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Sentenza del Consiglio Nazionale Forense su giurisdizione e incompatibilità per avvocati stabiliti

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Interessante sentenza del CNF circa la sua giurisdizione domestica e circa le incompatibilità per gli avvocati stabiliti è stata depositata il 10/3/2015.

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N. 256/13 R.G. RD n. 12/15
CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio Nazionale Forense, riunito in seduta pubblica, nella sua sede presso il Ministero della Giustizia, in Roma, presenti i Signori:
- Avv. Ubaldo PERFETTI Presidente f.f.
- Avv. Giuseppe PICCHIONI Segretario f.f.
- Avv. Carlo ALLORIO Componente
- Avv. Stefano BORSACCHI
- Avv. Antonio DAMASCELLI
- Avv. Federico FERINA
- Avv. Fabio FLORIO
- Avv. A. MARIANI MARINI
- Avv. Enrico MERLI
- Avv. Aldo MORLINO
- Avv. Claudio NERI
- Avv. Bruno PIACCI
- Avv. Susanna PISANO
- Avv. Ettore TACCHINI 
con l’intervento del rappresentante il P.M. presso la Corte di Cassazione nella persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Umberto Apice ha emesso la seguente
SENTENZA
sul ricorso presentato dalla dott.ssa B.C. avverso la delibera in data 26/7/12, con la quale il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di La Spezia ha rigettato la sua domanda di iscrizione nella Sezione speciale dell’Albo degli Avvocati Stabiliti ;
la ricorrente, dott.ssa B.C. è comparsa personalmente;
è presente il suo difensore avv. V. A. ;
Per il Consiglio dell’Ordine, regolarmente citato, nessuno è comparso;
Udita la relazione del Consigliere avv. Susanna Pisano ;
Inteso il P.M., il quale ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
Inteso il difensore del ricorrente, il quale ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.

FATTO
Con ricorso depositato il 04.11.2013 l’Abogada B.C. ha proposto impugnazione avverso la delibera del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di La Spezia del 26.07.2012, notificatale il 26.01.2013, con la quale è stata rigettata la sua richiesta di iscrizione nella Sezione Speciale dell’Albo degli Avvocati Stabiliti di La Spezia.
L’Ab. C., laureatasi il 28/10/1997 alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, si iscriveva al Registro speciale dei praticanti del COA di La Spezia in data 10/11/1997. Successivamente, vincitrice di concorso pubblico, veniva assunta a tempo indeterminato presso la Provincia di La Spezia dal 1/02/2002 e destinata dapprima ad attività puramente amministrativa e poi, senza mutamento di status, al settore legale, ove svolgeva e svolge attività di studio e ricerca per la redazione di pareri legali, note ed elaborati preliminari per consentire agli avvocati dell’Ufficio la difesa in giudizio.
Ottenuta l’omologazione del titolo di laurea italiano in Spagna, a seguito del percorso formativo complementare svolto presso l’Universidad Catolica San Antonio di Murcia si iscriveva, in data 26/03/2012, al Colegio de Abogados di Murcia come Abogado Ejercente. In data 13/06/2012 presentava domanda di iscrizione nella sezione speciale dell’Albo degli avvocati stabiliti del COA di La Spezia allegando i documenti richiesti dalla legge, ed indicando di voler agire di intesa con i due professionisti in organico all’Ufficio legale della Provincia.
Il 26/07/2012 il Consiglio dell’Ordine deliberava il rigetto della domanda, rilevato «il rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze della Pubblica amministrazione», in applicazione degli artt. 5 D.Lgs. n. 96/2001 e 3, R.D.L. n.1578/1933.
La delibera di rigetto veniva depositata in segreteria il 10/01/2013 e notificata alla dott.ssa C. il 26/01/2013.
La ricorrente, in data 13/02/2013, proponeva ricorso ex art. 702-bis c.p.c. dinanzi al Tribunale di La Spezia, ritenendo sussistente la giurisdizione del giudice ordinario, sulla scorta di un precedente analogo deciso dal Tribunale di Massa Carrara con sent. n. 361/12. Sull’eccepito difetto di giurisdizione da parte del COA costituitosi in giudizio, in data 15/10/2013, il Tribunale dichiarava con ordinanza il proprio difetto di giurisdizione a favore del Consiglio Nazionale Forense ai sensi dell’art. 31, co. 5 r.d.l. 1578/1933.
Con il ricorso in esame, presentato entro i venti giorni successivi al deposito dell’ordinanza, l’Ab. C. propone impugnazione nei confronti della delibera per i seguenti motivi:

