dei contenuti e modi dell’azione amministrativa limitativa della sfera generale di libertà dei cittadini» (sentenza n. 115 del 2011).

Questa Corte ha inoltre ritenuto, sin dalle sue prime pronunce, che «l’espressione “in base alla legge”, contenuta nell’art. 23 della Costituzione», si deve interpretare «in relazione col fine della protezione della libertà e della proprietà individuale, a cui si ispira tale fondamentale principio costituzionale»; questo principio «implica che la legge che attribuisce ad un ente il potere di imporre una prestazione non lasci all’arbitrio dell’ente impositore la determinazione della prestazione» (sentenza n. 4 del 1957). Lo stesso orientamento è stato ribadito in tempi recenti, quando la Corte ha affermato che, per rispettare la riserva relativa di cui all’art. 23 Cost., è quanto meno necessaria la preventiva determinazione di «sufficienti criteri direttivi di base e linee generali di disciplina della discrezionalità amministrativa» (sentenze n. 350 del 2007 e n. 105 del 2003), richiedendo in particolare che «la concreta entità della prestazione imposta sia desumibile chiaramente dagli interventi legislativi che riguardano l’attività dell’amministrazione» (sentenze n. 190 del 2007 e n. 115 del 2011).

Viceversa, la norma dell’art. 62-quater del d.lgs n. 504 del 1995, affida ad una valutazione soggettiva ed empirica − la idoneità di prodotti non contenenti nicotina alla sostituzione dei tabacchi lavorati – l’individuazione della base imponibile e nemmeno offre elementi dai quali ricavare, anche in via indiretta, i criteri e i limiti volti a circoscrivere la discrezionalità amministrativa nella definizione del tributo. Né l’elasticità delle indicazioni legislative è accompagnata da forme procedurali partecipative, già indicate da questa Corte come possibile correttivo (sentenze n. 180 e n. 157 del 1996; n. 182 del 1994; n. 507 del 1988).

La disposizione in esame costituisce quindi violazione della riserva di legge prevista dall’art. 23 Cost., che impone al legislatore l’obbligo di determinare preventivamente i criteri direttivi e le linee generali di disciplina della discrezionalità amministrativa.

Va, pertanto, dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 62-quater del d.l.gs. n. 504 del 1995, nel testo originario, antecedente alle modifiche apportate dall’art. 1, comma 1, lettera f), del d.lgs n. 188 del 2014, nella parte in cui sottopone ad imposta di consumo, nella misura pari al 58,5 per cento del prezzo di vendita al pubblico, la commercializzazione dei prodotti non contenenti nicotina, idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati, nonché i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo."

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Ultimo aggiornamento Sabato 16 Maggio 2015 15:33
 

Corte costituzionale su costi minimi autotrasporto: valgono i princIpi dettati da Corte di giustizia

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Il 13/5/2015 è stata depositata l’ordinanza n. 80/2015 della Corte costituzionale in tema di costi minimi dell'autotrasporto. Il giudizio di legittimità costituzionale era stato promosso dai tribunali di Lucca e di Trento in relazione all’art. 83-bis del D.L. n. 112/2008, convertito dalla L. n. 133/2008.
La Corte ordina la restituzione degli atti ai tribunali di Lucca e Trento “per un nuovo esame della rilevanza e della non manifesta infondatezza della questione alla luce dello jus superveniens”, costituito dalla l. 190/2014 e dalla sentenza della Corte di giustizia in tema, del 4/9/2014.
Ricorda la Corte costituzionale che “i principi enunciati dalla Corte di giustizia, riguardo a norme oggetto di giudizio di legittimità costituzionale, si inseriscono direttamente nell’ordinamento interno con valore di jus superveniens, condizionando e determinando i limiti in cui quelle norme conservano efficacia e devono essere applicate anche da parte del giudice a quo”.
Conseguentemente valuta che "spetta ai rimettenti valutare l’incidenza della pronuncia della Corte di giustizia nonché delle modifiche normative sopravvenute sulla decisione del giudizio sottoposto al loro esame e sulla persistente rilevanza della questione di legittimità costituzionale”.

Secondo il costante orientamento della Corte, «i princìpi enunciati dalla Corte di giustizia, riguardo a norme oggetto di giudizio di legittimità costituzionale, si inseriscono direttamente nell’ordinamento interno con il valore di jus superveniens, condizionando e determinando i limiti in cui quelle norme conservano efficacia e devono essere applicate anche da parte del giudice a quo» (ordinanza n. 268 del 2005; ordinanze n. 124 del 2012 e n. 179 del 2011).

LEGGI DI SEGUITO (cliccando su "Leggi Tutto") LA PARTE A MIO AVVISO PIU' INTERESSANTE DELL'ORDINANZA 80/2015 DELLA CORTE COSTITUZIONALE ...

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Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Maggio 2015 21:23 Leggi tutto...
 

Assicurazione per responsabilità civile professionale anche per le Avvocature pubbliche

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Un parere del Consiglio Nazionale Forense, di cui dà notizia la newsletter di deontologia forense del CNF del 13/5/2015, chiarisce che anche gli avvocati delle avvocature pubbliche devono essere assicurati per la responsabilità civile professionale. Di seguito il parere:

"Il Consiglio rimettente opina se l’obbligo della polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile professionale si estenda anche agli avvocati addetti agli uffici legali degli enti pubblici, iscritti nell’Elenco speciale annesso all’Albo ordinario.
Osserva la Commissione che l’art. 12 della Legge 31 dicembre 2012 n. 247, il quale ha introdotto la prescrizione in questione, costituisce disposizione precettiva riferita a tutti gli avvocati in relazione all’esercizio dell’attività professionale.
Come già affermato da questa Commissione nel parere 22 maggio 2013, n. 54, non rileva, a titolo derogatorio della detta disposizione normativa, la circostanza che la prestazione dell’avvocato avvenga alle dipendenze e nell’esclusivo interesse dell’ente pubblico di appartenenza, di talché gli avvocati degli enti pubblici non sono esentati dall’obbligo di legge, pur sempre nel rispetto delle norme pubblicistiche che regolano il rapporto di lavoro
." FINE DEL PARERE

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Maggio 2015 09:44
 

Parere del CNF su parentela, coniugio, affinità e convivenza tra avvocati e magistrati

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Parere del CNF, tratto dalla newsletter di deontologia forense del CNF del 13/5/2015:

"In relazione all’art. 7, comma 1 della Legge n. 247/2012 il Consiglio rimettente [COA Torino] chiede di conoscere quali attività sia tenuto a porre in essere a seguito della dichiarazione dell’iscritto attestante rapporti di parentela, coniugio, affinità o convivenza con magistrati rilevanti ai fini della previsione dell’art. 18 del R.D. 30 gennaio 1941 n. 12 (Ordinamento giudiziario).
Va premesso che, a giudizio della Commissione, la dichiarazione dell’iscritto contemplata dall’art. 7, comma 1 della Legge n. 247/2012 attiene esclusivamente alla completezza delle informazioni, da rendersi al Consiglio territoriale, in ordine al suo status familiae, ma dalla stessa non derivano ulteriori implicazioni a carico del medesimo.
D’altro canto, la disciplina dell’art. 18 dell’Ordinamento giudiziario – essa, in effetti, rilevante ai fini dell’incompatibilità – riguarda esclusivamente il magistrato, né può per relationem riflettersi sulla posizione soggettiva dell’avvocato, in considerazione del principio di tassatività delle disposizioni di legge che incidono sullo status e dell’autonomia dei due ordinamenti.
Ritiene, pertanto, la Commissione che al Consiglio territoriale non competa, in relazione alla dichiarazione dell’iscritto, alcuna altra attività, apparendo praeter legem anche l’ipotizzato impegno dello stesso iscritto a non esercitare la professione nel settore nel quale risulti in attività giudiziaria il magistrato a lui legato dai sopra detti rapporti personali. Valuterà, infine, il Consiglio dell’Ordine l’opportunità di trasmettere comunque le informazioni acquisite al Consiglio giudiziario.
" FINE DEL PARERE

Questo il testo dell'art. 7, comma 1, della l. 247/2012: "1.  L'avvocato deve iscriversi nell'albo del circondario del tribunale ove ha domicilio professionale, di regola coincidente con il luogo in cui svolge la professione in modo prevalente, come da attestazione scritta da inserire nel fascicolo personale e da cui deve anche risultare se sussistano rapporti di parentela, coniugio, affinità e convivenza con magistrati, rilevanti in relazione a quanto previsto dall'articolo 18 dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni. Ogni variazione deve essere tempestivamente comunicata dall'iscritto all'ordine, che ne rilascia apposita attestazione. In mancanza, ogni comunicazione del consiglio dell'ordine di appartenenza si intende validamente effettuata presso l'ultimo domicilio comunicato."

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Maggio 2015 09:45
 

CNF visita Corte costituzionale? Speriamo che Corte costituzionale giudichi incostituzionale il CNF

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... sarebbe un modo simpatico di restituire la visita !

L'ufficio stampa della Corte costituzionale, in un comunicato del 24/4/2015, riferisce di una visita del Consiglio Nazionale Forense alla Corte costituzionale e scrive:
"Visita del Consiglio Nazionale Forense alla Corte costituzionale
Il nuovo Consiglio Nazionale forense, guidato dal suo Presidente Avv. Andrea Mascherin, ha scelto la Corte costituzionale come meta della sua prima visita ufficiale.
Nel corso dell’incontro con il Presidente della Corte, dott. Alessandro Criscuolo, il Presidente Mascherin ha ribadito l’impegno degli Avvocati del libero foro a tutela dei diritti, soprattutto di quelli dei soggetti più deboli e ha offerto la disponibilità del Consiglio per l’instaurazione di rapporti di stabile collaborazione con la Corte costituzionale. Il Presidente Criscuolo, nel riconoscere la centralità dei diritti fondamentali e la necessità di una loro adeguata protezione nell’attuale momento storico, ha auspicato che venga superata la dicotomia, che spesso si riscontra,
fra la proclamazione dell’intangibilità dei diritti fondamentali a livello teorico e il raggiungimento, nei fatti, di una loro tutela effettiva. Ha auspicato pertanto che l’opera degli avvocati sia sempre più rivolta a rendere effettivi i predetti diritti.
A tal proposito il Presidente Mascherin ha comunicato che il Consiglio Nazionale forense istituirà una commissione interna per i rapporti con la Corte costituzionale, che studierà un programma di iniziative congiunte, rivolte alla cittadinanza e alle scuole per la diffusione della “pratica” del rispetto di tali diritti nelle relazioni di ogni giorno.
dal Palazzo della Consulta,24 aprile 2015
" FINE DEL COMUNICATO STAMPA

 

Ricordo che la terzietà del giudice è uno dei diritti fondamentali (riconosciuti, oltre che dalla nostra Costituzione, anche dalla CEDU) il rispetto dei quali tanto spesso viene invocato ! Per fortuna, a proposito di terzietà dei giudici speciali delle professioni, la Corte costituzionale approfondirà presto vari profili di denunciata incostituzionalità. E forse è vicino il momento in cui lo stesso Consiglio Nazionale Forense, come giudice speciale della tenuta degli albi forensi e della disciplina degli avvocati, sarà ritenuto incostituzionale per intollerabile carenza di terzietà. 

Interessantissima questione di legittimità costituzionale è stata sollevata dalla seconda sezione civile della Cassazione, con ordinanza di rimessione n. 596 del 15 gennaio 2015 (il link all'ordinanza lo trovi anche nell'ottimo articolo di Marina Castellaneta intitolato "Iscrizione all’ordine dei medici: dubbi sulla costituzionalità del procedimento dinanzi alla Commissione per le professioni sanitarie", sul sito www.marinacastellaneta.it): riguarda il giudice speciale della disciplina e della tenuta degli albi dei medici e cioè riguarda la Commissione per le professioni sanitarie. Tra l'altro, al punto 2.4.1., vi si legge: "Ad avviso di questo Collegio, la norma censurata  -  non fornendo adeguate garanzie quanto ai meccanismi di selezione  e  alla presenza di regole di  autonomia  dei  componenti  della  Commissione centrale designati dal Ministero della salute - non  sembra  superare nemmeno il test di conformita' con  la  Convenzione  europea  per  la salvaguardia dei diritti dell'uomo - e delle  liberta'  fondamentali, resa esecutiva con la legge  di  autorizzazione  -  alla  ratifica  4 agosto 1955, n. 848, la quale vuole che sia assicurato il diritto  di ogni persona ad un processo equo davanti a un tribunale  indipendente e imparziale costituito per legge: di qui  il  dubbio  del  contrasto anche con l'art. 117, primo comma, Cost., in riferimento all'art.  6, par. 1, della Convenzione.  Secondo  la  giurisprudenza  della  Corte  europea  dei   diritti dell'uomo, infatti, «in order to determine  whether  a  body  can  be considered to be "independent" of the executive it  is  necessary  to have, regard to the manner of appointment  of  its  members  and  the duration of their term of office, the existence of guarantees against outside pressures and the  question  whether  the  body  presents  an appearance of independence» (Lauko v. Slovakia, 2 settembre  1998,  § 63). D'altra parte, «the appointment of judges by  the  executive  is permissible, provided the  appointees  are  free  from  influence  or pressure when carrying out their adjudicatory rose» (Flux - no.  2  - v. Moldova, 3 luglio 2007, § 27). "
    Queste ed altre argomentazioni adoperate dalla Cassazione sono evidentemente valide anche per contestare anche a tanti altri giudici speciali di tante altre categorie professionali una intollerabile carenza di terzieta'. A mio avviso, il premio "Il più incostituzionale di tutti" dovrebbe essere assegnato al  Consiglio Nazionale Forense. Comunque, è solo questione di tempo (poco). Il CNF, infatti, è un raro esempio di amministratore-legislatore-giudice; un vero distillato di corporativismo che Corte costituzionale e Cassazione hanno sino ad oggi salvato dalla storia. Per fortuna anche le corporazioni professionali stanno tramontando: era ora, a distanza di qualche anno dalla caduta del fascismo che sull'organizzazione delle corporazioni fondò gran parte del suo potere.

Nessuno potrà negare che tra i rischi di una regolazione corporativa delle professioni (quale quella da ultimo ribadita con legge 247/2012) ci sia anche quello di una "giustizia domestica" sospettabile di essere una "giustizia addomesticata".

Pare utile ricordare pure (con le parole usate dall'Antitrust nella nota 117 del suo provvedimento 25154/2014 con cui ha irrogato quasi un milione di euro di multa al CNF) che "qualora nell’esercizio della propria funzione giurisdizionale il CNF dovesse interpretare le norme dell’ordinamento forense in violazione del diritto europeo e segnatamente degli articoli 101 e 102 del TFUE, tale condotta del CNF potrebbe determinare la responsabilità dello Stato italiano per violazione delle norme europee come da costante giurisprudenza della Corte di Giustizia (cfr. causa C-224/01, Gerhard Köbler v. Republik Österreich, in Racc. [2003] p. I-10239; causa C-173/03, Traghetti del Mediterraneo SpA v. Repubblica Italiana, in Racc. [2006] p. I-1209 e cause riunite, C-6/90 e C-9/90, Andrea Francovich e a. v. Repubblica italiana, in Racc. [1991] p. I-5357)".

Il corporativismo nella regolazione delle professioni deve finire.

La vignetta che segue mi pare (con le esagerazioni consentite alla satira) una buona sintesi del problema della terzietà di tanti giudici speciali ...

... quindi tra le riforme da far presto si inserisca anche quella dell'eliminazione dei residui giudici speciali (come il Consiglio Nazionale Forense) troppo a lungo sopravvissuti alla entrata in vigore della Costituzione.

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Ultimo aggiornamento Martedì 12 Maggio 2015 16:05
 

Piena tutela previdenziale anche per i giudici di pace

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Comunicato Stampa di Cassa Forense, pubblicato il l'8-5-2015:
"PIENA TUTELA PREVIDENZIALE ANCHE PER I GIUDICI DI PACE
Il Consiglio di Amministrazione di Cassa Forense, nella seduta del 16 aprile, ha adottato una delibera prevista dall'art. 1 comma 5 del regolamento di attuazione dell'art. 21 l. 247/2012, per la contribuzione dovuta dagli iscritti in un albo professionale che svolgano anche funzioni di giudice di pace.
Si è stabilito che, a decorrere dall'anno 2014 (Modello 5/2015):
a. ai fini della determinazione del contributo soggettivo dovuto, il reddito da lavoro autonomo venga sommato alle indennità percepite con l'esercizio della funzione onoraria, fermo in ogni caso l'obbligo a corrispondere il contributo minimo soggettivo con le modalità e nella misura prevista dal regolamento per tutti gli altri iscritti;
b. ai fini della determinazione del contributo integrativo dovuto, sia da considerare unicamente il volume d'affari derivante dalla professione forense, fermo in ogni caso l'obbligo a corrispondere il contributo minimo integrativo con le modalità e nella misura prevista dal regolamento per tutti gli altri iscritti.
"La delibera adottata consente di dare effettiva esecuzione alla previsione contenuta nel regolamento di attuazione dell'art. 21, l. 247/2012, tesa a riconoscere copertura previdenziale e assistenziale ad una importante categoria di professionisti che svolge anche funzioni di magistratura onoraria e che, in precedenza, era esclusa da ogni forma di tutela pensionistica" ha commentato il Presidente Nunzio Luciano a chiusura della seduta.
8 maggio 2015
" FINE DEL COMUNICATO STAMPA

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Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Maggio 2015 14:37
 

Gli organi apicali dell'ente pubblico non possono controllare l'avvocatura interna

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Riporto dalla newsletter di deontologia forense del CNF del 9/5/2015

"Il COA di Mantova chiede “parere sulla portata ed estensione dei poteri di verifica e controllo in capo al Segretario Generali di una Provincia nei confronti dell’attività del legale interno inscritto all’elenco speciale annesso all’Albo, con particolare riferimento all’autonomia ed indipendenza del difensore nello svolgimento del mandato professionale”

Deve escludersi ogni “potere di verifica e controllo” in capo al Segretario Generale di una Provincia, e comunque agli organi rappresentativi dell’Ente Pubblico” nei confronti degli avvocati iscritti nell’elenco speciale annesso all’Albo relativamente allo svolgimento del mandato professionale, posto che gli stessi hanno piena autonomia tecnico-giuridica ed intellettuale nella trattazione degli affari dell’Ente presso il cui ufficio legale operano.
Essi peraltro in funzione del rapporto di pubblico impiego nell’ambito del quale espletano l’attività difensiva sono tenuti ad adeguarsi sia alle scelte organizzative interne – ove non pregiudichino le necessarie modalità di esplicazione del mandato difensivo – sia a quelle di indirizzo politico-generale dell’ente.
L’ineludibile autonomia nell’esercizio del mandato non fa venir meno il dovere di fedeltà (cui l’avvocato dell’Ente è tenuto sia in forza del codice deontologico sia dal rapporto di pubblico impiego) che deve però essere osservato esclusivamente nei confronti dell’Ente (che riveste la qualifica sia di cliente che di parte assistita) in quanto tale e non nei confronti delle persone fisiche che lo costituiscono o ne hanno la rappresentanza.
Tale ultima considerazione costituisce un ulteriore motivo per opinare che nelle sue scelte di difesa tecnica l’avvocato dell’Ente Pubblico non possa essere soggetto al potere gerarchico e di controllo degli Organi apicali dell’Ente.

Consiglio nazionale forense (Picchioni), parere 22 ottobre 2014, n. 83

Quesito n. 430, COA di Mantova"   FINE DELL'ESTYRATTO DA NEWSLETTER

... e ricorda, per sapere tutto sulla "negoziazione assistita da avvocati" segui www.negoziazione-assistita.it , il sito che vuol fornire (gratuitamente) a tutti gli avvocati gli strumenti per interpretare al meglio il loro nuovo ruolo al tempo della "degiurisdizionalizzazione".

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Ultimo aggiornamento Sabato 09 Maggio 2015 08:25
 

Praticante avvocato abilitato a patrocinio prima della riforma forense: ampia "agibilità"

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Riporto dalla newsletter di deontologia forense del CNF del 9/5/2015:

"Il COA di Mantova chiede se: “al praticante avvocato abilitato al patrocinio prima della riforma professionale si applichi la vecchia o la nuova normativa e, conseguentemente se questi possa sostituire solo il titolare dello studio presso il quale ha il domicilio legale ovvero in udienza anche qualsiasi altro collega, e ancora se, nel caso di applicazione della nuova normativa, le cause nelle quali lo stesso risulti difensore vadano interrotte ex art. 301 c.p.c.”.

Premesso che la normativa rilevante in materia, vale a dire l’art. 41, comma 12 della legge n. 247/12 trova applicazione solo a far data dal gennaio 2015, in mancanza di diversa specifica previsione, appare ovvio ritenere che le previsioni in esso contenute si applichino solo a situazioni soggettive non ancora cristallizzate, mentre al praticante già abilitato prima di tale data debba applicarsi la normativa previgente.
Tanto detto, si deve precisare che anche alla nuova figura del praticante abilitato delineata dal comma 12 dell’art. 41, non è interclusa la facoltà di trattare affari non direttamente trattati dall’avvocato presso il quale svolge la pratica, che però deve assumersene il controllo e la responsabilità. Ne consegue che sia in applicazione della vecchia normativa, che della nuova, le cause promosse dal praticante abilitato non debbano essere soggette ad interruzione salvo che per il caso di praticante abilitato dopo il gennaio 2015 per il quale non sussista espressa comunicazione di non assunzione di controllo e responsabilità da parte del “dominus”.

Consiglio nazionale forense (Morlino), parere 22 ottobre 2014, n. 84

Quesito n. 431, COA di Mantova   " FINE DELL'ESTRATTO DALLA NEWSLETTER

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Ultimo aggiornamento Sabato 09 Maggio 2015 08:26
 

Facoltà del Consiglio dell'ordine degli avvocati di pubblicare le sanzioni disciplinari definitive

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Riporto dalla newsletter di deontologia del Consiglio Nazionale Forense del 9/5/2015:

"Il COA di Treviso chiede se: “la facoltà del COA di pubblicare sul sito web consultabile dai propri iscritti all’Albo le sanzioni irrogate debba attendere la definitività del provvedimento e, quindi, l’esaurimento dell’eventuale procedimento d’innanzi alle SS.UU. della Corte di Cassazione, ovvero possa essere esercitata una volta conosciuta la decisione del CNF”.

Premesso che è da tempo stato chiarito che una sanzione disciplinare inflitta con sentenza divenuta esecutiva è notizia pubblica e che, quindi, la sua divulgazione non viola il diritto alla privacy, il problema da affrontare è solo relativo al momento in cui tale pubblicità si acquisisca.
Orbene aggiunta l’ulteriore considerazione, evidenziata anche dal richiedente, secondo cui le sentenze pronunziate dal CNF sono esecutive a far data dalla loro notifica al professionista incolpato, deve concludersi che da tale momento sorga astrattamente in capo al Consiglio la facoltà di eseguire la sentenza e, quindi, di comunicare/pubblicare la sanzione, salvo che, in costanza del giudizio di impugnazione dinanzi alla Corte di cassazione, sia intervenuta inibitoria. Deve, dunque, ritenersi che la facoltà di pubblicazione possa essere esercitata solo successivamente alla messa in esecuzione da parte del COA della decisione del CNF, ciò al fine di evitare che, laddove la pubblicazione preceda temporalmente la materiale esecuzione del provvedimento, il professionista possa essere assoggettato ad una “doppia punizione”.

Consiglio nazionale forense (Morlino), parere 22 ottobre 2014, n. 85

Quesito n. 435, COA di Treviso"   FINE DELL'ESTRATTO DA NEWSLETTER

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Ultimo aggiornamento Sabato 09 Maggio 2015 07:51
 

Cass. 7621/15 e FORMALE dichiarazione d'inefficacia di contributi x discontinuità o incompatibilità

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 Si legge nella sentenza della Corte di Cassazione n. 7621 del 9/1/2015 - 15/4/2015: al punto 4.6 della motivazione "cfr. con riferimento al limite temporale del quinquennio fissato ex art. 22 l. n. 576/1980 al potere della Cassa di verificare la sussistenza del requisito della continuità dell’esercizio della libera professione, con la conseguenza che possono essere resi inefficaci per mancanza del detto requisito solo i contributi che cadono nel quinquennio precedente la data della revisione, Cass., Sez. Un., 21 giugno 2005, n. 13289, e Cass., 20 settembre 1999, n. 10164)."
...
al punto 6.2 della motivazione "per l’ente di gestione con personalità di diritto privato – si esalta il criterio dell’efficienza affidata alla responsabilità e diligenza del gestore, facendo salva per lo stesso la possibilità di rettifica in ogni tempo solo in presenza di fondamentali interessi pubblici quali quelli sottesi al divieto di esercizio professionale in regime d’incompatibilità (L. n. 319 del 1975, art. 2, comma 3, cit.)."
...
al punto 7.1 della motivazione "’art. 22 della legge cit., ... attribuisce alla Cassa il potere di dichiarare inefficaci i soli contributi che cadono nel quinquennio precedente la data della verifica della mancanza di continuità dell’esercizio della professione forense (sul punto, Cass., sez. Un., n. 13289/2005, cit.)."

A proposito di "inesistenza di limiti temporali all'accertamento di situazioni di incompatibilità correlate allo svolgimento dell'attività professionale, che ai sensi dell'art. 2 comma 3 della legge del 1975 precludono sia l'iscrizione alla Cassa, sia la valutazione dei periodi corrispondenti ai fini della attribuzione di prestazioni previdenziali" scrive Cassazione SS.UU. 13289/2005: "proprio l'estraneità di questa fattispecie all'ambito della revisione degli iscritti dimostra che questa attiene esclusivamente alla verifica di un presupposto dell'effettività dell'iscrizione, normativamente circoscritta da un limite temporale e correlata ai parametri fissati dalla ricordata normativa interna". IL DETTO LIMITE TEMPORALE E' 5 ANNI ANTECEDENTI LA DATA DELLA REVISIONE.

Si ricordi pure che per Cassazione 20/9/1999, n. 10164: "Il potere-dovere attribuito dall'art. 22 l. 20 settembre 1980 n. 576 alla giunta esecutiva della cassa forense di verificare periodicamente la sussistenza del requisito dell'esercizio della libera professione con carattere di continuità da parte degli iscritti, è limitato, come periodo di riferimento, al quinquennio precedente la verifica stessa e non può essere esercitato in ogni tempo".

 SECONDO ME, OVE CASS. 7621/15 RICORDA CHE LA CANCELLAZIONE (CHE E' RETROATTIVA) DALLA CASSA PER INCOMPATIBILITA' CORRISPONDE A FONDAMENTALI INTERESSI PUBBLICI (TANTO CHE, A DIFFERENZA DELLA CANCELLAZIONE DALLA CASSA PER MANCATA CONTINUITA' PROFESIONALE, PUO' ESSER DISPOSTA IN OGNI TEMPO), IMPONE ANCHE DI RICONOSCERE QUELLA CANCELLAZIONE RETROATTIVA COME  FORMALE DECLARATORIA DI INEFFICACIA DEGLI ANNI DI VERSAMENTO ALLA CASSA SUCCESSIVI AL MANIFESTARSI DELLA INCOMPATIBILITA', AI SENSI DELL'ULTIMO COMMA DELL'ART. 22 DELLA L. 576/80.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Maggio 2015 12:16
 

Cassa forense non può rettificare in ogni tempo i contributi "utili" che gli avvocati devono versare

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La Corte di Cassazione, con sentenza n. 7621 del 9/1/2015 - 15/4/2015, ha ribadito il principio di diritto per cui, in caso di mancato esercizio del potere di rettifica dei contributi versati dal professionista da parte della Cassa nel termine fissato dall’art. 20 l. cit. [art. 20 l. 576/1980], gli anni non coperti da integrale contribuzione concorrono a formare l’anzianità contributiva e vanno inseriti nel calcolo della pensione, prendendo com@e base il reddito sul quale è stato effettivamente pagato il contributo”.

LEGGI DI SEGUITO (cliccando su "Leggi tutto") LA SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE N. 7621 DEPOSITATA IL 15/4/2015 ...

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Ultimo aggiornamento Martedì 12 Maggio 2015 12:31 Leggi tutto...
 

Contributo di solidarietà è incostituzionale ? Secondo Corte dei conti 16/2/2015 si

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Sulla gazzetta ufficiale, serie speciale Corte costituzionale, n. 17 del 29/4/2015 è pubblicata luna interessante ordinanza di rimessione (atto di promovimento n. 65) del 16 febbraio 2015 della Corte dei conti - Sez. giurisdizionale per la Regione Veneto.

Si origina da ricorso proposto da A.F. ed altri contro Ministero dell'economia e delle finanze, Ministero del lavoro e INPS (ex INPDAP).

IL TEMA E': Bilancio e contabilita' pubblica - Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita' 2014) - Interventi in materia previdenziale - Trattamenti corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatoria complessivamente superiore a quattordici volte il trattamento minimo INPS - Assoggettamento ad un contributo di solidarieta' a decorrere dal 1° gennaio 2014 e per un periodo di tre anni - Violazione del principio di solidarieta' sociale - Lesione del principio di uguaglianza per irragionevolezza - Violazione del principio di proporzionalita' ed adeguatezza della retribuzione (anche differita) - Lesione dei principi di capacita' contributiva e di progressivita'. - Legge 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1, comma 486. - Costituzione, artt. 2, 3, 36 e 53.

LEGGI DI SEGUITO (cliccando su "Leggi tutto") IL "CONSIDERATO" DELL'ORDINANZA DI RIMESSIONE DELLA CORTE DEI CONTI ...

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Ultimo aggiornamento Domenica 03 Maggio 2015 16:35 Leggi tutto...
 

I limiti che per Corte costituzionale 70/2015 la crisi può porre ai diritti pensionistici

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La Corte costituzionale, con sentenza n. 70/2015, depositata il 30/4/2015, tra l'altro "dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201(Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, nella parte in cui prevede che «In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento»".

Leggi di seguito (cliccando su "Leggi tutto") le considerazioni in diritto e il dispositivo della sentenza 70/2015 della Corte costituzionale ...

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Ultimo aggiornamento Martedì 12 Maggio 2015 12:32 Leggi tutto...
 

Attenzione all'incostituzionalità del giudice speciale CNF !

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Il Consiglio di Stato, ad. gen., 16-03-1995, n. 35, statuì: "La natura giurisdizionale della commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie è propria anche dei consigli nazionali previsti dalle normative che, anteriormente all’entrata in vigore della costituzione, hanno ordinato in enti autonomi alcune professioni e viene desunta dalla circostanza che avverso le decisioni di tali organi, inerenti alle prefate competenze, è previsto il ricorso per cassazione, cioè uno strumento diretto al controllo di provvedimenti di siffatta natura; ciò posto, va specificato che la commissione ha natura di giurisdizione speciale, sopravvissuta all’entrata in vigore della carta costituzionale in virtù della quarta disposizione transitoria della costituzione; pertanto, è illegittimo incidere sulla sua composizione con una norma secondaria, emanata sulla scorta di una disposizione di legge (art. 1, 28º comma, l. 24 dicembre 1993 n. 537) che, in quanto destinata a realizzare un riassetto organizzativo e funzionale della p.a., è chiamata ad operare con riferimento ad organi collegiali di natura amministrativa".

QUINDI, ANCHE IL CNF ...

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Ultimo aggiornamento Domenica 03 Maggio 2015 16:40
 

Carrao a Commissione UE: cancellare da albo l'avvocato che non paga la Cassa è discriminazione?

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(ANSA) - STRASBURGO, 28 APR - "I giovani avvocati sono sempre più sottoposti ad un vero salasso. Il regolamento per rimanere iscritti all'albo impone otto regole, tutte basate su criteri economici. La Commissione valuti se l'Italia stia violando il divieto di discriminazione fondata sul patrimonio, stabilito dall'Unione Europea". L'eurodeputato M5S Ignazio Corrao, in attesa della risposta alla prima interrogazione sulla riforma della cassa forense, torna ad incalzare l'esecutivo europeo, rilanciando con un'altra denuncia. "Ai sensi dell'art 2 comma 2 del nuovo regolamento, per rimanere iscritto all'Albo - spiega Corrao - l'avvocato deve dimostrare la congiunta sussistenza di requisiti tra cui quello di aver corrisposto i contributi annuali dovuti alla Cassa di Previdenza Forense e i contributi dovuti al Consiglio dell'Ordine, di avere l'uso di locali destinati allo svolgimento professionale e di aver acquistato una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile: condizioni di natura esclusivamente economica, in palese violazione anche con il principio di uguaglianza previsto dalla nostra Costituzione. Secondo questa normativa, l'operato dell'avvocato, ogni tre anni, sarà sottoposto al controllo del Consiglio dell'Ordine Circondariale, che dovrà valuterà la sussistenza di tutti gli otto requisiti. Se uno di questi non viene rispettato, l'avvocato verrà cancellato dall'Albo.

L'avvocato - conclude Corrao - per poter stare sul mercato intanto deve pagare e anche molto. Solo dopo aver dimostrato una certa capacità patrimoniale, potrà avere la possibilità di affermarsi come professionista". (ANSA).

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Ultimo aggiornamento Domenica 03 Maggio 2015 16:41
 

PIÙ CONCORRENZA - PIÙ CRESCITA: UN CONVEGNO NELLA SEDE ANTITRUST

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COMUNICATO DAL SITO DELL'AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO

"PIÙ CONCORRENZA - PIÙ CRESCITA: UN CONVEGNO NELLA SEDE ANTITRUST

Più concorrenza, più crescita. Si sono ritrovati tutti d’accordo su questa conclusione i partecipanti al Convegno su “La nuova legge sulla concorrenza: problemi e prospettive”, organizzato dal Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università la Sapienza e dall’Antitrust, presso l’Auditorium dell’Agcm a Roma. Insieme al presidente dell’Autorità, Giovanni Pitruzzella, sono intervenuti il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi; il Direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci; i professori Marco D’Alberti (Ordinario di Diritto amministrativo alla Sapienza) e Mario Sebastiani (Ordinario di Economia politica all’Università di Tor Vergata). Il dibattito è stato moderato da Federico Fubini, editorialista economico del quotidiano la Repubblica.

Aprendo i lavori e salutando gli ospiti, il presidente Pitruzzella ha detto che il disegno di legge sulla concorrenza, predisposto da questo governo per la prima volta dal 2009, rappresenta “un ottimo punto di partenza” per favorire la ripresa e la crescita del Paese. “I suggerimenti dell’Antitrust – ha sottolineato - sono stati recepiti e migliorati: questa è una tappa fondamentale nel processo di apertura dei mercati, senza essere un libro dei sogni”. E ha aggiunto: “Ora tocca al Parlamento aprire un grande dibattito per fare il punto sul mercato e sul capitalismo in Italia”.

