Avvocati Part Time

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I ministri saranno solo sospesi dall'albo forense; e i loro dipendenti pubblici a part time ridotto?

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Da una semplice ricerca sul sito del Consiglio Nazionale Forense risulta che il ministro Giulio Tremonti è iscritto all'albo degli avvocati di Milano. Così si legge cercando il nome del ministro nella sezione "ricerca avvocati": 
"Avv. TREMONTI GIULIO
(AVVOCATO)
Foro di Appartenenza MILANO
Data iscrizione Albo Avvocati 23/09/2004
Cassazionista Si
Data iscrizione Albo Cassazionisti 29/10/2004
Data di nascita 18/08/1947
Luogo di nascita SONDRIO
Codice fiscale TRMGLI47M18I829P
E-mail 
Primo studio
<sul sito del CNF si legge la via dello studio milanese diel ministro>
Telefono/i: <sul sito del CNF si legge il telefono dello studio milanese diel ministro>
Fax:  <sul sito del CNF si legge la via dello studio milanese diel ministro>"

E non c'è niente di strano, ciò accade nel pieno rispetto delle regole. Il caso del ministro Tremonti è solo il primo esempio che mi è venuto in mente. D'altro canto ministri e/o sottosegretari di Stato (anche alla giustizia), da sempre sono stati spesso avvocati in attività. Certamente, in base alla legge oggi vigente, un ministro o un sottosegretario o un commissario governativo o altri titolari di alte cariche pubbliche che non si fondano su un rapporto di "impiego pubblico", possono rimanere iscritti all'albo forense ed esercitare la professione mentre esercitano l'alta loro funzione pubblica; col solo limite che l'esercizio della professione d'avvocato sia contenuto a materia diversa da quella inerente al loro alto incarico pubblico. 
Ma io domando a chi sostiene che è necessario approvare la riforma forense nel testo approvato dalla Commissione giustizia del Senato: nel riformare la professione di avvocato non si vuole introdurre una norma che disponga non solo la sospensione dall'albo ma la cancellazione dall'albo di ministri, sottosegretari, commissari governativi e di tutte le alte cariche pubbliche che, non essendo dipendenti pubblici (ma ben più potenti dei meri dipendenti pubblici e perciò a maggior rischio di conflitto di interessi e di accaparramento di clientela), non incappano nelle incompatibilità oggi previste dalla legge?
Perchè non deve essere cancelato dall'albo forense un ministro o un sottosegretario di Stato e invece deve essere cancellato dall'albo il suo mero "impiegatuccio" a part time (come dispone l'art. 2 della l. 339/03)?
A questo punto, confessandomi pavido senza ragione d'esserlo, talchè giustamente potrei esser sanzionato con sanzione espulsiva dall'ordine degli avvocati, i quali, come si sa, sono indipendenti e dunque non possono temere gli strali del potere, invoco a difesa dall'accusa di lesa maestà gli argomenti stringenti (ma non abbastanza "cattivi") usati dal Sen. Maritati nel suo intervento in Aula del 14 aprile 2010. 
Ha detto nell'occasione il Senatore del partito democratico, raccogliendo gli applausi dal Gruppo PD: "Pensiamo a quanto sia delicato il tema della corretta definizione delle incompatibilità. È un punctum dolens, ma i colleghi della maggioranza, soprattutto coloro i quali hanno maggiore sensibilità ed esperienza anche per aver praticato e continuare a praticare l'attività forense, dovrebbero riflettere con molta serenità. Pensiamo ad un avvocato che acceda al ruolo ed alle funzioni di parlamentare, se non addirittura di componente del Governo, che vada nelle Commissioni parlamentari o interparlamentari, ovvero che assuma il compito di presiedere organismi economici, finanziari o di alta dirigenza di strutture pubbliche regionali o nazionali. Compiti questi che comportano un potere ed una capacità da porre l'avvocato in una condizione di obiettiva, potenziale possibilità di influenzare il corso regolare dei procedimenti, quando nello stesso tempo egli svolga la duplice funzione. Mi rendo conto che tocchiamo punti delicati e interessi di particolare rilievo ma dobbiamo farlo, amici della maggioranza.
Così come si sarebbe dovuto riflettere con maggiore attenzione in ordine ai rischi che comporta, sul piano generale, la mancata previsione di un adeguato sistema di incompatibilità: le troppe leggi ad personam non sono forse il frutto della ormai consolidata commistione tra il ruolo di avvocato e quello di parlamentare?
Consentitemi la franchezza. Lungi da me la benché minima intenzione di sfiorare solamente la rispettabilità dei colleghi interessati, ma vi chiedo: non percepite alcun disagio nel momento in cui avvocati difensori in piena attività, come difensori per esempio del Presidente del Consiglio dei ministri o di altri eminenti e potenti personaggi del sistema politico-istituzionale del Paese, svolgendo le funzioni parlamentari, presentino e sostengano in Aula o nelle Commissioni disegni di legge che servono innanzi tutto ed immediatamente - anche se non in maniera esclusiva - a risolvere problemi inerenti a processi in pendenza o a carico proprio dello stesso Premier o di altri potenti suoi collaboratori?
Sono questi i profili che il disegno di legge non ha il coraggio di affrontare e che pertanto non ci consentono di condividerne appieno l'impianto, nella convinzione che il tema della riforma dell'avvocatura sia un tema centrale per la giustizia su cui si gioca una sfida per il Paese, che trascende le sole categorie professionali direttamente interessate, per coinvolgere invece la generalità dei cittadini e l'effettività della tutela dei diritti.
Per queste ragioni, noi ci rivolgiamo alla maggioranza di Governo affinché rifletta e perché non si perda questa grande occasione storica di una riforma che sia veramente tale ed adatta a soddisfare gli interessi superiori della giustizia nel nostro Paese".

Scriveva Fedro:

« Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi.
Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.
Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit:
"Cur - inquit - turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?"
Laniger contra timens:
"Qui possum - quaeso - facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor."
Repulsus ille veritatis viribus:
"Ante hos sex menses male - ait - dixisti mihi".
Respondit agnus:
"Equidem natus non eram!"
"Pater, hercle, tuus - ille inquit - male dixit mihi!"
Atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula qui fictis causis innocentes opprimunt. »

« Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, vanno allo stesso ruscello.
Il lupo sta più in alto e, un po' più lontano, in basso, l'agnello.
Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cerca una causa di litigio.
"Perché - dice - mi hai fatto diventare torbida l'acqua che sto bevendo?
E l'agnello, tremando:
"Come posso - dice - fare quello che lamenti, lupo? L'acqua scorre da te alle mie sorsate!"
Quello, respinto dalla forza della verità:
"Sei mesi fa - aggiunge - hai parlato male di me!"
Risponde l'agnello:
"Ma veramente... non ero ancora nato!"
"Per Ercole! Tuo padre - dice - ha parlato male di me!"
E così, lo afferra e lo uccide dandogli una morte ingiusta.
Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti. »

 

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Vi è una sola cosa peggiore dell'ingiustizia: la giustizia senza la spada in mano. Quando il diritto non è la forza, è male (O. Wilde)