Un articolo di Vito di Bari ( www.vitodibari.net ) di qualche anno addietro (su il sole24ore del 15/10/07), initolato "Chi avrà tempo avrà denaro", dava conto di seri studi della Warwick University sul livello di retribuzione entro il quale la retribuzione economica viene percepita come più rilevante della qualità della vita: nei paesi evoluti la linea di demarcazione correrebbe intermedia tra i quadri e i manager, fra i professionisti affermati e non, fra i piccoli imprenditori e i dipendenti. Sintetizzava l'editorialista che la la c.d. middle-upper-class, costituita da benestanti ma non ricchi, potrà in un prossimo futuro (entro il 2020) decelerare nella corsa all'impegno lavorativo e che lo farà, preferendo una gestione flessibile del tempo e dando più valore al tempo libero che sarà riscattato da ogni miope connotazione negativa e verrà percepito come un asset, come risorsa scarsa e valore unico, non moltiplicabile e non replicabile, con correlato sovvertimento della percezione sociale degli sfaccendati. Ricordando come in passato lo status di superiorità sociale dei nobili era attestato dal fatto che erano sfaccendati (letteralmente "privi di faccende da sbrigare"), cosa che non aveva una connotazione negativa come nella società contemporanea, la scienza sociale sembra prevedere che entro il 2020 nelle società evolute il ceto medio alto dimezzerà il tempo dedicato al lavoro e raddoppierà il tempo libero.
Buono a sapersi per gli oziosi avvocati-part-time: senza vergogna si posizionino tra i professionisti affermati e avranno ben presto il riconoscimento sociale che meritano. Finalmente potranno sfoggiare la qualità di "mezzotempisti".
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