Il ministro Guidi, dopo aver dato atto all’Antitrust della “incisività e precisione delle sue Segnalazioni al Parlamento”, ha osservato che il ddl sulla concorrenza corrisponde alla necessità di introdurre riforme strutturali nel mercato, oltre che a un obbligo di legge. Tre le linee-guida indicate dal ministro dello Sviluppo economico: “Favorire la domanda e tutelare i consumatori, attraverso una maggiore informazione e trasparenza; sostenere l’offerta, superando le ‘aree chiuse’ dei servizi e rispondere a logiche di mercato; segnare una discontinuità positiva e alimentare l’innovazione”. Da qui, partono “il confronto e la sfida in Parlamento” per integrare e migliorare ulteriormente il provvedimento. “Con il collegamento del disegno di legge al Documento di Economia e Finanza – ha assicurato infine il ministro Guidi – i tempi di approvazione saranno rapidi”.

Nel corso del dibattito, anche gli altri relatori hanno convenuto sulla necessità di una legge annuale sulla concorrenza, in modo da adeguare gli strumenti normativi all’evoluzione continua del mercato. Nel suo intervento, il professor D’Alberti ha sottolineato l’importanza di “misure settoriali e trasversali”, auspicando modifiche al ddl: per esempio, sui servizi postali (“Va superata l’esclusiva a Poste Italiane”) e sul settore professionale dei notai (“Il notaio è terzo, l’avvocato no”). Mentre il professor Sebastiani ha insistito in particolare sull’opportunità di “coniugare pluralismo ed efficienza”, a cominciare dai servizi pubblici locali e dalle aziende municipalizzate. In conclusione, è toccato a Marcella Panucci esprimere l’apprezzamento complessivo di Confindustria sul disegno di legge presentato dal governo, condividendo l’introduzione delle società di capitali in alcuni servizi professionali (come quello delle farmacie) e manifestando dubbi invece sulle nuove norme che riguardano i trasferimenti immobiliari (soprattutto in ordine all’ambito territoriale delle  competenze).

Roma, 29 aprile 2015" FINE DEL COMUNICATO

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Ultimo aggiornamento Domenica 03 Maggio 2015 16:42
 

Modifica condizioni divorzio: figlio non può esser parte dell'accordo post negoziazione assistita

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( da www.negoziazione-assistita.it

 

Il Tribunale di Torino, sezione VII, Presidente Cesare Castellani, con interessante decreto del 20 aprile 2015 ha autorizzato un accordo tra ex coniugi per la modifica delle condizioni di divorzio. La particolarità del caso sta nel fatto che il detto accordo era stato precedentemente stipulato, all'esito di negoziazione assistita da avvocati, da tre parti: gli ex coniugi ed un figlio maggiorenne. Proprio per la trilateralità dell'accordo il P.M. non lo aveva avallato. Il Presidente del Tribunale, dopo l'"uscita" del figlio dal patto, lo ha, invece, autorizzato, provvedendo "senza ritardo".

Leggi su www.negoziazione-assistita.it"Tribunale di Torino, Sezione VII, decreto 20/4/2015 (Presidente Cesare Castellani)

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Ultimo aggiornamento Martedì 28 Aprile 2015 12:44
 

Regime probatorio del "danno comunitario" per discriminazioni

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Nella sentenza 27481/2014, del 30/12/2014, la Cassazione (punto 7.4 della motivazione) ricorda quale sia il regime probatorio del "danno comunitario" per le discriminazioni: il danneggiato deve solo fornire elementi di fatto idonei a fondare, in termini precisi e concordanti, la presunzione dell'esistenza di una discriminazione in suo danno, spettando invece all'amministrazione convenuta l'onere di provar l'insussistenza dell'abuso.

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Ultimo aggiornamento Martedì 28 Aprile 2015 12:06
 

Antitrust accetta impegni di due siti di comparazione di polizze RC auto

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COMUNICATO STAMPA DAL SITO DELL'AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO

 SITI DI COMPARAZIONE DELLE POLIZZE RC AUTO
IMPEGNI VINCOLANTI PER FACILE.IT E 6SICURO

L’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di accettare e rendere obbligatori gli impegni proposti dalle società “Facile.it” e “6Sicuro” per le attività di comparazione on line delle polizze assicurative RC auto sui rispettivi siti. Si concludono così le due istruttorie parallele avviate il 10 ottobre 2014 per accertare l’eventuale violazione delle norme sulle pratiche commerciali scorrette. Gli impegni vengono pubblicati sul sito dell’Agcm in calce ai provvedimenti.

Un primo profilo contestato riguardava la scarsa trasparenza sui siti internet dei professionisti circa il numero e l’identità delle compagnie considerate, la loro rappresentatività, il processo di vendita e le fonti di guadagno del sito comparatore. Tutto ciò poteva generare ambiguità rispetto sia alla significatività dell’esito della comparazione sia alla presenza di eventuali interessi del comparatore nell’orientare le scelte del consumatore verso alcune polizze. In merito, gli impegni delle parti prevedono  l’inserimento sui propri siti internet di informazioni chiare e immediate circa il meccanismo di funzionamento del sito, le provvigioni riconosciute al comparatore dalle compagnie, nonché la quota di mercato delle compagnie oggetto di comparazione.

Un secondo profilo concerneva l’inserimento tra i risultati della comparazione di coperture assicurative accessorie rispetto a quella RC auto, in modo non aderente rispetto alle richieste del consumatore, rendendo così non omogenee e difficilmente comparabili le offerte delle compagnie. Gli impegni segnano il  passaggio a una procedura in cui verranno proposte solo polizze in linea con le caratteristiche prescelte dal consumatore, che potrà eventualmente selezionare con un click coperture aggiuntive, esprimendo in modo esplicito la propria volontà (c.d.opt-in).

Gli impegni contengono, infine, misure volte a introdurre una maggiore trasparenza dei messaggi pubblicitari con particolare riferimento a claim del tipo “risparmia fino a…”.

Nell’accettare gli impegni, l’Autorità ha rilevato che i vantaggi derivanti da un confronto rapido e immediato delle offerte di compagnie può consentire una significativa opportunità per il consumatore, favorendo anche una generale riduzione dei prezzi.

Roma, 27 aprile 2015

... e ricorda, per sapere tutto sulla "negoziazione assistita da avvocati" segui www.negoziazione-assistita.it , il sito che vuol fornire (gratuitamente) a tutti gli avvocati gli strumenti per interpretare al meglio il loro nuovo ruolo al tempo della "degiurisdizionalizzazione".

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Ultimo aggiornamento Martedì 28 Aprile 2015 12:12
 

Ecco perchè la negoziazione assistita da avvocati avrà successo e la mediaconciliazione scomparirà

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(da www.negoziazione-assistita.it )

Mentre alune ipotesi di mediazione obbligatoria sono previste in via permanente (ad es. la mediazione in materia di comunicazioni elettroniche tra utenti finali e operatori, la mediazione in materia di subfornitura, la mediazione in materia di patto di famiglia e in materia di diritto d’autore), quello che fino al 9 febbraio 2015 appariva l'istituto "centrale" delle A.D.R. in Italia, e cioè la mediazione ad opera di mediatori inseriti in Organismi di mediazione risulta, invece, in vigore in via precaria. Infatti, la c.d. "mediaconciliazione" disciplinata dal d.lgs. 28/2010 (in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari) è obbligatoria in via sperimentale per soli quattro anni successivi alla data dell’entrata in vigore della legge n. 98 del 2013 (e dopo due di tali quattro anni è previsto un “monitoraggio” dll'efficacia dell'istituto).
La negoziazione assistita da uno o più avvocati, entrata in vigore il 9 febbraio 2015, è, invece, un istituto di A.D.R. previsto come permanente. Fondamentale, quindi, è la domanda: soppiantrerà (divenendo "obbligatoria" in tutte le materia oggi riservate a quell'istituto di A.D.R.) la c.d. "mediaconciliazione", che di certo mostra scarso seguito e ancor più scarsi risultati deflattivi? Il ruolo chiave riconosciuto agli avvocati è giusto e risulterà vincente per una degiurisdizionalizzazione ampia? Spiego, di seguito, perchè la risposta non può che essere si. ... (continua cliccando su "Leggi tutto")

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Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Aprile 2015 21:16 Leggi tutto...
 

Annullata la circolare Funzione Pubblica n. 2/2014 che penalizzava i dipendenti pubblici

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Il TAR Lazio, con sentenza n. 5714/2015, depositata il 17 aprile 2014, ha annullato la circolare della Presidenza del Consiglio, Dipartimento della Funzione Pubblica, n. 2/2014, "laddove impone alle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, d.lgs. n. 165/01 di avvalersi, ai sensi dell’art. 55-septies, comma 5-ter, d.lgs. n. 165/01 nella nuova formulazione, dei permessi per documentati motivi personali, secondo la disciplina dei CCNL o di istituti contrattuali similari o alternativi (come i permessi brevi o la banca delle ore)".

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Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Aprile 2015 21:07
 

Quando c'è diritto di accesso ad una e-mail, considerata come documento amministrativo ?

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Lo chiarisce la sentenza n. 1113/2015 del Consiglio di Stato, depositato il 5 marzo 2015. RIPORTO DI SEGUITO LA MOTIVAZIONE IN DIRITTO ...

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Cantone su importi stimati negli appalti in relazione a "soglie comunitarie"

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COMUNICATO DEL PRESIDENTE ANAC - 16 aprile 2015

"Indagine sulla corretta applicazione delle regole riguardanti l'individuazione dell'importo stimato dell'appalto in relazione alle soglie comunitarie.

Nel corso degli anni l'Autorità ha avuto modo di riscontrare, soprattutto con riferimento agli appalti di servizi e forniture, una sistematica disapplicazione da parte delle stazioni appaltanti del dettato normativo di cui all' art. 29 comma 10 lett. a) e b) del Codice dei contratti pubblici, e ciò sia in relazione alla corretta individuazione dell'importo stimato dell'appalto, sia al conseguente legittimo ricorso ad affidamenti in economia ai sensi dell'art. 125 dello stesso codice.
L'art. 29, comma 10 d.lgs. 163/2006, reca specifiche previsioni per il calcolo del valore di appalti di servizi e forniture che presentano carattere di regolarità o sono destinati ad essere rinnovati entro un determinato periodo. In queste ipotesi, il valore del singolo appalto deve essere stimato considerando: a) il valore reale complessivo dei contratti analoghi successivamente conclusi nel corso dei dodici mesi precedenti, rettificato al fine di tener conto degli eventuali cambiamenti in termini di quantità o di valore che potrebbero sopravvenire nei dodici mesi successivi al contratto iniziale; ovvero b) il valore stimato complessivo dei contratti successivi conclusi nel corso dei dodici mesi successivi alla prima consegna o nel corso dell'esercizio se questo è superiore a dodici mesi.
L'art. 125 dello stesso Codice prevede, inoltre, al comma 13, che nessuna prestazione di beni, servizi possa essere artificiosamente frazionata allo scopo di sottoporla alla disciplina delle acquisizioni in economia (divieto di artificioso frazionamento).
Sulla base di tali presupposti normativi ed al fine di rilevare l'attuale entità del fenomeno "distorsivo", l'Autorità ha svolto un'indagine sistematica incentrata sui Comuni capoluogo di provincia, sia in virtù dell'importanza che quest'ultimi rivestono sul territorio nazionale, sia in considerazione del fatto che per alcuni di essi, segnatamente i Comuni capoluogo di Regione, precedenti analisi avevano già mostrato l'eccessivo ricorso all'utilizzo delle procedure negoziate, divenute di fatto procedure ordinarie anziché di carattere eccezionale come previsto dal Codice.
Conseguentemente sono stati estrapolati dalla Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici, per ciascun anno, i dati relativi a forniture e servizi in economia affidati dal 1° gennaio 2010 al 10 marzo 2015, singolarmente di importo inferiore alla soglia comunitaria, che presentano carattere di regolarità o che risultano reiterati nell'arco temporale annuale, assunto come riferimento, e che nel complesso superano la soglia consentita. Ai fini dell'indagine, sono stati presi in considerazione anche gli appalti effettuati con affidamento diretto, cottimo fiduciario e affidamento diretto ex art. 5 della legge 381/1991, in quanto fattispecie che caratterizzano forme di procedura negoziata.
L'individuazione degli appalti è stata effettuata tramite CPV (Common Procurement Vocabulary) che, a livello comunitario, individua la prestazione oggetto del contratto, scegliendo il massimo livello di dettaglio della medesima (fino all'ultima cifra) ed optando, pertanto, per una soluzione in linea con la previsione normativa di cui al comma 10, lettera a) dell'art. 29, che fa riferimento a contratti "analoghi" recando, quindi, una nozione ampia di oggetto contrattuale.
L'indagine ha portato, in conclusione, all'individuazione di un numero complessivo di n. 90 Comuni (su un totale di 116 attualmente presenti sul territorio nazionale) interessati da anomali fenomeni di ripetizione contrattuale, ed indici di potenziale violazione del richiamato comma 10 dell'art. 29 del Codice. Sulla base di un'ulteriore estrapolazione, è, altresì, emerso che n. 10 Comuni (esclusi quelli già interessati da indagini dell'Autorità attualmente in corso) hanno proceduto ad affidamenti diretti o in economia, con identica CPV di dettaglio, reiterati nel corso del medesimo anno o di più anni consecutivi, per importi complessivi superiori al milione di euro, ossia pari ad oltre 5 volte la soglia consentita per legge.
In conclusione, l'analisi ha evidenziato, non solo la sistematica disapplicazione delle modalità di calcolo del valore presunto dell'appalto previste dall'art. 29 del Codice, ma anche il conseguente utilizzo di procedure di scelta del contraente (affidamenti in economia; affidamenti diretti) che, qualora si fosse rispettato quanto disposto dal citato art. 29, non sarebbero state consentite.
Le stazioni appaltanti devono, pertanto, prestare la massima attenzione nelle corretta definizione del proprio fabbisogno in relazione all'oggetto degli appalti, specialmente nei casi di ripartizione in lotti, contestuali o successivi, o di ripetizione dell'affidamento nel tempo, evitando l'artificioso frazionamento delle commesse pubbliche per non incorrere nella violazione delle suddette disposizioni.
L'Autorità si riserva, altresì, un approfondimento istruttorio con riferimento ai suddetti Comuni che hanno mostrato uno scostamento significativo della soglia consentita.
Roma, 16 aprile 2014
Raffaele Cantone
"  FINE DEL COMUNICATO

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Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Aprile 2015 21:14
 

Negoziazione assistita batte "mediaconciliazione" anche sul fronte delle spese

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(da www.negoziazione-assistita.it )

Si pone un nuovo tassello nel puzzle del confronto tra i due istituti cardine della degiurisdizionalizzazione: negoziazione assistita da avvocati (di cui al d.l. 132/2014) e mediazione (di cui al d.lgs. 28/2010). Ed è un tassello, in tema di costi, a favore della negoziazione assistita.

Infatti, il Consiglio di Stato, con ordinanza n. 1694/2015, depositata il 22 aprile 2015, ha stabilito che le "spese di avvio" della procedura di mediazione di cui al d.lgs 28/2010 non possono essere assimilate alle "spese di mediazione" intese come compenso dell'organismo di mediazione. Pertanto, ritiene che le "spese di avvio" della mediazione siano dovute dalle parti anche nel caso in cui (come di frequente accade) la procedura di mediazione non va oltre il primo incontro.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Aprile 2015 21:15
 

Istanze e dichiarazioni telematiche alla pubblica amministrazione: serve firma digitale o basta PEC?

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Interessante la sentenza del TAR Campania, sezione terza, n. 1450/2015, depositata il 10/3/2015, in tema di istanze telematiche alla pubblica amministrazione. Vi si legge: "2.2. Ritiene il Collegio che appare risolutiva la soluzione del punto di diritto in ordine all’invocata idoneità della trasmissione delle istanze di ammissione a finanziamento mediante impiego del sistema della posta elettronica certificata a surrogare la stessa sottoscrizione delle domande medesime.
Orbene, come esattamente deduce il Comune ricorrente, il quadro normativo vigente distingue lo strumento di comunicazione costituito dalla posta certificata, dall’impiego della firma digitale, che è uno strumento che permette di attribuire la paternità giuridica di un documento al suo autore.
In materia, tuttavia, rileva il Collegio che l’ordinamento contempla a determinate condizioni, la coincidenza e la sovrapposizione di ambedue gli strumenti al fine di collegare un documento al soggetto che lo ha inviato mediante posta elettronica certificata, la quale presuppone e postula che il titolare della relativa casella sia stato previamente
identificato e gli siano state rilasciate le credenziali identificatrici, personali ed incedibili.
In tali casi se il gestore del sistema di posta certificata, una volta che il titolare della casella invia mediante essa un documento informatico, attesta che la trasmissione del documento è correttamente avvenuta, ciò sostituisce a tutti gli effetti la firma elettronica del documento inviato.
Invero, l’art. 65 del d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82, recante il testo del codice dell’amministrazione digitale, dispone che "Le istanze e le dichiarazioni presentate per via telematica alle pubbliche amministrazioni e ai gestori dei servizi pubblici ai sensi dell'articolo 38, commi 1 e 3, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, sono valide: cbis)
ovvero se trasmesse dall'autore mediante la propria casella di posta elettronica certificata purché le relative credenziali di accesso siano state rilasciate previa identificazione del titolare, anche per via telematica secondo modalità definite con regole tecniche adottate ai sensi dell'articolo 71, e ciò sia attestato dal gestore del sistema nel messaggio
o in un suo allegato”.
A maggior chiarimento della riportata norma, l’art 61 del D.P.C.M. 22 febbraio 2013, recante regole tecniche in materia di generazione, apposizione e verifica delle firme elettroniche avanzate, qualificate e digitali stabilisce che “L'invio tramite posta elettronica certificata di cui all'art. 65, comma 1, lettera c-bis) del Codice, effettuato richiedendo la ricevuta
completa di cui all'art. 1, comma 1, lettera i) del decreto 2 novembre 2005, recante «Regole tecniche per la formazione, la trasmissione e la validazione, anche temporale, della posta elettronica certificata» sostituisce, nei confronti della pubblica amministrazione, la firma elettronica”.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Aprile 2015 20:38
 

I webinar e i MOOC

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I webinar sono dei seminari concepiti per la fruizione on line (vedi definizione all'indirizzo http://www.ict4executive.it/upload/repository/media/video/cosaeunwebinar.html ). Effettuata la registrazione e collegandosi nel giorno e orario stabilito alla piattaforma dedicata, si può partecipare ad una lezione tenuta da uno o più docenti esperti dell’argomento trattato, con la possibilità di interagire, in genere attraverso una chat, per proporre quesiti o chiedere ulteriori approfondimenti. Tra gli enti che offrono webinar ad accesso gratuito:
 Il Formez propone ogni mese dei webinar su questioni specifiche relative alla Pubblica Amministrazione, per esempio su: obblighi di trasparenza, dematerializzazione, open data: http://eventipa.formez.it/
 I webinar dell’IFEL, Istituto per la Finanza e l’Economia Locale, una fondazione istituita dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), privilegiano il punto di vista degli amministratori degli enti locali. http://www.fondazioneifel.it/formazione/webinar
 Progetto Trio è una piattaforma di autoapprendimento della Regione Toscana, con un’ampia offerta di corsi per acquisire competenze linguistiche, informatiche, di comunicazione etc. Nella sezione Ultime notizie sono calendarizzati i webinar ai quali ci si può iscrivere.
http://www.progettotrio.it/trio/it/ultime-notizie/27-generale-notizie.html
 L’Agenda digitale lombarda è un’iniziativa promossa da Regione Lombardia per indirizzare e sostenere la crescita dell’innovazione tecnologica sul territorio lombardo. Sul sito sono disponibili la documentazione e il video dei webinar già svolti, sugli open data e sulla fatturazione elettronica.
http://www.agendadigitale.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Page&childpagename=DG_01%2FMILayout&cid=1213661383373&p=1213661383373&pagename=DG_01Wrapper
 Specifici sulle innovazioni tecnologiche a vantaggio di una gestione competitiva sono i webinar di ICT4Executive, con un taglio imprenditoriale: http://www.ict4executive.it/eventi

MOOC, invece, è l’acronimo di Massive Open  Online Courses, corsi on line articolati in più lezioni, come un insegnamento universitario, accessibili gratuitamente dalle pagine dalle istituzioni che le realizzano e da piattaforme e siti di provider che raccolgono i corsi nei più diversi ambiti disciplinari. Una illustrazione di MOOC la trovi in un bel servizio di Superquark,  all'indirizzo https://youtu.be/gPCDdPHAuI0. Per seguire il corso prescelto, strutturato in lezioni e test di verifica, è necessario registrarsi sulla piattaforma nel periodo in cui la sessione è attiva.
Le Università stanno sperimentando questa nuova modalità didattica. In Italia, alcuni esempi sono:
 Il Politecnico di Milano https://www.pok.polimi.it/
Propone a partire dal 27 aprile 2015 due ‘classi’ nell’ambito delle pratiche lavorative: GESTIRE IL CAMBIAMENTO e GESTIRE IL CONFLITTO
 L’Università Tor Vergata, attraverso il portale della Scuola d’Impresa http://www.exgate.it/ rende disponibili due corsi sul software Excel e un corso intitolato GESTIRE IL CAMBIAMENTO
 L’Università telematica Nettuno: http://www.uninettunouniversity.net/it/MOOC.aspx.
Offre, tra gli altri, dei corsi sulla legislazione comunitaria. La procedura di registrazione è dettagliata e non immediata, è consigliabile fare riferimento alle istruzioni dedicate.
Esistono piattaforme aggregative di MOOC (la maggior parte in inglese) realizzate dalle istituzioni in tutto il mondo:
 EMMA European Multiple MOOC Aggregator http://platform.europeanmoocs.eu/
 Iversity https://iversity.org/en/courses
 Edx https://www.edx.org/
 Coursera https://www.coursera.org/
 OpenupEd http://www.openuped.eu/courses
 Canvas network https://www.canvas.net/
Le directory aggiornano gli elenchi di MOOC disponibili:
 MOOCs.com http://www.moocs.co/Higher_Education_MOOCs.html
 MOOC List https://www.mooc-list.com/

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Ultimo aggiornamento Martedì 21 Aprile 2015 09:46
 

Il datore di lavoro paga l'iscrizione all'albo forense per l'avvocato dipendente (Cass. 7776/2015)

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La Cassazione, Sezione lavoro, con sentenza n. 7776 del 16 aprile 2015 ha stabilito che è l'INPS a dover sostenere l'onere economico per il pagamento al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati della tassa annuale di iscrizione dovuta dagli avvocati dipendenti dell'INPS.

La Corte, ai sensi dell'art. 384, primo comma, cod. proc. civ. ha ritenuto opportuno enunciare il seguente principio di diritto:
"Il pagamento della tassa annuale di iscrizione all'Elenco speciale annesso all'Albo degli avvocati, per l'esercizio della professione forense nell'interesse esclusivo dell'Ente datore di lavoro, rientra tra i costi per lo svolgimento di detta attività, che, in via normale, devono gravare sull'Ente stesso. Quindi, se tale pagamento viene anticipato dall'avvocato-dipendente deve essere rimborsato dall'Ente medesimo, in base al principio generale applicabile anche nell'esecuzione del contratto di mandato, ai sensi dell'art. 1719 cod. civ. secondo cui il mandante è obbligato a tenere indenne il mandatario da ogni diminuzione patrimoniale che questi abbia subito in conseguenza dell'incarico, fornendogli i mezzi patrimoniali necessari".

LEGGI DI SEGUITO (CLICCANDO SU "LEGGI TUTTO") LA SENTENZA n. 7776/2015 DELLA CORTE DI CASSAZIONE ...

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Ultimo aggiornamento Martedì 12 Maggio 2015 13:42 Leggi tutto...
 

Cassazione ordinanza 4881/15: q.l.c. per applicazione retroattiva di legge in tema di pensioni

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 Con ordinanza 4881 dell'11/3/2015 la quarta sezione Lavoro della Cassazione ha sollevato q.l.c. dell'art. 1, comma 777, della l. 296/2006 per violazione dell'art. 117,comma 1, Cost. in relazione all'art. 6 della CEDU e all'art. 1 del Protocollo aggiuntivo n. 1. La q.l.c. è fondata sulla sentenza Stefanetti della Corte di Strasburgo e censura la applicazione retroattiva di una norma di legge deteriore in materia pensionistica per il fatto che tale applicazione retroattiva è fatta senza che sussista equilibrio del sistema pensionistico e senza che richiesta da impellenti motivi di interesse generale.  

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Aprile 2015 10:04
 

AVVIATA UN’ISTRUTTORIA SU BORSA ITALIANA PER POSSIBILI RESTRIZIONI DELLA CONCORRENZA

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COMUNICATO STAMPA DELL'AUTOARITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO

"AVVIATA UN’ISTRUTTORIA SU BORSA ITALIANA PER POSSIBILI RESTRIZIONI DELLA CONCORRENZA

L’Antitrust ha deciso di avviare un’istruttoria per verificare se Borsa Italiana e BIt Market Services, società appartenenti al gruppo London Stock Exchange Group Holdings Italia,abbiano posto in essere condotte abusive nella fornitura dei servizi di informativa finanziaria. Il provvedimento è stato notificato oggi a Milano ai tre soggetti interessati. I funzionari dell’Agcm hanno svolto attività ispettive presso le rispettive sedi di Piazza Affari, coadiuvati dai militari della Guardia di Finanza - Nucleo Speciale Tutela Mercati.

Al centro dell’istruttoria, avviata in base ad alcune segnalazioni presentate da eClass, società che opera nel settore dei servizi di informativa finanziaria, ci sono le clausole contenute nei contratti per l’accesso ai dati finanziari di Borsa Italiana. Secondo l’Antitrust, potrebbero favorire il vendor del gruppo, BIt Market Services, imponendo ai vendor concorrenti, come eClass, di fornire informazioni dettagliate relative alla propria clientela. Un simile set informativo, insieme all’attività di auditing svolta da Borsa Italiana, potrebbe essere utilizzato da BIt Market Services per espandere la propria clientela a discapito dei vendor concorrenti.

L’istruttoria dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato dovrà concludersi entro il 31 marzo 2016.

Roma, 14 aprile 2015"

 

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Ultimo aggiornamento Martedì 14 Aprile 2015 17:44
 

Anche nella negoziazione assistita l'avvocato deve sollecitare, dissuadere e informare il cliente

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(da www.negoziazione-assistita.it )

Si deve ritenere che a partire dal conferimento del mandato, anche prima della conclusione della convenzione di negoziazione assistita e poi durante tutto il corso della procedura di negoziazione assistita, l'avvocato abbia il dovere di sollecitare, dissuadere e informare il cliente, rappresentandogli tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, che ostino al raggiungimento del risultato o creino il rischio di effetti dannosi.  Pare, infatti, che l'insegnamento della Cassazione circa i doveri dell'avvocato nei confronti del cliente (da ultimo ribadito in sentenza n. 6782/2015) debba riguardare anche l'attività correlata alla preparazione e poi allo svolgimento della negoziazione assistita da uno o più avvocati.

Si legge nella sentenza della Cassazione n. 6782/2015: "Nelle prestazioni rese nell'esercizio di attività professionali al professionista è richiesta la diligenza corrispondente alla natura dell'attività esercitata ... (continua cliccando su "Leggi tutto")

... e ricorda, per sapere tutto sulla negoziazione assistita da avvocati segui www.negoziazione-assistita.it , il sito che vuol fornire (gratuitamente) a tutti gli avvocati gli strumenti per interpretare al meglio il nuovo ruolo dell'avvocato al tempo della "degiurisdizionalizzazione". E ancora, per far meglio valere il tuo diritto al libero lavoro intellettuale, aderisci e invita altri ad aderire al social network www.concorrenzaeavvocatura.ning.com e aderisci al gruppo aperto "concorrenzaeavvocatura" su facebook (contano già centinaia di adesioni). Unisciti ai tanti che rivendicano una vera libertà di lavoro intellettuale per gli outsiders e, finalmente, il superamento del corporativismo nelle professioni...

Ultimo aggiornamento Martedì 14 Aprile 2015 08:12 Leggi tutto...
 

Tribunale Udine, decreto 1116/2015: rigetta ricorso contro Cassaforense su iscrizione d'ufficio

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(da www.negoziazione-assistita.it )

Il Tribunale di Udine, con decreto n. 1116 del 7 del aprile 2015, ha rigettato il ricorso ex art. 700 cpc che era stato proposto contro Cassaforense ed ha affermato la legittimità costituzionale dell'imposizione di un minimo di versamenti previdenziali per evitare la cancellazione dall'albo degli avvocati.

Ma è legittimo (in relazione agli artt. 23, 53 e 33 della Costituzione, nonchè in relazione agli artt. 15, 16 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea) condizionare la possibilità di lavorare come avvocato al pagamento delle somme stabilite dalla Cassa forense a titolo di contribuzione previdenziale minima ?

Mi pare interessantissima l'intervista dell'avv. Carmelo Giurdanella all'europarlamentare Ignazio Corrao, promotore, al riguardo, di una interrogazione alla Commissione europea.

QUESTO IL TESTO DEL DECRETO DEL TRIBUNALE DI UDINE:

Decreto di rigetto n. cronologico 1116/2015 del 7/4/2015
R.G. n. 153/2015

TRIBUNALE DI UDINE
IL GIUDICE DEL LAVORO
Decidendo sul ricorso ex art. 700 c.p.c. iscritto al n. 153/2015 R.L. promosso da C.D.V. nei confronti della Cassa Nazionale di Assistenza e Previdenza Forense, letti gli atti ed i documenti di causa, sentite le parti;

OSSERVA ... (continua cliccando su "Leggi tutto")

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Ultimo aggiornamento Sabato 11 Aprile 2015 16:11 Leggi tutto...
 

Consiglio di Stato, 1685/2015: esaltata la concorrenza in tutte le professioni (lo Stato vigilerà)

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(da www.negoziazione-assistita.it )

Il Consiglio di Stato, con sentenza 1685/2015, depositata il 31 marzo 2015, ha chiarito che il contenuto della vigilanza del Ministero della giustizia sugli ordini professionali non è la mera legalità del loro agire ma anche la opportunità del loro agire in vista della realizzazione del realizzarsi della concorrenza tra professionisti. Scrive tra l'altro il CdS che con la riforma delle professioni "ha assunto valenza preminente la finalità di tutela verso comportamenti anticoncorrenziali da parte degli organi dotati di potere autorizzatorio".

Mi pare si possa dire che ormai gli ordini professionali sono sorvegliati speciali e la professione di avvocato non potrà essere a lungo una eccezione per il fatto che la l. 247/2012 sia, sotto troppi aspetti, anticoncorrenziale !

LEGGI DI SEGUITO IL PUNTO 3 E 3.1 DELLA MOTIVAZIONE IN DIRITTO DEL CONSIGLIO DI STATO ...

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Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Aprile 2015 21:03 Leggi tutto...
 

Sentenza TAR Lazio 4943/15: ampissimo spazio alla pubblicità IN TUTTE le professioni regolamentate

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 (da www.negoziazione-assistita.it )

 

Il TAR Lazio, con sentenza n. 4943 dpositata in data 1/4/2015 ha deciso il ricorso della Federazione nazionale dell'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri (difesa anche dall'avvocato Piero Guido Alpa) contro l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ricorso che era stato promosso anche per l'annullamento della deliberazione adottata nell'adunanza del 4.9.2014 dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con la quale la Federazione ricorrente era stata ritenuta responsabile di una intesa restrittiva della concorrenza ai sensi dell'art. 101 TFUE, con conseguente irrogazione della sanzione amministrativa di Euro 831.816,00 e imposizione dell'obbligo di assumere misure atte a porre termine all'illecito riscontrato.

Il T.A.R. ha annullato il provvedimento impugnato limitatamente alla parte in cui determina l’importo della sanzione inflitta alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e ha rideterminato la sanzione in euro € 415.908. Di eccezionale rilavanza per i professionisti appartenenti a tutte le professioni "regolamentate" in ordini è il fatto che il T.A.R. Lazio abbia respinto quanto al resto.

LA SORTE DEL TENTATIVO DEL CONSIGLO NAZIONALE FORENSE DI RESISTERE IN VIA GIUDIZIARIA ALLA SANZIONE DI QUASI UN MILIONE DI EURO IRROGATAGLI DALL'ANTITRUST PER ANALOGA VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DI CONCORRENZA TRA PROFESSIONISTI SEMBRA IN GRAN PARTE SEGNATA !

(per leggere i passaggi più interessanti della sentenza che "aprono" decisamente alla pubblicità in tutte le professioni regolamentate in ordini, clicca su "Leggi tutto")

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Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Aprile 2015 13:58 Leggi tutto...
 

Iscrizione all'albo avvocati: quando la giurisdizione è del TAR e non del CNF

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Si legge nella sentenza 653/2015 del TAR Sicilia: "DIRITTO. Preliminarmente, in punto di giurisdizione, il Collegio ritiene di non discostarsi da quanto affermato dal Consiglio di Stato (Sez. VI, 12 marzo 2012 n. 1405) in una decisione relativa a una vicenda simile a quella oggetto della presente controversia.
In tale sentenza è stata affermata la giurisdizione del giudice amministrativo anche in materia di iscrizione in albi professionali (e indipendentemente dalla presenza di norme di giurisdizione speciale in favore dei relativi ordini professionali), “quando l’interessato prospetti che il decorso del tempo abbia determinato il perfezionarsi di un’ipotesi di silenzio significativo in proprio favore” (in termini, anche T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. IV, 2 luglio 2013, n. 1956).
Nel caso di specie, il ricorrente mira ad ottenere l’iscrizione nell’albo degli avvocati in forza del disposto dell’art. 45 d.lgs. n. 59/2010, che prevede la formazione del silenzio-assenso ex art. 20 L. 241/1990 trascorso il termine di due mesi dalla presentazione della domanda di iscrizione in albi, registri o elenchi per l’esercizio di professioni regolamentate.  
L’art. 45 d.lgs. n. 59/2010, che mira a garantire un trattamento uniforme a tutte le domande di iscrizioni in albi per l’esercizio di professioni regolamentate, deve considerarsi applicabile anche nell’ipotesi di iscrizione all’Albo degli Avvocati e ciò pure in assenza di un espresso richiamo del suo contenuto nella nuova disciplina dell’ordinamento forense (Legge 247/2012), che non ha riprodotto al suo interno una norma analoga a quella di cui all’art. 31, comma 6, del R.D.L. 27.11.1933 n. 1578.
Ne consegue che la presente controversia rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 133, comma 1, lett. a bis cod. proc. amm., che devolve alla cognizione del g.a. “le controversie relative all’applicazione dell’articolo 20 della legge 7 agosto 1990 n. 241”.

LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA DEL TAR SICILIA (PALERMO) N. 653 DEL 12/3/2015 ... 

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Ultimo aggiornamento Martedì 31 Marzo 2015 07:22 Leggi tutto...
 

Quando il silenzio è impugnabile? Quando la pubblica amministrazione ha l'obbligo di provvedere ?

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Si legge nella sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, ai punt1 5.1, 5.2, 5.3 e 6:

"5.1. Se è vero che il silenzio serbato sull’istanza in sanatoria, decorsi 60 giorni, va qualificato come diniego tacito ed è impugnabile nel termine di successivi 60 giorni (v. Cons. St., V, n. 5307/2014), altrimenti diventa inoppugnabile; è vero anche che la nota ricevuta ad aprile del 2012 ha segnato l’avvio di un nuovo procedimento d’ufficio - di riesame del precedente diniego - che deve pur sempre trovare una conclusione formale.
 5.2. Ciò sulla scorta degli indirizzi più recenti (v., ad esempio,Cons. St., IV, n. 4696/2014) che ampliano il novero delle fattispecie nelle quali è dato ravvisare un obbligo di provvedere, fondando tale obbligo su una concezione del procedimento inteso come un modello (non più solo di azione, ma anche) di relazione, tra il privato e la p.a., nel quadro di un rapporto (o di un “contatto”) da cui discendono obblighi di protezione e doveri di correttezza.
 5.3. Nel caso di specie è evidente che la nota del Comune dell’aprile 2012 – contenente una sorta di preavviso di accoglimento condizionato dell’originaria istanza - abbia generato un affidamento dell’odierna appellante, quanto meno ad una conclusione formale della vicenda sulla base di un atto espresso che invece, nel prosieguo, non è più intervenuto, senza alcuna giustificazione.
 6. In conclusione, l’appello è fondato e va accolto, con la conseguenza che, in riforma della sentenza di primo grado, accertato l’obbligo del Comune di provvedere, lo stesso va condannato ad adottare, entro e non oltre 30 giorni dalla comunicazione di questa sentenza, un provvedimento espresso che dia seguito alla richiamata nota del 26 aprile 2012. Altrimenti si provvederà alla nomina di un Commissario ad acta, gravando il Comune di ulteriori spese."

Si legge nella sentenza del Consiglio di Stato n. 4696 del 2014, al punto 1 della motivazione in diritto: 

"per la P.A. l'obbligo giuridico di provvedere, positivizzato in via generale dall'art. 2 della legge n. 241/1990, sussiste ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un'istanza, ovvero debba essere iniziato d'ufficio, derivandone che il silenzio-rifiuto è un istituto riconducibile a inadempienza dell'Amministrazione, in rapporto a un sussistente obbligo di provvedere che, in ogni caso, deve corrispondere ad una situazione soggettiva protetta, qualificata come tale dall'ordinamento (cfr.: Cons. St., Sez. IV, 22.6.2006 n. 3883; Id, 4.9.1985 n. 333 e 6.2.1995 n. 51; Sez. V 6.6.1996 n. 681 e 15.9.1997 n. 980; Sez. VI, 11.11.2008). Peraltro, la giurisprudenza ha chiarito che tale obbligo è rinvenibile anche al di là di un'espressa disposizione normativa che tipizzi il potere del privato di presentare un'istanza e, dunque, anche in tutte quelle fattispecie particolari nelle quali ragioni di giustizia e di equità impongano l'adozione di un provvedimento ovvero tutte quelle volte in cui, in relazione al dovere di correttezza e di buona amministrazione della parte pubblica, sorga per il privato una legittima aspettativa a conoscere il contenuto e le ragioni delle determinazioni (qualunque esse siano) dell'Amministrazione (ex plurimis: Cons. St., sez VI, 14.10.1992 n. 762)."

LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA n. 189/2015 E LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO n. 4696/2014 ...

semplicemente perchè essi sono più di 200.000.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Marzo 2015 17:00 Leggi tutto...
 

Circolare CNF del 18/3/2015 su negoziazione assistita (con utile modulistica per lo stato civile)

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(da www.negoziazione-assistita.it )

Il Consiglio Nazionale Forense ha indirizzato ai presidenti dei COA, il 18 marzo 2015, una circolare in materia di negoziazione assistita (circolare 6-C-2015), allegando una utile modulistica per gli adempimenti di cui agli artt. 6 e 12. d.l. 132/2014 (modulo di trasmissione dell’accordo ai sensi dell’art. 6, comma 3, del d.l. 132/2014 e due formulari utili al rilievo statistico e relativi al medesimo art. 6 e all’art. 12).

Si legge nella circolare: "... il d.l. n. 132/2014 convertito in legge n. 162/2014 ha introdotto l’istituto della negoziazione assistita in forme e per situazioni giuridiche differenti. L’impegno dell’Avvocatura per lo sviluppo di questo meccanismo alternativo alla giurisdizione non può che essere massimo, atteso che pone al centro la nostra figura professionale.
Per questo motivo, anche nell’ottica di migliorare dal punto di vista tecnico le soluzioni normative vigenti, il Consiglio nazionale ha iniziato un percorso di collaborazione con il Ministero dell’interno, l’Istat e la Direzione generale di statistica del Ministero della giustizia per monitorare l’impatto della procedura di nuovo conio e per agevolare gli avvocati negli obblighi legislativi derivanti, in particolare, dall’art. 6. Difatti, ai sensi del comma 3, nelle procedure di negoziazione in materia di separazione e divorzio, «l'avvocato della parte è obbligato a trasmettere, entro il termine di dieci giorni, all'ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto, copia, autenticata dallo stesso, dell'accordo munito delle certificazioni di cui all'articolo 5». Il comma 4 poi, com’è noto, prevede una sanzione amministrativa per l’avvocato che violi tale obbligo.
Pertanto, sono lieto di trasmetterVi tre differenti moduli che potranno essere utili nella nostra pratica quotidiana. Si tratta, in particolare, del modulo di trasmissione dell’accordo ai sensi dell’art. 6, comma 3 e di due formulari utili al rilievo statistico relativi al medesimo art. 6 e all’art. 12, che potranno ugualmente essere depositati presso l’ufficiale dello stato civile.

L’art. 12 - che riguarda la «separazione consensuale, richiesta congiunta di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e modifica delle condizioni di separazione o di divorzio innanzi all'ufficiale dello stato civile» - non richiede l’assistenza tecnica obbligatoria, purtuttavia non è escluso – ed anzi probabile – che l’avvocato assista le parti nella redazione dell’accordo. Ragion per cui è apparso utile fornire modulistica per il rilievo statistico anche a questo fine. ..."

Nel sito www.negoziazione-assistita.it trovi anche i moduli li tallegati alla circolare.

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Ultimo aggiornamento Martedì 14 Aprile 2015 08:17
 

Esercizio abusivo della professione (in particolare d'avvocato) e tenuità del fatto

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 18/3/ 2015 il d.lgs. n. 28 del 16/3/2015  "Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera m), della legge 28 aprile 2014, n. 67". Alcuni ritengono che ne derivi una più incisiva tutela delle professioni contro l'abusivismo (vedasi l'articolo di Marina Calderone "Professioni più tutelate contro l'esercizio abusivo", su ilsole24ore del 19/3/2015). 

APPROFONDIAMO, CON PARTICOLARE RIGUARDO ALL'ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE FORENSE, CORRELATO ALLA MANCATA ISCRIZIONE O CANCELLAZIONE DALL'ALBO PER INCOMPATIBILITA'.

Partiamo dalla constatazione che l'art. 1 del d.lgs. 28/2015 introduce nel codice penale l'art. 131-bis "Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto", per il quale:

"Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell'art. 133, primo comma, l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale. ... . Il comportamento è abituale ... nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate".

Ebbene, nei casi in cui l'esercizio abusivo di una professione (e in particolare della professione forense) non si fondi su condotte plurime, abituali e reiterate, deve considerarsi la "modalità della condotta" e l'eventuale "esiguità del danno o del pericolo". Al riguardo si consideri quanto segue. 

La tutela delle professioni va bene solo nei limiti in cui sia tutela mediata dei clienti dei professionisti; non quando è tutela delle corporazioni. Occorre domandarci se le regole sull'accesso alle professioni siano al passo coi tempi o siano troppo infarcite di corporativismo.

Ricordiamo che il TAR Lazio, con sentenza 2720/2013 ha affermato che: a) bisogna riconoscere la "primazia" della rilevanza della concorrenza nel quadro dei valori costituzionali e comunitari (pag. 24 della sentenza); b) al "valore primario" che l'ordinamento costituzionale e dell'Unione riconoscono alla concorrenza si correla la responsabilità dello Stato per l violazione delle norme UE (pag. 28 della sentenza). 

Ricordiamo pure, con il TAR del Lazio (sentenza n.5151/11), che "La ricognizione dei princìpi fondamentali in materia di professioni è intervenuta con d. lgs. 2 febbraio 2006, n. 30. In tale ambito, chiarito dall’art. 3, titolato <<Tutela della concorrenza e del mercato>>, che l’esercizio della professione si svolge nel rispetto della disciplina statale della tutela della concorrenza, ivi compresa quella delle deroghe consentite dal diritto comunitario a tutela di interessi pubblici costituzionalmente garantiti o per ragioni imperative di interesse generale ...".

La Corte costituzionale, inoltre, con sentenza 200 del 2012, sembra aver tracciato la strada della verifica di compatibilità delle leggi con la necessaria finalità di tutela (promozione) della concorrenza sub specie di liberalizzazione. Sembra configurarsi una protezione costituzionale del principio già sancito dall'art. 3, comma 5, del d.l. 138/2011 per cui gli ordinamenti professionali (compreso quello di avvocato) devono garantire che l'esercizio dell'attività e le regole d'accesso alla stessa rispondano senza eccezioni ai principi di libera concorrenza. Con riguardo, ad esempio, alla riforma forense (l. 247/2012), numerose previsioni di quel provvedimento attengono alla materia della tutela della concorrenza, ai sensi dell'art. 117, comma 2, lett. e), della Costituzione. Certo le dichiarazioni di incostituzionalità potranno arrivare ove non sia praticabile una interpretazione costituzionalmente orientata. Al riguardo è importantissimo il comma 2 dell'art. 1 del d.l. 1/2012, per cui: "2.  Le disposizioni recanti divieti, restrizioni, oneri o condizioni all'accesso ed all'esercizio delle attività economiche sono in ogni caso interpretate ed applicate in senso tassativo, restrittivo e ragionevolmente proporzionato alle perseguite finalità di interesse pubblico generale, alla stregua dei principi costituzionali per i quali l'iniziativa economica privata è libera secondo condizioni di piena concorrenza e pari opportunità tra tutti i soggetti, presenti e futuri, ed ammette solo i limiti, i programmi e i controlli necessari ad evitare possibili danni alla salute, all'ambiente, al paesaggio, al patrimonio artistico e culturale, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e possibili contrasti con l'utilità sociale, con l'ordine pubblico, con il sistema tributario e con gli obblighi comunitari ed internazionali della Repubblica."

LE REGOLE SULL'ACCESSO ALLA PROFESSIONE FORENSE COME LIMITAZIONI QUANTITATIVE ALL'ACCESSO, SPACCIATE PER LIMITAZIONI QUALITATIVE. La concorrenza non scaturisce automaticamente dalla presenza di un elevato numero di operatori in un settore economico. Si può dire che in un settore c'è concorrenza solo se in esso le quote di mercato e i redditi sono sufficientemente distribuiti tra gli operatori.
Ebbene, esaminando i redditi degli avvocati italiani si scopre che quasi la metà degli iscritti negli albi forensi hanno un reddito professionale molto basso: guadagnano cioè assai meno dei colleghi che, con un reddito oggettivamente elevato, si pongono al vertice della scala dei redditi dell'avvocatura. QUESTO SIGNIFICA CHE LA REGOLAZIONE DELL'AVVOCATURA E' ANTICONCORRENZIALE, OSSIA CHE IMPERA UNA "CONCORRENZA SELVAGGIA" TRA I TANTI AMMESSI AL MERCATO DEI SERVIZI PROFESSIONALI D'AVVOCATO E CHE NON C'E' AFFATTO UNA SANA E AUTENTICA CONCORRENZA TRA PROFESSIONISTI. INFATTI, UNA AUTENTICA CONCORRENZA NON CONSENTIREBBE LA COESISTENZA SUL MERCATO DI TANTI AVVOCATI DALLA PERFORMANCE ECONOMICA COSI' DIFFERENZIATA.   E' un inganno negare tale verità economica, facendo credere che la concorrenza tra avvocati c'è semplicemente perchè essi sono più di 200.000.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Marzo 2015 10:29
 

Corte di giustizia 26/2/15: su discriminazione per età in materia di licenziamento e pensione

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La Corte di giustizia, con sentenza del 26/2/2015 ha deciso la causa C-515/13 in materia di discriminazione per età, licenziamento e pensione.

LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA SU CAUSA C-515/13 ...

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Ultimo aggiornamento Martedì 17 Marzo 2015 11:04 Leggi tutto...
 

Corte di giustizia 28/1/15: sentenza su discriminazione in base a etàper computo retribuzione

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 Con sentenza del 28/1/2015 in causa C-417/13 la Corte di giustizia è intervenuta in materia di discriminazione in base all'età ai fini del computo della retribuzione del lavoratore.

LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA IN CAUSA C-417/13 ...

 ... e ricorda, per sapere tutto sulla negoziazione assistita da avvocati segui www.negoziazione-assistita.it , il sito che vuol fornire (gratuitamente) a tutti gli avvocati gli strumenti per interpretare al meglio il nuovo ruolo dell'avvocato al tempo della "degiurisdizionalizzazione". E ancora, per far meglio valere il tuo diritto al libero lavoro intellettuale, aderisci e invita altri ad aderire al social network www.concorrenzaeavvocatura.ning.com e aderisci al gruppo aperto "concorrenzaeavvocatura" su facebook (contano già centinaia di adesioni). Unisciti ai tanti che rivendicano una vera libertà di lavoro intellettuale per gli outsiders e, finalmente, il superamento del corporativismo nelle professioni...

Ultimo aggiornamento Martedì 17 Marzo 2015 11:02 Leggi tutto...
 

Facsimile di invito a concludere convenzione di negoziazione assistita

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(da www.negoziazione-assistita.it )

Raccomandata A.R.

Invito a concludere una convenzione di negoziazione assistita da avvocati ex art. 2 e ss. del D.L. 132/2014 convertito in L. 162/2014

Il sottoscritto, Avv. .........., iscritto all'albo degli avvocati di .............., con studio in ......., via / piazza, .................., n. .........., c.a.p., telefono ...........,  fax .... p.e.c. ...................., come da mandato rilasciato da ............. (se trattasi di persona giuridica indicare anche il legale rappresentante), residente / avente sede in ............., via / piazza .............., n. ........., c.a.p. ............., codice fiscale / partita IVA ............., telefono ..............., fax ................., e-mail ............., ai sensi degli articoli 2 e seguenti del decreto legge n. 132/2014,

invita .........

a stipulare una convenzione di negoziazione assistita da avvocati, finalizzata a dirimere la controversia tra lei (oppure, ad es., tra codesta società .............) e ............ ed avente ad oggetto ................ La convenzione di negoziazione assistita è volta a cooperare in buona fede e con lealtà, con l'assistenza dei propri avvocati, per risolvere in via amichevole la controversia. Si avvisa che, ai sensi dell'art. 4, comma 1, del predetto decreto legge n. 132/2014, la mancata risposta al presente invito entro 30 giorni dal suo ricevimento, così come il rifiuto espresso ed ingiustificato di addivenire alla stipula di un convenzione di negoziazione assistita da avvocati, potrebbero esser valutati dal giudice ai fini della condanna alle spese in un eventuale giudizio civile successivo e ai fini di cui agli articoli 96 e 642, comma 1, del codice di procedura civile. Si resta in attesa di riscontro.

Luogo e data

firma dell'avvocato

firma del suo cliente

autentica di firma

N.B.: i facsimile proposti sono solo modelli indicativi. Occorre sempre verificare, prima di utilizzarli, la loro piena conformità alle norme di legge e la loro idoneità a raggiungere lo scopo. In particolare occorre tener conto della eventuale necessità di applicare la direttiva 93/13/CEE al contratto per prestazione di servizio professionale di avvocato (vedasi sentenza della CGUE depositata il 15/1/2015 in causa C-537/13, in particolare ai punti 19, 23, 26, 27, 31, 32, 33, 34 e 35). In ogni caso si declina ogni responsabilità relativa all'utilizzo dei facsimile.

 

... e ricorda, per sapere tutto sulla negoziazione assistita da avvocati segui www.negoziazione-assistita.it , il sito che vuol fornire (gratuitamente) a tutti gli avvocati gli strumenti per interpretare al meglio il nuovo ruolo dell'avvocato al tempo della "degiurisdizionalizzazione". E ancora, per far meglio valere il tuo diritto al libero lavoro intellettuale, aderisci e invita altri ad aderire al social network www.concorrenzaeavvocatura.ning.com e aderisci al gruppo aperto "concorrenzaeavvocatura" su facebook (contano già centinaia di adesioni). Unisciti ai tanti che rivendicano una vera libertà di lavoro intellettuale per gli outsiders e, finalmente, il superamento del corporativismo nelle professioni...

Ultimo aggiornamento Domenica 15 Marzo 2015 17:43
 

Le norme del d.l. 132/2014 (convertito da l. 162/2014) sulla negoziazione assistita

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Il capo 2 del D.L. 12/9/2014, n. 132, "Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile", come modificato dalla legge di conversione n. 162/2014, disciplina la "Procedura di negoziazione assistita da uno o più avvocati" e dispone, agli articoli da 2 a 11:

"---   Art. 2.  Convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati
1.  La convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati è un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia tramite l'assistenza di avvocati iscritti all'albo anche ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96.
1-bis.  È fatto obbligo per le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, di affidare la convenzione di negoziazione alla propria avvocatura, ove presente.
2.  La convenzione di negoziazione deve precisare:

a)  il termine concordato dalle parti per l'espletamento della procedura, in ogni caso non inferiore a un mese e non superiore a tre mesi, prorogabile per ulteriori trenta giorni su accordo tra le parti; (10)
b)  l'oggetto della controversia, che non deve riguardare diritti indisponibili o vertere in materia di lavoro. ... (continua a leggere sul sito www.negoziazione-assistita.it ) ...

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Marzo 2015 17:44
 

Reiterabilità della negoziazione assistita per separazione coniugi dopo il no del PM

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Importante decisione del Tribunale di Torino del 15/1/2015 in tema di provvedimenti adottabili dal Presidente del Tribunale dopo il "no" del P.M. all'accordo tra coniugi in tema di separazione, raggiunto attraverso negoziazione assistita. Il P. M. non aveva dato l'OK all'accordo che una coppia, per separarsi, aveva raggiunto attraverso una negoziazione assistita: in particolare il P.M. aveva rilevato che un figlio della coppia -maggiorenne ma non economicamente autonomo- non era adeguatamente tutelato dall'accordo raggiunto dai genitori, i quali non avevano previsto nulla riguardo al suo mantenimento. Il Presidente del Tribunale di Torino concede un'altra chance alla coppia per tentare una ulteriore negoziazione assistita che soddisfi in pieno le esigenze di tutela dell'interesse del figlio, così come rilevate dal Pubblico Ministero. Scrive il Giudice "...qualora le parti non depositino alcun ricorso e, comparendo avanti al Presidente, dichiarino di aderire pienamente ai rilievi effettuati dal Pubblico Ministero, l’accordo potrà esser autorizzato dal Presidente (di conseguenza restando nell’alveo della “degiurisdizionalizzazione” di cui alla L. n. 162/14): la locuzione “provvede” è infatti, come detto, di ampia portata onde consente una interpretazione siffatta, e , d’altronde, su detto accordo il Pubblico Ministero ha espresso il proprio parere, individuando in precisi elementi le ragioni ostative alla autorizzazione".

(leggi l'ordinanza del Tribunale di Torino sul sito www.negoziazione-assistita.it )

 

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Marzo 2015 17:44
 

Facsimile di convenzione di negoziazione assistita

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Convenzione di negoziazione assistita da avvocati (ai sensi dell' art. 2 del D.L. n. 132/2014, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 162/2014)

Addì ....., il signor ........ (si esemplifica il caso di controversia tra persone fisiche, per cui di ciascuna parte si dovrà indicare nome e cognome, luogo e data di nascita, residenza, c.f.), assistito dall’Avv. ... del Foro di ..., con studio in ......, P.IVA, P.E.C., presso il quale elegge domicilio ai fini del presente procedimento di negoziazione assistita,
e il signor ....... , rappresentato e difeso dall’Avv. ..., con studio in ......, P.IVA, P.E.C. ...., presso il quale elegge domicilio ai fini del presente procedimento di negoziazione assistita,

PREMESSO

- che sussiste controversia tra le parti (indicarne l'oggetto, ex art. 2, comma 2, lett. b., del d.l. n. 132/2014);

- che in ordine a tale controversia non è in corso alcun procedimento giurisdizionale;

- che il sig. ....., con nota del ...., ha invitato il sig. ...., ad aderire ad una convenzione di negoziazione assistita da avvocati, al fine di addivenire ad un accordo che evitasse l'azione giudiziaria che lo stesso sig. ... ha intenzione di proporre a tutela del diritto di cui si afferma titolare;

- che il sig. ...., con nota del ..., ha aderito all'invito rivoltogli;

DICHIARANO: ... (continua sul sito www.negoziazione-assistita.it) ...

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Marzo 2015 17:45
 

Circolare 16/2014 del Ministero dell'Interno

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Circolare n. 16/2014 del Ministero dell'Interno
OGGETTO: Decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132. Art. 6 (Convenzione di negoziazione assistita da un avvocato per le soluzioni consensuali di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio). Adempimenti degli uffici dello stato civile. Nella Gazzetta Ufficiale n. 212, del 12 settembre U.S., è stato pubblicato il decreto-legge indicato in oggetto, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile. Nell'ambito di tali misure, gli artt. 6 e 12 introducono importanti novità in tema di separazione personale, di cessazione degli effetti civili e di scioglimento del matrimonio, volte a semplificare le relative procedure. Delle citate disposizioni, la prima è entrata in vigore il giorno successivo alla pubblicazione del decreto-legge (13 settembre 2014), mentre per la seconda è stabilito il termine del trentesimo giorno successivo all'entrata in vigore della legge di conversione (art. 12, comma 7).
Dovendo, pertanto, fornire le prime indicazioni con riguardo alla disposizione di cui all'art. 6, già divenuta operativa, si osserva come la stessa attribuisca ai coniugi la facoltà di concludere una "convenzione di negoziazione assistita da un avvocato". Tali convenzioni possono avere ad oggetto le soluzioni consensuali di separazione personale e, nei casi di avvenuta separazione personale ai sensi delle disposizioni vigenti, anche di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio nonché di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.
La previsione in commento non trova applicazione in presenza di figli minori, maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti (comma 2). ... (continua sul sito www.negoziazione-assistita.it")

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Marzo 2015 17:45
 

Circolare 19/2014 del Ministero dell'Interno

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(dal sito www.negoziazione-assistita.it )

Integrando la precedente circolare n. 16 dell'1/10/2014, il Ministero dell'Interno ha emanato la circolare n. 19 del 28/11/2014, al fine di fornire indicazioni sugli adempimenti cui sono tenuti avvocati e ufficiali di stato civile in relazione all'esperimento della negoziazione assistita da avvocati nella specifiche materie della separazione personale dei coniugi, della cessazione degli effetti civili o dello scioglimento del matrimonio.

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Marzo 2015 17:46
 

Circolare 21/2014 del Ministero dell'Interno

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(dal sito www.negoziazione-assistita.it )

Le disposizioni introdotte dagli artt. 6 e 12 della l. 162/2014, di conversione del d.l. 132/2014, hanno imposto di adeguare il Decreto del Ministro dell'Interno del 5/4/2002 che approvava le formule di rito per la redazione degli atti dello stato civile. Ne dà conto la circolare del MInistero dell'Interno n. 21 del 10/12/2014, la quale riporta in allegato le nuove formule introdotte con decreto ministeriale del 9/12/2014.

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Marzo 2015 17:46
 

Dichiarazione di resa informativa sulla negoziazione assistita

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(dal sito www.negoziazione-assistita.it )

Dopo l'entrata in vigore della normativa sulla "negoziazione assistita obbligatoria" si suggerisce di inserire nelle procure un chiaro riferimento alla avvenuta informativa al riguardo. Si potrebbe inserire in procura questo testo: "Dichiaro di essere stato informato dall'Avv. ...........  -ai sensi dell’art. 2, comma 7, del decreto legge n. 132/2014- della necessità, prima di proporre azione in giudizio, di ricorrere alla procedura di negoziazione assistita da uno o più avvocati, come disciplinata dagli artt. 2 e ss. del D. L. n. 132/2014".

N.B.: i facsimile proposti sono solo modelli indicativi. Occorre sempre verificare, prima di utilizzarli, la loro piena conformità alle norme di legge e la loro idoneità a raggiungere lo scopo. In particolare occorre tener conto della eventuale necessità di applicare la direttiva 93/13/CEE al contratto per prestazione di servizio professionale di avvocato (vedasi sentenza della CGUE depositata il 15/1/2015 in causa C-537/13, in particolare ai punti 19, 23, 26, 27, 31, 32, 33, 34 e 35). In ogni caso si declina ogni responsabilità relativa all'utilizzo dei facsimile.

 

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Marzo 2015 17:46
 

Stabilire gli onorari professionali nei contratti di assistenza legale per negoziazione assistita?

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(da www.negoziazione-assistita.it )

Perchè nei contratti standard di assistenza legale per negoziazione assistita da avvocato, se stipulati con una persona fisica che non agisce per fini che rientrano nel quadro della sua attività professionale, è bene stabilire termini e modalità di pagamento delle prestazioni professionali ?
E' bene perchè la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, con sentenza del 15/1/2015 nella causa C-537/13, ha deciso che nei contratti standard di assistenza legale stipulati da un avvocato con una persona fisica che non agisce per fini che rientrano nel quadro della sua attività professionale la tutela del cliente deve essere una tutela rafforzata: in sostanza, se gli avvocati decidono di ricorrere, all’interno di un contratto, a clausole standardizzate, predisposte da loro o dai propri ordini professionali, sono poi tenuti a rispettare la direttiva 93/2013.
Questo il dispositivo della sentenza della Corte di giustizia: "La direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, deve essere interpretata nel senso che essa si applica ai contratti standard di servizi di assistenza legale, come quelli di cui al procedimento principale, stipulati da un avvocato con una persona fisica che non agisce per fini che rientrano nel quadro della sua attività professionale."
In considerazione dell’asimmetria informativa che ricorre tra l'avvocato e il suo cliente e ritenendo che quest'ultimo sia "la parte debole" del contratto di assistenza legale, la Corte di giustizia dell'Unione Europea, nella detta sentenza ha affermato che è necessario applicare ai contratti standardizzati di assistenza legale la direttiva 93/2013 sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori. Nei detti rapporti contrattuali il cliente dell'avvocato è stato riconosciuto "consumatore" e a sua tutela sono state riconosciute applicabili le regole Ue sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori. ...   (continua a leggere quest'articolo su www.negoziazione-assistita.it )

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 08:48
 

Antitrust adotta innovativo codice etico del personale: trasparenza invece di odiose incompatibilità

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L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si è dotata di un nuovo "Codice etico del personale", pubblicato il 2/3/2015. In più parti il codice sottolinea i doveri del dipendente di diligenza, lealtà, imparzialità, buona condotta, astensione in caso di conflitto di interessi, riserbo, lontananza da situazioni o comportamenti che possano ostacolare il corretto adempimento dei compiti o nuoce3re agli interessi o all'immagine della pubblica amministrazione.  Fondamentale, però, è la mancata previsione di incompatibilità per i casi in cui possano sorgere conflitti di interessi in concreto. Riporto l'art. 6 del "codice", dedicato, appunto ai conflitti di interessi: ...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 08:50 Leggi tutto...
 

Antitrust segnala le eccessive incompatibilità per l'attività di mediazione

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L'ANTITRUST, NEL BOLLETTINO N. 6 DEL 2 MARZO 2015, HA PUBBLICATO LA SEGUENTE SEGNALAZIONE (AS1173) IN MATERIA DI ATTIVITA' DI MEDIAZIONE E INCOMPATIBILITA' CON L'ESERCIZIO DI ALTRE PROFESSIONI.
Questo il testo:
Roma, 18 febbraio 2015
Presidente del Senato della Repubblica
Presidente della Camera dei Deputati
Presidente del Consiglio dei Ministri
Ministro dello Sviluppo Economico
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella sua riunione dell’11 febbraio 2015, ha inteso formulare, ai dell’articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, le seguenti osservazioni in merito all’articolo 5, comma 3, della legge 3 febbraio 1989, n. 39, concernente il regime di incompatibilità nell’esercizio dell’attività di mediatore attualmente vigente, così come novellato dall’art. 18 della Legge 5 marzo 2001, n. 57.
In particolare, tale disposizione prevede che: “L’esercizio dell’attività di mediazione è incompatibile: a) con l’attività svolta in qualità di dipende da persone, società o enti, privati e pubblici, ad esclusione delle imprese di mediazione; b) con l’esercizio di attività imprenditoriali e professionali, escluse quelle di mediazione comunque esercitate”.
L’Autorità, in data 10 maggio 1999, nell’ambito della segnalazione AS1731, aveva già portato all’attenzione del Legislatore nazionale la disciplina della professione di mediatore e il relativo regime di incompatibilità, così come disciplinato dall’articolo 5, comma 3 della legge 39/1989 prima della modifica del 2001, segnalando che le norme ivi contenute introducevano ingiustificate limitazioni all’esercizio dell’attività di mediazione2. In tale occasione, infatti, l’Autorità aveva precisato che connotazione tipica ed essenziale del contratto di mediazione è quella dell’imparzialità del mediatore, che può assumere tale qualità solo se opera su un piano di indipendenza rispetto alle parti a favore delle quali esplica l’attività di intermediazione, in particolare, non essendo vincolato con alcuno dei futuri contraenti da rapporti di collaborazione, di dipendenza, o di rappresentanza.
Di conseguenza, l’Autorità aveva ritenuto la disciplina all’epoca vigente ingiustificatamente restrittiva della concorrenza, tanto con riferimento ai lavoratori subordinati che ai lavoratori autonomi/professionisti, in quanto disproporzionata rispetto all’obiettivo di garantire l’imparzialità e l’indipendenza del mediatore. In particolare, l’Autorità rilevava che tale obiettivo poteva essere conseguito con riferimento ai lavoratori subordinati mediante un divieto più limitato, circoscritto alla sola ipotesi in cui sussista un rapporto di impiego/subordinazione tra il mediatore e una delle parti interessate alla mediazione; mentre, con riferimento ai lavoratori autonomi/professionisti, l’Autorità rilevava che “quand’anche un professionista operasse una mediazione di cui è parte un soggetto con il quale sono intercorsi contratti d’opera, non esistendo un vincolo di subordinazione egli rimarrebbe libero di operare in piana autonomia”, risultando pertanto una tale incompatibilità non necessaria, “traducendosi esclusivamente in una ingiustificata restrizione all’esercizio di una attività, quella di mediatore immobiliare, che, invece per sua natura, potendo essere esercitata anche in forma discontinua e occasionale, si presta ad essere esplicata in concomitanza con altre attività” (3).
Tuttavia, la disciplina adottata dal Legislatore nel 2001 con la legge n. 574 non ha recepito l’auspicio espresso dall’Autorità nella propria segnalazione del 1999. Infatti, oltre a mantenere l’ipotesi di incompatibilità dell’attività di mediatore con l’attività svolta in qualità di dipendente da persone società o enti pubblici o privati diversi dalle imprese di mediazione, si è ampliata l’incompatibilità prevista per i lavoratori autonomi/liberi professionisti, passando da una ipotesi di incompatibilità con “l’iscrizione in altri albi, ordini ruoli o registri” ad una incompatibilità generale con l’esercizio di qualsiasi “attività imprenditoriale o professionale diversa dall’attività di mediazione” (5).
Così come novellata, la disposizione di cui all’art. 5, comma 3, della L. n. 39/1989, anziché eliminare, rafforza e amplia le ipotesi di incompatibilità, creando maggiori restrizioni e limitazioni non giustificate dal perseguimento di interessi generali.
Per i motivi di cui sopra, l’Autorità ribadisce quanto già evidenziato nella propria precedente segnalazione, ossia che un divieto generalizzato, come quello previsto dalla vigente norma, tanto con riferimento ai lavoratori dipendenti che con riferimento ai lavoratori autonomi, appare, oggi come allora, non proporzionato e non necessario al fine di garantire l’imparzialità e l’indipendenza del mediatore nell’esercizio della propria attività. Infatti, al fine di salvaguardare l’imparzialità e l’indipendenza del mediatore appare sufficiente vietare l’esercizio dell’attività di mediazione nei soli casi in cui possa essere compromessa l’indipendenza e la terzietà del mediatore nel rapporto di intermediazione, ad esempio, nei casi in cui il mediatore sia legato ad una delle parti da un rapporto di subordinazione, dipendenza o di rappresentanza.
Infine, si evidenzia la necessità che le disposizioni normative disciplinanti l’esercizio di attività commerciali non creino vincoli regolamentari che possano determinare restrizioni e limitazioni alla concorrenza non giustificate dal perseguimento di interessi generali (6).
L’Autorità auspica, pertanto, che osservazioni sopra svolte possano condurre a una revisione in senso proconcorrenziale della normativa esaminata.
La presente Segnalazione sarà pubblicata sul Bollettino di cui all’art. 26 della legge n. 287/90.

