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"Il Crime and Courts Act consolida l’indipendenza dei giudici inglesi", di A.E. Basilico.

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Sulla rivista della Associazione Italiana Costituzionalisti A.I.C. (numero di dicembre 2013) trovi un interessante articolo dal titolo "Il Crime and Courts Act consolida l’indipendenza dei giudici inglesi", di Alessandro E. Basilico.
Questo il SOMMARIO:
Introduzione.
1. La progressiva emancipazione del giudiziario dagli altri poteri: l’istituzione della Supreme Court.
2. Il Crime and Courts Act: procedimento seguito e ragioni della riforma.
3. Il nuovo procedimento di nomina della Supreme Court.
4. Il nuovo procedimento di nomina degli altri giudici.
5. Le misure per incentivare la «diversity» nella magistratura.
Osservazioni conclusive.

Vi si legge:

"... Secondo la Corte di Strasburgo, i requisiti d’indipendenza e imparzialità del giudice sanciti dall’art. 6, par. 1, CEDU, debbono essere apprezzati sotto un duplice profilo, soggettivo e uno oggettivo. Nel primo senso consistono nell’assenza di un pregiudizio rispetto alla causa in capo a chi è chiamato a deciderla; nel secondo senso comportano che, anche sul piano dell’apparenza, il giudice non dia adito a dubbi circa l’assenza di pregiudizi rispetto alla controversia. (nota 10)
Proprio quest’ultima accezione dei requisiti posti dall’art. 6, par. 1, CEDU aveva indotto la Corte europea a condannare il Regno Unito a causa della commistione di funzioni (legislative, esecutive e giurisdizionali) esercitate dal Balivo dell’isola di Guernsey. (nota 11)
Con questi stessi criteri contrastava anche l’ambigua posizione del Lord Chancellor – la cui effettiva capacità di proteggere l’indipendenza della magistratura peraltro era stata messa in dubbio anche in patria (nota 12) – e della House of Lords. (nota 13)

 - nota 10: Si veda, per esempio, Corte EDU, GC, sent. 28 maggio 2002, Stafford c. Regno Unito, pt. 70 e ss. (sul ruolo del Segretario di Stato nella decisione di rilascio dei condannati all’ergastolo) e Corte EDU, sez. III, sent. 26 febbraio 2002, Morris c. Regno Unito, pt. 58 e ss. (sulla composizione delle Corti marziali).
- nota 11: Corte EDU, sez. III, sent. 8 febbraio 2000, McGonnell c. Regno Unito, pt. 46 e ss..
- nota 12: Si veda il documento della Commissione per gli affari costituzionali della House of Lords dal titolo Relations between the executive, the judiciary and the Parliament, 2007, disponibile al sito
www.publications.parliament.uk.
- nota 13: In tal senso si v. R. SMITH, Constitutional Reform, the Lord Chancellor and Human Rights: The Battle of Form and Substance, in “Journal of Law and Society”, n. 1/2005, pp. 187 e ss.."

E inoltre: "Oltre a consolidare l’indipendenza delle Corti e dei Tribunals dal governo, l’altro obiettivo perseguito dal Crime and Courts Act [2013] consiste nell’accentuare il pluralismo («diversity») – di  genere, ma non solo – all’interno degli organi giudiziari, sul presupposto che sia necessario rendere il corpo dei giudici simile a quello della società in cui sono chiamati a operare. In effetti, com’è stato osservato, nella magistratura inglese la maggior parte dei giudici sono uomini, bianchi, di ceto abbiente e laureati nelle Università di Oxford o Cambridge.
L’obiettivo viene perseguito principalmente mediante due strumenti. Il primo è disporre che, a parità di merito dei candidati, la commissione potrà scegliere quello la cui designazione accentuerà il pluralismo all’interno della Corte che andrà a comporre.
Il secondo è consentire l’assunzione d’incarichi giudiziari con rapporto di lavoro «part-time», precisando che il numero dei componenti dei vari organi giudicanti (chiamato «equivalent number) deve essere calcolato secondo criteri che tengano conto sia dei giudici «full-time», sia delle frazioni orarie lavorate dai giudici «part-time».
L’applicazione delle nuove norme potrebbe modificare anche la composizione della Supreme Court. Per questo invece di prevedere che questa sia formata da 12 giudici, il Constitutional Reform Act [2005], come modificato dal Crime and Courts Act [2013], dispone ora che essa è composta dalle persone selezionate come giudici e che comunque non è possibile superare l’«equivalent number» di 12 giudici «full-time» (per esempio potrà essere composta da 10 giudici «full-time» e da 4 giudici «part-time»)."

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