(da www.servizi-legali.it ) Nella seduta della Camera n. 699 del 9 ottobre 2012 l'On. Di Pietro ha reclamato, senza successo, l'incompatibilità tra il ruolo di parlamentare e quello di avvocato. Ecco il video .
Così ha argomentato l'On. Di Pietro: "Signor Presidente, si dice che la proposta di legge che stiamo esaminando deve «aprire» e, soprattutto, che noi in Parlamento non vogliamo garantire, diciamo così, la lobby degli avvocati.
Già in precedenza è stata approvata - come abbiamo detto prima - un'incompatibilità che non sussiste se l'oggetto delle società riguarda enti, o consorzi pubblici, o società a capitale interamente pubblico. Vale a dire che, guardate il caso, uno che fa l'avvocato non può fare l'amministratore di una società privata, ma può fare l'avvocato e l'amministratore di società pubbliche. Tutti capiscono che dietro vi è poi chi li nomina e perché vengono nominati. Quindi là possono stare e fare anche l'avvocato.
Cosa chiediamo adesso con questa proposta di legge? La norma dice che è incompatibile l'attività di avvocato con qualsiasi attività di lavoro subordinato, anche se con orario di lavoro limitato. Innanzitutto - torno a ripetere - che è previsto come lavoro subordinato anche quello di chi lavora presso uno studio di avvocati e, quindi, questa norma confligge con questo. In secondo luogo, chiediamo perché mai chi, invece di fare l'avvocato, svolge un ruolo di magistrato non togato, può fare anche l'avvocato? Noi chiediamo che l'incompatibilità, visto che l'avete estesa a tante categorie, sia estesa anche a chi ha scelto di fare il magistrato non togato! Non è possibile che una persona il giorno pari fa l'avvocato e il giorno dispari fa il magistrato, specialmente se, addirittura, nello stesso luogo. Mi pare che tutto questo sia, sì, da rendere incompatibile!
In questo senso chiedo al Governo di rivedere la posizione espressa e di esprimere un parere motivato."
Piccola riflessione. Un TAR, nel 2012, ha confermato la rimozione del giudice onorario di Tribunale (GOT) che tardava troppo a depositare le sentenze a causa dei suoi impegni professionali privati ed ha pure ritenuto irrilevante il fatto che il GOT in questione si sia adoperato per smaltire l’arretrato a seguito dell'apertura del procedimento del Consiglio Superiore della Magistratura poi sfociato nella rimozione. Mi domando: perchè non prevedere una incompatibilità tra magistrato onorario (giudice di pace, GOT, VPO) e libera professione d'avvocato? Questa si che sarebbe una incompatibilità ragionevole ... non come quella assurda tra dipendente pubblico a part time ridotto e professione forense.
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ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, capisco che in quest'Aula non si vuole neanche ascoltare un emendamento di questo genere, ma sto parlando affinché resti nero su bianco in che cosa consiste l'emendamento in oggetto. Lo rileggo: «I membri del Parlamento non possono esercitare l'attività di avvocato per la durata del loro mandato».
Vi invito a riflettere su cosa è successo in questi anni. Vi invito a riflettere sul fatto se sia possibile che in quest'Aula si fa il parlamentare, mentre fuori da quest'Aula si fa l'avvocato, e che in quest'Aula si fanno le leggi che servono all'avvocato stesso per difendere gli imputati di quest'Aula, fuori da quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
Questo è un tema politico grande come una casa che va affrontato e denunciato, in quest'Aula e fuori da quest'Aula! Assumetevi la responsabilità di quello che fate perché siamo stufi di vedere avvocati che si fanno qui le leggi che gli servono, per poi giustificarle e andarle ad usare, dopo, nei processi che servono ai loro clienti che stanno pure qui dentro (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cavallaro. Ne ha facoltà.
MARIO CAVALLARO. Signor Presidente, intervengo esclusivamente per precisare che, chi come me è stato sempre un censore rigido e rigoroso delle commistioni tra attività parlamentare e attività professionale, ritiene tuttavia in punto di principio che la norma non sia accoglibile così come viene proposta. Infatti, ovviamente, attiene all'etica del parlamentare ed all'etica dell'avvocato non cercare e non praticare commistioni, altrimenti noi dovremmo istituire il principio che il Parlamento è composto di gente che non pratica nessuna attività (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico e Popolo della Libertà) perché, in ogni caso, potrebbe trovarsi in conflitto di interessi.