NOTE
- nota 1. Segnalazione, ex articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, AS173 del 10 maggio 1999, avente ad oggetto: a) “Normative che determinano una limitazione degli accessi al mercato per i nuovi operatori”; b) “Normative che attribuiscono ingiustificati vantaggi concorrenziali”; c) “Normative che alterano i meccanismi di formazione dei prezzi”.
- nota 2. L’articolo 5, comma 3, L. n. 39/1989, prima della modifica legislativa, disponeva che: “L’esercizio dell’attività di mediazione è incompatibile con qualunque impiego pubblico o privato, fatta eccezione per l’impiego presso imprese o società aventi per oggetto l’esercizio dell’attività di mediazione; con l’iscrizione in altri albi, ordini ruoli o registri e simili; […]”.
- nota 3. AS173, cit..
- nota 4. Segnatamente, articolo 18, legge 5 marzo 2001, n. 57.
- nota 5. L’articolo 5, comma 3, L. n. 39/1989, modificato dall’articolo 18, L. n. 57/2001.
- nota 6. Cfr. Decreto-Legge n. 1/2012, convertito con modificazioni dalla L. n. 27/2012 e Decreto-Legge n. 138/2011, convertito con modificazioni dalla L. n. 148/2011.

IL PRESIDENTE
Giovanni Pitruzzella

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 08:53
 

15/4/15: Corte cost. decide sul futuro dei costi minimi dell'autotrasporto (anche dopo la l. 190/14)

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Dispone l'art. 1, comma 250, della legge 190/2014 (legge di stabilità 2015):
"Fatto salvo quanto previsto dal comma 4 dell'articolo 83-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come da ultimo sostituito dal comma 248 del presente articolo, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tenuto anche conto delle rilevazioni effettuate mensilmente dal Ministero dello sviluppo economico sul prezzo medio del gasolio per autotrazione, pubblica e aggiorna nel proprio sito internet valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio dell'impresa di autotrasporto per conto di terzi."

Il comma 4 dell'articolo 83-bis del decreto-legge n. 112/08 (come da ultimo sostituito dal comma 248 dell'art. 1 della legge di stabilità 2015) recita: "Nel contratto di trasporto, anche stipulato in forma non scritta, di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, e successive modificazioni, i prezzi e le condizioni sono rimessi all'autonomia negoziale delle parti, tenuto conto dei princìpi di adeguatezza in materia di sicurezza stradale e sociale".

Lo stesso d.lgs. 286/2005, all'art. 4, comma 2, stabilisce che "sono nulle le clausole dei contratti di trasporto che comportino modalità e condizioni di esecuzione delle prestazioni contrarie alle norme sulla sicurezza della circolazione stradale".

In tema di “costi minimi” dell'autotrasporto la Corte costituzionale si esprimerà in Camera di consiglio il 15 aprile 2015 sulle q.l.c. sollevate in tema dal Tribunale di Lucca e da quello di Trento (atto di promovimento 160/2013). La fissazione della discussione in Camera di consiglio, invece che in seduta pubblica, lascia prevedere due possibili esiti:
1) che la Corte costituzionale sollevi innanzi a se stessa q.l.c. del sopravvenuto comma 250 dell'art. 1 della l. 190/2014. Ciò, a mio avviso, potrebbe accadere (in relazione al parametro di costituzionalità di cui all'art. 117, comma 1, della Costituzione, con riguardo all'art. 101 TFUE)  per argomentazioni analoghe a quelle che si leggono in un recente provvedimento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (provvedimento sanzionatorio I748 del 22/10/2014 nei confronti del Consiglio Nazionale Forense - vedi soprattutto i punti 82, 95, 112, 114, 117, 120, 122 e 123);
2) che la Corte costituzionale, seguendo l’interpretazione delle norme UE fornita dalla sentenza della Corte di giustizia del 4/9/2014 sui costi minimi (sentenza in causa C-184/13 che decise la questione pregiudiziale sottoposta alla Corte di giustizia dal TAR Lazio) ritenga doversi procedere ad immediata disapplicazione del comma 250 dell’art. 1 della legge di stabilità 2015 e, conseguentemente, qualifichi inammissibile le questioni di legittimità costituzionale sulle quali è stata chiamata a pronunciarsi.

Inoltre, non è da escludere che della vicenda si occupi (a seguito di segnalazione degli interessati) l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. In tal caso, molto probabilmente l’Autorità non si discosterà dalla linea interpretativa delle norme comunitarie di liberalizzazione delle tariffe seguita dalla Corte di giustizia nella sentenza del 4/9/2014 che ha deciso la causa C-184/13. A mio avviso, l’esito più probabile dell’esame della questione da parte dell’Autorità potrebbe essere una “segnalazione a Governo e Parlamento” nel senso della contrarietà dell’art. 1, comma 250, della legge 190/2014, rispetto all’art. 101 del TFUE. Lo si può prevedere anche perchè, con provvedimento I748 del 22/10/2014, l’Autorità ha pesantemente sanzionato il Consiglio Nazionale Forense proprio per violazione della concorrenza ex art. 101 TFUE, per aver pubblicato sul proprio sito internet (addirittura solo in una sezione dedicata allo sviluppo storico del regime delle tariffe professionali) dati analoghi a quelli che ora la legge di stabilità 2015 impone al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di pubblicare sul suo sito internet.

Intanto il TAR Lazio, con sentenza n. 2889/2015, depositata il 20/2/2015 (vedi anche la sentenza 2896/2015, anch'essa depositata il 20/2/2015), ha dato una interpretazione dell'l'art. 1, comma 250, della legge di stabilità 2015, affermandone la portata liberalizzatrice con queste parole: "la disciplina dei costi del trasporto di merci su strada, in coerenza con le indicazioni provenienti dalla Corte di Giustizia, è stata liberalizzata per effetto della legge n. 190 del 2014". Ha di seguito precisato il perchè della sopravvenuta liberalizzazione, affermando: "Questo Tribunale, pertanto, nel prendere doverosamente atto del contrasto tra norma interna e comunitaria, è obbligato, in virtù del principio di primazia del diritto comunitario, desumibile dal TFUE e dalla nostra Carta Costituzionale (artt. 11 e 117 Cost.), come interpretati dalla Corte Costituzionale (sentenze n. 168/1991, n. 113/1985 e n. 170/1984), a disapplicare l’art. 83 bis d.l. n. 112/2008 che costituisce la norma attributiva del potere in virtù del quale sono stati adottati gli atti impugnati nel presente giudizio".

Intanto il Ministero delle infrastrutture e trasporti, il 24/2/2015, in ossequio all'art. 1, comma 250, della legge di stabilità 2015, ha pubblicato sul suo sito i "valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio dell'impresa di autotrasporto per conto terzi".

...e ricorda, per sapere tutto sulla negoziazione assistita da avvocati segui www.negoziazione-assistita.it , il sito che fornisce  gratuitamente gli strumenti per interpretare al meglio il nuovo ruolo dell'avvocato al tempo della "degiurisdizionalizzazione". E ancora, per far meglio valere il tuo diritto al libero lavoro intellettuale, aderisci e invita altri ad aderire al social network www.concorrenzaeavvocatura.ning.com e aderisci al gruppo aperto "concorrenzaeavvocatura" su facebook (contano già centinaia di adesioni). Unisciti ai tanti che rivendicano una vera libertà di lavoro intellettuale per gli outsiders e, finalmente, il superamento del corporativismo nelle professioni...

Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 08:54
 

finalmente è arrivato: www.negoziazione-assistita.it è on line

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www.negoziazione-assistita.it , è il mio sito dedicato agli avvocati che vogliono sapere tutto sulla nuova procedura di negoziazione assistita. Il sito fornisce gli strumenti per interpretare al meglio il nuovo ruolo dell'avvocato al tempo della "degiurisdizionalizzazione".

Normativa, giurisprudenza e un utile formulario saranno accessibili a tutti i visitatori. Gli articoli di approfondimento, invece, saranno riservati solo agli utenti registrati. Tutto, comunque, sarà rigorosamente gratuito.

L'avvocato degiurisdizionalizzato

Degiurisdizionalizzazione ? negoziazione assistita ? Ma che vor dì ?  So morto e nun lo so, come avvocato?

Quann'ero praticante, 'n'antra cosa m'hanno 'nsegnato er domine e l'amici: <<causa che pende causa che rende!>> dicevano coi meglio professori. E l'ho seguiti, pe la strada lunga e storta der diritto.

Io sò 'n legale de processuale. Conosco tutti li trenta riti der civile. E pure quarche magistrato !

E mo' n'do vado io se cambia er monno ? Se me se chide d'esse decisivo, de-giurisiziona'-lizzanno er Foro ?

Me tocca a ristudià er diritto, sostanziale, e garantì ar cliente che c'azzecco, quando dico "rinuncia" pure ar becco !

Sennò, artro che dignità legale: senza tariffe aliunde liquidate me tocca accontenta' de 'n fico secco."

 

... e per far meglio valere il tuo diritto al libero lavoro intellettuale, aderisci e invita altri ad aderire al social network www.concorrenzaeavvocatura.ning.com e aderisci al gruppo aperto "concorrenzaeavvocatura" su facebook (contano già centinaia di adesioni). Unisciti ai tanti che rivendicano una vera libertà di lavoro intellettuale per gli outsiders e, finalmente, il superamento del corporativismo nelle professioni...

Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 15:51
 

Finalmente dalla Cassazione arriva la qlc su i giudici speciali delle professioni

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La questione di legittimità costituzionale sollevata dalla seconda sezione civile della Cassazione, con ordinanza di rimessione n. 596 del 15 gennaio 2015 (il link all'ordinanza lo trovi nell'ottimo articolo di Marina Castellaneta intitolato "Iscrizione all’ordine dei medici: dubbi sulla costituzionalità del procedimento dinanzi alla Commissione per le professioni sanitarie", sul sito www.marinacastellaneta.it), riguarda il giudice speciale della disciplina e della tenuta degli albi dei medici e cioè riguarda la Commissione per le professioni sanitarie.  Però le argomentazioni adoperate dalla Cassazione sono evidentemente valide anche per contestare anche a tanti altri giudici speciali di tante altre categorie professionali una intollerabile carenza di terzieta'. Ovviamente, il premio "Il più incostituzionale di tutti" sarà assegnato al  Consiglio Nazionale Forense. È solo questione di tempo (poco). Il CNF, infatti, è un raro esempio di amministratore-legislatore-giudice; un vero distillato di corporativismo che Corte costituzionale e Cassazione hanno sino ad oggi salvato dalla storia. Per fortuna anche le corporazioni professionali stanno tramontando: era ora, a distanza di qualche anno dalla caduta del fascismo che sull'organizzazione delle corporazioni fondò gran parte del suo potere.

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 15:55
 

Negoziazione assistita anche per controversie in materia di contratti di trasporto e sub-trasporto

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ARTICOLO TRATTO DAL SITO www.negoziazione-assistita.it

La negoziazione assistita da avvocato decolla e non solo per le separazioni tra coniugi.

La Legge di stabilità 2015 (legge n. 190/2014), dall’1/1/2015, ha aggiunto un nuovo caso di negoziazione assistita "obbligatoria" (condizione di procedibilità della domanda giudiziale) ai casi già previsti dal d.l. n. 132/2014. Dispone, infatti, l'art. 1, comma 249, della legge 190/2014:
"Costituisce condizione dell'esercizio in giudizio di un'azione relativa a una controversia in materia di contratto di trasporto o di sub-trasporto l'esperimento del procedimento di negoziazione assistita da uno o più avvocati di cui al capo II del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, cui si rinvia per la disciplina del procedimento stesso. Se le parti, con accordo o nel contratto, prevedono la mediazione presso le associazioni di categoria a cui aderiscono le imprese, la negoziazione assistita esperita si considera comunque valida. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano per l'attivazione dell'azione diretta di cui all'articolo 7-ter del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286."

( Questo il testo del richiamato art. 7-ter del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286:
"Disposizioni in materia di azione diretta.
1. Il vettore di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), il quale ha svolto un servizio di trasporto su incarico di altro vettore, a sua volta obbligato ad eseguire la prestazione in forza di contratto stipulato con precedente vettore o direttamente con il mittente, inteso come mandante effettivo della consegna, ha azione diretta per il pagamento del corrispettivo nei confronti di tutti coloro che hanno ordinato il trasporto, i quali sono obbligati in solido nei limiti delle sole prestazioni ricevute e della quota di corrispettivo pattuita, fatta salva l'azione di rivalsa di ciascuno nei confronti della propria controparte contrattuale. È esclusa qualsiasi diversa pattuizione, che non sia basata su accordi volontari di settore
." )

Ebbene, cosa significa la disposizione dell'art. 1, comma 249, della Legge di stabilità'  2015 per cui "Se le parti, con accordo o nel contratto, prevedono la mediazione presso le associazioni di categoria a cui aderiscono le imprese, la negoziazione assistita esperita si considera comunque valida" ?

(continua a leggere quest'articolo su www.negoziazione-assistita.it e aggiungi un commento)

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Marzo 2015 16:27
 

L' avvocato degiurisdizionalizzato

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Almeno assicurare la totalizzazione per il diritto alla sicurezza sociale

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Il reclamo presentato dalll'Associazione Nazionale Giudici di Pace contro l’Italia al Comitato europeo dei diritti sociali (reclamo n. 103/2013, depositato il 2/8/2014) è stato ritenuto ricevibile e verrà esaminato nel merito. L'ha deciso il Comitato europeo dei diritti sociali  in data 2/12/2015 (CC102Admiss_en). Secondo l'associazione ricorrente l'Italia avrebbe violato l’articolo 12, par. 4, lett. b, della Carta sociale europea del 1961 modificata nel 1996 (ratificata dall’Italia con legge 9/2/1999 n. 30), per cui gli Stati sono tenuti ad assicurare “l’erogazione, il mantenimento ed il ripristino dei diritti alla sicurezza sociale con mezzi quali la totalizzazione dei periodi di contribuzione o di lavoro compiuti secondo la legislazione di ciascuna delle Parti”.

LEGGI DI SEGUITO (CLICCANDO SU "LEGGI TUTTO") IL RICORSO DELL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIUDICI DI PACE AL COMITATO EUROPEO DEI DIRITTI SOCIALI ...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 15:56 Leggi tutto...
 

Autorità Anticorruzione conferma: la legge Severino s'applica anche a ordini e collegi professionali

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Questo il testo della Delibera dell'Autorità Anticorruzione n. 8 del 21 gennaio 2015, "Interpretazione e applicazione del decreto legislativo n. 39/2013, con particolare riguardo alle cause di incompatibilità tra il mandato parlamentare e lo svolgimento di cariche di natura elettiva ricoperte all’interno degli ordini professionali":
"IL CONSIGLIO DELL’AUTORITÀ
Visto il quesito posto all’Autorità nazionale anticorruzione dal Presidente dell’ordine dei farmacisti (nota del 5 gennaio 2015, ns. prot. n. 346 del 7 gennaio 2015) in ordine ad eventuali profili di incompatibilità, ai sensi del decreto legislativo n. 39/2013, tra le cariche di natura elettiva ricoperte all’interno degli ordini professionali e le funzioni pubbliche elettive ricoperte negli organi costituzionali di rappresentanza politica dello Stato;
Vista la propria precedente delibera n. 1 del 2015 avente ad oggetto “Interpretazione e applicazione del decreto legislativo n. 39/2013, con particolare riguardo alle cause di incompatibilità tra il mandato parlamentare e lo svolgimento di cariche di natura elettiva ricoperte all’interno degli ordini professionali”, di risposta al suddetto quesito;
Ritenuto opportuno chiarire meglio il contenuto della suddetta delibera, anche al fine di evitarne improprie interpretazioni;
Rilevato che con la propria precedente delibera n. 145 del 2014, relativa alla corretta qualificazione giuridica degli ordini e collegi professionali, l’Autorità ne ha riconosciuto la natura di enti pubblici non economici;
Dato atto che gli enti pubblici non economici rientrano nell’ambito di applicazione della disciplina prevista in tema di inconferibilità ed incompatibilità di incarichi, come espressamente stabilito dal comma 2, lett. a), dell’art. 1 del D.Lgs. 8 aprile 2013 n. 39;
Visti:
- il comma 2, lett. l), dell’art. 1 del D.Lgs. 8 aprile 2013 n. 39, ai sensi del quale si intendono: “per «incarichi di amministratore di enti pubblici e di enti privati in controllo pubblico», gli incarichi di Presidente con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato e assimilabili, di altro organo di indirizzo delle attività dell'ente, comunque denominato, negli enti pubblici e negli enti di diritto privato in controllo pubblico”;
- L’art. 6 del D. Lgs. 8 aprile 2013 n. 39, ai sensi del quale: “Per le cariche di Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro, Vice Ministro, sottosegretario di Stato e di commissario straordinario del Governo di cui all'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, si applicano i divieti di cui alla legge 20 luglio 2004, n. 215. La vigilanza sull'applicazione di quanto previsto dal comma 1 è esercitata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato e dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ai sensi della medesima legge n. 215 del 2004”;
- il comma 1 dell’art. 11 del D. Lgs. 8 aprile 2013 n. 39, il quale dispone che: “Gli incarichi amministrativi di vertice nelle amministrazioni statali, regionali e locali e gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello nazionale, regionale e locale, sono incompatibili con la carica di Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro, Vice Ministro, sottosegretario di Stato e commissario straordinario del Governo di cui all'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, o di parlamentare.”
DELIBERA
1. Non sussistono, nel caso in esame, situazioni di inconferibilità ai sensi del D.Lgs. 8 aprile 2013 n. 39, in quanto l’art. 6 di tale decreto non contempla la carica di parlamentare tra quelle che danno luogo ad inconferibilità di incarichi amministrativi.
2. Ai sensi dell’ art. 11, comma 1, del D.Lgs. 8 aprile 2013 n. 39 sussiste, invece, l’incompatibilità tra l’incarico di amministratore di ente pubblico, così come definito dalle disposizioni sopra citate, e la carica parlamentare.
3. Nel caso sottoposto all’attenzione dell’Autorità, si tratta di accertare la specifica posizione ricoperta all’interno degli organi elettivi degli ordini professionali e, in particolare, se l’incarico di Presidente dell’Ordine dei Farmacisti comporti deleghe gestionali dirette.
4. L’accertamento e la contestazione delle incompatibilità tra due cariche può avvenire in due modi. Da parte dell’amministrazione che ha conferito l’incarico amministrativo (nel caso in esame l’Ordine dei Farmacisti), ovvero da parte della camera di appartenenza del parlamentare.
5. Sotto il primo profilo, l’art. 19 del D.Lgs. 8 aprile 2013 n. 39 disciplina il procedimento di accertamento e contestazione delle cause di incompatibilità. Tale procedimento, che comporta l’assegnazione del termine, previsto dalla legge, per esercitare l’opzione, è di competenza dell’amministrazione di appartenenza. L’A.N.AC. è tenuta ad esercitare la vigilanza sul rispetto delle norme ivi previste da parte delle pubbliche amministrazioni.
6. Sotto il secondo profilo, l’A.N.AC. non ha, invece, alcun potere di accertamento e contestazione delle cause di incompatibilità previste dal D. Lgs. n. 39 del 2013 o da altre leggi che riguardino la permanenza in carica di un parlamentare. Tali poteri sono riservati dalla legge alla competenza della camera di appartenenza del parlamentare interessato.
7. La precedente delibera n. 1 del 2015 deve intendersi integralmente sostituita dalla presente."

LEGGI DI SEGUITO IL TESTO DELLA DELIBERA N. 1/2015 DELL'ANAC ...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 15:57 Leggi tutto...
 

CGUE su parità di trattamento dei lavoratori per età (diritti acquisiti e periodo transitorio)

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Si legge ai punti 48 e 49 della sentenza della Corte di giustizia dell'11/11/2014 nella causa C-530/13 Leopold Schmitzer contro Bundesministerin für Inneres:
"48 Occorre rammentare la giurisprudenza della Corte secondo la quale il diritto alla parità di trattamento, che deriva dal principio di non discriminazione in ragione dell’età ai sensi dell’articolo 2 della direttiva 2000/78, costituisce un diritto che può essere rivendicato da un singolo nei confronti di un’autorità pubblica (v., in tal senso, sentenza Römer, C‑147/08, EU:C:2011:286, punto 56 e giurisprudenza ivi citata).
49 A tale proposito l’articolo 9 della direttiva 2000/78 dispone che gli Stati membri provvedono affinché tutte le persone che si ritengono lese da una discriminazione possano far valere i propri diritti. L’articolo 16 di tale direttiva, dal canto suo, impone agli Stati membri di adottare le misure necessarie affinché le disposizioni contrarie al principio della parità di trattamento contenute nei contratti di lavoro o nei contratti collettivi siano o possano essere dichiarate nulle e prive di effetto oppure siano modificate
."
Si legge poi, ai punti 42, 43 e 44 della detta sentenza:
"42 Per quanto riguarda il rispetto dei diritti acquisiti e la protezione del legittimo affidamento dei dipendenti pubblici favoriti dal regime anteriore per quanto attiene alla loro retribuzione, si deve osservare che essi costituiscono obiettivi legittimi di politica del lavoro e del mercato del lavoro che possono giustificare, per un periodo transitorio, il mantenimento delle retribuzione anteriori e conseguentemente di un regime discriminatorio in ragione dell’età (v., in tal senso, sentenza Hennigs e Mai, C‑297/10 e C‑298/10, EU:C:2011:560, punti 90 e 92).
43 Nella specie, poiché l’articolo 113, paragrafo 11, del GehG, come modificato dalla legge di riforma, prevede che, per le persone che non presentano domanda di revisione della data di riferimento ai fini dell’avanzamento o per le quali tale data non deve essere ricalcolata, continuano a trovare applicazione gli articoli 8 e 12 del GehG, nella versione in vigore al 31 dicembre 2003, tali disposizioni consentono di raggiungere gli obiettivi di tutela dei diritti acquisiti e del legittimo affidamento dei dipendenti pubblici favoriti dal regime anteriore per quanto concerne il mantenimento del loro livello di retribuzione. Questi ultimi infatti non subiranno il prolungamento retroattivo del termine di avanzamento.
44 Tali obiettivi non possono tuttavia giustificare una misura che mantiene in via definitiva, anche se soltanto per determinate persone, la differenza di trattamento in ragione dell’età che la riforma di un regime discriminatorio, nella quale tale misura si inserisce, intende eliminare. Una misura di tal genere, anche se idonea a garantire la tutela dei diritti acquisiti e del legittimo affidamento nei confronti dei dipendenti pubblici favoriti dal regime anteriore, non è atta a instaurare un regime non discriminatorio per i dipendenti pubblici sfavoriti da detto regime anteriore
."

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 15:58
 

Solo studio e consulenza non possono affidarsi al lavoratore in quiescenza

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L'art. 5, " Riduzione di spese delle pubbliche amministrazioni", del D.L. 6-7-2012 n. 95, "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario", dispone al comma 9: "È fatto divieto alle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, nonché alle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 nonché alle autorità indipendenti ivi inclusa la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) di attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza. Alle suddette amministrazioni è, altresì, fatto divieto di conferire ai medesimi soggetti incarichi dirigenziali o direttivi o cariche in organi di governo delle amministrazioni di cui al primo periodo e degli enti e società da esse controllati, ad eccezione dei componenti delle giunte degli enti territoriali e dei componenti o titolari degli organi elettivi degli enti di cui all'articolo 2, comma 2-bis, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125. Incarichi e collaborazioni sono consentiti, esclusivamente a titolo gratuito e per una durata non superiore a un anno, non prorogabile né rinnovabile, presso ciascuna amministrazione. Devono essere rendicontati eventuali rimborsi di spese, corrisposti nei limiti fissati dall'organo competente dell'amministrazione interessata. Gli organi costituzionali si adeguano alle disposizioni del presente comma nell'ambito della propria autonomia."

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 15:59
 

Incidenti stradali: obbligo della “negoziazione assistita” per ottenere il risarcimento del danno

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Per ottenere il risarcimento del danno in caso di sinistri stradali, dal 9/2/2015, dopo aver inviato la diffida all’assicurazione e aver atteso i termini legali per il risarcimento (60 giorni per danni a cose e 90 giorni per danni a persone) non si potrà più agire direttamente in giudizio ma bisognerà prima esperire la c.d. “negoziazione assistita" da avvocati, o almeno tentarla.
In sostanza la legge ha imposto un "tentativo di tentativo" per la risoluzione della vertenza al di fuori dalle aule di giustizia. Se, all'esito, le parti giungono a stipulare un accordo con l’assistenza dei rispettivi avvocati, esso avrà l'efficacia di titolo esecutivo, analoga a quella d'una sentenza.

D’ora in avanti, chi intendesse agire legalmente nei confronti di una compagnia assicurativa per questioni relative ai danni da circolazione di veicoli e natanti dovrà prima (pena l'improcedibilità dell'azione giudiziaria) inviare alla controparte, tramite un avvocato, un invito a stipulare una “convenzione di negoziazione assistita” volta a dirimere la controversia in via stragiudiziale.
La riposta all'invito alla "negoziazione assistita" deve arrivare entro 30 giorni, trascorsi i qiali sarà possibile agire in giudizio. Se la controparte aderisce all’invito si esperisce la "negoziazione assistita", della quale due possono essere gli esiti: 1) le parti non si accordano e dunque ciascuna è libera di agire in giudizio; 2) le parti si accordano e l’accordo e vale come di titolo esecutivo.

... e ricorda, per sapere tutto sulla negoziazione assistita da avvocati segui www.negoziazione-assistita.it , il sito che vuol fornire (gratuitamente) a tutti gli avvocati gli strumenti per interpretare al meglio il nuovo ruolo dell'avvocato al tempo della "degiurisdizionalizzazione". E ancora, per far meglio valere il tuo diritto al libero lavoro intellettuale, aderisci e invita altri ad aderire al social network www.concorrenzaeavvocatura.ning.com e aderisci al gruppo aperto "concorrenzaeavvocatura" su facebook (contano già centinaia di adesioni). Unisciti ai tanti che rivendicano una vera libertà di lavoro intellettuale per gli outsiders e, finalmente, il superamento del corporativismo nelle professioni...

Ultimo aggiornamento Domenica 15 Marzo 2015 16:29
 

Contratti standard avvocato-cliente: si applica la direttiva UE contro le clausole abusive

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La Corte di giustizia, con sentenza del 15/1/2015 nella causa C-537/13, ha deciso che "La direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, deve essere interpretata nel senso che essa si applica ai contratti standard di servizi di assistenza legale, come quelli di cui al procedimento principale, stipulati da un avvocato con una persona fisica che non agisce per fini che rientrano nel quad ro della sua attività professionale."

La vicenda sulla quale la Corte di Lussemburgo si è espressa riguardava una controversia un avvocato ed una sua cliente con la quale aveva concluso tre contratti standard di assistenza legale, nei quali non erano indicati i termini e le modalità di pagamento. La Corte di giustizia ha chiarito che se l'avvocato decide di ricorrere, all’interno di un contratto, a clausole standardizzate predisposte da lui stesso o dal proprio ordine professionale, è poi tenuto a rispettare la direttiva 93/13/CEE. A seguito della sentenza della Corte di giustizia il giudice nazionale, a cui spetta la soluzione del caso, sarà tenuto ad applicare la direttiva e procedere all’interpretazione più favorevole alla cliente dell'avvocato.

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Marzo 2015 16:30
 

Il dovere di segretezza per l'avvocato

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Interessante articolo di Romeo Andrea in tema di segreto professionale dell'avvocato: L'articolo, dal titolo "Brevi cenni sul dibattito intorno al dovere di segretezza professionale", lo trovi qui.

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:01
 

Pubblica amministrazione: incarichi dirigenziali a esterni solo se mancano professionalità interne

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Nella pubblica amministrazione gli incarichi di funzioni dirigenziali a soggetti esterni sono consentiti solo in mancanza di professionalità all'interno. L'ha affermato la Corte dei conti (Sezione Centrale di controllo di legittimità su atti del Governo e delle Amministrazioni dello Stato, con deliberazione del 30/12/2014, n. SCCLEG/36/2014/PREV) ribadendo i principi cardine della procedura ex art. 19, comma 6, del D.Lgs. n. 165/2001.

Questa la massima della deliberazione della Corte dei conti: "La procedura prevista dal dettato dell’art. 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165/2001 e ss.mm.ii., pone in capo all’Amministrazione un onere di previa verifica circa la sussistenza delle risorse umane interne, in possesso dei requisiti professionali richiesti dall’incarico, determinando una necessaria funzionalizzazione della procedura valutativa a tale obiettivo prioritario, rimettendo a una fase successiva ed eventuale, conseguente all’esito infruttuoso della prima, la ricerca all’esterno finalizzata al conferimento di un incarico ai sensi del comma 6, che, in ogni caso, deve discendere da una rinnovata volontà discrezionale dell’Amministrazione medesima, debitamente motivata. "

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:02
 

Presidente Antitrust a Camera Deputati il 12/1/2015 su "Dichiarazione dei diritti in internet"

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COMUNICATO STAMPA DELL'ANTITRUST

"DIRITTI IN INTERNET, PROPOSTA DI PITRUZZELLA
ALLA CAMERA: GARANTIRE COMMERCIO ELETTRONICO

Lo svolgimento delle attività economiche in Internet deve essere improntato al pieno rispetto del principio di libera concorrenza”. Al termine dell’audizione a cui ha partecipato alla Camera dei Deputati, il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella ha annunciato la proposta di inserire una nuova norma nel testo definitivo della “Dichiarazione dei diritti in Internet”, ora all’esame della Commissione istituita dalla presidente Laura Boldrini e coordinata da Stefano Rodotà, in modo da tutelare il mercato e in particolare i consumatori che utilizzano il commercio elettronico.

“Ogni persona che accede alla rete Internet – dice l’emendamento dell’Antitrust – ha diritto di orientare il proprio comportamento economico al riparo da influenze indebite. Gli operatori economici che utilizzano la rete Internet per lo svolgimento della propria attività d’impresa devono osservare i principi di correttezza, buona fede e diligenza professionale”. E infine, “le comunicazioni commerciali diffuse attraverso la rete Internet devono essere trasparenti, complete e veritiere. I contratti con i consumatori conclusi attraverso la rete Internet devono essere redatti in modo chiaro e comprensibile”.

Nel corso del suo intervento, il presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha sostenuto “l’elaborazione di un nuovo catalogo dei diritti, legato direttamente alla rete e alla realtà digitale”, per integrare un sistema di garanzie che riprende tecniche collaudate di costituzionalismo. E ha aggiunto: “Il grande interrogativo posto dai fatti drammatici di questi giorni – che evidenziano la minaccia alle società europee da parte di un terrorismo fondamentalista che sfrutta Internet come canale di proselitismo, di incitamento all’odio e di facilitazione di atti di violenza – è se una simile disciplina sia sufficiente e adeguata di fronte alla gravità delle minacce”.

Per quanto riguarda più specificamente il rapporto fra Internet e il mercato, Pitruzzella ha sottolineato la necessità di sviluppare la rete a banda larga e ultra-larga, per promuoverne l’uso da parte dei cittadini in modo da alimentare la ripresa economica del Paese. In funzione di un tale obiettivo, a suo parere, è necessario accrescere la fiducia dei consumatori nelle transazioni on line e nei mezzi di pagamento elettronici: in questa direzione, come ha ricordato il presidente dell’Antitrust, si sono orientati i più recenti interventi dell’Autorità per favorire una maggiore trasparenza dell’informazione su prodotti e servizi, garantire la chiarezza delle condizioni e aumentare il contrasto alla contraffazione.

Roma, 12 gennaio 2015

audizione".

Condivisibile, a mio avviso, è la proposta finale formulata dal Presidente dell'Antitrust per cui occorre pervenire al riconoscimento espresso anche dei diritti fondamentali connessi allo svolgimento di attività economiche in Internet secondo la seguente formulazione: “Lo svolgimento delle attività economiche in Internet deve essere improntato al pieno rispetto del principio di libera concorrenza. Ogni persona che accede alla rete Internet ha diritto di orientare il proprio comportamento economico al riparo da influenze indebite. Gli operatori economici che utilizzano la rete Internet per lo svolgimento della propria attività d’impresa devono osservare i principi di correttezza, buona fede e diligenza professionale. Le comunicazioni commerciali diffuse attraverso la rete Internet devono essere trasparenti, complete, e veritiere. I contratti con i consumatori conclusi attraverso la rete Internet devono essere redatti in modo chiaro e comprensibile.

LEGGI DI SEGUITO IL TESTO DELL'AUDIZIONE DEL 12/1/15 DEL PRESIDENTE DELL'ANTITRUST PRESSO LA CAMERA DEI DEPUTATI, IN TEMA DI "DICHIARAZIONE DEI DIRITTI IN INTERNET ...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:02 Leggi tutto...
 

Cassazione 26229/2014 su principio del "pro rata" nella previdenza dei professionisti

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La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza n. 26229, depositata il 12/12/2014, ha stabilito che l’ente previdenziale dei commercialisti non puo’, con atto unilaterale (regolamentare o negoziale) adottato dopo che sia maturato il diritto alla pensione, ridurre l’importo di questa. Tanto meno può farlo adducendo generiche ragioni finanziarie: cio’ lederebbe l’affidamento del professionista pensionato, il quale è tutelato dall'art. 3 della Costituzione quanto a consistenza economica del diritto soggettivo.

LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA 26229 DEPOSITATA IL 25/11/2014 SUL PRINCIPIO DEL "PRO RATA" NELLA PREVIDENZA DEI PROFESSIONISTI ...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:03 Leggi tutto...
 

Cassazione 53/2015 sul principio del "pro rata" nella previdenza dei professionisti

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I commercialisti in pesione non vedranno ridotti i loro assegni dal contributo di solidarietà se potranno vantare un diritto quesito. Per la sentenza della Cassazione n. 53/2015, depositata l'8/1/2015, "lo ius superveniens di cui alla legge n. 296 del 2006 ... non può essere invocato in relazione a provvedimenti che ... hanno inciso su pensioni in essere al momento della loro emanazione".

LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, N. 53 DEL 23 SETTEMBRE 2014 - 8 GENNAIO 2015 ...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:03 Leggi tutto...
 

Sulla discriminazione in tema di incompatibilità nel pubblico impiego

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Interessante articolo di Luca Benci dal titolo "Ma perché solo i dirigenti hanno la deroga all’esclusività con il Ssn? Una proposta per superare il “doppio binario”.
L'autore evidenzia come oggi solo i dirigenti sanitari possono esercitare attività al di fuori del Ssn pur essendo dipendenti pubblici. Per gli altri sanzioni durissime per il “doppio lavoro”, fino al licenziamento.