   -violazione di legge e dei principi comunitari confermati in via nomofilattica dalla Suprema Corte: la ricorrente denuncia l’illegittimità del provvedimento, in quanto si tratta di provvedimento vincolato e non discrezionale.
L’istante precisa che la prova dell’iscrizione presso la corrispondente Autorità di altro stato membro è l’unica e sufficiente documentazione per chiedere e ottenere l’iscrizione nell’Albo Avvocati stabiliti, come prescrive l’art. 6 d.lgs. 2 febbraio 2001, n. 96, e come ha precisato la Cass. civ., SU, 28340/2011
  - vizio di motivazione, in quanto carente, lapidaria e illogica
In relazione a tale vizio, la ricorrente considera violati anche l’art. 3, c. 1 Legge n. 241/1990 e l’art. 6, c. 7 D.Lgs.n. 96/2001, i quali richiedono che il provvedimento sia motivato. Allo stesso tempo, ritiene che la decisione sia illogica, poiché il rapporto di dipendenza con una PA, considerato requisito per l’iscrizione nell’elenco speciale, diventa senza alcuna ragione motivo ostativo per l’iscrizione.
  - disparità di trattamento, poiché la legge non effettua distinzioni tra avvocato del libero foro ed avvocato iscritto all’elenco speciale degli avvocati di enti pubblici.
La ricorrente ritiene che la legge professionale non contempli due diverse figure di avvocato, bensì preveda due distinte modalità di esercizio della professione forense – avvocati del libero foro e avvocati “pubblici” – non introducendo alcuna differenza sostanziale, se non la notevole differente consistenza numerica e l’unicità ed esclusività del cliente che caratterizza la prestazione professionale dei secondi. Lo stesso D.Lgs. n. 96/2001 richiamerebbe indirettamente gli avvocati “pubblici” equiparandoli a quelli del libero foro, non introducendo alcuna differenza.
Conclude con la richiesta di annullamento della delibera di rigetto e l’accoglimento della istanza di iscrizione nella Sezione Speciale dell’Albo degli Avvocati Stabiliti del COA di La Spezia.