Quindi io ritengo che queste censure attengano alla politica e alle relazioni, per così dire, non istituzionali, ma politiche. Ciascuno di noi è legittimato a ritenere ed a censurare vivamente un parlamentare che non svolga la sua funzione nell'interesse comune, ritenendo di dover favorire questa o quella posizione. Tuttavia, non è sufficiente questa ragione per interpolare una norma ed impedire l'esercizio libero dei diritti anche costituzionali al cittadino che pro tempore, tra l'altro, riveste la qualità di parlamentare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Beltrandi. Ne ha facoltà.
MARCO BELTRANDI. Signor Presidente, io vorrei sottoscrivere l'emendamento Pag. 71Di Pietro 18.9 non solo per le ragioni che diceva lo stesso onorevole Di Pietro, che sono importanti, ma anche per un'altra ragione: per ridare dignità al Parlamento.
Il lavoro di parlamentare è un lavoro a tempo pieno e non può consentire contemporaneamente altre attività (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico e dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Quando abbiamo affrontato più volte questo tema, tutti si sono schierati a favore dell'incompatibilità, anche solo per questa ragione. Allora, adesso sarebbe assurdo fare un'eccezione per gli avvocati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lo Presti. Ne ha facoltà.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, le argomentazioni del collega Cavallaro mi risparmiano ovviamente di approfondire nel merito le assurde analisi che ha fatto l'onorevole Di Pietro, al quale voglio ricordare che anch'egli per qualche tempo è stato iscritto all'albo degli avvocati.
Quindi oggi viene qui, in quest'Aula, a rimarcare che cosa? L'attività di onesti professionisti che mettono a servizio della nazione la propria competenza e che dovrebbero pagare (Commenti dei deputati del gruppo Italia dei Valori) solo perché qualche pecora nera ha infangato sia la professione che il ruolo di parlamentare? Mi pare eccessivo.
E poi, con queste sue affermazioni, onorevole Di Pietro, lei mette anche in discussione la grande tradizione di questo Parlamento, che ha avuto in quest'Aula insigni giuristi, che hanno fatto la storia del diritto del nostro Paese, come Piero Calamandrei (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per il Terzo Polo e di deputati del gruppo Popolo della Libertà).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Casini. Ne ha facoltà.
PIER FERDINANDO CASINI. Signor Presidente, una volta tanto vorrei rivolgermi con molta pacatezza all'onorevole Di Pietro, cercando di intessere un dialogo, perché è una questione importante, quella che stiamo esaminando.
Onorevoli colleghi, io sono un professionista della politica, per cui il problema potrebbe non interessarmi, ma qui c'è una valutazione di principio che l'onorevole Cavallaro, secondo me, ha affrontato molto correttamente.
Prima di tutto qui stiamo parlando degli avvocati e, naturalmente, non possiamo parlare degli avvocati nella presunzione che essi operino come legislatori, facendosi leggi pro domo loro o pro loro clienti, e non ipotizzare che la stessa fattispecie possa valere nella regolazione, ad esempio, dell'attività sanitaria per quanto riguarda un medico che sta in Parlamento.
Ma a prescindere dalla questione, che naturalmente ha un carattere generale, seguire la strada dell'onorevole Di Pietro - e mi meraviglia molto che l'onorevole Beltrandi abbia fatto quella dichiarazione - voi capite che cosa significa? Noi abbiamo il problema di evitare che la rappresentanza parlamentare si impoverisca. La storia del Parlamento è piena di personalità altissime, che tutti noi commemoriamo, a destra come a sinistra, che sono entrati in quest'Aula da causidici, da medici, da professionisti e che hanno elevato, con una correttezza istituzionale che rimane scritta nei libri di storia, la prassi ed il modo di legiferare di questo Parlamento.
