Avvocati Part Time

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DPR 137/12 riforma albi coi professionisti part time: chi fa un altro lavoro può iscriversi all'albo

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Recita il DPR 137 del 7 agosto 2012, all'art. 2:
"Art. 2 Accesso ed esercizio dell'attività professionale.
"1. Ferma la disciplina dell’esame di Stato, quale prevista in attuazione dei principi di cui all'articolo 33 della Costituzione, e salvo quanto previsto dal presente articolo, l’accesso alle professioni regolamentate è libero. Sono vietate limitazioni alle iscrizioni agli albi professionali che non sono fondate su espresse previsioni inerenti al possesso o al riconoscimento dei titoli previsti dalla legge per la qualifica e l’esercizio professionale, ovvero alla mancanza di condanne penali o disciplinari irrevocabili o ad altri motivi imperativi di interesse generale.
2. L’esercizio della professione è libero e fondato sull’autonomia e indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnico. La formazione di albi speciali, legittimanti specifici esercizi dell’attività professionale, fondati su specializzazioni ovvero titoli o esami ulteriori, è ammessa solo su previsione espressa di legge.
3. Non sono ammesse limitazioni, in qualsiasi forma, anche attraverso previsioni deontologiche, del numero di persone titolate a esercitare la professione, con attività anche abituale e prevalente, su tutto o parte del territorio dello Stato, salve deroghe espresse fondate su ragioni di pubblico interesse, quale la tutela della salute. E' fatta salva l'applicazione delle disposizioni sull'esercizio delle funzioni notarili.
4. Sono in ogni caso vietate limitazioni discriminatorie, anche indirette, all’accesso e all’esercizio della professione, fondate sulla nazionalità del professionista o sulla sede legale dell’associazione professionale o della società tra professionisti.
"
Non si può non riconoscere che la normativa, esplicitamente affermando che "non sono ammesse limitazioni ... con attività anche abituale e prevalente", stabilisce che è possibile esercitare qualsiasi professione non abitualmente e in maniera non prevalente.
Ne consegue che, di certo, all'esercizio delle professioni non è ammessa alcuna limitazione che impedisca preventivamente l'iscrizione agli albi a causa dello svolgimento d'altra attività lavorativa. Tra l'altro per tal genere di limitazione occorrerebbe una deroga espressa che sia oggettivamente fondata su ragioni di pubblico interesse. Ebbene, se l'Italia vuol essere una Repubblica fondata sul lavoro (come l'art. 1 della Costituzione solennemente proclama, tali ragioni di pubblico interesse non possono individuarsi in valutazioni di prudentissima prevenzione "ex ante" di sempre possibili conflitti di interesse (vedasi l'insegnamento di Corte costituzionale 189/2001). Ovviamente sarà possibile (e doverosa per il Consiglio dell'Ordine), la verifica della ricorrenza in concreto dell'indipendenza di giudizio intellettule e tecnico nei confronti dell'abilitato (pensiamo, ad es. ad un dipendente pubblico in part time ridotto, che abbia superato l'esame di Stato da avvocato) che abbia ottenuto l'iscrizione nell'albo professionale. Dunque, niente più impedimenti ex ante all'accesso alle professioni per presunzioni odiose di incompatibilità fondate sullo svolgimento d'altri lavori!

Dall'entrata in vigore del D.P.R. 137/2012, e "in ogni caso" dal 13 agosto 2012  , saranno ammessi solo procedimenti amministrativi di controllo "ex post" e "in concreto" degli iscritti all'albo!

Altrimenti che razza di liberalizzazione  sarebbe la tanto sbandierata rifoma delle professioni in senso pro-concorrenziale? e a che titolo potrebbe parlarsi di liberalizzazione?

E, inoltre, come sarebbe tollerabile il fatto che ministri, sottosegretari di Stato, viceministri, Commissari governativi (vedasi art. 2 della legge 215/2004 sul conflitto di interesse delle alte cariche dell' Stato), nonchè i parlamentari e tanti altri soggetti titolari di imprtanti funzioni pubbliche siano ammessi ad iscriversi agli albi professionali e esercitare le più varie professioni, mentre non potrebbero fare altrettanto dei semplici impiegati pubblici in part time ridotto oppure dei semplici dipendenti privati? E ancora: aver rimosso la discriminazione del semplice impiegato pubblico rispetto al suo ministro è il modo migliore di valorizzare le professionalità interne alle amministrazioni pubbliche e toglier di mezzo la scusa per affidamenti di una marea di consulenze e incarichi professionali a professionisti esterni alla pubblica amministrazione (e senza rischi di concreti conflitti di interessi, come ha spiegato la Corte costituzionale nella sentenza 189/2001). Ricordiamo, al riguardo, che il presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, Luciano Pagliaro, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2012, ha descritto come un male endemico la pratica delle "consulenze facili" chieste dalle pubbliche amministrazioni ed ha segnalato che è in continuo aumento il numero delle citazioni in giudizio di funzionari e dirigenti di enti pubblici per l'esternalizzazione  ingiustificata di numerosi incarichi.

E ancora, come giustificare, altrimenti, la riduzione coattiva  , imposta dalla spending review, del 10% degli impiegati pubblici e del 20% dei dirigenti pubblici, senza aver preliminarmente incentivato la trasformazione dei loro contratti full time in altrettanti contratti a part time

col consentire, al dipendente (impiegato o dirigente) che tale trasformazione chieda, di esercitare pure la professione all'esercizio della quale  sia abilitato? Si eviterà, così, di spingere a dare le dimissioni dalla pubblica amministrazione quei dipendenti veramente qualificati che, essendo abilitati all'esercizio d'una professione, vogliono poterla fare (ad es. tanti dipendenti pubblici vorrebbero fare anche l'avvocato e, potenolo fare, potranno ora arricchire le amministrazioni con professionalità vera e quotidianamente aggiornata dalla pratica delle aule di giustizia). Si potrà pure ridurre, attraverso l'emersione di tanti "professionisti fantasmi"  il gravissimo fenomeno del "sommerso doppio lavoro" di tanti abilitati all'esercizio di questa o quella professione.

Inoltre, coi nuovi soggetti ammessi all'iscrizione agli albi nonostante la loro qualità di professionisti a par time si potrà meglio finanziare la previdenza dei professionisti  , ormai a rischio sostenibilità, dato il trend in discesa delle iscrizioni agli albi. Quanto al recente e grave fenomeno della cancellazione dalla Cassa forense di tanti giovani avvocati leggi qui un interessantissimo articolo di Massimo Carpino (tratto dalla newsletter di aprile 2012 della Cassa forense) dal titolo "La cancellazione dalla Cassa". Vi si legge di come oggi, a causa della devastante crisi economica, soprattutto giovani avvocati chiedano di potersi cancellare dalla Cassa Forense  in quanto spesso hanno serie difficoltà a poter far fronte al pagamento dei contributi.


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