DIRITTO
La delibera impugnata è motivata, seppur succintamente, dal Consiglio dell’Ordine di La Spezia con la presenza in capo alla richiedente di una causa di incompatibilità – essere un dipendente della P.A. - espressamente prevista dall’ordinamento forense, che impedisce la sua iscrizione all’albo degli Avvocati e nelle sue sezioni speciali.
Non coglie nel segno il primo motivo addotto a sostegno dell’impugnazione dalla ricorrente in ordine alla violazione della normativa comunitaria, e di quella nazionale di recepimento, del diritto di stabilimento dell’avvocato in Europa.
La eccezione svolta sul punto dal ricorrente, sulla scorta dell’orientamento uniforme espresso dalle Sezioni Unite della Cassazione prima e dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea da ultimo con le sentenze citate in ricorso, non rileva ai fini della odierna decisione in quanto la motivazione addotta dal Consiglio dell’Ordine di La Spezia per negare l’iscrizione all’Ab. C. attiene alla presenza, nel suo caso, di una causa di incompatibilità di ordine generale che impedisce l’accoglimento di qualsiasi richiesta di iscrizione negli albi e registri tenuti per legge dall’Ordine professionale.
Invero l’art. 5 del D.lgs. n. 96/2001, norma di recepimento della Direttiva 98/5/CE sul diritto di stabilimento degli avvocati, sulla quale le decisioni giurisprudenziali citate non hanno in alcun modo inciso, precisa che l’avvocato stabilito (e quello integrato) «sono tenuti all’osservanza delle norme legislative, professionali e deontologiche che disciplinano la professione di avvocato».
In particolare sono espressamente richiamate le norme sulle incompatibilità con l’esercizio della professione forense di cui all’art. 3 R.D.L. 1578/1933:
- all’art. 5, c.2. “All'avvocato stabilito e all'avvocato integrato si applicano le norme sulle incompatibilità che riguardano l'esercizio della professione di avvocato. La disposizione di cui al quarto comma dell'art. 3 del regio decreto-legge n. 1578 del 1933 si applica anche agli avvocati legati da un contratto di lavoro ad un ente corrispondente, nello Stato membro di origine, a quelli indicati in detta disposizione.”
- all’art.6, c.2. “L'iscrizione nella sezione speciale dell'albo è subordinata alla iscrizione dell'istante presso la competente organizzazione professionale dello Stato membro di origine.”
- all’art.6, c. 6. “Il Consiglio dell'ordine, entro trenta giorni dalla data di presentazione della domanda o dalla sua integrazione, accertata la sussistenza delle condizioni richieste, qualora non ostino motivi di incompatibilità, ordina l'iscrizione nella sezione speciale dell'albo e ne da' comunicazione alla corrispondente autorità dello Stato membro di origine.”
A questo punto è bene ricordare che l’art. 3 del R.D.L. n. 1578/1933 prevede:
- ai commi 2° e 3° l’incompatibilità con qualunque impiego od ufficio retribuito con stipendio sul bilancio dello Stato, delle Province, dei Comuni ed in generale di qualsiasi altra Amministrazione o istituzione pubblica soggetta a tutela o vigilanza dello Stato, delle Province e dei Comuni e comunque con ogni altro impiego retribuito, anche se consistente nella prestazione di opera di assistenza o consulenza legale, che non abbia carattere scientifico o letterario.
- al 4° comma invece, tra le eccezioni alla regola della incompatibilità, prevede espressamente la deroga per gli avvocati degli uffici legali istituiti sotto qualsiasi denominazione ed in qualsiasi modo presso gli enti di cui allo stesso secondo comma,per quanto concerne le cause e gli affari propri dell'ente presso il quale prestano la loro opera siano iscritti nell'elenco speciale annesso all'albo.
La norma di recepimento, dunque, stabilisce che tutte le previsioni dell’ordinamento forense sulle incompatibilità, ivi compresa l’eccezione prevista al citato art. 3, c. 4, si applicano anche all’avvocato stabilito o integrato.
Tale principio è stato ribadito sia dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza Sez. Unite 16-05-2013, n. 11833, sia dalla Corte Costituzionale, con la sentenza 27 giugno 2012, n. 166, con le quali, in relazione al particolare caso dell’impiego pubblico a tempo parziale (legge n. 339 del 2003), hanno escluso la sussistenza di una discriminazione “alla rovescia” per gli avvocati italiani in relazione all’incompatibilità prevista dall’ordinamento nazionale confermando la legittimità del richiamo alla stessa da parte della norma di recepimento.
Dall’esame sistematico della normativa suindicata appare di tutta evidenza che la richiesta di iscrizione dell’Ab. C. alla sezione degli Avvocati Stabiliti del COA di La Spezia, per non incorrere nella violazione del sistema delle incompatibilità e usufruire della deroga prevista, poteva essere accolta solo in presenza di:
a) possesso dei requisiti previsti ai fini dell’iscrizione nell’elenco speciale annesso all’albo degli avvocati degli enti pubblici
b) presenza di un ufficio legale dell’ente e destinazione del posto in organico
c) stabile inquadramento del professionista nell’ufficio legale dell’ente
d) la posizione di autonomia rispetto agli altri uffici
e) lo svolgimento, in via esclusiva, di attività professionale giudiziale ed extragiudiziale di assistenza, rappresentanza e difesa dell'ente.