Stiamo attenti a non seguire le strade della demagogia, perché delle migliori intenzioni sono lastricate le vie dell'inferno. Io credo che noi non possiamo prima di tutto non affrontare in ordine generale la questione - infatti, non si capisce perché dovremmo affrontarla per gli avvocati e non per altre categorie -, ma stiamo attenti a non seguire la demagogia, perché altrimenti noi finiamo per impoverire il livello della rappresentanza politico-parlamentare. L'onorevole Cavallaro ha detto meglio di me le cose, io solamente aggiungo la mia voce alla sua per dire che Pag. 72sono molto contrario a questo emendamento (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro per il Terzo Polo e Futuro e Libertà per il Terzo Polo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, l'onorevole Paolini. Ne ha facoltà.
LUCA RODOLFO PAOLINI. Signor Presidente, concordando con l'onorevole Cavallaro, che mi sembra molto più equilibrato del collega Di Pietro, vorrei ricordargli che ci sono anche Ministri, che lui ha dimenticato nella sua intemerata, e forse avrebbe dovuto ricordarlo, ed anche all'onorevole Beltrandi, il quale dovrebbe ricordare che sostiene un Governo in cui questa posizione sussiste. Ma vorrei infine ricordare a tutti che un Parlamento costituito secondo i criteri illustrati dall'onorevole Di Pietro, dovrebbe essere un Parlamento di disoccupati e poi non andrebbe bene neanche quello, perché potrebbe fare delle leggi a favore della disoccupazione. Quindi siamo seri e guardiamo quello che accade nel resto del mondo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, è già intervenuto il Presidente Casini e ne condivido ogni parola. Vorrei anche far rilevare che la citazione del collega Paolini è impropria, perché i membri del Governo hanno per legge un conflitto con l'esercizio della professione, quindi si dovrebbe cambiare la legge in generale e ciò, di certo, varrebbe per gli avvocati come per le altre categorie. Inoltre, sarebbe bene anche, come codice etico che abbiamo proposto anche nella Giunta per le autorizzazioni in Aula, che ci fosse un principio generale che vale per gli avvocati e per tutti i parlamentari di non legiferare su casi che direttamente li riguardano per affari propri o strettamente diretti. Questo è un principio di etica parlamentare che potrebbe essere scritto senza inseguire un giustizialismo caso per caso (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo e di deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bachelet. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BATTISTA BACHELET. Signor Presidente, vorrei solo ricordare che per alcune professioni, come quella del professore universitario, esiste una legge dello Stato che ci mette in congedo obbligatorio. Quando fra un anno tornerò alla mia aula, il fatto di non avere fatto una riga di fisica sarà molto dannoso anche per la mia professione. Capisco che occorrerà un'altra sede generale per affrontare questo problema, ma siccome in questo caso lo affrontiamo, gli argomenti dell'onorevole Casini non mi hanno persuaso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lussana. Ne ha facoltà.
CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, intervengo per sottolineare chiaramente che nel dibattito di oggi c'è molta propaganda e populismo, però quella che pone il collega Di Pietro comunque è una questione etica importante. Io penso che per ogni parlamentare, a prescindere dalla professione che svolge per questa Aula - potremmo anche discutere se i cittadini preferiscono i politici o i politicanti di professione o coloro che hanno un'attività alla quale poter ritornare dopo avere svolto il mandato parlamentare, perché il mandato parlamentare non è a vita, ma dovrebbe essere pro tempore -, sia una questione etica importante quella che distingue tra il perseguire l'interesse generale o quello particolare. Allora le chiedo, onorevole Di Pietro: perché non discutiamo anche di un'altra questione a me molto cara, cioè del fatto che chi svolge la funzione importante di magistrato e poi decide di candidarsi e di venire in Parlamento Pag. 73dopo non possa più tornare a fare il magistrato? Perché questo lede un principio sacrosanto (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà) che è quello della terzietà del magistrato e della garanzia del cittadino di essere giudicato da una persona terza e imparziale. Chi sceglie di far politica e poi torna a fare il magistrato tutto si può dire meno che sia poi terzo e imparziale. C'è legittimo sospetto quantomeno (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, l'onorevole Mario Pepe. Ne ha facoltà.