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:04
 

Articolo di Roberto Bin sull'interpretazione conforme

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Sul sito dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti è stato pubblicato il 9/1/2015 un interessante articolo di Roberto Bin,, intitolato "L’INTERPRETAZIONE CONFORME. DUE O TRE COSE CHE SO DI LEI".
Questa l'introduzione: "Un canone tradizionale dell'interpretazione giuridica suggerisce di evitare antinomie attraverso un'interpretazione sistematica delle norme. In un sistema giuridico gerarchico è un preciso dovere dei giuridici interpretare le leggi in conformità ai principi costituzionali, al fine di evitare che siano dichiarate illegittime. L'ordinamento dell'UE e il sistema CEDU non fissano gerarchie tra le norme di origine internazionale e quelle nazionali, e il punto di vista delle rispettive corti differisce in merito alla forza prescrittiva del canone. Il punto cruciale del dissenso sembra risiedere nel bilanciamento dei diritti e degli interessi, i quali sono oggetto di diversa valutazione in ognuno dei sistemi giuridici".
E questo l'indice: "1. L’interpretazione conforme come canone ermeneutico. – 2. L’interpretazione conforme come regola. – 3. Interpretazione conforme alle norme dell’Unione europea. – 4. Interpretazione conforme alla CEDU e agli altri trattati internazionali. – 5. Considerazioni conclusive."

Si legge tra l'altro nell'articolo di Bin:
"...Il margine di apprezzamento è espressione che deve equivalere a riserva di bilanciamento: questo non è affatto esplicito nella giurisprudenza EDU, ma corrisponde al punto di vista del giudice costituzionale35. Come si è detto poc’anzi, anche la Corte EDU opera bilanciamenti tra i principi della Convenzione, ma in essi non possono entrare anche i principi contenuti nelle Costituzioni nazionali: per questi il bilanciamento deve essere riservato alle corti nazionali.
È quanto la Corte costituzionale ha espresso nella sentenza 264/2012: “il confronto tra tutela prevista dalla Convenzione e tutela costituzionale dei diritti fondamentali deve essere effettuato mirando alla massima espansione delle garanzie, concetto nel quale deve essere compreso… il necessario bilanciamento con altri interessi costituzionalmente protetti, cioè con altre norme costituzionali, che a loro volta garantiscano diritti fondamentali che potrebbero essere incisi dall’espansione di una singola tutela”. La Corte EDU “è tenuta a tutelare in modo parcellizzato, con riferimento a singoli diritti, i diversi valori in giuoco”, mentre la Corte costituzionale “opera una valutazione sistemica, e non isolata, dei valori coinvolti dalla norma di volta in volta scrutinata”, e quindi, il bilanciamento è “solo ad essa spettante”.
È chiaro che alla Corte EDU resta sempre la possibilità, se adita, di controllare che il bilanciamento operato dalla corte nazionale non trasmodi dai suoi limiti, per esempio indebolendo la tutela di diritti che non possono essere mai compressi36, invocando diritti o interessi non affatto adeguati, violando palesemente il canone della proporzionalità o accettando compressioni di un diritto che ne compromettano il contenuto essenziale. Ma anche questa ulteriore pronuncia della corte europea potrebbe essere poi rovesciata da una successiva pronuncia della corte nazionale: e così via. Siamo davanti ad un’ipotesi estrema, assai improbabile: ma questa è la conseguenza inevitabile della coesistenza di due sistemi giuridici che non sono perfettamente sovrapponibili né completamente integrabili, ciascuno dei quali è garantito da un proprio giudice “apicale”.
Il che si riflette, inevitabilmente, sul piano dell’interpretazione conforme. Nel momento stesso in cui la Corte costituzionale riconosce che essa stessa “non può sostituire la propria interpretazione di una disposizione della CEDU a quella data in occasione della sua applicazione al caso di specie dalla Corte di Strasburgo”, perché ciò la porterebbe a violare il preciso impegno assunto dallo Stato italiano aderendo alla Convenzione, aggiunge che essa è però tenuta”a valutare come ed in quale misura l’applicazione della Convenzione da parte della Corte europea si inserisca nell’ordinamento costituzionale italiano”, facendo delle norme prodotte dalla Corte EDU”oggetto di bilanciamento, secondo le ordinarie operazioni cui questa Corte è chiamata in tutti i giudizi di sua competenza (sent. n. 317 del 2009)”. In questa situazione, il canone dell’interpretazione conforme non può che obbligare il giudice a servire due padroni in potenziale dissenso, sperando che trovino finalmente un accordo."

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:05
 

Inconferibilità e incompatibilità nelle ASL: solo per direttore generale, amministrativo e sanitario

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Con Delibera n. 149 del 22 dicembre 2014 "Interpretazione e applicazione del decreto legislativo n. 39/2013 nel settore sanitario. Ambito e limiti di applicabilità delle disposizioni in tema di inconferibilità e incompatibilità ai dirigenti medici", l' A.N.A.C. (Autorità Nazionale Anticorruzione), ha affermato che "le ipotesi di inconferibilità e di incompatibilità di incarichi presso le ASL, come definite al precedente punto 1, devono intendersi applicate solo con riferimento agli incarichi di direttore generale, direttore amministrativo e direttore sanitario, attesa la disciplina speciale dettata dal legislatore delegante all’art. 1, commi 49 e 50 della legge 6 novembre 2012, n. 190, e dagli artt. 5, 8, 10 e 14 del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39".

LEGGI DI SEGUITO L'INTERA DELIBERA 149 DEL 22/12/2014 DELL'ANAC...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:06 Leggi tutto...
 

Autotrasporto e Legge di stabilità 2015: disapplicare le tariffe surrettiziamente reintrodotte

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Dispone l'art. 1, comma 250, della legge 190/2014 (legge di stabilità 2015):
"Fatto salvo quanto previsto dal comma 4 dell'articolo 83-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come da ultimo sostituito dal comma 248 del presente articolo, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tenuto anche conto delle rilevazioni effettuate mensilmente dal Ministero dello sviluppo economico sul prezzo medio del gasolio per autotrazione, pubblica e aggiorna nel proprio sito internet valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio dell'impresa di autotrasporto per conto di terzi."

Ebbene, è facile prevedere che della vicenda si occuperà ben presto l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, la quale (è altrettanto facile prevedere) non si discosterà dalla linea interpretativa delle norme comunitarie di liberalizzazione delle tariffe seguita dalla Corte di giustizia nella sentenza del 4/9/2014 che ha deciso la causa C-184/13.

Ricordiamo che la Corte costituzionale si esprimerà in Camera di consiglio il 15 aprile 2015 sulla q.l.c. sollevata in tema con atto di promovimento 160/2013. Probabilmente la Corte costituzionale solleverà innanzi a se stessa q.l.c. del sopravvenuto comma 250 dell'art. 1 della l. 190/2014. Ciò, a mio avviso, potrebbe accadere (in relazione al parametro di costituzionalità di cui all'art. 117, comma 1, della Costituzione, con riguardo all'art. 101 TFUE)  per argomentazioni analoghe a quelle che si leggono nel provvedimento (vedi soprattutto i punti 82, 95, 112, 114, 117, 120, 122 e 123) dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato I748 .

Ricordiamo, infatti, che di recente, con provvedimento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato I748 , è stato pesantemente sanzionato il Consiglo Nazionale Forense per violazione della concorrenza ex art. 101 TFUE, per aver pubblicato sul proprio sito internet (addirittura solo in una sezione dedicata allo sviluppo storico del regime delle tariffe professionali) dati analoghi a quelli che ora la legge di stabilità 2015 impone al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di pubblicare sul suo sito internet.

OPPURE LA CORTE COSTITUZIONALE (SEGUENDO L'INTERPRETAZIONE DELLE NORME COMUNITARIE FORNITA DAL DETTO PARERE DELL'ANTITRUST E DALLA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DEL 4/9/2014 CHE HA DECISO LA CAUSA C-184/13) RITERRA' DOVERSI PROCEDERE A IMMEDIATA DISAPPLICAZIONE DEL COMMA 250 DELL'ARTICOLO 1 DELLA LEGGE DI STABILITA' 2015 ?

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:06
 

Dall'Antitrust un "Decalogo di garanzia" per gli acquisti on line

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COMUNICATO STAMPA DELL'AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO SUL "DECALOGO DI GARANZIA PER GLI ACQUISTI ON LINE"  (con links a Decalogo; Consumer rights, cosa cambia; Pieghevoli consumers rights)

"ACQUISTI ONLINE, DECALOGO DI GARANZIA - Mentre prosegue sui canali Rai la campagna dell’Antitrust e della Commissione Europea per tutelare i diritti dei consumatori, con lo spot già ospitato nei giorni scorsi anche sui principali siti informativi nazionali, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ricorda il Decalogo di Garanzia per gli acquisti online. Questi, in sintesi, i punti principali del testo riprodotto integralmente nel link: 1) Stop a spese e costi nascosti su Internet; 2) Maggiore trasparenza dei prezzi; 3) Divieto delle caselle preselezionate sui siti web; 4) Periodo di 14 giorni per cambiare idea su un acquisto; 5) Maggiori diritti di rimborso; 6) Introduzione di un modulo di recesso standard per tutta l’Unione europea; 7) Eliminazione di sovrattasse per uso di carte di credito e assistenza telefonica; 8) Informazioni più chiare sulle spese di restituzione delle merci; 9) Più tutele per i consumatori negli acquisti digitali; 10) Più tutele e norme comuni anche per le imprese.

La nuova normativa europea “Consumer Rights” coglie molti aspetti della vita quotidiana di milioni di persone. In particolare, è stata sostituita integralmente la parte del Codice del Consumo che riguarda i contratti negoziati sia dentro sia fuori i locali commerciali, i contratti a distanza, il nuovo regime sanzionatorio e la disciplina rimborsi "accelerati" del diritto di recesso. La direttiva, entrata in vigore a giugno, introduce anche nuovi obblighi informativi precontrattuali. Il consumatore deve ricevere informazioni che riguardano il venditore (compreso un recapito telefonico o un indirizzo e-mail o altro canale che permetta un contatto rapido), il bene acquistato, le modalità di pagamento, la garanzia legale e il diritto di recesso in caso di contratti conclusi a distanza e di contratti negoziati fuori dei locali commerciali.

La novità più importante per l'acquirente riguarda il diritto di ripensamento nei contratti conclusi a distanza e fuori dai locali commerciali: il consumatore ha il diritto, qualora reputi che il bene acquistato non lo soddisfa oppure non ha le caratteristiche richieste, di recedere dal contratto senza dover fornire alcuna giustificazione al venditore entro un termine più ampio, dai precedenti 10 a 14 giorni. E nel caso in cui il consumatore non sia stato preventivamente informato sul diritto al ripensamento, il diritto di recesso viene esteso di ulteriori dodici mesi per il periodo complessivo di 1 anno e 14 giorni. In caso di recesso, il venditore ha un numero inferiore di giorni (dai precedenti 30 agli attuali 14 giorni) per restituire le somme versate dal consumatore. Quest'ultimo invece disporrà di più tempo - 14 anziché 10 giorni - per restituire il bene. Inoltre, da ora in poi il venditore è ritenuto responsabile per l'eventuale danneggiamento o perdita del bene fino a quando questo non sia consegnato materialmente all'acquirente. Sono anche scattate nuove regole sui contratti conclusi a distanza, ad esempio al telefono, e fuori dai locali commerciali: il venditore è ormai sempre obbligato a far confermare al consumatore l'offerta per iscritto.

I contenuti della normativa “Consumer Rights” sono riassunti nello spot curato dalla Commissione europea in partenariato con la Direzione Relazioni Esterne dell’Antitrust, disponibile su http://youtu.be/amq_ltZSwl8 www.agcm.it e www.ec.europa.eu/italy.

Roma, 30 dicembre 2014"

 

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:07
 

Cassa forense e Ordini non potrebbero vincere 50.000 cause intentate dai cancellati d'ufficio

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Ogni tanto si vede chi c'ha le palle.

Il video virale #iononmicancello dimostra quanto è ampia la base degli avvocati che non sono rappresentati da CNF, Cassa Forense e OUA: è l'inizio della fine del corporativismo nelle professioni ?

... e ricorda, per sapere tutto sulla negoziazione assistita da avvocati segui www.negoziazione-assistita.it , il sito che vuol fornire (gratuitamente) a tutti gli avvocati gli strumenti per interpretare al meglio il nuovo ruolo dell'avvocato al tempo della "degiurisdizionalizzazione". E ancora, per far meglio valere il tuo diritto al libero lavoro intellettuale, aderisci e invita altri ad aderire al social network www.concorrenzaeavvocatura.ning.com e aderisci al gruppo aperto "concorrenzaeavvocatura" su facebook (contano già centinaia di adesioni). Unisciti ai tanti che rivendicano una vera libertà di lavoro intellettuale per gli outsiders e, finalmente, il superamento del corporativismo nelle professioni...

Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:07
 

Dall'Antitrust 500.000 euro di multa a Tripadvisor

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L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con provvedimento PS9345 del 22/12/2014, ha sanzionato Tripadvisor con multa di 500.000 euro per condotta commerciale scorretta. Il procedimento concerne i comportamenti posti in essere da Tripadvisor, consistenti nella diffusione di informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni pubblicate, rispetto alle quali gli strumenti e le procedure adottati non risultano adeguati per contrastare il fenomeno delle false recensioni.
L'Autorità ha deliberato che la pratica commerciale consistita nei detti comportamenti, costituisce una pratica commerciale scorretta ai sensi degli artt. 20, 21 e 22 del Codice del Consumo e ne ha vietato la diffusione o continuazione.

QUESTO IL COMUNICATO STAMPA DELL'ANTITRUST:

"MEZZO MILIONE DI MULTA A TRIPADVISOR - L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, su segnalazione dell’Unione Nazionale Consumatori, di Federalberghi e di alcuni consumatori, ha accertato la scorrettezza della pratica commerciale realizzata, a partire da settembre 2011 e tuttora in corso, da TripAdvisor LLC (società di diritto statunitense che gestisce il sito www.tripadvisor.it) e da TripAdvisor Italy S.r.l., irrogando in solido ai due operatori una sanzione amministrativa di 500 mila euro.

Con questo provvedimento, l’Antitrust ha vietato la diffusione e la continuazione di una pratica commerciale consistente nella “diffusione di informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni”, pubblicate sulla banca dati telematica degli operatori, adottando strumenti e procedure di controllo inadeguati a contrastare il fenomeno delle false recensioni. In particolare, TripAdvisor pubblicizza la propria attività mediante claim commerciali che, in maniera particolarmente assertiva, enfatizzano il carattere autentico e genuino delle recensioni, inducendo così i consumatori a ritenere che le informazioni siano sempre attendibili in quanto espressione di reali esperienze turistiche.

A giudizio dell’Autorità, le condotte contestate violano gli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo, “risultando idonee a indurre in errore una vasta platea di consumatori in ordine alla natura e alle caratteristiche principali del prodotto e ad alterarne il comportamento economico”. L’intervento dell’Antitrust punta a evitare che i consumatori assumano le proprie scelte economiche, in ordine ai servizi resi dalle strutture turistiche ricercate sul sito, basandosi anche su informazioni pubblicitarie non rispondenti al vero. Entro 90 giorni le due società dovranno comunicare le iniziative assunte per ottemperare al divieto di ulteriore diffusione e continuazione della pratica commerciale scorretta. La sanzione amministrativa dovrà essere pagata entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento.

Roma, 22 dicembre 2014"

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:08
 

Cassazione 26102/14 su poteri del regolamento di Cassa professionale di incidere diritti quesiti

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La Corte di Cassazione, con sentenza n. 26102 dell'11/12/2014 (che in parte si richiama a Cass. 11792/2005, Cass. 25029/2009, Cass. 20235/2010), è intervenuta in materia di "contributo di solidarietà" da versare alla Cassa di previdenza dei commercialisti ed in particolare è intervenuta a chiarire che il prelievo per "contributo di solidarietà" operato dalla Cassa di previdenza dei commercialisti sulle sulle pensioni di vecchiaia non è consentito in quanto il regolamento della Cassa che lo fonda non poteve disporlo, trattandosi di un tipo di manovra di riequilibrio dei conti che non rientra nei poteri e nell'autonomia decisionale delle Casse.

In effetti, il contributo di solidarietà potrebbe essere imposto solo con legge poichè introdurlo non rientra nella autonomia sublegislativa riconosciuta alle Casse professionali.

Più in generale deve a mio avviso ritenersi che, alla luce della giurisprudenza della Corte costituzionale e in particolare alla luce dell'ordinanza n. 22 del 2003, non solo il contributo di solidarietà per i commercialisti ma anche la mancata restituzione dei versamenti previdenziali dell'avvocato che sia cancellato dalla Cassa Forense (nell'ambito della previdenza forense tale restituzione fu già prevista con legge), non possono essere configurati come contributi previdenziale in senso tecnico (vedi Corte cost., sentenza n. 421 del 1995). Essi vanno inquadrati nel genus delle prestazioni patrimoniali che, in forza dell'art. 23 della Costituzione, si possono imporre solo per legge, costituendo una prestazione patrimoniale avente la finalità di contribuire agli oneri finanziari del regime previdenziale dei lavoratori (vedi Corte cost., sentenza n. 178 del 2000).

LEGGI DI SEGUITO DALLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE N. 26102/14 ...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:08 Leggi tutto...
 

Niente sospensione della normativa anticorruzione per gli ordini professionali

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Il TAR Lazio ha negato la sospensiva della delibera dell'Autorità anticorruzione n. 145 del 21/10/2014 "Parere dell’Autorità sull’applicazione della l. n. 190/2012 e dei decreti delegati agli ordini e ai collegi professionali". Quindi dall'inizio 2015 anche Ordini e Collegi professionali sono tenuti ad adeguarsi alla c.d. "legge Severino" e in particolare alle norme sulla trasparenza di cui al D.Lgs. 33/2013. Tra l'altro si applicheranno le regole sull'inconferibilità e incompatibilità degli incarichi; inoltre si dovranno render noti redditi, patrimoni, curricula, compensi legati alla carica e ad altri incarichi pubblici. Il TAR ha deciso di rigettare la richiesta di sospensiva affermando che i Consigli degli Ordini sono "organi di indirizzo politico". Comunque la decisione è fissata a breve: l'udienza prossima è per il 14 gennaio 2015.

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:09
 

Diminuire le incompatibilità per l'avvocato

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Il Consiglio nazionale forense (rel. Merli), con parere del 17 luglio 2014, n. 44, risponde al quesito n. 398, formulato dal Cnsiglio dell'Ordine degli Avvocati di Lecce e scrive: "Il secondo quesito riguarda invece l’ipotesi di un soggetto contemporaneamente iscritto, da molti anni e comunque da prima dell’entrata in vigore della nuova legge professionale, sia all’Albo degli Avvocati che a quello degli Psicologi. Il COA chiede di sapere se ciò sia oggi ancor consentito dalla previsione recata dall’art. 18 della nuova legge professionale, considerata la tassatività delle facoltà concesse all’avvocato per l’eventuale sua contemporanea iscrizione ad altro albo professionale.
Osserva la Commissione che l’ incompatibilità della professione di Avvocato con altre attività professionali contempla alcune specifiche eccezioni, riguardanti i dottori commercialisti, gli esperti contabili, i pubblicisti, i revisori contabili ed i consulenti del lavoro.
Ne consegue che non è consentita la contemporanea iscrizione ad Albi diversi da quelli appena elencati
."

MI DOMANDO PERCHE' MAI LE INCOMPATIBILITA' DEBBANO ESSERE COSI' STRINGENTI. LA LEGGE DI (PSEUDO)RIFORMA DELLA PROFESSIONE DI AVVOCATO, N. 247/2012 E' EVIDENTEMENTE INCOSTITUZIOAELE PER VIOLAZIONE DELL'ART. 3 DELLA COSTITUZIONEANCHE PER IRRAGIONEVIOLEZZA DELLE NORME SULL'INCOMPATIBILITA'!!!!!

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:10
 

Pubblicità ingannevole o omissiva controllata da Antitrust

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Recitano gli artt. 1 e 3 del D.Lgs. 2-8-2007 n. 145 "Attuazione dell'articolo 14 della direttiva 2005/29/CE che modifica la direttiva 84/450/CEE sulla pubblicità ingannevole":
"Art. 1 Finalità.
1. Le disposizioni del presente decreto legislativo hanno lo scopo di tutelare i professionisti dalla pubblicità ingannevole e dalle sue conseguenze sleali, nonchè di stabilire le condizioni di liceità della pubblicità comparativa.
2. La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta."
"Art. 3 Elementi di valutazione.
". Per determinare se la pubblicità è ingannevole se ne devono considerare tutti gli elementi, con riguardo in particolare ai suoi riferimenti:
a) alle caratteristiche dei beni o dei servizi, quali la loro disponibilità, la natura, l'esecuzione, la composizione, il metodo e la data di fabbricazione o della prestazione, l'idoneità allo scopo, gli usi, la quantità, la descrizione, l'origine geografica o commerciale, o i risultati che si possono ottenere con il loro uso, o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove o controlli effettuati sui beni o sui servizi;
b) al prezzo o al modo in cui questo è calcolato ed alle condizioni alle quali i beni o i servizi sono forniti;
c) alla categoria, alle qualifiche e ai diritti dell'operatore pubblicitario, quali l'identità, il patrimonio, le capacità, i diritti di proprietà intellettuale e industriale, ogni altro diritto su beni immateriali relativi all'impresa ed i premi o riconoscimenti."

LEGGI DI SEGUITO (CLICCANDO SU "LEGGI TUTTO") PROVVEDIMENTI DELL'AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO IN MATERIA DI PUBBLICITA' INGANNEVOLE / OMISSIVA ...

PB783 - SDL CENTRO STUDI-CONSULENZE LEGALI Provvedimento n. 25195 (in tema di pubblicità ingannevole  B2B)

PS8234 - ECO STORE-GUADAGNI DA AFFILIAZIONE (in tema di pubblicità ingannevole B2B)

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:10
 

Il Consiglio Nazionale Forense non è più giudice speciale della tenuta degli albi forensi?

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Che il Consiglio Nazionale Forense non sia più giudice speciale della tenuta degli albi forensi sembra riconoscerlo l'Ufficio studi dello stesso Consiglio Nazionale Forense nel documento "IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE: POSIZIONE ISTITUZIONALE E FUNZIONI NELLA L. n. 247/12". Infatti, l'Ufficio studi, analizzando la posizione istituzionale e le funzioni attribuite al CNF dalla l. 247/12, non indica più la funzione di giudice speciale avverso i provvedimenti di mancata iscrizione e di cancellazione (non disciplinare) dall'albo.

L'analisi pare confermata anche dall'Antitrust il quale, nel suo provvedimento 25154 del 2014 (col quale ha irrogato al CNF una sanzione di quasi un milione di euro per limitazione della concorrenza), ha elencato le funzioni del CNF e tra queste non ha indicato quella di giudice speciale della tenuta degli albi (vedi pag. 8, 9 e 28 del provvedimento sanzionatorio dell'Antitrust).

Mi pare che si potrebbe a ragione sostenere che l'art. 36 della l. 247/12, ove afferma "Il CNF pronuncia sui reclami avverso i provvedimenti disciplinari nonché in materia di albi, elenchi e registri e rilascio di certificato di compiuta pratica; pronuncia sui ricorsi relativi alle elezioni dei consigli degli ordini; risolve i conflitti di competenza tra gli ordini circondariali; esercita le funzioni disciplinari nei confronti dei propri componenti, quando il consiglio distrettuale di disciplina competente abbia deliberato l'apertura del procedimento disciplinare", non vale ad attribuire al CNF la qualità di giudice speciale in tutte le ampie e indefinite "materie" elencate nella disposizione normativa.

Pare utile ricordare (con le parole usate dall'Antitrust nella nota 117 del suo provvedimento 25154/2014 con cui ha irrogato quasi un milione di euro di multa al CNF) che "qualora nell’esercizio della propria funzione giurisdizionale il CNF dovesse interpretare le norme dell’ordinamento forense in violazione del diritto europeo e segnatamente degli articoli 101 e 102 del TFUE, tale condotta del CNF potrebbe determinare la responsabilità dello Stato italiano per violazione delle norme europee come da costante giurisprudenza della Corte di Giustizia (cfr. causa C-224/01, Gerhard Köbler v. Republik Österreich, in Racc. [2003] p. I-10239; causa C-173/03, Traghetti del Mediterraneo SpA v. Repubblica Italiana, in Racc. [2006] p. I-1209 e cause riunite, C-6/90 e C-9/90, Andrea Francovich e a. v. Repubblica italiana, in Racc. [1991] p. I-5357)".

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:11
 

Intese restrittive della concorrenza controllate dall'Antitrust

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Recita l'art. 2 della l. 287/1990:
"Intese restrittive della libertà di concorrenza.
1. Sono considerati intese gli accordi e/o le pratiche concordati tra imprese nonché le deliberazioni, anche se adottate ai sensi di disposizioni statutarie o regolamentari, di consorzi, associazioni di imprese ed altri organismi similari.
2. Sono vietate le intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel:
a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali;
b) impedire o limitare la produzione, gli sbocchi, o gli accessi al mercato, gli investimenti, lo sviluppo tecnico o il progresso tecnologico;
c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento;
d) applicare, nei rapporti commerciali con altri contraenti, condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti, così da determinare per essi ingiustificati svantaggi nella concorrenza;
e) subordinare la conclusione di contratti all'accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun rapporto con l'oggetto dei contratti stessi.
3. Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto
."

Recita l'art. 101 del Trattato per il funzionamento dell'Unione Europea (ex articolo 81 del TCE):
"1. Sono incompatibili con il mercato interno e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all'interno del mercato interno ed in particolare quelli consistenti nel:
a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni di transazione;
b) limitare o controllare la produzione, gli sbocchi, lo sviluppo tecnico o gli investimenti;
c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento;
d) applicare, nei rapporti commerciali con gli altri contraenti, condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, così da determinare per questi ultimi uno svantaggio nella concorrenza;
e) subordinare la conclusione di contratti all'accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari, che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun nesso con l'oggetto dei contratti stessi.
2. Gli accordi o decisioni, vietati in virtù del presente articolo, sono nulli di pieno diritto.
3. Tuttavia, le disposizioni del paragrafo 1 possono essere dichiarate inapplicabili:
- a qualsiasi accordo o categoria di accordi fra imprese,
- a qualsiasi decisione o categoria di decisioni di associazioni di imprese, e
- a qualsiasi pratica concordata o categoria di pratiche concordate,
che contribuiscano a migliorare la produzione o la distribuzione dei prodotti o a promuovere il progresso tecnico o economico, pur riservando agli utilizzatori una congrua parte dell'utile che ne deriva, ed evitando di:
a) imporre alle imprese interessate restrizioni che non siano indispensabili per raggiungere tali obiettivi;
b) dare a tali imprese la possibilità di eliminare la concorrenza per una parte sostanziale dei prodotti di cui trattasi."

LEGGI DI SEGUITO ALCUNI PROVVEDIMENTI DELL'AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO ...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:12 Leggi tutto...
 

Corte costituzionale e potere d’azione dell'Antitrust: la sentenza 20/2013

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Il 5/12/2014, nella rivista on line dell'Associazione Italiana Costituzionalisti n. 4/2014, è stato pubblicato un articolo di Mario Midiri, intitolato "LE REGIONI, LA CORTE E L’ANTITRUST".
Questo l'indice:
1. Le Regioni e la promozione della concorrenza
2. La sentenza n. 325/10 sui servizi pubblici locali: un colpo per le Regioni?
3. Il nuovo potere d’azione dell’Autorità per la concorrenza.
4. La Corte sul potere d’azione di Agcm: la sentenza n. 20/2013.
5. Un fardello improprio per il giudice amministrativo?

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:13
 

Cassaforense iscrive d'ufficio 50.000 avvocati. Molti "avvocati pentiti" se incompatibilità restano

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La Cassa di previdenza e assistenza forense comunica che sta procedendo all'iscrizione d'ufficio di tutti gli avvocati iscritti agli albi e non ancora alla Cassa. L'operazione è stata chiamata "cittadinanza previdenziale". Mi sembra un eufemismo, vista l'entità delle pensioni prevedibili per i neo iscritti d'ufficio. Vedremo quanti saranno gli "avvocati pentiti" che, non essendo in grado pagare la Cassa forense, preferiranno cancellarsi dagli albi.

Forse se, come propone l'Antitrust, scomparissero le odiose presunzioni di incompatibilità e fosse consentito agli avvocati di svolgere anche altra attività lavorativa -che non fosse "in concreto" incompatibile- sarebbe accettabile il balzello dell'iscrizione coatta alla Cassa forense anche per chi sa di non potersi creare, negli anni a venire, un montante contributivo decente (e conseguente decente pensione) presso Cassa forense. MA L'AVVOCATURA DI VERTICE (QUELLA CHE HA IMPOSTO LA PSEUDORIFORMA DELLA PROFESSIONE DI AVVOCATO CON LEGGE 247/2012) SI OPPORRA' STRENUAMENTE. CI SERVE UNA RADICALE SVOLTA: INNANZITUTTO UN CAMBIO DI PERSONE AL VERTICE DELL'AVVOCATURA.

Questo il comunicato ufficiale:

"A seguito dell'entrata in vigore del Regolamento di attuazione dell'art. 21, commi 8 e 9 della legge 247/2012, Cassa Forense sta procedendo d'ufficio alle nuove iscrizioni alla Cassa di tutti gli iscritti agli Albi Forensi, senza alcuna necessità di presentazione della domanda da parte dei diretti interessati ( cfr. art. 1 del regolamento).

In particolare, si comunica che la Giunta Esecutiva, nella prossima seduta del 28 novembre 2014, provvederà a iscrivere circa 40.000 avvocati non ancora iscritti a Cassa Forense.

A seguito dell'adozione della delibera, la Cassa comunicherà agli interessati, a mezzo PEC o Raccomandata A/R, l'avvenuta iscrizione, con il conteggio dei contributi minimi dovuti per gli anni 2014 e 2015 e le istruzioni per i versamenti, che avverranno in modo dilazionato nel corso del 2015.

A partire dalla ricezione della comunicazione di iscrizione alla Cassa inizierà a decorrere anche il termine di 90 gg. previsto dalla normativa transitoria (art. 12) per l'eventuale cancellazione dagli Albi Forensi senza il pagamento dei contributi minimi 2014 e 2015. In tal caso, sarà dovuto solo il versamento del contributo integrativo nella misura del 4% del volume di affari effettivamente prodotto.

Chi, viceversa, opterà per il mantenimento dell'iscrizione potrà, su base volontaria, entro 6 mesi dalla ricezione della comunicazione di avvenuta iscrizione, richiedere la retrodatazione dell'iscrizione per il periodo di praticantato (max 5 anni), per i primi 3 anni di iscrizione all'Albo e per il 2013 (cfr. art. 3 del regolamento). Entro lo stesso termine sarà anche possibile, in caso di avvocati ultraquarantenni, chiedere gli ulteriori benefici previsti dall'art. 4 del regolamento.

L'operazione si completerà tra dicembre 2014 e gennaio 2015, con circa ulteriori 10.000 iscrizioni che richiedono un'istruttoria più complessa.

Sarà così data piena "cittadinanza previdenziale", in conformità al dettato legislativo, a tutti gli iscritti agli Albi Forensi, che potranno così godere di tutte le coperture assistenziali assicurate dalla Cassa (indennità di maternità, polizza sanitaria di base, assistenza in caso di bisogno o per inabilità temporanea, ecc.), fruire delle convenzioni in essere e, in prospettiva futura, avvalersi di una tutela previdenziale completa, adeguata e garantita nel tempo dalla solidità finanziaria dell'Ente.

Colgo l'occasione per rivolgere a tutti i prossimi neo-iscritti un saluto di benvenuto da parte di Cassa Forense."

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:13
 

Pratiche commerciali on line valutate da AGCM

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Valutazione attuale: / 8
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Recitano gli articoli 20, 21 e 22 del D.Lgs. 206/2005:
"Art. 20.  Divieto delle pratiche commerciali scorrette.
1.  Le pratiche commerciali scorrette sono vietate.
2.  Una pratica commerciale è scorretta se è contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori.
3.  Le pratiche commerciali che, pur raggiungendo gruppi più ampi di consumatori, sono idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico solo di un gruppo di consumatori chiaramente individuabile, particolarmente vulnerabili alla pratica o al prodotto cui essa si riferisce a motivo della loro infermità mentale o fisica, della loro età o ingenuità, in un modo che il professionista poteva ragionevolmente prevedere, sono valutate nell'ottica del membro medio di tale gruppo. E' fatta salva la pratica pubblicitaria comune e legittima consistente in dichiarazioni esagerate o in dichiarazioni che non sono destinate ad essere prese alla lettera.
4.  In particolare, sono scorrette le pratiche commerciali:
a)  ingannevoli di cui agli articoli 21, 22 e 23 o
b)  aggressive di cui agli articoli 24, 25 e 26.
5.  Gli articoli 23 e 26 riportano l'elenco delle pratiche commerciali, rispettivamente ingannevoli e aggressive, considerate in ogni caso scorrette.

Art. 21.  Azioni ingannevoli.
1.  E' considerata ingannevole una pratica commerciale che contiene informazioni non rispondenti al vero o, seppure di fatto corretta, in qualsiasi modo, anche nella sua presentazione complessiva, induce o è idonea ad indurre in errore il consumatore medio riguardo ad uno o più dei seguenti elementi e, in ogni caso, lo induce o è idonea a indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso:
a)  l'esistenza o la natura del prodotto;
b)  le caratteristiche principali del prodotto, quali la sua disponibilità, i vantaggi, i rischi, l'esecuzione, la composizione, gli accessori, l'assistenza post-vendita al consumatore e il trattamento dei reclami, il metodo e la data di fabbricazione o della prestazione, la consegna, l'idoneità allo scopo, gli usi, la quantità, la descrizione, l'origine geografica o commerciale o i risultati che si possono attendere dal suo uso, o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sul prodotto;
c)  la portata degli impegni del professionista, i motivi della pratica commerciale e la natura del processo di vendita, qualsiasi dichiarazione o simbolo relativi alla sponsorizzazione o all'approvazione dirette o indirette del professionista o del prodotto;
d)  il prezzo o il modo in cui questo è calcolato o l'esistenza di uno specifico vantaggio quanto al prezzo;
e)  la necessità di una manutenzione, ricambio, sostituzione o riparazione;
f)  la natura, le qualifiche e i diritti del professionista o del suo agente, quali l'identità, il patrimonio, le capacità, lo status, il riconoscimento, l'affiliazione o i collegamenti e i diritti di proprietà industriale, commerciale o intellettuale o i premi e i riconoscimenti;
g)  i diritti del consumatore, incluso il diritto di sostituzione o di rimborso ai sensi dell'articolo 130 del presente Codice.
2.  È altresì considerata ingannevole una pratica commerciale che, nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, induce o è idonea ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso e comporti:
a)  una qualsivoglia attività di commercializzazione del prodotto che ingenera confusione con i prodotti, i marchi, la denominazione sociale e altri segni distintivi di un concorrente, ivi compresa la pubblicità comparativa illecita;
b)  il mancato rispetto da parte del professionista degli impegni contenuti nei codici di condotta che il medesimo si è impegnato a rispettare, ove si tratti di un impegno fermo e verificabile, e il professionista indichi in una pratica commerciale che è vincolato dal codice.
3.  E' considerata scorretta la pratica commerciale che, riguardando prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, omette di darne notizia in modo da indurre i consumatori a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza.
3-bis.  E' considerata scorretta la pratica commerciale di una banca, di un istituto di credito o di un intermediario finanziario che, ai fini della stipula di un contratto di mutuo, obbliga il cliente alla sottoscrizione di una polizza assicurativa erogata dalla medesima banca, istituto o intermediario ovvero all'apertura di un conto corrente presso la medesima banca, istituto o intermediario.
4.  E' considerata, altresì, scorretta la pratica commerciale che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini ed adolescenti, può, anche indirettamente, minacciare la loro sicurezza.
4-bis.  È considerata, altresì, scorretta la pratica commerciale che richieda un sovrapprezzo dei costi per il completamento di una transazione elettronica con un fornitore di beni o servizi.

