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Help Consumatori intervista Catricalà sui servizi professionali

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 E' in libreria dal 15 ottobre 2010 il libro del Presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, dal titolo "Zavorre d'Italia", edito da Rubettino Editore. Il testo offre un rapido affresco della legislazione italiana, nazionale e regionale, in grado di soffocare la concorrenza in Italia. 
A un mese dall'uscita del libro, Help Consumatori intervista Catricalà in tema di liberalizzazioni. L'intervista, di Valentina Corvino, la su www.helpconsumatori.it all'indirizzo http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=30308 .
Ne riporto alcuni passaggi riguardanti i servizi professionali.
"- Le imprese, i professionisti, chiunque sia un possesso di un bagaglio di informazioni più ampio, deve avere una responsabilità speciale nei confronti del consumatore, anche a costo di perdere un cliente".
- Quanto sono nocivi alla concorrenza i vincoli all'attività delle farmacie (ore massime di lavoro, giorni di chiusura obbligatoria, etc)?
- Intanto sono limiti sicuramente nocivi per l'utenza. Nel libro ammetto la mia debolezza: non sopporto girare per la città alla ricerca dei medicinali! E' ingiusto - soprattutto se pensiamo agli anziani, a chi ha bambini piccoli, alle categorie più deboli - costringere i cittadini a impiegare tempo e benzina magari per avere un farmaco salvavita. Irrigidire orari, turni e aperture significa inoltre tagliare fuori tanti giovani dal mondo del lavoro: con le parafarmacie la disoccupazioni dei laureati in farmacia si è quasi azzerata ma altri laureati sono in arrivo. Occorre abbandonare l'idea che proteggendo il proprio orticello si protegga anche il proprio futuro: in realtà c'è spazio per tutti, pensando anche a servizi differenziati, aggiuntivi alla semplice vendita del farmaco.
- Riattivare la mobilità sociale aiuta a realizzare una compiuta democrazia economica nel nostro Paese? Perché? Come si riattiva?
- I dati ci dicono che lo stato sociale dei genitori influisce in modo determinante, molto più che in passato, sul futuro professionale dei figli. Quando le professioni si chiudono a riccio, pretendendo anni di tirocinio gratuito per potere accedere all'esame di stato, colpiscono i più deboli, quelli che non possono permettersi di lavorare senza avere una retribuzione, seppur minima. Negli anni '60 il sistema sociale era più aperto, permetteva ai giovani che avevano grinta e talento di arrivare più in alto. Ora purtroppo la grinta non basta. Va da sé che la cristallizzazione delle classi sociali rappresenta la negazione di una compiuta democrazia economica. Per infrangerla occorre che le professioni, i servizi, si aprano alla concorrenza, rinunciando alla protezione delle tariffe minime, a riserve di attività sempre più estese.
- Cosa intende per servizi professionali rispettosi delle regole di mercato?
- Intendo servizi che rinuncino a vincoli, protezioni, prerogative: nel libro vado oltre le 'caste' di cui si parla tutti i giorni. Non ci sono solo le professioni liberali che difendono lo status quo: pochi sanno che anche fare il pittore di piazza a Venezia è prerogativa garantita ai residenti in base all'anzianità di residenza o che un esperto di tombe etrusche può esercitare a Cerveteri in provincia di Roma ma non a Tarquinia in provincia di Viterbo, perché gli elenchi delle guide turistiche sono su base provinciale. In Sicilia è difficile aprire un negozio di ottica e in Veneto una pizzeria.
- Come si può favorire l'accesso alla professione dei giovani laureati?
- Ho proposto più volte l'idea della laurea abilitante: allunghiamo anche di un anno la durata degli studi ma facciamo svolgere contemporaneamente il tirocinio ai nostri ragazzi, mettiamoli da subito in contatto con il mondo del lavoro. L'ideale sarebbe superare lo stesso giorno l'esame di Laurea e l'esame di abilitazione!
- Qual è la "ricetta" per accrescere la cultura del mercato nel nostro Paese?
- Occorre che la classe dirigente, pubblica e privata, faccia un salto di qualità. Purtroppo l'Italia ha conosciuto in ritardo le regole del libero mercato: anche l'istituzione di un'Autorità Antitrust, decisa venti anni fa, è arrivata in ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Bisogna recuperare questo ritardo storico. Noi stiamo scommettendo sui giovani: da due anni andiamo nelle scuole a spiegare quanto sia importante la concorrenza, e come sia necessario non temerla perché ci sono arbitri indipendenti pronti a fare valere le regole. Anche il libro 'Zavorre d'Italia' volutamente non è un saggio giuridico sull'Antitrust: l'obiettivo che mi sono proposto nello scriverlo è quello di spiegare ai cittadini, non agli studiosi, perché la competizione, nel rispetto della legge, sia un valore da difendere nell'interesse di tutti.
- Quali secondo Lei gli ordini professionali che assolvono pienamente al loro compito (fornire al consumatore maggiori garanzie)?
- Non mi piace fare la lista dei buoni e dei cattivi: credo che lentamente anche gli Ordini stiano comprendendo che la loro funzione principale non è quella di tutelare gli iscritti ma i cittadini che hanno rapporti con i loro iscritti. Chi va da un avvocato, da un medico, da un ingegnere, deve potere avere un'idea chiara dei costi che dovrà sostenere, dei rischi di un intervento o della possibilità di perdere una causa."

 

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l'unica ragione per la quale siamo ancora liberi è che lo statalismo che otteniamo vale meno di quanto costi (Milton Friedman)