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I limiti della giurisdizione del Consiglio Nazionale Forense per TAR Lombardia 823/2012

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(da www.servizi-legali.it )

Il Tar Lombardia, Sez. Milano, con sentenza n.823/2012, ha ribadito i limiti della giurisdizione del Consiglio Nazionale Forense. In particolare si legge, tra l'altro, in sentenza: "In via pregiudiziale, sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo. E’ noto che i Consigli dell’ordine degli avvocati, nell’adempimento dei compiti loro demandati dalla legge quali enti pubblici esponenziali, svolgono una attività di natura amministrativa ed in ragione di detta natura l’impugnativa dei provvedimenti e degli atti da essi emessi rientrano nella giurisdizione attribuita all’autorità giudiziaria amministrativa.
A detta giurisdizione si sottraggono, per essere affidati a quella esclusiva del Consiglio nazionale forense, secondo le previsioni del R.D.L. n. 1578 del 1933, soltanto i ricorsi avverso: a) i provvedimenti adottati in materia di iscrizioni e cancellazioni dagli albi; b) le decisioni assunte all'esito dei procedimenti disciplinari; c) le deliberazioni del Comitato per la tenuta dell'albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori ed i reclami contro: d) i risultati delle elezioni dei Consigli dell’ordine; e) il diniego di rilascio del certificato di compiuta pratica; f) i conflitti di competenza tra Consigli territoriali. Orbene, come recentemente precisato dalla Suprema Corte di Cassazione, in tale elencazione, di cui l’art. 54, R.D.L. cit., e il d.lgs. CPS. maggio 1947, n. 597, art. 3, sottolineano la tassatività, non è compresa l’impugnativa delle delibere ricognitive e degli atti esecutivi dell’obbligo imposto dai Consigli dell’Ordine dal R.D.L. n. 1578 del 1933, art. 46, di dare comunicazione alle autorità ed enti in esso indicati della radiazione degli avvocati dagli albi professionali o della loro sospensione dall'esercizio della professione. In definitiva, il sindacato sulla legittimità dell’atto impugnato non si sottrae alla giurisdizione de giudice amministrativo, ancorché sia stato censurato sotto il profilo della carenza del presupposto della esecutività della decisione del Consiglio nazionale forense (cfr. Cassazione civile , sez. un., 15 dicembre 2008 n. 29293, alla cui stregua "le delibere dei Consigli degli ordini degli avvocati che dispongono dar corso alle comunicazioni previste dal R.D.L. n. 1578 del 1933, art. 46, non costituiscono pronunce rese in materia disciplinare nei confronti degli avvocati e la loro impugnazione, al pari di quella delle comunicazioni che ne seguono rientra conseguentemente nella giurisdizione del giudice amministrativo e non del Consiglio nazionale forense").

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E LEGGI DI SEGUITO L'INTERA SENTENZA n. 823/2012 DEL TAR LOMBARDIA ...

N. 00823/2012 REG.PROV.COLL.

N. 02163/2010 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2163 del 2010, proposto da:
G. P., rappresentato e difeso dall'avv. D. L., con domicilio eletto presso lo studio dell’avv.to T. G. in Milano, via .... n. ..;


contro

CONSIGLIO ORDINE AVVOCATI DI BUSTO ARSIZIO, rappresentato e difeso dall'avv. A.T.., domiciliato ai sensi dell’art. 25 c.p.a. presso la Segreteria del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, via Corridoni n. 39 - Milano;


per l’annullamento

- del verbale n. 1123 del 24 settembre 2010 del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio, recante comunicazione della decorrenza della sospensione disciplinare dall’esercizio della professione forense disposta con decisione in data 7 maggio 2010;

- nonché di ogni atto presupposto, connesso e consequenziale;


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del CONSIGLIO ORDINE AVVOCATI DI BUSTO ARSIZIO;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 18 gennaio 2012 il dott. Dario Simeoli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1. Con ricorso depositato il 12 ottobre 2010, il ricorrente ha impugnato il verbale n. 1123 del 24 settembre 2010 del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio, recante comunicazione della decorrenza della sospensione disciplinare dall’esercizio della professione forense per la durata di mesi due disposta con decisione in data 7 maggio 2010, chiedendo al Tribunale di disporne l’annullamento, previa sua sospensione, in quanto viziato da violazione di legge ed eccesso di potere.

Si è costituita in giudizio l’amministrazione resistente, chiedendo il rigetto del ricorso

Con ordinanza del 5 novembre 2010, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, ha respinto la domanda cautelare, ritenendo insussistente il fumus boni iuris.