Art. 22.  Omissioni ingannevoli.
1.  E' considerata ingannevole una pratica commerciale che nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, nonché dei limiti del mezzo di comunicazione impiegato, omette informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogno in tale contesto per prendere una decisione consapevole di natura commerciale e induce o è idonea ad indurre in tal modo il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso.
2.  Una pratica commerciale è altresì considerata un'omissione ingannevole quando un professionista occulta o presenta in modo oscuro, incomprensibile, ambiguo o intempestivo le informazioni rilevanti di cui al comma 1, tenendo conto degli aspetti di cui al detto comma, o non indica l'intento commerciale della pratica stessa qualora questi non risultino già evidente dal contesto nonché quando, nell'uno o nell'altro caso, ciò induce o è idoneo a indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso.
3.  Qualora il mezzo di comunicazione impiegato per la pratica commerciale imponga restrizioni in termini di spazio o di tempo, nel decidere se vi sia stata un'omissione di informazioni, si tiene conto di dette restrizioni e di qualunque misura adottata dal professionista per rendere disponibili le informazioni ai consumatori con altri mezzi.
4.  Nel caso di un invito all'acquisto sono considerate rilevanti, ai sensi del comma 1, le informazioni seguenti, qualora non risultino già evidenti dal contesto:
a)  le caratteristiche principali del prodotto in misura adeguata al mezzo di comunicazione e al prodotto stesso;
b)  l'indirizzo geografico e l'identità del professionista, come la sua denominazione sociale e, ove questa informazione sia pertinente, l'indirizzo geografico e l'identità del professionista per conto del quale egli agisce;
c)  il prezzo comprensivo delle imposte o, se la natura del prodotto comporta l'impossibilità di calcolare ragionevolmente il prezzo in anticipo, le modalità di calcolo del prezzo e, se del caso, tutte le spese aggiuntive di spedizione, consegna o postali oppure, qualora tali spese non possano ragionevolmente essere calcolate in anticipo, l'indicazione che tali spese potranno essere addebitate al consumatore;
d)  le modalità di pagamento, consegna, esecuzione e trattamento dei reclami qualora esse siano difformi dagli obblighi imposti dalla diligenza professionale;
e)  l'esistenza di un diritto di recesso o scioglimento del contratto per i prodotti e le operazioni commerciali che comportino tale diritto.
5.  Sono considerati rilevanti, ai sensi del comma 1, gli obblighi di informazione, previsti dal diritto comunitario, connessi alle comunicazioni commerciali, compresa la pubblicità o la commercializzazione del prodotto."

LEGGI DI SEGUITO ALCUNI PROVVEDIMENTI DELL'AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO ...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:14 Leggi tutto...
 

Intestazione provvisoria di veicoli noleggiati:TAR Lazio sospende circolare Min. Trasporti 15513/14

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Il TAR Lazio, sezione terza ter, con le ordinanze cautelari n. 6056 e n. 6057 del 27/11/2014 ha sospeso cautelarmente, con riferimento alla locazione senza conducente, la Circolare del Ministero dei Trasporti n. 15513 del 10/7/2014, con la quale si disciplina l'obbligo di intestazione provvisoria dei veicoli in disponibilità, per un periodo superiore a 30 giorni, di soggetti diversi dagli intestatari della carta di circolazione. L'udienza di merito è stata fissata al 28/5/2015.

I ricorsi che hanno originato le due ordinanze cautelari sono stati presentati per l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, dei seguenti atti:
a) circolare prot. n. 15513 del 10.07.2014 adottata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed avente ad oggetto l’attuazione degli artt. 94 comma 4 bis del codice della strada e 247 bis d.p.r.. n. 495/1992;
b) nota MIT prot. n. 33691 del 06/12/12;
c) circolare MIT prot. n. 107746 del 15/12/2009;
d) circolare MIT prot. n. 85582 del 18/09/2007.

Questa la motivazione delle due ordinanze:
"Considerato che è opportuno accogliere l’istanza cautelare e, per l’effetto, sospendere l’efficacia della circolare prot. n. 15513 del 10 luglio 2014 nella sola parte di specifico interesse (ai fini prettamente cautelari) delle ricorrenti e, precisamente, in relazione alle disposizioni di cui al punto E.3 concernente la “locazione senza conducente” (pagg. 16 – 17 della circolare);
Considerato che la decisione in esame è dettata anche dall’esigenza di mantenere inalterato il quadro normativo e fattuale che caratterizza la fattispecie fino alla definizione del presente giudizio per la quale viene fissata la pubblica udienza indicata nel dispositivo
".

Rilevano, in argomento, gli articoli 93, 94 e 94-bis del codice della strada.

Il 93, intitolato "Formalità necessarie per la circolazione degli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi", recita:
"1.  Gli autoveicoli, i motoveicoli e i rimorchi per circolare devono essere muniti di una carta di circolazione e immatricolati presso il Dipartimento per i trasporti terrestri.
2.  L'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri provvede all'immatricolazione e rilascia la carta di circolazione intestandola a chi si dichiara proprietario del veicolo, indicando, ove ricorrano, anche le generalità dell'usufruttuario o del locatario con facoltà di acquisto o del venditore con patto di riservato dominio, con le specificazioni di cui all'art. 91.
3.  La carta di circolazione non può essere rilasciata se non sussistono il titolo o i requisiti per il servizio o il trasporto, ove richiesti dalle disposizioni di legge.
4.  Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con propri decreti, stabilisce le procedure e la documentazione occorrente per l'immatricolazione, il contenuto della carta di circolazione, prevedendo, in particolare per i rimorchi, le annotazioni eventualmente necessarie per consentirne il traino. L'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri, per i casi previsti dal comma 5, dà immediata comunicazione delle nuove immatricolazioni al Pubblico Registro Automobilistico gestito dall'A.C.I. ai sensi della legge 9 luglio 1990, n. 187.
5.  Per i veicoli soggetti ad iscrizione nel P.R.A., oltre la carta di circolazione, è previsto il certificato di proprietà, rilasciato dallo stesso ufficio ai sensi dell'art. 7, comma 2, della legge 9 luglio 1990, n. 187, a seguito di istanza da presentare a cura dell'interessato entro sessanta giorni dalla data di effettivo rilascio della carta di circolazione. Della consegna è data comunicazione dal P.R.A. agli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri i tempi e le modalità di tale comunicazione sono definiti nel regolamento. Dell'avvenuta presentazione della istanza il P.R.A. rilascia ricevuta.
6.  Per gli autoveicoli e i rimorchi indicati nell'art. 10, comma 1, è rilasciata una speciale carta di circolazione, che deve essere accompagnata dall'autorizzazione, quando prevista dall'articolo stesso. Analogo speciale documento è rilasciato alle macchine agricole quando per le stesse ricorrono le condizioni di cui all'art. 104, comma 8.
7.  Chiunque circola con un veicolo per il quale non sia stata rilasciata la carta di circolazione è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 419 ad euro 1.682. Alla medesima sanzione è sottoposto separatamente il proprietario del veicolo o l'usufruttuario o il locatario con facoltà di acquisto o l'acquirente con patto di riservato dominio. Dalla violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo, secondo le norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI.
8.  Chiunque circola con un rimorchio agganciato ad una motrice le cui caratteristiche non siano indicate, ove prescritto, nella carta di circolazione è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 84 ad euro 335.
9.  Chiunque non provveda a richiedere, nei termini stabiliti, il rilascio del certificato di proprietà è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 168 (464) ad euro 674 (464) . La carta di circolazione è ritirata da chi accerta la violazione; è inviata all'ufficio del P.R.A. ed è restituita dopo l'adempimento delle prescrizioni omesse.
10.  Le norme suddette non si applicano ai veicoli delle Forze armate di cui all'art. 138, comma 1, ed a quelli degli enti e corpi equiparati ai sensi dell'art. 138, comma 11; a tali veicoli si applicano le disposizioni dell'art. 138.
11.  I veicoli destinati esclusivamente all'impiego dei servizi di polizia stradale indicati nell'art. 11 vanno immatricolati dall'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri, su richiesta del corpo, ufficio o comando che utilizza tali veicoli per i servizi di polizia stradale. A siffatto corpo, ufficio o comando viene rilasciata, dall'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri che ha immatricolato il veicolo, la carta di circolazione; questa deve contenere, oltre i dati di cui al comma 4, l'indicazione che il veicolo è destinato esclusivamente a servizio di polizia stradale. Nel regolamento sono stabilite le caratteristiche di tali veicoli.
12.  Al fine di realizzare la massima semplificazione procedurale e di assicurare soddisfacenti rapporti con il cittadino, in aderenza agli obiettivi di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, gli adempimenti amministrativi previsti dal presente articolo e dall'art. 94 devono essere gestiti dagli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri (466) e del Pubblico Registro Automobilistico gestito dall'A.C.I. a mezzo di sistemi informatici compatibili. La determinazione delle modalità di interscambio dei dati, riguardanti il veicolo e ad esso connessi, tra gli uffici suindicati e tra essi e il cittadino è disciplinata dal regolamento
."

Il 94, intitolato "Formalità per il trasferimento di proprietà degli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi e per il trasferimento di residenza dell'intestatario" recita:
"1.  In caso di trasferimento di proprietà degli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi o nel caso di costituzione dell'usufrutto o di stipulazione di locazione con facoltà di acquisto, il competente ufficio del PRA, su richiesta avanzata dall'acquirente entro sessanta giorni dalla data in cui la sottoscrizione dell'atto è stata autenticata o giudizialmente accertata, provvede alla trascrizione del trasferimento o degli altri mutamenti indicati, nonché all'emissione e al rilascio del nuovo certificato di proprietà.
2.  L'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici, su richiesta avanzata dall'acquirente entro il termine di cui al comma 1, provvede all'emissione e al rilascio di una nuova carta di circolazione che tenga conto dei mutamenti di cui al medesimo comma. Nel caso dei trasferimenti di residenza, o di sede se si tratta di persona giuridica, l'ufficio di cui al periodo precedente procede all'aggiornamento della carta di circolazione.
3.  Chi non osserva le disposizioni stabilite nel presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 705 ad euro 3.526.
4.  Chiunque circoli con un veicolo per il quale non è stato richiesto, nel termine stabilito dai commi 1 e 2, l'aggiornamento o il rinnovo della carta di circolazione e del certificato di proprietà è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 353 ad euro 1.762.
4-bis.  Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 93, comma 2, gli atti, ancorché diversi da quelli di cui al comma 1 del presente articolo, da cui derivi una variazione dell'intestatario della carta di circolazione ovvero che comportino la disponibilità del veicolo, per un periodo superiore a trenta giorni, in favore di un soggetto diverso dall'intestatario stesso, nei casi previsti dal regolamento sono dichiarati dall'avente causa, entro trenta giorni, al Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici al fine dell'annotazione sulla carta di circolazione, nonché della registrazione nell'archivio di cui agli articoli 225, comma 1, lettera b), e 226, comma 5. In caso di omissione si applica la sanzione prevista dal comma 3
."

Il 94-bis, intitolato "Divieto di intestazione fittizia dei veicoli", recita:
"1.  La carta di circolazione di cui all'articolo 93, il certificato di proprietà di cui al medesimo articolo e il certificato di circolazione di cui all'articolo 97 non possono essere rilasciati qualora risultino situazioni di intestazione o cointestazione simulate o che eludano o pregiudichino l'accertamento del responsabile civile della circolazione di un veicolo.
2.  Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque richieda o abbia ottenuto il rilascio dei documenti di cui al comma 1 in violazione di quanto disposto dal medesimo comma 1 è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 527 ad euro 2.108. La sanzione di cui al periodo precedente si applica anche a chi abbia la materiale disponibilità del veicolo al quale si riferisce l'operazione, nonché al soggetto proprietario dissimulato.
3.  Il veicolo in relazione al quale sono rilasciati i documenti di cui al comma 1 in violazione del divieto di cui al medesimo comma è soggetto alla cancellazione d'ufficio dal PRA e dall'archivio di cui agli articoli 225, comma 1, lettera b), e 226, comma 5. In caso di circolazione dopo la cancellazione, si applicano le sanzioni amministrative di cui al comma 7 dell'articolo 93. La cancellazione è disposta su richiesta degli organi di polizia stradale che hanno accertato le violazioni di cui al comma 2 dopo che l'accertamento è divenuto definitivo.
4.  Con uno o più decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri della giustizia e dell'interno, sono dettate le disposizioni applicative della disciplina recata dai commi 1, 2 e 3, con particolare riferimento all'individuazione di quelle situazioni che, in relazione alla tutela della finalità di cui al comma 1 o per l'elevato numero dei veicoli coinvolti, siano tali da richiedere una verifica che non ricorrano le circostanze di cui al predetto comma 1.
5.  La carta di circolazione è ritirata immediatamente da chi accerta le violazioni previste nei commi 4 e 4-bis ed è inviata all'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri, che provvede al rinnovo dopo l'adempimento delle prescrizioni omesse.
6.   Per gli atti di trasferimento di proprietà degli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi posti in essere fino alla data di entrata in vigore della presente disposizione è consentito entro novanta giorni procedere, senza l'applicazione di sanzioni, alle necessarie regolarizzazioni.
7.   Ai fini dell'esonero dall'obbligo di pagamento delle tasse di circolazione e relative soprattasse e accessori derivanti dalla titolarità di beni mobili iscritti al Pubblico registro automobilistico, nella ipotesi di sopravvenuta cessazione dei relativi diritti, è sufficiente produrre ai competenti uffici idonea documentazione attestante la inesistenza del presupposto giuridico per l'applicazione della tassa.
8.   In tutti i casi in cui è dimostrata l'assenza di titolarità del bene e del conseguente obbligo fiscale, gli uffici di cui al comma 1 procedono all'annullamento delle procedure di riscossione coattiva delle tasse, soprattasse e accessori
."

EBBENE, SE E' CERTO CHE PER IL MOMENTO RISULTA SOSPESA L'APPLICAZIONE SOLO DI UNA PARTE DELLA CIRCOLARE DEL MINISTERO DEI TRASPORTI 15513 DI LUGLIO 2014 (IL PUNTO "E.3 LOCAZIONE SENZA CONDUCENTE, ART. 247-BIS, COMMA 2, LETTERA B"  A PAG. 16 E 17 DELLA CIRCOLARE) E CHE SOLO TALE PARTE DELLA CIRCOLARE CADREBBE A SEGUITO DEI RICORSI AL TAR LAZIO IN QUESTIONE, ALTRETTANTO CERTO MI PARE CHE NON HA SENSO SOSTENERE CHE DALL'ART. 94, COMMA 4-BIS, DEL CODICE DELLA STRADA SI POSSA RICAVARE UN PRINCIPIO GENERALE PER CUI VANNO ANNOTATE SOLO FATTISPECIE DI ACQUISIZIONE DELLA DISPONIBILITA' A TITOLO GRATUITO.

SIGNIFICHEREBBE COMPLICARE LA VITA IN MISURA SPROPORZIONATA A CHI NON SI RELAZIONA CON GLI ALTRI NON SOLO CON CONTRATTI A TITOLO ONEROSO E MANTENERLA (UN PO') PIU' SEMPLICE ALL'IMPRENDITORE O A CHI PONE IN ESSERE CONTRATTI A TITOLO ONEROSO: SEMPLICEMENTE INCOSTITUZIONALE !

CREDO CHE SE IL TAR NON RICONOSCERA' CHE IL COMMA 4-BIS DELL'ART. 94 DEL CODICE DELLA STRADA DEVE ESSER DISAPPLICATO PER CONTRASTO COL DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA, DOVRA' SOLLEVARE QUESTIONE DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE DEL MEDESIMO COMMA,, NON POTENDO INTENDERLO COME PREVISIONE DI UN OBBLIGO DI REGISTRAZIONE NON ESTESO ANCHE AI CASI IN CUI LA DISPONIBILITA' DEL VEICOLO DERIVI DA CONTRATTI A TITOLO ONEROSO (NELLA FATTISPECIE SOTTOPOSTA AL TAR SINTRATTA DI LOCAZIONE SENZA CONDUCENTE).

LEGGI DI SEGUITO, CLICCANDO SU "LEGGI TUTTO", LE ORDINANZE N. 6056 E N. 6057 DEL TAR LAZIO ...

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Discriminazione sul lavoro: la Corte di giustizia chiarisce che la direttiva 2000/78/CE ...

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La Corte di giustizia, con sentenza del 13/11/2014 nella causa C-416/13, è intervenuta a chiarire la portata della direttiva 2000/78/CE non solo in tema di divieti d'assunzione al lavoro fondati sull'età ma, più ampiamente, in tema di discriminazione dei lavoratori fondata sull'età.

LEGGI DI SEGUITO L'INTERA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA NELLA CAUSA C-416/13 ...

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Art. 521-bis cpc: "Pignoramento e custodia di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi"

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L’art. 19, comma 1, lett. d-ter, del D.L. 12/9/2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla l. 10/11/2014, n. 162, ha introdotto nel codice di procedura civile l'art. 521-bis "Pignoramento e custodia di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi". Ai sensi dell'art. 19, comma 6-bis, del medesimo D.L. n. 132/2014, le disposizioni dell'art. 521-bis si applicano ai procedimenti iniziati a decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del d.l. 132/2014. La legge di conversione è stata pubblicata nella Gazz. Uff. 10 novembre 2014, n. 261, ed è entrata in vigore il giorno successivo. Quindi l'art. 521-bis del cpc si applica ai procedimenti iniziati in a decorrere dall'11 dicembre 2014.

Questo il testo dell'art. 521-bis cpc:

"Il pignoramento di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi si esegue mediante notificazione al debitore e successiva trascrizione di un atto nel quale si indicano esattamente, con gli estremi richiesti dalla legge speciale per la loro iscrizione nei pubblici registri, i beni e i diritti che si intendono sottoporre ad esecuzione, e gli si fa l'ingiunzione prevista nell'articolo 492. Il pignoramento contiene altresì l'intimazione a consegnare entro dieci giorni i beni pignorati, nonché i titoli e i documenti relativi alla proprietà e all'uso dei medesimi, all'istituto vendite giudiziarie autorizzato ad operare nel territorio del circondario nel quale è compreso il luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede.

Col pignoramento il debitore è costituito custode dei beni pignorati e di tutti gli accessori comprese le pertinenze e i frutti, senza diritto a compenso.

Al momento della consegna l'istituto vendite giudiziarie assume la custodia del bene pignorato e ne dà immediata comunicazione al creditore pignorante, a mezzo posta elettronica certificata ove possibile.

Decorso il termine di cui al primo comma, gli organi di polizia che accertano la circolazione dei beni pignorati procedono al ritiro della carta di circolazione nonché, ove possibile, dei titoli e dei documenti relativi alla proprietà e all'uso dei beni pignorati e consegnano il bene pignorato all'istituto vendite giudiziarie autorizzato ad operare nel territorio del circondario nel quale è compreso il luogo in cui il bene pignorato è stato rinvenuto. Si applica il terzo comma.

Eseguita l'ultima notificazione, l'ufficiale giudiziario consegna senza ritardo al creditore l'atto di pignoramento perché proceda alla trascrizione nei pubblici registri. Entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al terzo comma, il creditore deve depositare nella cancelleria del tribunale competente per l'esecuzione la nota di iscrizione a ruolo, con copie conformi del titolo esecutivo, del precetto, dell'atto di pignoramento e della nota di trascrizione. La conformità di tali copie è attestata dall'avvocato del creditore ai soli fini del presente articolo.

Il cancelliere forma il fascicolo dell'esecuzione. Il pignoramento perde efficacia quando la nota di iscrizione a ruolo e le copie dell'atto di pignoramento, del titolo esecutivo e del precetto sono depositate oltre il termine di cui al quinto comma.

Si applicano in quanto compatibili le disposizioni del presente capo".

Qui la circolare esplicativa dell'A.C.I. del 18 novembre 2014.

Qui il dossier redatto dall'ufficio studi del Consiglio Nazionale Forense

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:18
 

Per regolare i conflitti di interessi di tutti i dipendenti pubblici basta ...

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... basta applicare a tutti i dipendenti pubblici le norme che, con riguardo ai soli dipendenti degli enti locali, son previste dall'art. 78 del D.Lgs. 267/2000. Giustamente Bernardo Giorgio Mattarella, nel suo articolo intitolato "Le nuove regole di comportamento dei pubblici funzionari" (in Rivista della Corte dei conti, a. 67, n. 1-2/2014, p. 497-505), sottolinea che quella dell'art. 78 del D.Lgs. 267/2000 è una disposizione semplice ed efficace, capace di risolvere il problema del conflitto di interessi di tutti i dipendenti pubblici e nota che trattasi di disposizione che ha un secolo di vita ed ha sempre funzionato piuttosto bene.

Il D.Lgs. 18-8-2000 n. 267, "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali", all'articolo 78 "Doveri e condizione giuridica", prevede:
"1.  Il comportamento degli amministratori, nell'esercizio delle proprie funzioni, deve essere improntato all'imparzialità e al principio di buona amministrazione, nel pieno rispetto della distinzione tra le funzioni, competenze e responsabilità degli amministratori di cui all'articolo 77, comma 2 e quelle proprie dei dirigenti delle rispettive amministrazioni.
2.  Gli amministratori di cui all'articolo 77, comma 2, devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado. L'obbligo di astensione non si applica ai provvedimenti normativi o di carattere generale, quali i piani urbanistici, se non nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell'amministratore o di parenti o affini fino al quarto grado.
3.  I componenti la giunta comunale competenti in materia di urbanistica, di edilizia e di lavori pubblici devono astenersi dall'esercitare attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nel territorio da essi amministrato.
4.  Nel caso di piani urbanistici, ove la correlazione immediata e diretta di cui al comma 2 sia stata accertata con sentenza passata in giudicato, le parti di strumento urbanistico che costituivano oggetto della correlazione sono annullate e sostituite mediante nuova variante urbanistica parziale. Nelle more dell'accertamento di tale stato di correlazione immediata e diretta tra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell'amministratore o di parenti o affini è sospesa la validità delle relative disposizioni del piano urbanistico.
5.  Al sindaco ed al presidente della provincia, nonché agli assessori ed ai consiglieri comunali e provinciali è vietato ricoprire incarichi e assumere consulenze presso enti ed istituzioni dipendenti o comunque sottoposti al controllo ed alla vigilanza dei relativi comuni e province.
6.  Gli amministratori lavoratori dipendenti, pubblici e privati, non possono essere soggetti, se non per consenso espresso, a trasferimenti durante l'esercizio del mandato. La richiesta dei predetti lavoratori di avvicinamento al luogo in cui viene svolto il mandato amministrativo deve essere esaminata dal datore di lavoro con criteri di priorità.
"

E si ricordi che l'art. 15 "Segreto d'ufficio", del DPR 3/1957, come sostituito dall'art. 28, L. 7 agosto 1990, n. 241 (che dispone: "1. L'impiegato deve mantenere il segreto d'ufficio. Non può trasmettere a chi non ne abbia diritto informazioni riguardanti provvedimenti od operazioni amministrative, in corso o conclusione, ovvero notizie di cui sia venuto a conoscenza a causa delle sue funzioni, al di fuori delle ipotesi e delle modalità previste dalle norme sul diritto di accesso. Nell'ambito delle proprie attribuzioni, l'impiegato preposto ad un ufficio rilascia copie ed estratti di atti e documenti di ufficio nei casi non vietati dall'ordinamento") va disapplicato nei confronti del personale non dirigenziale del comparto Ministeri, delle Regioni ed autonomie locali, della Sanità, delle Istituzioni ed enti di ricerca, delle Università, delle Aziende autonome e della Scuola (vedi l'allegato A al D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165).

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:19
 

Consiglio di Stato 5657/2014 su autodichìa della Presidenza della Repubblica

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La quarta sezione del Consiglio di Stato, con sentenza n. 5657 del 18 novembre 2014, approfondisce la tematica dell'autodichia della Presidenza della Repubblica. L'occasione è statal'idizione, da parte del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, di una gara informale (ai sensi dell’art. 30, comma 3, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, c.d. codice degli appalti) per l’affidamento del “servizio di cassa ed annesso sportello interno al Segretariato”.

Scrive, al riguardo il Consiglio di Stato: " Si può anche prescindere, allo stato, da una considerazione preliminare, e cioè che la stessa Corte costituzionale sembra orientata verso una possibile rimeditazione della prerogativa dell’autodichia – cioè del potere di giudicare in via esclusiva e definitiva i ricorsi avverso gli atti e i provvedimenti adottati dall’amministrazione -, valutata al metro di giudizio del rispetto dei diritti fondamentali e del principio di legalità (la sentenza 9 maggio 2014, n. 120, osserva ora di non poter esaminare la questione nel merito per non essere stata la Corte investita nel solo modo che le consentirebbe di pronunciare, vale a dire la proposizione del conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato).

Come è ben noto, la competenza “giustiziale” della Presidenza della Repubblica è stata confermata anche di recente, sia dal giudice ordinario sia da quello amministrativo, ma rispetto alle controversie in materia di rapporto di lavoro e di impiego con il Segretariato Generale, alle quali sono assimilate quelle da ultimo previste dall’art. 1, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 2008, n. 34/N (cfr., rispettivamente, Cass. civ., ss. uu., ord. 17 marzo 2010, n. 6529; Cons. Stato, sez. IV, 15 dicembre 2011, n. 6617).

Si tratterebbe ora di riconoscere l’autodichia anche in settore diverso e ulteriore, quale quello delle gare e dei contratti.

Questo non è possibile per una serie di ragioni.

In primo luogo, appare condivisibile l’affermazione che le prerogative costituzionali, e in concreto l’autodichia in questione, rappresentando deroghe a principi cardine del diritto comune, non possono essere interpretate estensivamente (cfr. Cons. Stato, sez. IV, sentenza n. 6617 del 2011, cit.).

Ma soprattutto la tesi sembra per certi versi non rispettosa delle stesse prerogative della Presidenza della Repubblica.

E’ indiscutibile che, nell’attuale assetto costituzionale, l’autodichia non sia momento essenziale per assicurare effettività alla posizione di autonomia e indipendenza degli organi costituzionali (cfr. Cass. civ., ss. uu, n. 6529 del 2010, cit.). Essa dunque esiste se e nella misura in cui l’organo, sul necessario fondamento costituzionale (esplicito o, come anche si sostiene, implicito), abbia deciso di farne uso.

Ora, anche ad ammettere che il potere di auto-organizzazione della Presidenza possa spingersi sino a derogare alla normativa comune, attribuendo a organi domestici la cognizione delle controversie tra il Segretariato generale e soggetti terzi anche al di là dell’ambito del rapporto di impiego, occorre anche rilevare che, in concreto, la Presidenza non ha comunque ritenuto di esercitare il potere in questione, diversamente da quanto hanno disposto, con specifici regolamenti, Camera e Senato, ampiamente ricordati negli atti di causa.

D’altronde, negare la giurisdizione del giudice amministrativo nella presente controversia, come quella di ogni altro giudice dell’ordinamento generale, significherebbe negare al privato qualsiasi specie di tutela giurisdizionale o para-giurisdizionale, posto che gli organi del contenzioso della Presidenza della Repubblica sono stati istituiti espressamente per le controversie di pubblico impiego e non potrebbero certo autonomamente estendere le proprie competenze in ambiti che le fonti istitutive non contemplano.

Infine, il primo a non essere convinto del supposto difetto assoluto di giurisdizione sembra essere lo stesso Segretariato Generale, poiché – come bene osserva la B.N.L. – il bando e il disciplinare di gara, provenienti dal Segretariato, attribuiscono le eventuali controversie alla cognizione esclusiva del Foro di Roma, con ciò evidentemente escludendo qualunque riserva di giurisdizione interna.

Il motivo è dunque infondato e deve essere respinto."

V'E' ABBONDANTE MATERIA PER RIPRENDERE IL DISCORSO SULLA GIURISDIZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE, GIUDICE SPECIALE DELLA DISCIPLINA DEGLI AVVOCATI (E FORSE -VISTO CHE LA L. 247/2012 NON MI PARE LA CONFERMI- ANCORA GIUDICE SPECIALE DELLA TENUTA DEGLI ALBI FORENSI).

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LEGGI DI SEGUITO L'INTERA SENTENZA 5657/2014 DEL CONSIGLIO DI STATO ...

 

Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:20 Leggi tutto...
 

Per la Corte costituzionale l'iscrizione all'albo forense è un requisito meramente formale ma ...

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Fino al 2010 gli avvocati non iscritti al relativo albo professionale non potevano (ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera f, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160) accedere al concorso in magistratura, con grave discriminazione rispetto ad altre categorie che a quel concorso venivano ammesse senza particolare severità ) e valenza presuntiva di conoscenze giuridiche approfondite) delle condizioni d'ammissione.

La Corte costituzionale, con sentenza n. 296/2010 ha dichiarato incostituzionale tale norma, affermando tra l'altro che "la disposizione censurata attribuisce rilievo decisivo ad «un requisito di ordine meramente formale», l’iscrizione all’albo forense, del quale non si comprende l’idoneità a rivelare il possesso, in capo all’aspirante magistrato, di una maggiore attitudine all’esercizio della funzione giudiziaria rispetto a quanti risultino “solo” abilitati a svolgere la professione di avvocato”.

La sentenza della Corte costituzionale 296/2010, dichiarò incostituzionale la norma dell’articolo 2, comma 1, lettera f), del decreto legislativo n. 160/2006, recante «Nuova disciplina dell’accesso in magistratura, nonché in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150», come sostituito dall’articolo 1, comma 3, lettera b), della legge 30 luglio 2007, n. 111, nella parte in cui non prevedeva tra i soggetti ammessi al concorso per magistrato ordinario anche coloro che avessero conseguito soltanto l’abilitazione all’esercizio della professione forense ma non fossero iscritti all'albo degli avvocati.

Ma attenzione, l'esercizio abusivo della professione, secondo Cassazione, sez. quinta penale, 2/12/2014, n. 50345, scatta per il solo fatto che si curino pratiche legali dei clienti o si predispongano ricorsi: non serve lo svolgimento di effettive attività giudiziaria. Si legge infatti nella sentenza 50345/2014, al punto 2 del "considerato in diritto": "2. D’altronde, l’esercizio abusivo della professione legale, ancorché riferito allo svolgimento dell’attività riservata al professionista iscritto nell’albo degli avvocati, non implica necessariamente la spendita al cospetto del giudice o di altro pubblico ufficiale della qualità indebitamente assunta, sicché il reato si perfeziona per il solo fatto che l’agente curi pratiche legali dei clienti o predisponga ricorsi anche senza comparire in udienza qualificandosi come avvocato (Sez. 5, Sentenza n. 646 del 06/11/2013, Rv. 257955)."

LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA N. 296/2010 DELLA CORTE COSTITUZIONALE ...

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"Where, in Europe, is it possible to be a part time lawyer?"

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Domanda e risposte su QUORA

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:23
 

Corte di giustizia 5/11/2014 su principio di non discriminazione del lavoro part time

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La Corte di giustizia dell'Unione europea, con sentenza del 5/11/2014, nella causa C-476/12  chiarisce il contenuto del principio di non discriminazione dei lavoratori a part time.

Occorre pure ricordare che il D.Lgs. 25-2-2000 n. 61, "Attuazione della direttiva 97/81/CE relativa all'accordo-quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES", all'art. 4 "Principio di non discriminazione", stabilisce: 
"1.  Fermi restando i divieti di discriminazione diretta ed indiretta previsti dalla legislazione vigente, il lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a tempo pieno comparabile, intendendosi per tale quello inquadrato nello stesso livello in forza dei criteri di classificazione stabiliti dai contratti collettivi di cui all'articolo 1, comma 3, per il solo motivo di lavorare a tempo parziale.
2.  L'applicazione del principio di non discriminazione comporta che:
a)  il lavoratore a tempo parziale benefici dei medesimi diritti di un lavoratore a tempo pieno comparabile in particolare per quanto riguarda l'importo della retribuzione oraria; la durata del periodo di prova e delle ferie annuali; la durata del periodo di astensione obbligatoria e facoltativa per maternità; la durata del periodo di conservazione del posto di lavoro a fronte di malattia, infortuni sul lavoro, malattie professionali; l'applicazione delle norme di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro; l'accesso ad iniziative di formazione professionale organizzate dal datore di lavoro; l'accesso ai servizi sociali aziendali; i criteri di calcolo delle competenze indirette e differite previsti dai contratti collettivi di lavoro; i diritti sindacali, ivi compresi quelli di cui al titolo III della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni. I contratti collettivi di cui all'articolo 1, comma 3, possono provvedere a modulare la durata del periodo di prova e quella del periodo di conservazione del posto di lavoro in caso di malattia qualora l'assunzione avvenga con contratto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale;
b)  il trattamento del lavoratore a tempo parziale sia riproporzionato in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa in particolare per quanto riguarda l'importo della retribuzione globale e delle singole componenti di essa; l'importo della retribuzione feriale; l'importo dei trattamenti economici per malattia, infortunio sul lavoro, malattia professionale e maternità. Resta ferma la facoltà per il contratto individuale di lavoro e per i contratti collettivi, di cui all'articolo 1, comma 3, di prevedere che la corresponsione ai lavoratori a tempo parziale di emolumenti retributivi, in particolare a carattere variabile, sia effettuata in misura più che proporzionale".