Quanto al requisito sub a) occorre valutare se il titolo di abilitazione all’esercizio della professione conseguito all’estero possa essere valutato alla stregua del titolo di abilitazione conseguito in Italia. Infatti non può sottovalutarsi la circostanza che il professionista che ottiene l’iscrizione nella sezione speciale dell’albo quale avvocato stabilito può esercitare la professione con effetti limitati, in quanto è ammesso con il titolo d’origine a rendere prestazioni stragiudiziali e, solamente d’intesa con altro professionista iscritto all’albo, prestazioni giudiziali.
Nel caso di specie, per come prospettato dalla ricorrente (attività di studio e ricerca e giudiziale sempre svolta d’intesa con i legali dell’Ente di appartenenza), pur non sussistendo il requisito di una analoga iscrizione nel Paese di provenienza e pur non potendosi prospettare una equiparazione tra avvocato/abogado del libero foro e avvocato/abogado di ente pubblico, questo Consiglio ha già inteso accedere ad una soluzione positiva con il proprio parere n. 41/2012.
Quanto agli altri requisiti, che devono essere interpretati in via restrittiva in quanto costituenti una deroga al principio generale della incompatibilità, la giurisprudenza consolidata di questo Consiglio, in fattispecie assolutamente assimilabile a quella in esame, ha stabilito il principio secondo cui: “La deroga alla incompatibilità prevista dall'art. 3, comma 4, lett. b), R.D.L. n. 1578/1933, secondo la consolidata giurisprudenza del C.N.F., opera nel solo caso in cui il dipendente pubblico, abilitato all'esercizio dell'avvocatura, sia addetto ad un ufficio legale istituito dall'ente ed autonomo in seno alla struttura degli uffici, nel quale svolga in via esclusiva attività professionale giudiziale ed extragiudiziale di assistenza, rappresentanza e difesa dell'ente. Un tale inquadramento deve inoltre risultare stabilmente previsto nella pianta organica e non con una destinazione precaria o in qualunque momento revocabile dall'ente senza l'applicazione di criteri predeterminati. Siffatte condizioni, atteso il carattere eccezionale della deroga normativa prevista, vanno interpretate restrittivamente.” (cfr. Cons. Naz. Forense 18-07-2011, n. 120; Cons. Naz. Forense 29-11-2012, n. 166)
Nel caso in esame nulla di tutto questo è stato dimostrato ed anzi dalla stessa istanza e dai documenti prodotti può appurarsi che la dott.ssa C. è dipendente del ruolo amministrativo della Provincia di La Spezia, assegnata da qualche anno al supporto degli Avvocati dell’Ufficio Legale senza mutamento di status; così come è accertato che l’Amministrazione datrice di lavoro, pur in presenza di uno stabile e autonomo Ufficio Legale, non ha inteso dimostrare di aver predisposto per la richiedente l’inquadramento con un posto definito nella pianta organica di tale ufficio. Va altresì precisato che non è configurabile detto inquadramento allorquando la destinazione all'ufficio legale dell'ente sia liberamente revocabile dall'autorità amministrativa che la ha disposta, essendo invece necessario, ai fini della iscrizione, che la cessazione di tale destinazione sia consentita solo sulla base di circostanze e/o criteri prestabiliti.
Pertanto in assenza di tali requisiti, così come non sarebbe iscrivibile all’Albo speciale degli Avvocati dipendenti degli Enti pubblici l’Avvocato che abbia superato l’esame di Stato in Italia, non vi è motivo per ritenere che debba essere consentita, in presenza di una evidente incompatibilità, l’iscrizione all’Avvocato “straniero” esercitante il diritto di stabilimento.
Per quanto poi concerne i restanti motivi di appello la ricorrente considera illogica e contraddittoria, nonché integrante una disparità di trattamento, stante l’unicità della figura dell’avvocato (libero foro/avvocato ente pubblico), la motivazione della delibera nella misura in cui un requisito per l’iscrizione nell’elenco speciale dell’albo degli avvocati degli enti pubblici, e cioè il rapporto di dipendenza da una PA, è allo stesso tempo considerato dal COA di La Spezia quale motivo ostativo per l’iscrizione nell’elenco speciale dell’albo degli avvocati stabiliti. Ritiene sussista, pertanto, una disparità di trattamento, poiché la legge professionale contempla solamente due diverse modalità di esercizio della professione forense e non due diverse figure di avvocato.
Lungi dal rilevare vizi della motivazione della delibera, che appare chiara e concordante, non può tacersi la irragionevolezza con cui la ricorrente, in modo del tutto arbitrario e incoerente, pretende di attribuire alla norma derogatoria, per sua stessa natura eccezionale e non applicabile in via analogica, con cui si definisce un’eccezione al regime ordinario di incompatibilità con l’esercizio della professione forense ed in forza della quale è consentita l’iscrizione in un determinato Albo speciale (avvocati enti pubblici), la valenza di requisito per l’iscrizione in un diverso elenco speciale e cioè quello degli Avvocati Stabiliti.
Il ricorso pertanto deve essere rigettato.
P.Q.M.
Il Consiglio Nazionale Forense, riunitosi in Camera di Consiglio;
visti gli artt. 50 e 54 del R.D.L. 27.11.1933, n. 1578 e gli artt. 59 e segg. del R.D. 22.1.1934, n. 37;
rigetta il ricorso.
Così deciso in Roma il 20 novembre 2014 .
IL SEGRETARIO f.f. IL PRESIDENTE f.f.
f.to Avv. Giuseppe Picchioni f.to Prof. Avv. Ubaldo Perfettii

 

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