Avvocati Part Time

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Pesa ZERO l'incompatibilità degli impiegati pubblici a part time ridotto; ma quella dei ministri no!

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(da www.servizi-legali.it )

Secondo la l. 247/12 (pomposamente, quanto a torto, definita "riforma forense") ancor oggi esser ministro non comporta automatica cancellazione dall'albo forense ma solo sospensione dall'esercizio della professione d'avvocato. Così è ben possibile che l'avvocato-ministro sia socio di capitale di una società d'avvocati. Ben peggior trattamento la l. 247/12 (come pure faceva la previgente l. 339/03) riserva al semplice impiegato pubblico a part time ridotto che magari faccia l'usciere nel ministero guidato dal suddetto "avvocatone": all'impiegatuccio a part time ridotto, che magari in quel ministero lavori un solo giorno a settimana, sarà comminata una esemplare cancellazione dall'albo, per incompatibilità.

MA SIAMO SERI ! L'IMPIEGATUCCIO NON POTREBBE CERTO ESSERE PIU' PERICOLOSO DI UN MINISTRO IN RELAZIONE AL DIVIETO DI ACCAPARRAMENTO DI CLIENTELA O AL SUPREMO BENE DELL'INDIPENDENZA DELL'AVVOCATURA ITALICA.

A voler essere prudenti nella adozione delle regole sull'ordinamento della professione forense, proprio i soggetti posti al vertice dell'apparato di governo dovrebbero esser tenuti lontani dalla possibilità di sospetti di conflitti di interessi. L'avvocato Tremonti , per escludere ogni possibilità di sospetto di conflitti di interessi, giustamente alternò periodi nei quali (come avvocato iscritto all'albo) era inserito nello studio legale del quale era stato il fondatore a periodi nei quali, invece, ricoprì solo la carica di ministro e da quello studio si autoescluse. Ebbene, se allora la l. 247/12 ci fosse già stata, egli non si sarebbe dovuto cancellare e reiscrivere alternativamente (quando destra e sinistra s'alternarono al governo dell'Italia e gli toccò di fare il ministro e poi di stare "politicamente" in panchina, per poi tornare a fare il ministro) dall'albo forense e nemmeno avrebbe dovuto allontanarsi dallo studio legale sua creatura: gli sarebbe bastato divenire socio di capitale (magari con la maggioranza delle azioni) dello studio che aveva fondato.

usque tandem, Catilina, abutere patientia nostra ? questo si deve dire al legislatore italiano !

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