Si noti anche che le disposizioni di cui al comma 2 sono ora contenute nell'articolo 60 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, che recita:

"1.  In attuazione di quanto previsto dal decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61, e, in particolare, del principio di non discriminazione, la lavoratrice e il lavoratore a tempo parziale beneficiano dei medesimi diritti di un dipendente a tempo pieno comparabile, per quanto riguarda la durata dei congedi previsti dal presente testo unico. Il relativo trattamento economico è riproporzionato in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa.
2.  Ove la lavoratrice o il lavoratore a tempo parziale e il datore di lavoro abbiano concordato la trasformazione del rapporto di lavoro in rapporto a tempo pieno per un periodo in parte coincidente con quello del congedo di maternità, è assunta a riferimento la base di calcolo più favorevole della retribuzione, agli effetti di quanto previsto dall'articolo 23, comma 4.
3.  Alle lavoratrici e ai lavoratori di cui al comma 1 si applicano le disposizioni dell'articolo 8 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564, in materia contributiva
."

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:24
 

MULTA ANTITRUST AL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE: HA RISTRETTO CONCORRENZA SU COMPENSI E PUBBLICITA'

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RIPORTO DI SEGUITO IL COMUNICATO STAMPA CHE SI LEGGE SUL SITO DELL'AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO

"ORDINI PROFESSIONALI: MULTA ANTITRUST AL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE PER AVER RISTRETTO CONCORRENZA SUI COMPENSI


Con una sanzione pecuniaria di 912.536,40 euro, l’Antitrust ha multato il Consiglio nazionale forense per aver ristretto la concorrenza, limitando l’autonomia degli avvocati in materia di compensi professionali. La decisione dell’Autorità  chiude così un’istruttoria sulle condotte del Cnf per violazione dell’art. 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Il Consiglio forense è stato sanzionato dall’Agcm per aver pubblicato una circolare con cui reintroduceva di fatto l’obbligatorietà delle tariffe minime, non più vincolanti dopo la cosiddetta “riforma Bersani” del 2006 ed effettivamente abrogate nel 2012. E inoltre, per aver adottato un parere contro i siti Internet che propongono ai consumatori associati sconti sulle prestazioni professionali, in base alla tesi che ciò confliggerebbe con il divieto di accaparramento della clientela sancito dal Codice deontologico della categoria.

Secondo l’Antitrust, questi due interventi erano diretti a limitare la concorrenza tra avvocati sul prezzo e sulle condizioni economiche delle prestazioni professionali. L’Autorità ha anche diffidato il Cnf dal ripetere in futuro analoghi comportamenti.

Roma, 14 novembre 2014"

QUI IL PROVVEDIMENTO DELL'ANTITRUST, CHE DOVREBBE ESSERE STUDIATO BENE DA TUTTI GLI AVVOCATI CHE PENSANO DI ESSER BEN RAPPRESENTATI DAL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE (GIUDICE-LEGISLATORE-AMMINISTRATORE) !

MI DOMANDO: CON QUALI SOLDI IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE PAGHERA' LA SALATISSIMA SANZIONE DI EURO 912.536,12 ?

PAGHERANNO, ALLA FINE, GLI AVVOCATI ITALIANI CHE CON I LORO CONTRIBUTI SOVVENZIONANO IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE O PAGHERANNO DI TASCA LORO I CONSIGLIERI CHE HANNO POSTO IN ESSERE COMPORTAMENTI ANTICONCORRENZIALI MERITEVOLI DI SANZIONE TANTO GRAVE DA PARTE DELL'ANTITRUST ?

SE IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE E' UN ENTE PUBBLICO NON ECONOMICO, PERCHE' NON V'E' SPAZIO PER UN INTERVENTO DELLA CORTE DEI CONTI ?

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:25
 

Pro rata tutelato pienamente solo ante 2007

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Cassazione, con sentenza 24221/2014 del 13/11/2014, interviene a chiarire, in materia di previdenza dei professionisti, i termini della tutela piena del principio del pro rata. Lo fa richiamando anche l'orientamento della Corte di Strasburgo in materia di retroattività della legge civile ...

LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA 24221/2014 ...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:25 Leggi tutto...
   

Avvocati sempre più poveri e sempre più vecchi

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Secondo uno studio presentato dall’ufficio attuario della Cassa Forense sull’avvocatura italiana per l’anno 2013 c'è un vero e proprio un crollo del reddito medio degli avvocati, con un calo del -1,6% rispetto al monte redditi del 2012 e del -3,1% annuo rispetto al reddito del 2012. In valori assoluti, il reddito medio ai fini Irpef, di un avvocato iscritto all’albo nel 2012 si è attestato sui 38.000 euro con circa 57.000 euro di fatturato, ma se si entra nel dettaglio, le statistiche mostrano che oltre 20.000 professionisti hanno fatturati pari a zero e che quasi il 50% produce redditi inferiori a 10.300 euro l’anno, mentre solo l’8,6% dichiara redditi superiori a 91.000 euro.

Queste le conclusioni cui giunge Cassaforense:
"Conclusioni
Il progressivo “invecchiamento relativo” della popolazione italiana, dovuto alla riduzione numerica della popolazione nelle fasce di età più giovane, sta manifestando i suoi effetti anche nel mondo della professione forense.
Il numero dei potenziali nuovi professionisti si è drasticamente ridotto.
Tale fenomeno potrebbe condurre in futuro una presumibile situazione di stazionarietà, se non di riduzione, del numero dei professionisti.
Se non si può agire sull’aspetto demografico per arginare gli effetti negativi legati a una contrazione dei potenziali contribuenti, andrebbero improntate politiche di sostegno alla professione anche al fine di contrastare la perdita di “chance di redditività” che la professione forense offre oggi rispetto al passato".

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:26
 

Superare il corporativismo con la legge "Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche"

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E' stato presentato in Senato, a luglio, 2014, il disegno di legge n. 1577, "Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche". All'art. 8 ("Definizioni di pubblica amministrazione") stabilisce che "A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, al fine dell’individuazione dell’ambito di applicazione delle disposizioni normative che vi facciano espresso riferimento, si intende per: a) <<amministrazioni statali>> ...;  b) <<amministrazioni nazionali>> ...; c) <<amministrazioni territoriali>> ...; d) <<amministrazioni di istruzione e cultura>> ...; e) <<amministrazioni pubbliche>>: le amministrazioni nazionali, quelle territoriali,quelle di istruzione e cultura, nonché gli ordini professionali; f) <<soggetti di rilievo pubblico>> ...; g) <<organismi privati di interesse pubblico>>... . Gli Ordini professionali, dunque, vengono semplicemente definiti <<amministrazioni pubbliche>>.

Pirima di tutto una vignetta potente sui rischi del corporativismo, che è il tipico rischio di una regolazione delle pubbliche amministrazioni che elevi gli Ordini a soggetti pubblici.

Gli Ordini professionali non possono continuare ad avere la botte piena e la moglie ubriaca, come garantisce il regime corporativo che continua a vivere attraverso l'attuale regolazione delle professioni ordinistiche. Questo superamento (costituzionalmente dovuto) del sostanziale corporativismo degli Ordini professionali (ancora definiti enti pubblici non economici a carattere associativo) dovrebbe essere chiesto soprattutto dalla "base", dai milioni dii professionisti che, oramai proletarizzati, non beneficiano più dei frutti del regime corporativo. Tali frutti, è indiscutibile, sono ormai appannaggio esclusivo dei "vertici" delle varie professioni ordinistiche, mentre la stragrande maggioranza dei professionisti è "carne da macello" (ad es. false partite IVA).

Comunque, è evidente l'insostenibilità, logica ancor prima che giuridica, di talune richieste, tra loro incompatibili, che giungono dai vertici delle varie professioni regolamentate in Ordini:

non si può, da una parte, chiedere il rigetto di “ogni assimilazione degli Ordini professionali alla pubblica Amministrazione statale” (argomentando, come fa il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, che “l’accettazione di compiti pubblici delegati che ci consentono di portare benefici al Paese, pur con grande sacrificio, non sono omologanti”, e che “gli ordini professionali sono sostenuti esclusivamente dai contributi degli associati, e quindi non fanno parte né dell’apparato della P.A., né sono soggetti al controllo della Corte dei Conti, ma solo alla vigilanza del Ministero della Giustizia”) e, dall'altra parte chiedere che l'ente Ordine professionale sia pubblico quando si tratta di mantenergli la titolarità di ampissimi poteri amministrativi e addirittura, in certi casi, giurisdizionali.

Afferma il Presidente del Consiglio Nazionale Forense (il più speciale di tutti gli Ordini, stante l'eccezionalità regolamentare sancita con l. 247/2012) che l'autonomia e l'ndipendenza delle professioni intellettuali deve potersi garantire anche rispetto ad una “concezione meccanica della concorrenza che ignora le peculiarità dell’attività professionale, assimila irrazionalmente l’ attività professionale alla attività d’impresa dimenticando che la stessa Carta dei diritti fondamentali distingue nell’art.15 la libertà professionale e nell’art.16 la libertà d’impresa e che la stessa giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue non si spinge fino al punto da equiparare le due attività in modo uniforme, conservandone i tratti distintivi” ... “ Libertà, indipendenza e autonomia, competenza e correttezza sono infatti i valori irrinunciabili che fondano le professioni, sempre ovviamente, sotto l’egida della legge e nel rispetto delle regole etiche”. Ebbene, al riguardo occorrerebbe considerare diversamente la giurisprudenza della Corte di giustizia (a partire dalla sentenza sulla causa C-550/07). Sul punto vedi anche i miei articoli qui raggruppati nella categoria "il mito dell'indipendenza dell'avvocato".

Dimenticavo: al riguardo che giudizio dare del nuovo bando INPS per avvocati esterni ? Si legge su ilsole24ore dell'8/11/2014, sotto il titolo "INPS: da lunedì via alle nuove domande": "Lunedì 10 novembre parte la nuova procedura per acquisire la disponibilità di avvocati esterni, come procuratori domiciliatari e/o sostituti d'udienza. Le domande potranno essere presentate esclusivamente in via telematica, tramite il sito dell'Istituto (www.inps.it) dalle ore 9 del 10 novembre alle ore 24 del 10 dicembre 2014". Sento odore di parasubordinazione e carenza di indipendenza sostanziale degli avvocati che saranno scelti come domiciliatari e/o sostituti d'udienza!  Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano il C.N.F. e l'Antitrust, soprattutto in relazione alla previsione dell'art. 9, comma 2, del "Regolamento per il conferimento di incarichi legali a professionisti esterni per il patrocinio e la rappresentanza in giudizio dell'INPS", per cui "Salvo casi eccezionali, da concordarsi preventivamente per controversie di particolare complessità, l'Istituto, ai fini della remunerazione, fa riferimento ai minimi tariffari sia per quanto concerne gli onorari sia per quanto concerne i diritti".  IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE, A MIO AVVISO, DOVREBBE INTERVENIRE CONTRO UNA TALE REGOLAMENTAZIONE DELLA REMUNERAZIONE DELL'AVVOCATO DOMICILIATARIO O SOSTITUTO D'UDIENZA DELL'INPS; DOVREBBE TUTELARE L'INDIPENDENZA IN CONCRETO DI MIGLIAIA DI AVVOCATI E NON RECLAMERE LA SALVAGUARDIA DI UNA INDIPEDENZA ASTRATTA CHE SERVE SOLO A PERPETUARE IL SISTEMA DELLE FALSE PARTITE IVA CHE MASCHERANO UNA SOSTANZIALE PARASUBORDINAZIONE DI DECINE DI MIGLIAIA DI AVVOCATI.

 

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:29
 

Cancellazioni dall'albo forense e decadenze da sindaco vanno trattate allo stesso modo? Why not

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Il TAR Campania, con ordinanza depositata il 30/10/2014, ha rinviato in Corte costituzionale la legge Severino.  L'ordinanza del Tribunale amministrativo della Campania consente al sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, di tornare a svolgere la sua attività di amministratore nelle more della decisione della Consulta.

Scrive il TAR Campania: "In disparte la possibilità per il legislatore di dare giuridica rilevanza a fini sanzionatori a fatti accaduti in un tempo anteriore rispetto all’entrata in vigore della legge che li qualifica, è certo che la sospensione di un amministratore da una carica per un fatto storicamente anteriore rispetto alla sua elezione, così come anteriore ne è il provvedimento giudiziario che a questo dà a tal fine rilevanza, costituisce, oggettivamente, applicazione retroattiva della norma.

Ebbene, ritiene il Collegio che l’applicazione retroattiva di una norma sanzionatoria, anche di natura non penale ai sensi dell’art. 25, secondo comma della Costituzione, urta con la pienezza ed il regime rafforzato di diritti costituzionalmente garantiti, tutte le volte in cui la Carta rimette alla disciplina legislativa il regime ordinario di esercizio di quel diritto; pertanto, ove vi sia riserva di legge per la disciplina di diritti fondamentali riconosciuti dalla Carta, assumono rango costituzionale anche i principi generali che disciplinano la fonte di produzione normativa primaria; di conseguenza, essendo il divieto di retroattività di cui all’art. 11 delle Disposizioni sulla Legge in Generale, uno dei principi su cui si fonda l’efficacia della legge nel tempo, la sua violazione è anche violazione del diritto che la Costituzione espressamente la chiama a disciplinare e proteggere.

In questo senso, l’art. 51 della Costituzione nell’affidare alla legge l’individuazione dei requisiti per l’accesso alle cariche pubbliche, quindi la disciplina positiva per l’esercizio del diritto di elettorato passivo, ciò consente nei limiti fisiologici entro i quali alla legge stessa è consentito operare, cioè non retroattivamente.

Si aggiunge che la forza di tale assunto s’intensifica, tenuto conto del primo dei citati postulati, ossia la natura sanzionatoria delle cause ostative di cui al d.lgs. 31 dicembre 2012 n. 235 – tra cui figura la sospensione dalla carica applicata al ricorrente – attesa l’inderogabilità assoluta del principio di irretroattività nell’ambito di istituti e regimi in buona parte assimilabili alle sanzioni penali.

Ora, anche per l’assenza di una norma transitoria, non è possibile in via interpretativa al giudice del merito risolvere la questione della legittimità costituzionale del superamento del limite costituito dal divieto di retroattività della legge anche nell’ipotesi in cui la sospensione dalla carica sia prevista in caso di condanna non definitiva; il dubbio di compatibilità costituzionale concerne la sussistenza di un eccessivo sbilanciamento in favore della previsione normativa di tale misura cautelativa di salvaguardia della moralità dell’amministrazione pubblica rispetto all’ampio favor da riconoscersi alle facoltà di pieno esercizio del diritto soggettivo di elettorato passivo di cui all’art. 51, primo comma della Costituzione, da ritenersi inviolabile ai sensi dell’art. 2 della Carta, nonché posto a fondamento del funzionamento delle istituzioni democratiche repubblicane, secondo quanto previsto dall’art. 97, secondo comma, ed infine espressione del dovere di svolgimento di una funzione sociale che sia stata frutto di una libera scelta del cittadino, ai sensi dell’art. 4, secondo comma.

Conclusivamente, il Collegio ritiene necessario sottoporre alla Corte Costituzionale questione incidentale di legittimità costituzionale, rilevante ai fini della definizione del giudizio a quo, dell’art. 11, primo comma, lettera a) del d.lgs. 31 dicembre 2012 n. 235, in relazione all’art.10, primo comma lettera c) del medesimo decreto legislativo perché la sua applicazione retroattiva si pone in contrasto con gli artt. 2, 4, secondo comma, 51, primo comma e 97, secondo comma della Costituzione.

Ai sensi dell’art.23, secondo comma della legge 11 marzo 1953 n. 87 il giudizio è sospeso fino alla definizione dell’incidente di costituzionalità.

Ai sensi dell’art.23, quarto comma della legge 11 marzo 1953 n. 87 la presente ordinanza sarà notificata alle parti costituite e al Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché comunicata ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica."

 

Alla difesa degli avvocati-part-time cancellati dall'albo ex l. 339/03 basterà dimostrare l'irrilevanza del regime transitorio di 36 mesi (una chiara "confessione" da parte del legislatore, del fatto che i dipendenti pubblici a part time ridotto che facevano anche l'avvocato "non facevano male a nessuno").

Leggi di seguito, cliccando su "LEGGI TUTTO", il testo integrale della pronuncia del TAR Campania ...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:30 Leggi tutto...
 

Arriverà anche per l'Avvocatura una seria legge per la concorrenza per il 2014? o sarà "annacquata"?

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Al ministero per lo sviluppo economico qualcuno prova a scrivere un disegno di legge per la concorrenza che realizzi le indicazioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AS1137 del 4/7/2014) anche in tema di regolazione della professione di avvocato. Questi i punti qualificanti:

- liberalizzazione della consulenza stragiudiziale;

- socio di capitale;

- pubblicità dei compensi;

- obbligo di preventivo anche se non richiesto;

- abrogazione dei parametri;

- azzeramento d'ogni ruolo dell'Ordine circondariale nella determinazione dei compensi nelle controversie col cliente;

- rimozione del regime delle incompatibilità e sua sostituzione con un obbligo di astensione dalle attività in conflitto.

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:31
 

D.l. 90/14 riforma la pubblica amministrazione ma servono avvocati part time nell'organico...

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... servono sia per assistere le pubbliche amministrazioni nelle procedure di negoziazione assistita che per  evitare casi di "abuso del processo".

Il 24 giugno 2014 il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto legge n. 90/2014 di riforma della pubblica amministrazione (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 24 giugo 2014). La mitica madre di tutte le riforme, quella della pubblica amministrazione, rischia però, se non sarà "radicalizzata" in sede di conversione in legge, di esser ben lontana da quella "rivoluzione" che annunciava il neonato Governo Renzi.

In quest'articolo mi limito ad analizzare due temi fondamentali e intrecciati: quello della professionalità legale nella pubblica amministrazione e quello della miglior forma di incentivazione del part time.

Lo faccio anche in relazione a due fatti nuovi:

PRIMO FATTO NUOVO: l'inserimento, ad opera del maxiemendamento governativo al ddl di conversione in legge del d.l. 90/2014, del comma 1-bis all'art. 2 del decreto legge.  Prevede il nuovo comma 1-bis: "È fatto obbligo per le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 di affidare la convenzione di negoziazione alla propria avvocatura, ove presente". L'obbligatorio affidamento delle convenzioni di negoziazione alle avvocature interne, ove esistenti, rende palese che, nei frequentissimi casi nei quali una "propria avvocatura" non esista, occorre assolutamente evitare che le pubbliche amministrazioni (che in tema di negoziazione assistita non ricorreranno di frequente alla Avvocatura generale dello Stato) possano candidamente affidarsi, per farsi assistere nell'enorme mole di procedure di negoziazione assistita che si troveranno presto a dover gestire, alla preparazione professionale "settoriale" di (interessati) avvocati esterni.

SECONDO FATTO NUOVO: La chiara presa di posizione dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che, con segnalazione AS1137 del 4/7/2014, indirizzata al Presidente della Repubblica, al Presidente della Camera dei Deputati, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro per lo sviluppo economico (segnalazione pubblicata sul Bollettino dell'Autorità n. 27 del 7/7/2014),  formula essenziali "PROPOSTE DI RIFORMA CONCORRENZIALE AI FINI DELLA LEGGE ANNUALE PER IL MERCATO E LA CONCORRENZA ANNO 2014". Ha evidenziato l'Antitrust, nella detta segnalazione AS1137, che "la disciplina dell’ordinamento forense prevede un regime di incompatibilità molto stringente con lo svolgimento di qualsiasi attività di lavoro autonomo o dipendente part-time, nonché con l’assunzione di cariche sociali. Inoltre, viene limitata l’iscrizione degli avvocati negli albi professionali diversi da quelli espressamente indicati (articolo 18). Si tratta di limitazioni sproporzionate atteso che eventuali situazioni di conflitto di interessi derivanti dallo svolgimento di altre attività possono essere risolte mediante la previsione di specifici obblighi di astensione dallo svolgimento delle attività in conflitto".

Partiamo dall'analisi dell'articolo 41 del decreto legge 90/2014 "Misure per il contrasto all'abuso del processo". Contro l'abuso del processo ammiistrativo esso introduce sia un aggravamento della responsabilità verso controparte vittoriosa, sia una vera e propria sanzione pecuniaria a carico di parte soccombente. Vuol punire soprattutto chi avvia cause manifestamente dilatorie, o per ragioni dilatorie resiste in giudizio, e perciò attribuisce al giudice il potere di condannare la parte soccombente al pagamento di una somma "equitativamente determinata" a favore di quella vincente quando la decisione è fondata su ragioni, in fatto o in diritto, che siano "manifeste" (lettera a) e -solo in materia di appalti di cui agli artt. 119, lettera a) e 120 del codice del processo amministrativo- commina una vera e propria sanzione pecuniaria, potenzialmente altissima (lettera b). Recita l'art. 41 del d.l. 90/2014, come modificato dalla legge di conversione 114/2014:

"Art. 41  (Misure per il contrasto all'abuso del processo)
In vigore dal 19 agosto 2014
1.  All'articolo 26 dell'allegato 1 (Codice del processo amministrativo) del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, sono apportate le seguenti modificazioni:
a)  al comma 1, in fine, è aggiunto il seguente periodo: “In ogni caso, il giudice, anche d'ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, in favore della controparte, di una somma equitativamente determinata, comunque non superiore al doppio delle spese liquidate, in presenza di motivi manifestamente infondati.”;
b)  al comma 2, dopo il primo periodo è inserito il seguente: “Nelle controversie in materia di appalti di cui agli articoli 119, lettera a), e 120 l'importo della sanzione pecuniaria può essere elevato fino all'uno per cento del valore del contratto, ove superiore al suddetto limite.”.

Quindi la novità è notevole, rispetto al previgente quadro per cui erano solo previsti:

- la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte vittoriosa (art. 91 cpc);

- la condanna alle spese per singoli atti in caso di violazione del dovere di lealtà e probità (art. 92 cpc);

- la condanna al risarcimento dei danni (sia in sentenza sia in provvedimento d'urgenza) quando sia mancata la normale prudenza (art. 96 cpc);

- la responsabilità contabile quando la pubblica amministrazione soccombente si sia difesa creando ostacoli solo per guadagnare tempo e rinviare l'adempimento di un dovere.

Ebbene, occorre certamente evitare che la giusta previsione, nel d.l. 90/2014, di una possibile condanna al pagamento alla controparte di una somma equitativamente determinata o al pagamento di una sanzione pecuniaria a carico della parte processuale che abbia commesso "abuso del processo", trascurando ragioni manifeste di soccombenza che consigliavano di non agire o di non resistere in giudizio, si risolva in pesanti esborsi a carico di pubbliche amministrazioni "processualmente temerarie".

Come fare?  Bisogna strutturare gli organici delle pubbliche amministrazioni in modo che un separato corpo di avvocati del libero Foro, con rapporto di impiego pubblico a part time ridotto (come quello introdotto con l. 662/1996, art. 1, commi da 56 a 65, e poi abrogato dalla leggina 339/03), assicuri la indispensabile professionalità legale interna (con sufficiente garanzia di autonomia dalla gerachia burocratica). Occorre assolutamente evitare che le pubbliche amministrazioni che non ricorrono alla Avvocatura generale dello Stato o non hanno già una efficiente Avvocatura interna possano candidamente affidarsi alla preparazione professionale "settoriale" di (interessati) avvocati esterni che consiglino di agire o di resistere in giudizio. La posta in palio, coll'art. 41 del d.l. 90/2014, è diventata alta: in materia di appalti fino all'1% del valore del contratto.

Già era scandaloso che le pubbliche amministrazioni si rivolgessero ad avvocati del libero Foro per consulenze sul cosa la legge consenta o imponga o vieti loro di fare. Ancor più scandaloso, e assolutamente da evitare, è che si giunga ora a far gravare sulle casse pubbliche le eventuali condanne a pagamento di somme, "equitativamente determinate", alla controparte vittoriosa o di sanzioni pecuniarie (potenzialmente altissime)  dal giudice amministrativo per responsabilità da "abuso del processo" da parte della pubblica amministrazione ricorrente o resistente (si legga, di Aurelio Laino, l'articolo intitolato “Sussiste il danno erariale anche per sanzioni pecuniarie a un ente pubblico da devolversi all'Erario”, in Diritto e pratica amministrativa, n. 4, 2014, pp. 81-84).

Innanzitutto bisognerebbe, nel convertire in legge il d.l. 90/2014, consentire (seguendo l'insegnamento della sentenza della Corte costituzionale 189/2001) il doppio lavoro (avvocato del libero Foro e impiegato pubblico a part time ridotto) ai dipendenti pubblici che -già a part time e già iscritti agli albi in forza dell'art. 1, commi 56 e ss. della l. 662/96- sono stati cancellati dagli albi forensi a causa della l. 339/03 e spesso sono ora tornati al full time, per una assurda presunzione di incompatibilità tra impiego pubblico a part time ridotto e professione forense (incompatibilità che, tra l'altro, è pure all'esame della Corte europea dei diritti dell'uomo). Inoltre, bisognerebbe affiancare a tali avvocati-part-time "ripescati", tanti nuovi colleghi avvocati, selezionati con concorso pubblico, da bandire presto, al quale dovrebbero essere ammessi non solo avvocati del libero Foro ma anche i tantissimi impiegati pubblici a full time che, essendo abilitati all'esercizio della professione forense, vogliano trasformare il loro contratto full time in un part time ridotto (tra il 30% e il 50%) ed essere iscritti negli albi forensi. Tutti gli avvocati part time delle pubbliche amministrazioni dovrebbero confluire in un ruolo separato, con indispensabili garanzie di indipendenza dalla gerarchia burocratica di inquadramento.

Il "ripescaggio" dei "vecchi avvocati part time" (quelli cancellati dagli albi in forza della l. 339/03) che son tornati al tempo pieno sarebbe una fonte di risparmio considerevole per le casse pubbliche. Pure considerevole sarebbe il risparmio che deriverebbe dalla possibilità di trasformazione del contratto di lavoro full time in un part time particolarmente ridotto che si riconoscesse ai tanti impiegati della pubblica amministrazione che sono abilitati all'esercizio della professione forense e che (come insegna Corte cost. 189/01) molto più utili sarebbero al datore di lavoro pubblico se potessero iscriversi negli albi forensi e contemporaneamente portare all'interno delle amministrazioni la professionalità vera.

Si consideri: il part time che nelle pubbliche amministrazioni si deve incentivare non è quello finalizzato solo a far risparmiare le amministrazioni nè quello teso a creare solo spazio per nuovi assunti. Da incentivare seriamente è, invece, il part time finalizzato a immettere nell'organico della pubblica amministrazione (che spende troppo in consulenze legali esterne con le quali, assurdamente, chiede ad avvocati del libero Foro di spiegarle quali sono le regole giuridiche del suo agire) professionalità legali vere, formate dalla quotidiana frequenza delle aule di giustizia e non da inutili corsi di formazione (che servono solo a far guadagnare qualcuno).

--- LA NECESSITA' DEL CAMBIAMENTO NEL SENSO DELLA APERTURA DEGLI ORGANICI DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI AGLI AVVOCATI DEL LIBERO FORO. L'IMPORTANZA DELL'INSEGNAMENTO DELLA SENTENZA 189/2001 DELLA CORTE COSTITUZIONALE.
La Corte dei conti, Sezione centrale del controllo di legittimità sugli atti del Governo, con deliberazione n. 7 del 16 aprile 2014, afferma che quando le esigenze di consulenze esterne della Pubblica Amministrazione durano da troppi anni, la P.A. ha l'obbligo di ripensare e rimodulare i fabbisogni di personale in organico. Si legge, tra l'altro, nella deliberazione della Corte dei conti: "ove le esigenze dell’amministrazione siano qualificabili come perduranti, la giurisprudenza della Corte ha indicato che l’amministrazione stessa ha l’onere di trovare idonee soluzioni, in termini di programmazione dei fabbisogni di personale, nonché in termini di aggiornamento e formazione dei profili professionali interni (delib. 3/2014, 13/2013, 26/2012 e 24/2011). Conclusivamente, il Collegio ritiene che, non essendovi motivi per discostarsi dall’orientamento assunto in materia dalla Sezione, l’atto in esame, in quanto carente dei requisiti di temporaneità e straordinarietà della prestazione, non può essere ammesso al visto e alla registrazione."
E' evidente che istituire un ruolo separato dei dipendenti pubblici a part time che siano anche avvocati nel libero Foro sarebbe la maniera migliore per ovviare alle spese pazze per consulenze legali (spesso fasulle) di tante amministrazioni pubbliche. Toglierebbe di mezzo la scusa (spesso accampata da amministratori che vogliono favorire gli amici avvocati) che, data la carenza di specifiche professionalità legali nell'organico della pubblica amministrazione, non c'è alternativa all'affidamento esterno delle costose consulenze legali.  L'uovo di Colombo (vedasi Corte cost. 189/01) è il definitivo sdoganamento degli avvocati - dipendenti pubblici a part time.

Si parla tanto di anticorruzione. Sul tema mi pare che avevano ragione da vendere i professori Cassese, Pizzorno, e Arcidiacono quando (chiamati a comporre il c.d. “Comitato di studio sulla prevenzione della corruzione”, istituito con decreto n. 211 del 30.9.1996 dall’allora Presidente della Camera dei Deputati Luciano Violante) scrivevano: «Una delle ragioni principali della corruzione è la debolezza dell’Amministrazione, data dall’assenza o dall’insufficienza dei ruoli professionali. Essa costringe le Amministrazioni ad affidarsi a soggetti esterni per tutte le attività che riguardano l’opera di specialisti. Il rimedio ipotizzabile è che i professionisti dipendenti iscritti agli albi vanno organizzati in corpi separati, con uno stato giuridico ed un trattamento economico che consentano di attrarre personale di preparazione adeguata. Non ci si deve illudere di poter acquisire le professionalità necessarie, se non si è poi disposti a pagare il loro prezzo, né che la corruzione abbia termine, finchè le Amministrazioni non abbiano superato questa loro debolezza».

E per superare le prevedibili reazioni della corporazione degli avvocati alla reintroduzione della compatibilità tra professione di avvocato e impiego pubblico a part time ridotto si potrà replicare che:

1) nella crisi dell'Avvocatura è ottima prospettiva per tanti avvocati, oggi in grave difficoltà economica , quella di concorrere a far parte (come dipendente pubblico a part time ridotto) d'una nuova e propulsiva Avvocatura part time della pubblica amministrazione. Si consideri che gli avvocati con redditi bassi cominciano a cancellarsi dagli albi. Prima dell'entrata in vigore della riforma forense (legge 247/2012), che all'articolo 21 ha previsto l'iscrizione obbligatoria per tutti, i legali con redditi inferiori ai 10.300 euro e quindi non iscritti alla Cassa erano in 56 mila. A fine luglio 2014 erano già scesi 48 mila. Numeri ancora provvisori se si considera che, dal 21 agosto 2014, è partita l'attività di iscrizione d'ufficio da parte di Cassa Forense;

2) non è giustificabile una estensione delle incompatibilità oltre il limite della ragionevole preoccupazione della prevenzione di seri conflitti di interessi. Altrimenti, in nome della indipendenza dell'avvocato (necessaria nei limiti in cui è funzionale alla miglior difesa del cliente) e in nome della prevenzione dei conflitti di interessi, si realizza solo una regolazione "sproporzionata" e sostanzialmente corporativa e anticoncorrenziale, sia della professione di avvocato che della pubblica amministrazione.

Occorre riconoscere, in base all'esame del diritto positivo, che il Legislatore italiano reputa in via generale che gli avvocati in attività nel c.d. libero Foro possono e devono esser coinvolti a pieno nelle attività pubblicistiche, anche le più delicate, senza timore che ne possano derivare conflitti di interesse (o accaparramenti di clientela o, comunque, lesione del bene dell'autonomia e dell livello di indipendenza necessario per svolgere sia l'attività d'avvocato che quella pubblicistica) che non siano gestibili con ordinarie misure disciplinari adottabili dalla stessa pubblica amministrazione nei confronti del suo dipendente part time che sia anche avvocato, e/o adottabili dall'Ordine degli avvocati al quale l'avvocato part time sia iscritto. 
La conferma più recente si trova nella regolamentazione posta dal decreto legge 69/2013 a prevenzione dei possibili conflitti di interesse dei giudici ausiliari di Corte d'appello. Essa dimostra una volta di più che l'utilizzazione di "avvocati-part-time" da parte delle pubbliche amministrazioni è addirittura fondamentale e non crea seri problemi di conflitti di interessi per il miglior andamento della pubblica amministrazione (persino per l'amministrazione della giustizia).

Di certo, inoltre, il generale quadro ordinamentale della professione forense è ispirato all'esigenza del minimo sacrificio delle opportunità professionali per un abilitato all'esercizio di quella professione.  Ricordo che fu il TAR Lazio, con ordinanza 10125 del 28/4/2004, a riconoscerlo espressamente. D'altro canto, per convincersene basta consultare la pagina di wikipedia dedicata all'Avvocato Guido Alpa, attuale Presidente del Consiglio Nazionale Forense (ente pubblico non economico che è nel contempo "legislatore" di settore quanto a deontologia forense, amministratore dagli ampissimi poteri <incrementati con legge 247/12> e giudice speciale della disciplina forense e della tenuta deli albi degli avvocati).  Egli, per quanto si legge nella pagina dedicatagli da wikipedia, oltre ad esere avvocato: è professore ordinario di diritto civile presso la facoltà di giurisprudenza della Università di Roma "Sapienza"; è membro del Consiglio Nazionale Forense dal 1995; è presidente del Consiglio Nazionale Forense dal 2004;  il 14 aprile 2014 è stato nominato nel consiglio di amministrazione di una società abbastanza importante come "Finmeccanica". Tutte attività espletate nel pieno rispetto delle vigenti regole riguardanti le incompatibilità. Ma domandiamoci: se tutte queste cose può fare l'avvocato Presidente del Consiglio Nazionale Forense, è possibile continuare a dire (ignorando l'insegnamento della sentenza della Corte costituzionale 189/2001) che con la professione di avvocato è incompatibile qualsiasi rapporto di impiego pubblico a part time ridotto (così affermò la leggina corporativa 339/2003 e così ha ribadito la riforma della professione forense approvata con l. 247/2012, all'art. 18, lettera d)? Vogliamo aspettare che sia la Corte europea dei diritti dell'Uomo a condannare l'Italia per violazione dell'art. 14 e 8 della CEDU, stante l'evidente discriminazione ? La discriminazione oggi sussiste sotto un duplice aspetto: 1) sotto l'aspetto di discriminazione dei dipendenti pubblici a part time ridotto (novelli servi fisci, discriminati con norme liberticide) ai quali non è consentito di fare anche l'avvocato, mentre ciò è consentito a soggetti ben più potenti e dunque ben più a ragione destinatari di norme preventive di conflitti di interessi; 2) sotto l'aspetto di discriminazione degli avvocati rispetto a tutti gli altri professionisti regolamentati in Ordini professionali, ai quali è consentito accedere anche all'impiego pubblico a part time ridotto (art. 1, comma 56 e seguenti della l. 662/1996). C'è, dunque, una eccezione inspiegabile (che va rimossa subito) alla gran libertà di lavorare ANCHE COME AVVOCATO e alla gran libertà di lavorare ANCHE COME DIPENDENTE PUBBLICO A PART TIME RIDOTTO (tra il 30% e il 50% dell'orario pieno).

