(da www.dirittodelleprofessioni.it )
La concorrenza non scaturisce automaticamente dalla presenza di un elevato numero di operatori in un settore economico. Si può dire che in un settore c'è concorrenza solo se in esso le quote di mercato e i redditi sono sufficientemente distribuiti tra gli operatori.
Ebbene, esaminando i redditi degli avvocati italiani si scopre che quasi la metà degli iscritti negli albi forensi hanno un reddito professionale molto basso: guadagnano cioè assai meno dei colleghi che, con un reddito oggettivamente elevato, si pongono al vertice della scala dei redditi dell'avvocatura. QUESTO SIGNIFICA CHE LA REGOLAZIONE DELL'AVVOCATURA E' ANTICONCORRENZIALE, OSSIA CHE IMPERA UNA "CONCORRENZA SELVAGGIA" TRA I TANTI AMMESSI AL MERCATO DEI SERVIZI PROFESSIONALI D'AVVOCATO E CHE NON C'E' AFFATTO UNA SANA E AUTENTICA CONCORRENZA TRA PROFESSIONISTI. INFATTI, UNA AUTENTICA CONCORRENZA NON CONSENTIREBBE LA COESISTENZA SUL MERCATO DI TANTI AVVOCATI DALLA PERFORMANCE ECONOMICA COSI' DIFFERENZIATA. E' un inganno negare tale verità economica, facendo credere che la concorrenza tra avvocati c'è semplicemente perchè essi sono più di 200.000.
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