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Europa e part time come opportunità per lavoratore e azienda

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Pare evidente che, a causa del costo della vita, la condizione della famiglia monoreddito sia sempre più difficile. Non è meno vero che si diffonde sempre più, comunque, un sano bisogno di emancipazione e di realizzazione e successo professionale.  I dati sull'occupazione in Europa sembrano dimostrare che il part time può essere l'arma vincente sia sul fronte del reddito delle famiglie sia su quello della realizzazione professionale, troppo spesso negata. I dati Eurostat, innazitutto, evidenziano il legame tra part time e accesso femminile al lavoro: tutti i principali paesi europei hanno una percentuale di lavoratrici molto più alta di quella che si registra in Italia e ciò si accompagna, significativamente, sempre ad una più alta presenza di lavoratrici a part time. Non v'è dubbio che molte italiane vorrebbero, se fosse concretamente più invitante la relativa disciplina, accedere al part time nelle più diverse attività lavorative, riconoscendolo come opportunità e non come ripiego in mancanza di migliori possibilità. Il CNEL, già in un suo rapporto del 2007 sul mercato del lavoro, mostrava che il 53,7% delle lavoratrici a part time non vorrebbe prolungare la presenza in ufficio e che ben il 69,7% degli uomini ben volentieri abbraccerebbe professioni più impegnative e più remunerative. Ecco una sintesi dei dati del rapporto CNEL 2007, riportata anche da ilsole24ore del 3/12/07: GLI UOMINI IN PART TIME nel 2004 erano 448.000 (il 4,2% del totale), nel 2005 erano 439.000 (il 4,1%), nel 2006 erano 471.000 (il 4,3%), nel 2007 sono 515.000 (il 4,6%); LE DONNE IN PART TIME nel 2004 erano 1.784.000 (il 24,4% del totale), nel 2005 erano 1.906.000 (il 25,6%), nel 2006 erano 2.055.000 (il 26,6%), nel 2007 erano 2.083.000 (il 26,4).  LA VOLONTARIETA' DELLA SCELTA PER IL PART TIME: gli UOMINI in part time per scelta sono il 30,3%; le DONNE in part time per scelta sono il 53,2 %. Forse, come sosteneva Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica, la chiave di volta è nel superamento della burocrazioa sindacale, mancando ancora il passaggio fondamentale e cioè la liberalizzazione. Per funzionare al meglio il rapporto a tempo parziale deve essere un'opportunità sia per il lavoratore sia per l'azienda. Certo negli anni qualcosa è stato fatto ma siamo ancora lontani da una liberalizzazione vera.
 

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