Avvocati Part Time

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Avvocati Part Time

Advocatus nascitur, non fit

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Cicerone non era iscritto all'albo degli avvocati di Roma, non all'albo degli abilitati al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori, non era specializzato e non vantava crediti formativi.
Aveva pure la faccia tosta di dire "Advocatus nascitur, non fit".
Secondo me aveva ragione lui a comportarsi così.

APPROFONDIMENTI:
--- leggi all'indirizzo http://la.wikipedia.org/wiki/Cicero ;
--- digita su Google le parole advocatus e Roma: trovi l'articolo "La figura dell'advocatus nella cultura giuridica romana", di Chiara Corbo, Università degli studi di Salerno;
--- leggi "Il <<ministero>> dell'avvocato", Carmine Punzi. L'estratto (da Rivista di diritto processuale, anno LXIV, seconda serie, n. 3, maggio-giugno 2009) lo trovi su Rassegna Forense n. 2/2009 (aprile-giugno 2009). Questo il sommario: 1. Notazioni etimologiche. -2. La necessaria intermediazione del difensore. -3. Il rapporto parte-difensore: critica alla tesi del mandato e alla definizione del difensore come nuncius. -4. Il difensore come titolare di un ufficio privato. -5. Il regime positivo del ministero del difensore nella fase di esercizio dell'azione. -6. Il valore del ministero dell'avvocato.

 

Corte di giustizia su discriminazione per età

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La Corte di Giustizia, con sentenza depositata il 12/1/2010 nella causa C-341/08, ha ribadito che non sono consentite discriminazioni in base all'età che non siano oggettivamente giustificate.

LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA NELLA CAUSA C-341/08, TRATTA DAL SITO DELL'UNIONE EUROPEA ( www.europa.eu ) ...

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Consiglio di Stato su annullabilità e nullità per violato diritto comunitario

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Scrive Consiglio di Stato 3072 del 19/5/2009: "... la sezione non intende discostarsi dagli approdi ermeneutici cui è giunta la giurisprudenza di questo Consiglio (cfr. Cons. St., sez. V, 8 settembre 2008, n. 4263; sez. IV, 21 febbraio 2005, n. 579; sez. V, 10 gennaio 2003, n. 35), secondo la quale la violazione del diritto comunitario implica un vizio di illegittimità – annullabilità dell’atto amministrativo con esso contrastante, mentre la nullità (o l’inesistenza) è configurabile nella sola ipotesi in cui il provvedimento nazionale sia stato adottato sulla base di una norma interna (attributiva del potere) incompatibile con il diritto comunitario (e quindi disapplicabile).
Logici corollari di tale ricostruzione sono:
a) sul piano processuale, l’onere dell’impugnazione del provvedimento contrastante con il diritto comunitario dinanzi al giudice amministrativo entro il prescritto termine di decadenza, pena la sua inoppugnabilità;
b) l’obbligo per l’amministrazione di applicare l’atto illegittimo salvo il ricorso ai poteri di autotutela.

Nel caso di specie non esiste alcuna norma – di rango primario o secondario – che sia in contrasto con il diritto comunitario; il contrasto, in astratto ed in tesi, è ipotizzabile solo con i su riferiti atti di indirizzo aventi contenuto non regolamentare".

 

Proletariato forense e concorrenza selvaggia

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Riporto di seguito un brano dal romanzo di Diego De Silva "Non avevo capito niente", edito da Einaudi. E' illuminante sulla vera situazione di quello che è ormai "proletariato forense". Più in generale è un quadro veritiero; non rappresenta certo tutta l'avvocatura ma una parte non minima caertamente si. E sotto c'è, a mio avviso, una "legge fisica", questa: la concorrenza sana, in tutte le professioni, è tutt'altra cosa dalla concorrenza sfrenata che è, in relatà, il segno della mancanza reale di regolazione proconcorrenziale.