MARIO PEPE (Misto-R-A). Signor Presidente, vorrei ricordare al collega Di Pietro che i professionisti parlamentari che svolgono un'attività libero professionale sono stati già penalizzati. Infatti, nell'ultimo provvedimento dell'Ufficio di Presidenza, è previsto che non si può svolgere attività libero professionale per un importo superiore a 20 mila euro, perché il problema è piuttosto quello di evitare che i parlamentari vengano distolti dalla loro funzione per svolgere l'attività professionale e questa limitazione esiste già (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Repubblicani-Azionisti).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Barbato. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BARBATO. Signor Presidente, ho appreso oggi che esiste un'altra categoria professionale (l'ho appreso dall'onorevole Casini), ovvero i professionisti della politica. Allora volevo chiederle, onorevole, ma questo tipo di categoria, i professionisti della politica, va mai in pensione? Ma quando va in pensione questo tipo di categoria?
PRESIDENTE. Onorevole si deve rivolgere a me, non al collega...
FRANCESCO BARBATO. L'onorevole Berlusconi è andato in pensione (che ha meno attività di lei), ma lei quando ci va in pensione, onorevole Casini?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marinello. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Signor Presidente, dovrebbe lei informare cortesemente l'onorevole Di Pietro che questo Parlamento è stato onorato di personalità come Leonardo Sciascia, le quali durante il mandato parlamentare hanno lasciato delle opere importantissime e hanno continuato a svolgere la loro attività. Il Senato della Repubblica ha avuto per dieci anni, cioè per due lustri, senatore Renato Guttuso che ha continuato ad arricchire il proprio Paese con splendide opere d'arte. Vede onorevole Di Pietro, proprio per evitare che questo Parlamento finisca nelle mani dei professionisti della politica, dei dipendenti delle lobby o dei dipendenti di potenti gruppi sindacali o cooperativi, la presenza di liberi professionisti rappresenta una garanzia per il Parlamento e per il Paese.
Perché, caro onorevole Di Pietro, lei dovrebbe sapere che la prima caratteristica degli uomini liberi è di essere liberi e anche affrancati economicamente. Solo così si può garantire libertà di pensiero e si può garantire una politica che sfugga dalle seduzioni e anche dalle squallide tentazioni che proprio queste settimane hanno reso oscena nell'immaginario collettivo e nell'opinione pubblica la classe dei politici e la classe dei politicanti. Quindi rifletta bene prima di porre questioni di questo genere che hanno un sapore demagogico e - se mi consente - risultano essere, per certi versi, assolutamente poco intelligenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.
RITA BERNARDINI. Signor Presidente, io voterò contro questo emendamento Di Pietro, Pag. 74facendo una semplice osservazione: se un magistrato finiti i cinque anni può tornare a fare il magistrato, un avvocato se abbandona il suo studio per cinque anni ha chiuso la sua professione (oltre al contributo, proprio dal punto di vista legislativo, che può portare in un'Aula).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, penso che noi quando affrontiamo questi argomenti sarebbe bene che lo facessimo anche levandoci un po' un velo di ipocrisia che ci accompagna. Lo dico in particolare all'onorevole Di Pietro, se noi dovessimo pensare a tutti i (tra virgolette) conflitti di interesse che si manifestano ogni volta che in quest'Aula affrontiamo qualche argomento probabilmente quest'Aula dovrebbe essere fatta da categorie non umane. Il paradosso di cui discutiamo è che mentre noi affrontiamo questo argomento qua, in contemporanea al Senato si sta «distruggendo» una norma che era stata introdotta qui alla Camera che avrebbe regolamentato la messa in fuori ruolo dei magistrati. Sapete per responsabilità di chi sta accadendo questo, signor Presidente? Per una lobby, oppure diciamo per un gruppo (per essere più nobili) di magistrati appartenenti a tutti i gruppi che hanno presentato un emendamento che, mettendo insieme quello del PdL e quello del PD, distrugge un istituto, la regolamentazione del fuori ruolo. Allora basta ipocrisie, lo dico anche all'onorevole Di Pietro. Dovremmo venire qui e servire il Paese e purtroppo siamo umani e fallibili e troppo spesso non serviamo proprio il Paese (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico, Popolo della Libertà e Unione di Centro per il Terzo Polo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zampa. Ne ha facoltà.