Se, tenendo a mente l'insegnamento di Costr Cost. 189/2001, si riflette sulla vicenda la cancellazione dagli albi forensi comminata dalla l. 339/03 nei confronti di soggetti che avevano avuto solo la colpa di fidarsi di quella motivatissima sentenza della Corte, essa risulta gravemente discriminatoria a fronte del trattamento privilegiato che è invece riservato a tutte le seguenti categorie di soggetti (che potremmo definire cumulativamente "avvocati stranamente compatibili") i quali sono ammessi a fare anche l'avvocato assieme all'altra loro attività: consiglieri del C.N.F., parlamentari, commissari di governo, giudici di pace, giudici onorari di tribunale, giudici tributari, giudici ausiliari di corte d'appello, vice procuratori onorari, professori universitari e altri insegnanti che risultino iscritti all'albo forense alla data di entrata in vigore della l. 247/12, amministratori (anche amministratori unici), consiglieri delegati e presidenti del consiglio di amministrazione di società a capitali interamente pubblico o di enti e consorzi pubblici. Risulta anche discriminatoria per il fatto che per un'altra ampia categoria di soggetti è stata confermata dall'art. 20 della l. 247/12 la compatibiltà con la professione d'avvocato (non comminandosi la loro cancellazione dagli albi) ed è stata solo prevista, per essi, una "sospensione dall'esercizio professionale" che però, comportando la permanenza dell'iscrizione all'albo consente agli interessati di restare soci di società di capitali tra avvocati e lucrarne reddito. Si tratta di soggetti di grande potere: gli avvocati che siano anche Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera, Presidente del Consiglio dei ministri, ministri, viceministri, sottosegretari di Stato, presidenti di Giunta regionale, presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano, membri della Corte costituzionale o del Consiglio superiore della magistratura, presidenti di provincia con più di un milione di abitanti, sindaci di comuni con più di 500.000 abitanti. COMMEMTARE E' DIFFICILE: MI VIENE DA DIRE "POVERA ITALIA".

--- QUESTO LO SVILUPPO CRONOLOGICO DELLE REGOLE SULL'INCOMPATIBILITA' TRA IMPIEGO PUBBLICO E PROFESSIONE DI AVVOCATO.
Il regio decreto 1578/33, articolo 3, QUALIFICAVA la professione d'avvocato incompatibile con l'impiego pubblico.
La legge 662/96 (articolo 1, commi da 56 a 65, e in particolare, il comma 56bis) abrogò tale incompatibilità per la sola ipotesi in cui un preesistente rapporto di impiego pubblico (non come dirigente bensì come impiegato) full time fosse trasformato in un part time molto ridotto. Stabilì che l'impiegato pubblico già a full time (abilitato all'esercizio della professione d'avvocato) aveva diritto ad ottenere l'iscrizione in un albo d'avvocati e svolgere anche la professione (a meno che la pubblica amministrazione d'appartenenza avesse riscontrato un'incompatibilità in concreto tra lavoro svolto nella pubblica amministrazione e la professione d'avvocato), se avesse trasformato il rapporto di lavoro full time in corso in un rapporto a part time molto ridotto e cioè tra il 30% e il 50% dell'orario normale.
La autorizzazione delle pubbliche amministrazioni ai propri dipendenti in part time a fare anche l'avvocato poneva comunque sempre il limite (già posto dal decreto legge 79/97) del divieto di assumere patrocinio nelle controversie nelle quali sia parte una pubblica amministrazione.
Per il massimo affidamento ingenerato dalla sentenza della Corte costituzionale 189/01 molti impiegati pubblici ridussero (talora oltre il 50% e sino al 30%) la percentuale del loro lavoro part time (lavoravano,  quindi, come impiegati un solo giorno di lavoro a settimana).
Però con legge 339/03 venne reintrodotta l'incompatibilità tra impiego pubblico a part time ridotto e la professione forense. Ciò avvenne nonostante il parere contrario dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che giudicava almeno sproporzionata la reintroduzione dell'estrema misura dell'incompatibilità (vedi segnalazioni dell'Antitrust AS223 del 12/12/2001, AS602 del 18/9/2009 e AS974 del 9/8/2012).
La legge 339/03 stabilì che se entro 36 mesi gli avvocati che avevano ottenuto l'iscrizione all'albo in base alla legge 662/96, art. 1, comma 56 e seguenti, non avessero optato per l'esclusivo esercizio della professione forense, gli stessi sarebbero stati cancellati dall'albo.
La Corte costituzionale, con sentenza 166/12, dichiarò non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Cassazione e, quindi, costituzionalmente legittima la legge 339/03 in quanto non manifestamente irrazionale e possibile parto di un legislatore che cambia idea.

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:31
 

Ruolo e cartella divengono illegittimi se sentenza annulla atto impositivo presupposto

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Come insegna Cassazione 22021/2014, "...l'iscrizione a ruolo e la cartella di pagamento divengono illegittime a seguito della sentenza che, accogliendo il ricorso del contribuente, annulla l'atto impositivo da esse presupposto, poichè tale pronuncia fa venir meno, indipendentemente dal suo passaggio in giudicato, il titolo sul quale si fonda la pretesa tributaria, privandola del suporto dell'atto amministrativo che la legittima ed escludendo quindi che ssa possa formare ulteriormente oggetto di alcuna forma di riscossione provvisoria. (Sez. V, ordinanza n. 13445 del 27/7/2012)".

 

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:32
 

A ordini e collegi professionali si applica la normativa anticorruzione (delibera ANAC 145/2014)

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L'Autorità nazionale anticorruzione, con delibera n. 145/2014, "Parere dell’Autorità sull’applicazione della l. n. 190/2012 e dei decreti delegati agli ordini e ai collegi professionali", pubblicata sul sito dell'Autorità il 22/10/2014 ed efficace dal momento della pubblicazione, ha deliberato:

"di ritenere applicabile le disposizioni di prevenzione della corruzione di cui alla l. n. 190/2012 e decreti delegati agli ordini e ai collegi professionali.

I suddetti enti, pertanto, dovranno predisporre il Piano triennale di prevenzione della corruzione, il Piano triennale della trasparenza e il Codice di comportamento del dipendente pubblico, nominare il Responsabile della prevenzione della corruzione, adempiere agli obblighi in materia di trasparenza di cui al d.lgs. n. 33/2013 e, infine, attenersi ai divieti in tema di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi di cui al d.lgs. n. 39/2013.

La presente delibera diventa efficace alla data della sua pubblicazione nel sito dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Gli ordini e i collegi professionali sono tenuti, ove non vi abbiano già provveduto, a dare ad essa immediata attuazione.

L’Autorità eserciterà, a far data dai 30 giorni successivi alla pubblicazione della delibera, i propri poteri di vigilanza sul rispetto dell’obbligo di adozione del Piano triennale della prevenzione della corruzione, del programma triennale della trasparenza o dei codici di comportamento e della nomina di un Responsabile della prevenzione della corruzione dell’ente."

Era ovvio. Si diceva una volta: "cuius commoda eius et incommoda" !

Chioserei che non si può pretendere d'essere, quando fa comodo, un ente pubblico (dotato di poteri enormi delineati dalla l. 247/12: di legislatore in tema di disciplina, di amministratore in rilevantissimi ambiti, di giudice speciale) e poi, quando è comoda una veste diversa, essere una mera associazione.

Particolarmente rilevante mi pare la precisazione che ordini e collegi professionali devono "adempiere agli obblighi in materia di trasparenza di cui al d.lgs. n. 33/2013 e, infine, attenersi ai divieti in tema di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi di cui al d.lgs. n. 39/2013".

Al riguardo mi pare inevitabile riconoscere che poichè il CNF è (anche) giudice speciale della disciplina e della tenuta degli albi forensi, necessariamente incarichi e incompatibilità per i consiglieri del CNF devono essere pari a quelle dei magistrati ordinari. Lo si deve ricavare da una interpretazione costituzionalmente orientata (tesa a garantire l'indipendenza e imparzialità del giudice speciale CNF) dell''art. 53, comma 3, del d.lgs. 165/2001 (articolo che di seguito si riporta per intero, nel testo modificato dalla l. 190/2012, c.d. legge "anticorruzione", attuata con d.lgs. 39/2013).

Se, invece, si ritenesse che il testo del comma 3 dell'art. 53 -stante il suo riferimento ai magistrati ordinari, amministrativi e contabili- non possa essere interpretato nel senso che imponga che anche gli incarichi consentiti e quelli vietati ai consiglieri del giudice speciale CNF siano individuati con regolamento da emanarsi ai sensi dell'art. 17, comma 2, della l. 23 agosto 1988, n. 400, allora sarebbe evidente l'incostituzionalità (art. 3 e 111 Cost.) del detto comma 3 per mancata previsione dei consiglieri del CNF tra i soggetti per i quali (come è per i magistrati ordinari, amministrativi e contabili) è necessario prevedere con regolamento gli iarichi consentiti e quelli vietati.

Recitano, in particolare, i commi 2, 3, 4 e 5 dell'art. 53 del d.lgs. 165/2001:

"2.  Le pubbliche amministrazioni non possono conferire ai dipendenti incarichi, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, che non siano espressamente previsti o disciplinati da legge o altre fonti normative, o che non siano espressamente autorizzati.

3. Ai fini previsti dal comma 2, con appositi regolamenti, da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono individuati gli incarichi consentiti e quelli vietati ai magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, nonché agli avvocati e procuratori dello Stato, sentiti, per le diverse magistrature, i rispettivi istituti.

4.  Nel caso in cui i regolamenti di cui al comma 3 non siano emanati, l'attribuzione degli incarichi è consentita nei soli casi espressamente previsti dalla legge o da altre fonti normative.

5.  In ogni caso, il conferimento operato direttamente dall'amministrazione, nonché l'autorizzazione all'esercizio di incarichi che provengano da amministrazione pubblica diversa da quella di appartenenza, ovvero da società o persone fisiche, che svolgano attività d'impresa o commerciale, sono disposti dai rispettivi organi competenti secondo criteri oggettivi e predeterminati, che tengano conto della specifica professionalità, tali da escludere casi di incompatibilità, sia di diritto che di fatto, nell'interesse del buon andamento della pubblica amministrazione o situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi, che pregiudichino l'esercizio imparziale delle funzioni attribuite al dipendente." (comma così modificato dall'art. 1, comma 42, lett. b), L. 6 novembre 2012, n. 190)

La legge di riforma forense  riconosce al CNF (peggio che ai tempi del corporativismo fascista) il triplo ruolo di giudice speciale, amministratore (con enormi poteri) e legislatore di settore (attraverso il codice deontologico). Per questo non potrà non incappare in radicali censure di incostituzionalità, fondate sulla carenza delle essenziali garanzie di autonomia e indipendenza di giudice.

Già oggi (senza attendere i giudizi caducatori della Corte costituzionale) i consiglieri del CNF dovrebbero rendersi conto che l'essere tutti indistintamente giudici, amministratori e legislatori li pone in condizione reciprocamente limitatrice dello svolgimento di ciascuna di tali funzioni. Inoltre li pone nella condizione di esercitare la professione forense senza quel livello di indipendenza e autonomia che essi stessi, costantemente, reclamano essere un connotato indispensabile della professione di avvocato: si pensi all'enorme mole di conflitti di interessi che si possono ipotizzare a seguito della imputazione a ciascun consigliere del CNF della attività giurisdizionale, amministrativa e di redazione del codice deontologico che l'unitario CNF svolge senza distinzioni di attribuzioni tra i detti consiglieri (altro che i conflitti di interessi degli impiegati pubblici a part time ridotto, tenuti in gran cale dalla l. 339/03!!!). Si potrebbe motteggiare dicendo che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, altrimenti si rischia di incappare nell'altro proverbio "chi troppo vuole nulla stringe".

Inoltre, anche i commi da 7 a 13 dell'art. 53 del d.lgs. 165/2001, come modificato a seguito della legge "anticorruzione" (l. 190/2012, attuata con d.lgs. 39/2013, entrato in vigore il 4 maggio 2013), dovrebbero essere applicati ai consiglieri del CNF-giudice, visto che tali commi sono applicabili a magistrati ordinari, amministrativi e contabili in forza del richiamo, ad opera del comma 6 dell'art. 53 del d.lgs. 165/2001, all'art. 3 del d.lgs. 165/2001.  Altrimenti sarebbe evidente l'incostituzionalità del detto comma 6 per irragionevole mancata previsione d'una necessaria norma di cautela, con irragionevole privilegio d'una certa categoria di giudici (i consiglieri del CNF). Peraltro, non sembra possibile che i consiglieri del CNF-giudice, per sottrarsi alla doverosa applicazione dei commi da 7 a 13 dell'art. 53 del d.lgs. 165/2001, invochino la qualità di "dipendenti pubblici ai quali è consentito da disposizioni speciali lo svolgimento di attività libero-professionali" (vedasi art. 53, comma 6).

Il Ministro della giustizia dovrebbe vigilare (art. 24 l. 247/2012) affinchè, con riguardo anche ai consiglieri del giudice sopeciale CNF (e non solo con riguardo ai magistrati ordinari, amministrativi e contabili) siano emanati i regolamenti di cui al comma 3 dell'art. 53 del d.lgs. 165/2001 che individuino gli incarichi consentiti e quelli vietati.

Nel caso, poi, che non siano emanati (ovviamente dopo che la loro emanazione sia stata riconosciuta necessaria), riguardo ai consiglieri del giudice-CNF, i regolamenti di cui al comma 3 dell'art. 53, si dovrebbe attivare la Presidenza del Consiglio dei Ministri.  Infatti, ai sensi dell'art. 16-bis del d.lgs. 165/2001, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica deve disporre verifiche del rispetto delle disposizioni dell'art. 53 del d.lgs. 165/2001 (per il tramite dell'Ispettorato per la funzione pubblica, che opera di intesa con i servizi ispettivi di finanza pubblica del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato).

Già da oggi, comunque, mi pare che l'Antitrust dovrebbe segnalare l'enorme vulnus alle regole della concorrenza nel servizio professionale di avvocato e alla indipendenza del giudice CNF  che si realizza attraverso una normativa che consenta ai consiglieri del CNF-giudice (tutti indistintamente, oltre che giudici, anche amministratori e artefici del codice deontologico forense) di non soggiacere all'individuazione -attraverso l'apposito regolamento di cui al comma 3 dell'art. 53 del d.lgs. 165/2001- degli incarichi loro consentiti e di quelli a loro vietati.

In data 19/11/2014 l'ANAC ha deciso che l'inizio dell'attività di controllo dell'ANAC sul rispetto della normativa in materia di trasparenza e anticorruzione da parte degli ordini professionali slitterà al 1° gennaio 2015.

Leggi di seguito l'intera delibera n. 145/2014, "Parere dell’Autorità sull’applicazione della l. n. 190/2012 e dei decreti delegati agli ordini e ai collegi professionali" ...

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:33 Leggi tutto...
 

Nuovo codice deontologico forense in Gazzetta 241 del 16/10/2014. Entra in vigore il 15/12/2014

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Il nuovo codice deontologico forense, approvato dal Consiglio nazionale forense nella seduta del 31 gennaio 2014, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 241 del 16-10-2014. Entrerà in vigore dal 15/12/2014.

Ciliegina sulla torta (la torta è la legge di pseudoriforma forense n. 247/12) per il CNF, il quale ormai troneggia quale legislatore di settore, amministratore con enormi poteri, giudice speciale della disciplina e della tenuta degli albi.

Montesquieu si rigira nella tomba !!!

Qui il tutti gli articoli del nuovo codice di deontologia degli avvocati.

 

 

 

 

 

 

 

Il corporativismo fascista, al confronto, era roba da educande !

Una vignetta sui rischi del corporativismo mi sembra il commento migliore al nuovo codice deontologico forense.

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:33
 

Corte di giustizia 15/10/14: si può obbligare al full time un pubblico dipendente già in part time

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Il dipendente che non accetta la riconduzione forzosa al full time che sia motivata dal datore con ragioni organizzative non rischia il licenziamento ma il recesso del datore (che la Corte di giustizia ha riconosciuto legittimo anche se il dipendente stesso era già da tempo a part time). E' contrario al diritto dell'Unione solo il licenziamento che non sia motivato col solo rifiuto del lavoratore di accettare la riconduzione al full time. COMPLIMENTI !!!

Con sentenza del 15/10/2014 la Corte di giustizia ha deciso la causa C-221/13 (Mascellani) stabilendo che "L’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, concluso il 6 giugno 1997, che figura nell’allegato alla direttiva 97/81/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e dalla CES, ed in particolare la sua clausola 5, punto 2, deve essere interpretato nel senso che esso non osta, in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, a una normativa nazionale in base alla quale il datore di lavoro può disporre la trasformazione di un contratto di lavoro da contratto a tempo parziale in contratto a tempo pieno senza il consenso del lavoratore interessato."...

CLICCA SU "LEGGI TUTTO" PER LEGGERE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA  DELLA CORTE DI GIUSTIZIA NELLA CAUSA C-221/13 (MASCELLANI) ....

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:34 Leggi tutto...
 

Avvocato specialista: il Consiglio di Stato approva la bozza di regolamento e dimentica la Corte UE

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Sarebbe "il colmo" se non se ne parlasse nel Congresso Nazionale Forense di Venezia (9 - 11 ottobre 2014) !!!

 

LEGGI DI SEGUITO (CLICCANDO SU "LEGGI TUTTO") LO SCHEMA DI REGOLAMENTO (“Regolamento recante disposizioni per il conferimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista a norma dell’articolo 9 della legge 31 dicembre 2012, n. 247") E IL PARERE FAVOREVOLE DEL CONSIGLIO DI STATO DEL 19/9/2014, N. 2971 ...

LE DISPOSIZIONI DELLO SCHEMA DI REGOLAMENTO CHE HO SOTTOLINEATO MI PAIONO VIOLATIVE DEL DIRITTO ALLA CONCORRENZA PERCHE' DISEGNANO PER IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE UN RUOLO DA "ARBITRO" E CONTEMPORANEAMENTE "GIOCATORE".

L'AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO INTERVERRA' ?

DOVREBBE APPARIRE EVIDENTE CHE L'ART. 9 DELLA L. 247/2012, NEL PREVEDERE CHE L'ATTRIBUZIONE DEL TITOLO DI SPECIALISTA E LA SUA REVOCA SPETTA AL CNF, ESCLUDE IMPLICITAMENTE CHE IL CNF STESSO POSSA RIVESTIRE ALTRI RUOLI, NEMMENO QUELLI DI "FACILITATORE DELLA FORMAZIONE".

Domandiamoci: un tale regolamento potrebbe essere accusato di avallare pratiche commerciali scorrette del CNF nei confronti di "avvocati consumatori"?

La domanda nasce dalla sentenza della Corte di giustizia del 3 ottobre 2013 resa nella causa C-59/12. La risposta credo debba essere "perchè no?".

La Corte (Prima Sezione) ha infatti dichiarato:

"La direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio («direttiva sulle pratiche commerciali sleali»), dev’essere interpretata nel senso che rientra nel suo ambito di applicazione ratione personae un organismo di diritto pubblico incaricato di una missione di interesse generale, quale la gestione di un regime legale di assicurazione malattia."

Questo il testo del comunicato stampa della Corte di giustizia del 3 ottobre 2013. Per leggere il testo integrale della sentenza della Corte di giustizia clicca qui.

Corte di giustizia dell’Unione europea

COMUNICATO STAMPA n. 126/13

Lussemburgo, 3 ottobre 2013

Sentenza nella causa C-59/12

BKK Mobil Oil Körperschaft des öffentlichen Rechts / Zentrale zur Bekämpfung unlauteren Wettbewerbs e V

Il divieto di pratiche commerciali sleali nei confronti dei consumatori si applica anche alle casse malattia del regime legale

Né la loro missione di interesse generale né il loro status di organismo di diritto pubblico giustificano che esse siano sottratte a tale divieto

Dopo aver avuto più volte occasione di affermare che la direttiva sulle pratiche commerciali sleali (noa 1), che vieta tali pratiche nei confronti dei consumatori, è caratterizzata da una sfera di applicazione ratione materiae particolarmente ampia (nota 2), la Corte di giustizia precisa per la prima volta che lo stesso vale quanto alla sfera di applicazione ratione parsonae della direttiva stessa.

Infatti, con la sentenza odierna, la Corte statuisce che la direttiva si applica a un organismo di diritto pubblico incaricato di una missione di interesse generale, quale la gestione di un regime legale di assicurazione malattia.

Nonostante il suo carattere pubblico e la sua missione di interesse generale, tale organismo deve essere considerato, ai sensi della direttiva, un «professionista» nei confronti del quale trova applicazione il divieto di pratiche commerciali sleali. La direttiva, infatti, non esclude espressamente tali organismi dalla sua sfera di applicazione. Inoltre, lo scopo della direttiva di garantire un elevato livello di tutela dei consumatori contro le pratiche commerciali sleali e, in particolare, contro la pubblicità ingannevole impone che tale tutela sia garantita indipendentemente dal carattere pubblico o privato dell’organismo in questione e dalla specifica missione che esso persegue.

Nella specie, la Corte risponde a una domanda del Bundesgerichtshof (Corte federale di cassazione, Germania) che deve decidere la controversia tra la Wettbewerbszentrale, un’associazione tedesca di lotta contro la concorrenza sleale, e la BKK, una cassa malattia del regime previdenziale legale tedesco costituita in forma di organismo di diritto pubblico.

Secondo il Bundesgerichtshof, l’informazione che la BKK aveva diffuso sul proprio sito Internet, nel 2008, secondo la quale i suoi iscritti avrebbero rischiato svantaggi finanziari nell’ipotesi di cambiamento di cassa, costituiva, come sostenuto dalla Wettbewerbszentrale, una pratica ingannevole ai sensi della direttiva. Tale giudice si è chiesto, tuttavia, se la direttiva e, quindi, il divieto che essa prevede, fosse applicabile alla BKK, in quanto organismo di diritto pubblico incaricato di una missione di interesse generale.

IMPORTANTE: Il rinvio pregiudiziale consente ai giudici degli Stati membri, nell'ambito di una controversia della quale sono investiti, di interpellare la Corte in merito all’interpretazione del diritto dell’Unione o alla validità di un atto dell’Unione. La Corte non risolve la controversia nazionale. Spetta al giudice nazionale risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte. Tale decisione vincola egualmente gli altri giudici nazionali ai quali venga sottoposto un problema simile.
...

Nota 1 : Direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 149, pag. 22).
Nota 2 :  V., inter alia, sentenza della Corte del 19 settembre 2013, CHS Tour Services, C-435/11  (v. anche comunicato stampa n. 113/13)
....

 

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:35 Leggi tutto...
 

Indagine conoscitiva di Camera Deputati su conflitto di interessi (1/10/14: Pitruzzella)

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Il primo ottobre 2014 il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, Prof. Giovanni Pitruzzella, è stato audito dalla Prima Commissione della Camera dei Deputati nell'ambito dell'indagine conoscitiva in materia di conflitto di interessi. Qui il testo dell'audizione.

Nel testo dell'audizione (allegato...) si legge a pag. 4 e 5, in tema di ambito soggettivo di applicazione della legge sul conflitto di interessi delle alte cariche dello Stato (legge 215/2004) e sue proposte di modifica:
"4) Ambito soggettivo di applicazione
In relazione all’ambito di applicazione della norma, già in passato ho avuto modo di sottolineare che ancora oggi restano al di fuori del perimetro della norma alcune figure dotate di rilevanti funzioni e poteri, passibili, al pari dei titolari di carica di governo, di trovarsi in situazioni di conflitto di interesse, quali i vertici delle autorità amministrative indipendenti.
Per queste professionalità è opportuno prevedere una apposita disciplina che, tenendo in debita considerazione le peculiarità dell’attività svolta dalle singole autorità, preveda adeguate misure volte a garantire, laddove possibile, la risoluzione di eventuali situazioni di conflitto di interesse, in modo omogeneo, superando le attuali discrasie esistenti tra diverse cariche pubbliche.
Le proposte di legge all’esame raccolgono tale auspicio ampliando l’ambito soggettivo di applicazione delle norme alle autorità indipendenti, agli organi di governo regionali e, in alcuni casi e con specifiche limitazioni, ai titolari degli organi di governo degli enti locali.
L’estensione dell’applicazione delle norme ai componenti delle autorità indipendenti e ai titolari di organi di governo regionali appare condivisibile, dovendosi tuttavia segnalare l’opportunità di ridisegnare le fattispecie di incompatibilità parametrandole all’ambito di competenza degli organi interessati.
Con riguardo invece ai titolari di cariche negli enti locali, occorre una più attenta riflessione allo scopo di individuare, per esigenze di efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa, una soglia dimensionale de minimis al di sotto della quale l’incarico svolto nell’ambito dell’ente locale non rientra nell’ambito di applicazione della legge sul conflitto di interesse.
Questi interventi tuttavia non esauriscono il quadro delle cariche che devono essere necessariamente sottoposte ad un controllo ai sensi della disciplina del conflitto d’interessi: mi riferisco -anche guardando all’esperienza spagnola che ha recentemente regolamentato la materia del conflitto - ai direttori generali dei Ministeri, ai Presidenti e a tutte le figure apicali degli enti pubblici, che spesso assumono decisione di rilevanza economica almeno pari a quelle degli organi politici di vertice
."

E poi, a pag. 6 e 7 del testo dell'Audizione, in tema di incompatibilità post-carica, si legge:
"6) Incompatibilità post-carica
Quasi tutte le proposte di legge in esame prevedono un più ampio periodo di incompatibilità post-carica che passerebbe dagli attuali dodici mesi a ventiquattro o a trentasei mesi, al fine di meglio garantire la finalità della disciplina di una gestione neutrale e a favore della collettività dell’interesse pubblico.
Sul tema, ho già avuto occasione di auspicare l’estensione del divieto post-carica, in forma generalizzata, a tutte le cariche o uffici acquisiti per effetto di nomine governative, ovvero effettuate da organi comunque riconducibili alla pubblica amministrazione.
Tale intervento sembra rispondere ad esigenze di etica pubblica ed è finalizzato ad evitare che, durante l’attività di governo o lo svolgimento di incarichi di vertice di enti pubblici, gli ex titolari si precostituiscano le condizioni per benefici futuri, consistenti, in ipotesi, nell’acquisizione di incarichi presso organismi pubblici o privati vigilati dallo Stato.
Peraltro, il legislatore si è mostrato consapevole delle specificità proprie delle figure di vertice delle autorità amministrative indipendenti, disciplinando in modo puntuale il regime del post-carica per Banca d’Italia, Ivass, Consob, Agcom e Aeegsi. È interessante rilevare che la normativa prende in considerazione non solo i vertici istituzionali di tali autorità, ma anche le figure dirigenziali (art. 22, commi 1 e 2, del d.l. n. 90/2014, come convertito con legge 11 agosto 2014, n. 114).
Al riguardo, mi permetto solo sommessamente di osservare che il regime post-carica relativo ai componenti di un’autorità sotenzialmente attiva in tutti i settori dell’economia, quale l’Autorità antitrust, necessita di un’apposita riflessione, come peraltro dimostra il silenzio sul punto del legislatore nella norma sopra citata contenuta nel d.l. n.90/2014. Una possibile soluzione è quella di prevedere, per un certo periodo di tempo, un’incompatibilità riferita all’attività professionale svolta nelle materie della medesima autorità ai sensi della disciplina antitrust e a tutela del consumatore
."

E' evidente che per il Presidente dell'Antitrust le incompatibilità professionali, necessarie e da implementare per le alte cariche delle pubbliche amministrazioni, non dovrebbero riguardare soggetti, come gli impiegati pubblici a part time ridotto, che di certo non "assumono decisioni di rilevanza economica almeno pari a quele degli organi politici di vertice".

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:35
 

Quando una modifica del sistema pensionistico non è eccessiva né discriminatoria?

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La Corte europea dei diritti dell'uomo, con decisione del 24/6/14, ha dichiarato inammissibili i ricorsi Markovics contro Ungheria (77575/11), Beres contro Ungheria (19828/13) e Augustin contro Ungheria (19829/13).

La decisione della Corte di Strasburgo è fondata sulla considerazione che la legge di ristrutturazione  delle pensioni dei militari in Ungheria non sia né eccessiva né discriminatoria

Ebbene, le modifiche peggiorative dei sistemi pensionistici introdotte in Italia (anche con leggi, e non con semplici delibere di "comitati di delegati", come è successo per le pensioni degli avvocati) che non rispettino i criteri che secondo la Corte di Strasburgo le pongono al riparo da censure di sproporzione e di discriminazione, potranno essere utilmente censurate innanzi ai giudici italiani invocando l'incostituzionalità delle relative leggi per violazione dell'art. 117, comma 1, della Costituzione.

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:36
 

Irricevibile il ricorso CEDU se la vittima non "ha usato" la legge sopravvenuta che pone rimedi

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La Corte europea dei diritti dell'uomo, con decisione sul caso Stella e altri contro Italia e con decisione del caso Rexhepi e altri contro Italia, entrambe del 16/9/2014, ha dichiarato irricevibile i ricorsi (presentat da detenuti che si lamentavano vittime di violazioni dell'art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo da parte dell'Italia per essr costretti in celle sovraffollate e prive di riscaldamento). L'iiricevibilità è fondata sul mancato previo esperimento di tutti i ricorsi interni, poichè i ricorrenti non avevano esperito i ricorsi per usufruire dei rimedi riparatori (nelle leggi n. 10, n. 92 e n. 117 del 2014 sconti di pena e risarcimento pecuniario si affiancano a rimedi preventivi) che l'Italia ha introdotto nel suo ordinamento (in esecuzione della sentenza "pilota" Torreggiani e altri contro Italia) con leggi successive alla proposizione del ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

La Corte di Strasburgo ha affermato di non poter ritenere, al momento (non avendo elementi al riguardo), che la nuova via di ricorso interno introdotto dall'Italia non sia appropriata per la riparazione della violazione lamentata dell’articolo 3 della CEDU. Prima di ricorrere a Strasburgo occorrerà, dunque, che gli interessati promuovano un ricorso a livello nazionale, previsto dal decreto legge n. 92 del 2014, approvato con la legge n. 117 del 2014, chiedendo il riconoscimento della violazione della Convenzione per le condizioni inumane dovute al sovraffollamento carcerario, nonché, se del caso, chiedano un ristoro adeguato. In particolare potranno presentare un reclamo, ai sensi dell’articolo 35 ter della legge sull’Ordinamento Penitenziario, al fine di ottenere un miglioramento immediato delle loro condizioni di detenzione. Va sottolineato che le due decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo non pregiudicano la possibilità per la Corte medesima di riesaminare in futuro l’effettività dei rimedi interni al momento ritenuti adeguati.

La grande novità della decisione della Corte di Strasburgo sta nel fatto che -mentre finora quella Corte, in ordine al requisito del previo esperimento di tutti i ricorsi interni, aveva sempre valutato l'ammissibilità del ricorso della "vittima", considerando solo i rimedi giudiziari esistenti al momento della presentazione del ricorso- ora il giudice europeo cambia strada rispetto al passato e valuta la ricevibilità dei ricorsi tenendo in considerazione anche l'esperimento o meno, da parte della "vittima", dei rimedi giudiziari resisi esperibili in forza di innovazioni normative che lo Stato autore della violazione della Convenzione abbia adottato, successivamente alla proposizione del ricorso alla Corte europea, in esecuzione di una sentenza "pilota" resa in altra causa contro il medesimo Stato (come, appunto, quella sul caso Torreggiani).

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2015 16:37
 

Tutela giurisdizionale debole (e incostituzionale) dell'avvocato avverso le sanzioni disciplinari

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Come ricorda l'Autorità garante per la concorrenza e il mercato (alla nota n. 72 della delibera N. 25078, pubblicata nel bollettino n. 37 del 24/9/14, che ha pesantemente sanzionato l'Ordine dei medici per aver adottato nel codice deontologico norme restrittive della concorrenza in tema di pubblicità del professionista), la giurisprudenza della Corte di Cassazione non ha mai “riconosciuto ed affermato che il decoro e la dignità professionale devono sempre essere considerati un limite invalicabile anche nell’esercizio dell’informazione pubblicitaria”.
Invece, in ben 4 sentenze (Cass. SS.UU. del 18.11.2010 n. 23287; Cass. SS.UU. del 3.5.2013 n. 10304; Cass. SS.UU. del 13.11.201 n. 19705; Cass. SS.UU. del 10.8.2012 n. 14368; sentenze con cui la Cassazione ha deciso ricorsi avverso sentenze del Consiglio Nazionale Forense che avevano confermato le decisioni di singoli Consigli "locali" degli Ordini degli avvocati che avevano ritenuto contrarie al Codice deontologico forense le pubblicità diffuse da iscritti, contestando violazioni dell’art. 17 e 17 bis del cod. deontologico forense, nonché dell’art. 19 che vieta l’acquisizione di clientela con modi non conformi a correttezza ed al decoro) la Cassazione, come giudice di legittimità, non si è ritenuta competente a valutare l’attività “di individuazione delle condotte sanzionabili” svolta dal Consiglio Nazionale Forense come giudice di merito, né a sostituirsi ad esso per dare contenuto a concetti astratti quali, fra l’altro, quello di “decoro professionale”. In tali sentenze, la Cassazione si è limitata a valutare che non sussistesse “una obiettiva deficienza del criterio logico che lo ha condotto alla formazione del proprio convincimento” considerando come dati gli “elementi tassativi per la definizione delle condotte disciplinarmente illecite” individuati dal Consiglio Nazionale Forense.
NE RISULTA UNA TUTELA GIURISDIZIONALE DEBOLE, E PERCIO' INCOSTITUZIONALE, DELL'AVVOCATO CHE VOGLIA IMPUGNARE LE SANZIONI DEONTOLOGICHE.

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