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Tutela giurisdizionale debole (e incostituzionale) dell'avvocato avverso le sanzioni disciplinari

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Come ricorda l'Autorità garante per la concorrenza e il mercato (alla nota n. 72 della delibera N. 25078, pubblicata nel bollettino n. 37 del 24/9/14, che ha pesantemente sanzionato l'Ordine dei medici per aver adottato nel codice deontologico norme restrittive della concorrenza in tema di pubblicità del professionista), la giurisprudenza della Corte di Cassazione non ha mai “riconosciuto ed affermato che il decoro e la dignità professionale devono sempre essere considerati un limite invalicabile anche nell’esercizio dell’informazione pubblicitaria”.
Invece, in ben 4 sentenze (Cass. SS.UU. del 18.11.2010 n. 23287; Cass. SS.UU. del 3.5.2013 n. 10304; Cass. SS.UU. del 13.11.201 n. 19705; Cass. SS.UU. del 10.8.2012 n. 14368; sentenze con cui la Cassazione ha deciso ricorsi avverso sentenze del Consiglio Nazionale Forense che avevano confermato le decisioni di singoli Consigli "locali" degli Ordini degli avvocati che avevano ritenuto contrarie al Codice deontologico forense le pubblicità diffuse da iscritti, contestando violazioni dell’art. 17 e 17 bis del cod. deontologico forense, nonché dell’art. 19 che vieta l’acquisizione di clientela con modi non conformi a correttezza ed al decoro) la Cassazione, come giudice di legittimità, non si è ritenuta competente a valutare l’attività “di individuazione delle condotte sanzionabili” svolta dal Consiglio Nazionale Forense come giudice di merito, né a sostituirsi ad esso per dare contenuto a concetti astratti quali, fra l’altro, quello di “decoro professionale”. In tali sentenze, la Cassazione si è limitata a valutare che non sussistesse “una obiettiva deficienza del criterio logico che lo ha condotto alla formazione del proprio convincimento” considerando come dati gli “elementi tassativi per la definizione delle condotte disciplinarmente illecite” individuati dal Consiglio Nazionale Forense.
NE RISULTA UNA TUTELA GIURISDIZIONALE DEBOLE, E PERCIO' INCOSTITUZIONALE, DELL'AVVOCATO CHE VOGLIA IMPUGNARE LE SANZIONI DEONTOLOGICHE.

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