2. Il ricorso è infondato per i seguenti motivi.

3. In via pregiudiziale, sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo. E’ noto che i Consigli dell’ordine degli avvocati, nell’adempimento dei compiti loro demandati dalla legge quali enti pubblici esponenziali, svolgono una attività di natura amministrativa ed in ragione di detta natura l’impugnativa dei provvedimenti e degli atti da essi emessi rientrano nella giurisdizione attribuita all’autorità giudiziaria amministrativa. A detta giurisdizione si sottraggono, per essere affidati a quella esclusiva del Consiglio nazionale forense, secondo le previsioni del R.D.L. n. 1578 del 1933, soltanto i ricorsi avverso: a) i provvedimenti adottati in materia di iscrizioni e cancellazioni dagli albi; b) le decisioni assunte all'esito dei procedimenti disciplinari; c) le deliberazioni del Comitato per la tenuta dell'albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori ed i reclami contro: d) i risultati delle elezioni dei Consigli dell’ordine; e) il diniego di rilascio del certificato di compiuta pratica; f) i conflitti di competenza tra Consigli territoriali.

Orbene, come recentemente precisato dalla Suprema Corte di Cassazione, in tale elencazione, di cui l’art. 54, R.D.L. cit., e il d.lgs. CPS. maggio 1947, n. 597, art. 3, sottolineano la tassatività, non è compresa l’impugnativa delle delibere ricognitive e degli atti esecutivi dell’obbligo imposto dai Consigli dell’Ordine dal R.D.L. n. 1578 del 1933, art. 46, di dare comunicazione alle autorità ed enti in esso indicati della radiazione degli avvocati dagli albi professionali o della loro sospensione dall'esercizio della professione.

In definitiva, il sindacato sulla legittimità dell’atto impugnato non si sottrae alla giurisdizione de giudice amministrativo, ancorché sia stato censurato sotto il profilo della carenza del presupposto della esecutività della decisione del Consiglio nazionale forense (cfr. Cassazione civile , sez. un., 15 dicembre 2008 n. 29293, alla cui stregua “le delibere dei Consigli degli ordini degli avvocati che dispongono dar corso alle comunicazioni previste dal R.D.L. n. 1578 del 1933, art. 46, non costituiscono pronunce rese in materia disciplinare nei confronti degli avvocati e la loro impugnazione, al pari di quella delle comunicazioni che ne seguono rientra conseguentemente nella giurisdizione del giudice amministrativo e non del Consiglio nazionale forense”).

4. Nel merito, la tesi del ricorrente è che la sanzione disciplinare (della sospensione per due mesi dalla professione) comminata in data 7 maggio 2010 fosse immediatamente efficace ed esecutiva a decorrere dal momento della piena conoscenza di essa da parte del destinatario avvenuta con la comunicazione notificata in data 15 luglio 2010 e, pertanto, avrebbe già esaurito i suoi effetti all’atto della comunicazione del 24 settembre 2010, la quale (sul presupposto che, non essendo stato proposto ricorso al Consiglio Nazionale Forense avverso la decisione di sospensione, quest’ultima era divenuta esecutiva a partire dall’infruttuoso decorso dei termini per impugnare) vorrebbe far illegittimamente decorrere la sospensione dal 24 settembre 2010 sino al 23 novembre 2010. L’istante, altresì, trae argomento dal tenore letterale dell'articolo 50 r.d. 1958 1933 il quale, al suo VI comma, testualmente recita che la proposizione dell'impugnativa dinanzi al consiglio nazionale forense produce effetto sospensivo, confermando conseguentemente l'immediata efficacia ed esecutività dei provvedimenti resi in materia disciplinare.

4.1. Ritiene il Collegio di dover confermare l’opinione espressa in sede cautelare e che, quindi, la prospettazione formulata dal ricorrente non sia condivisibile. La legge professionale, laddove prevede che il ricorso innanzi al Consiglio Nazionale Forense (da proporre entro 20 giorni dalla notificazione del provvedimento sanzionatorio, termine pacificamente assoggettato alla sospensione del periodo feriale) abbia effetto sospensivo della sanzione inflitta, impone di ritenere che il medesimo effetto si produca nelle more dei termini per l’impugnazione (nella specie, decorrenti sino al 20 settembre 2010), altrimenti risulterebbe del tutto frustrato il relativo rimedio.

5. Sussistono giusti motivi per compensare interamente le spese di lite tra le parti, attesa la novità della questione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

RIGETTA il ricorso;

COMPENSA interamente le spese di lite tra le parti

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 18 gennaio 2012 con l’intervento dei magistrati:


Domenico Giordano, Presidente

Dario Simeoli, Primo Referendario, Estensore

Fabrizio Fornataro, Primo Referendario

L'ESTENSORE  IL PRESIDENTE

 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 13/03/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

 

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