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Su www.lavoce.info un interessante articolo di Fabiano Schivardi

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Su www.lavoce.info (all'indirizzo http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001645.html ) trovi un interessantissimo articolo di Fabiano Schivardi, del 13.04.2010, titolo, "E SULLE PROFESSIONI SOFFIA IL VENTO DELLA CONTRORIFORMA".

Le liberalizzazioni non sono certo al primo posto dell'agenda economica del governo. E ora si

smontano anche i pochi provvedimenti riformatori fatti in Italia negli ultimi quindici anni. Ne è un

esempio la riforma della professione forense, che farà da modello per le altre categorie. Il tutto

giustificato con la difesa dei più deboli. Ma secondo la teoria economica, le tariffe minime facilitano

la collusione fra gli operatori e costituiscono una barriera all'entrata. Due fattori che favoriscono chi

è già nel mercato a scapito dei giovani professionisti.

Non era difficile prevedere che questo governo non avrebbe messo le liberalizzazioni al primo

posto dell’agenda economica. Ma abbiamo superato ogni aspettativa: non solo non si liberalizza,

ma si smontano i pochi provvedimenti riformatori fatti in Italia negli ultimi quindici anni. La riforma

della professione forense, approvata dalla commissione Giustizia del Senato e commentata su

queste pagine, esemplifica l’approccio del governo alla questione, in commissione in Senato, a

quanto sembra, condiviso anche dall’opposizione. Ora si vuole estendere il metodo alle altre

categorie di professionisti, come annunciato dal ministro della Giustizia in vista degli stati generali

convocati per il 15 aprile.

La ragione politica dietro la controriforma è evidente: accreditarsi come interlocutori di una ampia

categoria di professionisti, in agitazione per problemi di sovraffollamento (vedi architetti e avvocati) e

colpiti duramente dalla crisi. Angelino Alfano lo ha detto esplicitamente: “L’abolizione delle tariffe

minime ha danneggiato i professionisti italiani”. Per cementarne il consenso, si rilancia un modello

corporativo, basato su barriere all’entrata e vincoli ai comportamenti. Al di là della convenienza

politica, non è quello di cui il paese ha bisogno.

NESSUNO VALUTA LE RIFORME

La storia abbonda di episodi in cui un periodo di ristagno economico e sociale è stato affrontato

rafforzando paletti e steccati per proteggere l’orticello. Invariabilmente, politiche di questo tipo hanno

accentuato il ristagno, trasformandolo spesso in declino. L’Italia è pericolosamente avviata lungo

questa china. Il ministro Alfano non la vede così: “L’abolizione delle tariffe minime, senza dare alcun

beneficio ai cittadini, ha tutelato i più forti”.

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http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001645.html

Con tutta la buona volontà, non sono riuscito a capire la logica di questa affermazione; né sono stati

forniti dati che permettessero di valutare la riforme delle professioni e capire chi è stato tutelato e

chi no. Al solito, pesa la mancanza di valutazione. Se vi fosse evidenza che l’abolizione delle tariffe

minime, o altri aspetti delle riforme, hanno peggiorato il funzionamento delle professioni, sarei il

primo a chiedere un ripensamento. In mancanza di evidenza diretta, possiamo solo affidarci a quello

che ci dice la teoria economica e i (pochi) studi degli effetti delle liberalizzazioni in altri campi. Di

seguito sono riportati i link ai tanti articoli pubblicati su lavoce.info su questi argomenti.

In sintesi: la teoria prevede che le tariffe minime facilitano la collusione fra gli operatori; inoltre,

costituiscono una barriera all’entrata, poiché per chi inizia l’attività offrire un prezzo più basso

rispetto a studi già avviati è il modo più efficace per costruirsi una clientela. Collusione e barriere

all’entrata favoriscono chi è già nel mercato a scapito dei giovani professionisti, che faticano a

crearsi uno spazio, e dei consumatori, che pagano tariffe più alte. Queste conclusioni si applicano

praticamente a ogni forma di regolamentazione anticompetitiva e sono molto generali. L’evidenza

supporta queste previsioni (si veda ad esempio il caso della riforma della regolamentazione del

settore commerciale in Italia). Ovviamente ci possono essere altri effetti, a seconda delle

caratteristiche del servizio e delle norma. Ma che provvedimenti anticompetitivi favoriscano i “più

deboli” è un’affermazione tutta da dimostrare. (1)

Non basta la parola di ministro a convincerci che le controriforme sono per i cittadini e non per un

blocco elettorale.

 

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