

L'impiego pubblico a part time ridotto "verticale" al 30% (che significa lavorare presso un ente pubblico un solo giorno a settimana e, si badi, non certo da dirigente ma da semplice impiegato) è confermato incompatibile con la professione forense, per quanto deciso dalle sentenze delle SS.UU. Civili della Cassazione n. 11833/2013 e sentenze "gemelle" (tutte depositate il 16/5/2013).
Nel contempo, con evidente discriminazione degli impiegati pubblici a part time ridotto (almeno di quelli a part time ridotto verticale) abilitati all'esercizio della professione forense, sopravvivono tante categorie di avvocati "diversamente compatibili".
Tra queste esaminiamo la categoria degli
avvocati che siedono nei consigli di amministrazione di società di capitali ma non in ruoli qualificati incompatibili dall'art. 18, lettera c, della l. 247/12. E si badi, in ordine al ruolo rivestito nel cda le SSUU hanno recentemente affermato (sentenza 25795 depositata il 18/11/2013) che può fare anche l’avvocato il presidente del cda se a gestire la società è l’amministratore delegato.
Si legge in un articolo di Nicola Di Molfetta, dal titolo "Avvocati in cda: Assogestioni scoperchia il vaso di Pandora", pubblicato il 27 marzo 2013:
"Metti un avvocato in cda. Solo uno? Gli elenchi dei board ne sono pieni. Ci sono professionisti della poltrona. Toghe più simili a tuniche cardinalizie. Rosso porpora, alla Richelieu.
Già perché, in Italia, c’è una (a mio parere discutibile) tradizione che vede molti imprenditori o manager portare con sè, in consiglio d’amministrazione per l’appunto, i loro legali di fiducia. Ossia gli avvocati che li assistono nelle operazioni straordinarie: dall’acquisizione di un concorrente, al contratto di finanziamento con le banche, dalla emissione di obbligazioni, alla quotazione in Borsa.
Spesso si tratta di vere e proprie eminenze grigie che conoscono l’azienda come le loro tasche, sanno quanti spilli ci sono nei cassetti e quanti scheletri negli armadi.
Insomma, sono un vero e proprio alter ego del boss, alle cui sorti, quindi, sono legati anche da un punto di vista economico.
Di solito, questi avvocati siedono nei board come indipendenti. Ma, considerato quanto detto, è davvero difficile pensare che l’indipendenza presunta non si scontri con una dipendenza di fatto dovuta al rapporto di lavoro sussistente tra l’avvocato-consigliere e la società cliente che gli apre le porte del consiglio d’amministrazione....".
LEGGI DI SEGUITO DALLA SENTENZA 25797/2013 DELLE SEZIONI UNITE DELLA CASSAZIONE ...
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In Francia è erogato un incentivo pari al massimo a 24 mensilità a quei dipendenti pubblici che vogliano lasciare volontariamente l'amministrazione per dar vita ad una impresa privata o per per realizzare un progetto personale. In Italia si consentì con l. 662/96 di mettersi in part time per fare una qualunque professione e poi con l. 339/03 si disse che gli avvocati dovevano scegliere tra professione e impiego in part time con correlate perdite economiche: altro che sovvenzioni. Viva la Francia!
Le pensioni di anzianità e le pensioni di vecchiaia liquidate nel regime contributivo a soggetti con età pari o superiore a 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne nonchè quelle con anzianità contributiva pari o superiori a 40 anni sono cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente. L'INPS - Direzione centrale prestazioni- emanò sul tema la circolare numero 108 del 9-12-2008 con oggetto: "Articolo 19 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito in legge 6 agosto 2008, n. 133. Abolizione dei limiti al cumulo tra pensione e redditi di lavoro".