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L'avvocato-mediatore: una delle tante categorie di avvocati "diversamente compatibili"

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(da www.servizi-legali.it )

L'impiego pubblico a part time ridotto "verticale" al 30% (che significa lavorare presso un ente pubblico un solo giorno a settimana e, si badi, non certo da dirigente ma da semplice impiegato) è confermato incompatibile con la professione forense, per quanto deciso dalle sentenze delle SS.UU. Civili della Cassazione n. 11833/2013 e sentenze "gemelle" (tutte depositate il 16/5/2013).

Nel contempo, con evidente discriminazione degli impiegati pubblici a part time ridotto (almeno di quelli a part time ridotto verticale) abilitati all'esercizio della professione forense, sopravvivono tante categorie di avvocati "diversamente compatibili".

Tra queste esaminiamo la categoria degli  avvocati-mediatori.

Recita l'art. 55 bis del codice deontotlogico:

"L’avvocato che svolga la funzione di mediatore deve rispettare gli obblighi dettati dalla normativa in materia e le previsioni del regolamento dell’organismo di mediazione, nei limiti in cui dette previsioni non contrastino con quelle del presente codice.
I. L’avvocato non deve assumere la funzione di mediatore in difetto di adeguata competenza.
II. Non può assumere la funzione di mediatore l’avvocato:
a) che abbia in corso o abbia avuto negli ultimi due anni rapporti professionali con una delle parti;
b) quando una delle parti sia assistita o sia stata assistita negli ultimi due anni da professionista di lui socio o con lui associato ovvero che eserciti negli stessi locali.
In ogni caso costituisce condizione ostativa all’assunzione dell’incarico di mediatore la ricorrenza di una delle ipotesi di cui all’art. 815, primo comma, del codice di procedura civile.
III. L’avvocato che ha svolto l’incarico di mediatore non può intrattenere rapporti professionali con una delle parti:
a) se non siano decorsi almeno due anni dalla definizione del procedimento;
b) se l’oggetto dell’attività non sia diverso da quello del procedimento stesso.
Il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino negli stessi locali.
IV. E’ fatto divieto all’avvocato consentire che l’organismo di mediazione abbia sede, a qualsiasi titolo, presso il suo studio o che quest’ultimo abbia sede presso l’organismo di mediazione
."

L'avvocato deve sempre rispettare l'art. 55bis del codice deontologico forense, anche se è inserito in un organismo di mediazione. Si creano quindi difficoltà serie per l'avvocato quando vi sia contrasto tra le norme del regolamento dell'organismo di mediazione e le norme del codice deontologico forense. Ma se pure tale contrasto non sussistesse, residua ineliminabile inconciliabilità tra il dovere di indipendenza sancito dal codice deontologico e alcuni aspetti di parasubordinazione delineati addirittura dalla norma di rango legislativo che disciplina la mediaconciliazione obbligatoria e cioè dal d.lgs. 28/2010. In materia di mediazione, infatti, non operano le cautele previste (per garantire l'indipendenza dell'avvocato) in materia di magistrature onorarie nè operano garanzie analoghe a quelle che la Corte costituzionale 189/01 ritenne adeguate a prender conciliabile l'esercizio della professione forense con l'impiego pubblico a part time ridotto. Ciònonostante l'avvocato non può fare anche l'impiegato pubblico a part time ridotto verticale (si sostiene che l'incompatibilità è confermata dall'art. 18, lettera d, della l. 247/12) mentre può fare anche il mediatore attraverso l'adesione ad un organismo di mediazione. Su tale discriminazione degli avvocati aspiranti impiegati pubblici a part time ridotto, rispetto agli avvocati inseriti in un organismo di mediazione potrebbe esser chiamata a decidere l Corte europea dei diritti dell'uomo.

Qui il link ad un articolo d'approfondimento sui problemi connessi col doppio ruolo di avvocato-mediatore.

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