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fiducia cum amico ? Stonerebbe un maxiemendamento su tariffe e società professionali

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Sarebbe troppo strano che il Governo chiedesse la fiducia agli amici  parlamentari-professionisti su un maxiemendamento alla legge di stabilità che contenesse l'abolizione delle tariffe professionali e l'apertura alle società di capitali nelle professioni. Sono tanti i parlamentari avvocati e tanti i parlamentari che esercitano anche altre professioni liberali (nella piena compatibilità tra l'attività parlamentare e quella professionale !!!) e si son detti sempre contrari a tali forme di apertura del mercato delle professioni. E' gente alla quale il Governo non può permettersi  di chiedere di voltare le spalle ad un "tradizionale" modo di intendere e gestire le professioni "liberali" (che ormai ha ben poco di autenticamente liberale).  Certamente sarebbe un bello spettacolo vedere in faccia chi, tra quei nominati, negherebbe la fiducia al Governo pur di non far passare l'abolizzione delle tariffe professionali e la possibilità di costituire società di capitali tra professionisti. SCOMMETTO, PERO', CHE A TALE SPETTACOLO NON ASSITEREMO PERCHE' ANCORA UNA VOLTA OGNI TIMIDA LIBERALIZZAZIONE DELLE PROFESSIONI SCOMPARIRA' DAL TESTO DEFINITIVO DELLA PROPOSTA GOVERNATIVA. NON SARANNO COSI' I PARLAMENTARI-PROFESSIONISTI A FAR CADERE IL GOVERNO. Scommettiamo che la repentina levata di scudi del Consiglio Nazionale Forense del 7 novembre 2011, nella edizione straordinaria della sua newsletter, avrà un peso determinante nella scelta del Governo sull'inserimento o meno, nel maxiemendamento alla legge di stabilità, delle tanto declamate misure per l'apertura delle professioni (abolizione delle tariffe professionali e abolizione del divieto di esercitare le professioni attraverso lo strumento delle società di capitale con soci anche di solo capitale)?  Scrive, con straordinaria tempestività, il C.N.F. nella sua newsletter del 7/11/2011: "Guido Alpa: La politica recuperi la coscienza.
Le anticipazioni di stampa sul contenuto del testo del maxi emendamento, ancora una volta narrano di un tentativo di deregolamentazione delle professioni, e di un innalzamento di barriere che sempre più impediscono al cittadino l’accesso alla giurisdizione. Quanto al primo aspetto, si pensi solo al processo di delegificazione, per cui gli Ordinamenti professionali dovrebbero essere attuati attraverso regolamenti autorizzati, ovvero dai burocrati ministeriali di turno.
A parte i profili di illegittimità costituzionale, ai quali, al solito, il Legislatore sembra non dare peso alcuno, vi è alla base l’inquietante e mistificante idea secondo cui le professioni liberali sarebbero la causa prima dei problemi di crescita del nostro Paese.
Non dunque cause aventi origine in sprechi della pubblica amministrazione, in privilegi non più tollerabili della politica, in una pressione fiscale non più sopportabile, in una industria preoccupata solo di distribuire i dividendi e di nulla investire in tecnologia e forza lavoro, in un assistenzialismo facente rima con clientelismo, in un mercato del lavoro né flessibile, né in grado di garantire occupazione, in una finanza senza regole, e molto altro ancora.
Non queste le cause dei problemi del Paese, che invece vanno individuate nella esistenza di regole professionali deontologiche poste a tutela del cittadino. Nessuno osserva come invece i professionisti italiani siano anch’essi lavoratori che subiscono tutti i danni della crisi economica in corso, che non pesano sullo Stato dal punto di vista previdenziale, che creano occupazione presso i propri studi professionali, che gestiscono attraverso gli Ordini attività di interesse pubblico a proprie spese, che mai hanno avuto protezioni di welfare.
E allora ogni scellerato tentativo di riconduzione delle professioni al modello dell’impresa, altro non è che la ricerca di un capro espiatorio a “costo zero”. E ciò non è tollerabile, e ancor più non può tollerarsi che in questa maniera si prendano in giro i cittadini. Si pensi al secondo aspetto più sopra richiamato e agli ostacoli all’accesso alla giustizia che, sempre secondo le anticipazioni di stampa, vorrebbero riproporsi, quali la mediazione da subito anche nelle materie per le quali vi era stato un motivato rinvio, l’aumento della metà del contributo unificato per l’appello e il raddoppio per la cassazione, il pagamento del contributo unificato per per avere la motivazione estesa e poter impugnare, cioè la sentenza a pagamento (!), l’ abrogazione della legge Pinto, e altro ancora.
Il CNF si attende una presa di coscienza da parte dei parlamentari di buon senso, che porti a rimediare ad una manovra ideologicamente indirizzata contro i professionisti italiani e quindi contro i cittadini, e naturalmente a tutto vantaggio dei poter forti.
L’Avvocatura è divenuta terreno di scontro della politica, e sulla sua pelle si giocano le rivendicazioni dell’una e dell’altra parte, che fanno prevalere il contrasto piuttosto che non preoccuparsi del bene comune e della posizione dell’ Avvocatura che è essenziale sia mantenuta autonoma e indipendente per poter svolgere la sua missione. Perciò continuerà nella battaglia per la riaffermazione dei principi fondamentali dello stato di diritto, ben lontani dalla ricerca del profitto ad ogni costo, come vuole la legge del mercato, tante volte invocata a sproposito e in perfetta malafede.
Il ruolo dell’Avvocatura è insopprimibile, come da ultimo affermato dalla Corte di Strasburgo con decisione del 18 ottobre 2011, e allora, forti anche di quest’ultimo riconoscimento, sabato 12 novembre il CNF incontrerà a Roma gli Ordini e le altre rappresentanze dell’Avvocatura, insieme si proseguirà senza tentennamenti verso l’obiettivo di riaffermare i principi fondanti della professione, pronti a collaborare con un Parlamento ragionevole per la risoluzione dei problemi drammatici della giustizia, quale lo smaltimento dell’arretrato civile, ma anche pronti a contrastare con determinazione disegni tendenti a criminalizzare chi svolge con dignità e passione la professione di avvocato, di chi cioè è chiamato per dettato costituzionale a tutelare i diritti fondamentali e inviolabili dei cittadini."

SECONDO ME IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE NON  PUO'  INTERVENIRE IN TAL MODO NEL DIBATTITO POLITICO: E' UNA ISTITUZIONE, DEVE RAPPRESENTARE TUTTI GLI AVVOCATI E NON SOLO QUELLI CONTRARI ALLE MODIFICHE CHE SI E' VENTILATO POTREBBERO ESSERE INTRODOTTE COL TANTO ATTESO MAXIEMENDAMENTO ALLA LEGGE DI STABILITA'.

MA CHI GLIELO DICE AL CONSIOGLIO NAZIONALE FORENSE CHE, INVECE DI MANDARE MESSAGGI AL PARLAMENTO CON L'INAUDITO INVITO AD ESSERE RAGIONEVOLE, FAREBBE MEGLIO A TACERE IN UNA TANTO DELICATA FASE POLITICA?

SE NON GLIELO DICE IL PARLAMENTO E SE TACCIONO, TIMIDAMENTE, PURE  TUTTE LE FORZE POLITICHE, GLIELO DEVE FORSE DIRE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ?

A TRANTO SIAMO ARRIVATI !

 

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L'esperienza è il risultato di un istinto per la vita (O. Wilde)