"Come fosse difficile reperire informazioni sul conto di un avvocato. Come non si sapesse chi ha successo e chi si arrangia. Come ci fosse bisogno di assumere un detective per sapere che non faccio un cazzo. Siamo in tanti, ecco come mi consolo quando mi prende lo sconforto. Siamo i nuovi poveri i. Quelli che non lo diranno mai. Siamo annichiliti dalla dignità. In nome suo ci roviniamo la vita. Provateci pure, se avete tempo da perdere: non troverete mei un avvocato, o qualsiasi altro professionista disperato che annaspa nella saturazione del mercato contemporaneo disposto a dirvi: "guadagno meno di una cameriera, se non fosse per la mia famiglia dovrei chiudere lo studio domani mattina, però vado in giro in giacca e cravatta e faccio finta di niente". Non c'è verso. Nessuno di noi sputerà mai il rospo. Siamo una minoranza reticente. Non abbiamo sindacato nè rivendicazioni. Non siamo pericolosi. Viviamo nell'imbarazzo e nel senso di colpa. Non facciamo altro che aumentare. Il fatto è che qui da noi gli avvocati sono diventati come gli assicuratori, come gli agenti immobiliari. Ce ne sono a bizzeffe, uno più affamato dell'altro. Basta fare due passi in una strada anche periferica e contare le targhette affisse ai portoni. Un avvocato, oggi, per una nomina anche d'ufficio è disposto a piroette e carpiati della dignità fantasiosissimi. E la molla non è l'ambizione economica o il desiderio di prestigio sociale: nemmeno più questo. Qui si tratta, ma davvero, di stare sul mercato con un minimo di sensatezza (cioè, pagare le spese e portare qualche soldo a casa) o chiudere baracca. E la vera tragedia è che questa politica della sopravvivenza accomuna ormai trasversalmente sfigati e garantiti, privilegiati e poveri cristi. Nel senso che il rampollo dell'avvocato di successo ha una fame di procacciamento pratiche mediamente pari o addirittura superiore a quella di chi è professionalmente figlio di n.n. E' la nuova natura della concorrenza, palazzinara e bulimica, che ha equiparato avidità e bisogno, ponendo sul piano di una falsa parità contendenti che partono da posizioni completamente diverse. Ricchi e poveri che lottano per le stesse cose: ecco a voi la morte del principio di uguaglianza. Se uno li osserva gli avvocati in un tribunale affollato, quasi non ci crede che facciano sul serio a comportarsi così. Si spostano da un corridoio all'altro, da un'aula all'altra, o più spesso dalle aule al bar, dribblando la gente come se lo facessero apposta per dimostrargli che ingombrano. Danno continuamente prova di consolidato senso dell'orientamento fra i corridoi e le aule di udienza per rendere noto che loro (gli avvocati) sono di casa, mentre gli altri (gli utenti del servizio Giustizia) sono ospiti. Quando si incrociano si chiamano spiritosamente per titolo e cognome e si scambiano frasi assolutamente irrilevanti ad alta voce, all'esclusivo scopo di farsi sentire. Ma cosa pensano che le persone in cui s'imbattono commentino sottovoce fra di loro: "Oh, ma l'hai visto quell'avvocato lì, come urla bene?". Si, va bè, lo so che non tutti gli avvocati sono così, grazie tante. Ma io sto parlando di quelli che sono così, è ovvio."
 

VIII Congresso giuridico forense per l'aggiornamento professionale: "Il conflitto d'interessi"

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Dal sito del CNF riporto di seguito la relazione sul tema "Il conflitto d'interessi", dell'Avv. Salvatore Chiaramonte (interessantissima anche la relazione dell'Avv. Zarantonello "Codice deontologico e tipizzazione delle condotte atipiche" che puoi leggere al medesimo link) ...

... e ricorda, per far meglio valere il tuo diritto al libero lavoro intellettuale, aderisci e invita altri ad aderire al social network www.concorrenzaeavvocatura.ning.com e aderisci al gruppo aperto"concorrenzaeavvocatura" su facebook (contano già centinaia di adesioni).  Unisciti ai tanti che rivendicano una vera libertà di lavoro intellettuale per gli outsiders e, finalmente, il superamento del corporativismo nelle professioni ! ...

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va, non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste (O. Wilde)