SANDRA ZAMPA. Signor Presidente, intervengo semplicemente per annunciare che voglio sottoscrivere l'emendamento dell'onorevole Di Pietro, con questo argomento. Ritengo che un parlamentare debba fare esclusivamente il parlamentare e che quando si entra in questa Aula e si assume questo incarico non si debba essere nient'altro e non avere altra attività. Peraltro presenterò una proposta di legge. La seconda cosa, molto rapidamente: mi pare che le argomentazioni del collega Giachetti dimostrino che i conflitti di interesse ci sono e che vanno combattuti ovunque. Infine, onorevole Lussana, è vero che i magistrati tornano a fare i magistrati, ma dopo un incarico politico per cinque anni vengono trasferiti ad altra circoscrizione, come immagino le sia noto (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Paniz. Ne ha facoltà.
MAURIZIO PANIZ. Signor Presidente, l'onorevole Beltrandi ha dichiarato di sottoscrivere questo emendamento perché serve a ridare dignità al Parlamento. Respingo fermamente queste affermazioni. Il Parlamento ha la sua dignità attraverso l'impegno, la serietà e la dedizione dei suoi componenti, non attraverso la qualifica professionale di qualcuno. Gli avvocati hanno dimostrato nel tempo e nella storia di dare un contributo alla vita della democrazia italiana particolarmente significativo, raggiungendo cariche importanti sotto tutti i punti di vista fino alla massima, Presidenti della Repubblica. Di questo va tenuto conto. I magistrati, secondo quanto è stato ricordato, entrano ed escono da questo Parlamento ricevendo un minuto dopo il loro stipendio in maniera assolutamente costante (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà), mentre gli avvocati, se lasciano per cinque anni il loro studio, devono andare a chiedere per favore a qualcuno che gli apra la porta e chieda la loro assistenza legale. Per questo non voterò l'emendamento Di Pietro (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà).
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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, intervengo solo per ricordare che ogni deputato alla fine del suo mandato riceve un assegno di fine mandato che è stato spesso giustificato all'opinione pubblica come assegno di reinserimento per poter riprendere la sua privata attività precedente (Commenti).
LUCA D'ALESSANDRO. E allora toglilo ai magistrati!
ANTONIO BORGHESI. Allora, per piacere, vedete di cambiare registro. I conflitti di interesse qui dentro degli avvocati sono enormi (Commenti).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Granata. Ne ha facoltà.
BENEDETTO FABIO GRANATA. Signor Presidente, credo che molte delle argomentazioni che sono state portate in quest'Aula a contrastare questo emendamento abbiano delle motivazioni profonde, però voglio apporre la mia firma a questo emendamento soltanto per una questione, ossia dopo aver ascoltato l'intervento dell'onorevole Paniz, già noto per averci voluto convincere che Ruby Rubacuori era la nipotina di Mubarak e, quindi, proprio in contrasto a quell'impostazione, io sottoscrivo l'emendamento (Applausi di deputati del gruppo Italia dei Valori).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sisto. Ne ha facoltà.
FRANCESCO PAOLO SISTO. Signor Presidente, sulla scia di quanto ha detto efficacemente il presidente Casini, mi permetterò di rammentare soltanto il contenuto dell'articolo 51 della Costituzione che assicura a tutti i cittadini in condizioni di uguaglianza il diritto di accedere al Parlamento e di mantenere nel Parlamento un rapporto in pari condizioni. Questo è un emendamento inammissibile perché viola un parametro costituzionale di uguaglianza per tutti i cittadini. Non me ne vorrà l'onorevole Di Pietro, mi sembra più un fantasma che egli cerca di esorcizzare da tempo - forse ce l'avrà con gli avvocati per qualche motivo e mi dispiace se questo è il motivo - e mi sembra che quando c'è una norma costituzionale che impone un principio di uguaglianza non si possa derogare con un emendamento strumentale, e mi sia consentito forse emotivo, forse troppo giustizialista, a quello che è un parametro che i nostri padri della Costituzione hanno affidato ben oltre gli emendamenti dell'onorevole Di Pietro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Anna. Ne ha facoltà.
VINCENZO D'ANNA. Signor Presidente, non essendo avvocato credo di poter dire qualcosa che non sia sospetto, nel senso che in democrazia ciascuno cerca di esprimere non solo quello che è in grado di poter esprimere. Evidentemente gli avvocati, per questo provvedimento, avranno dato un contributo pregnante. Credo che, se si fosse trattato della riforma della sanità, i medici si sarebbero avvicendati così come stasera l'hanno fatto gli avvocati. Ma Di Pietro poneva un altro problema che andava oltre la questione della professione e lo vuole risolvere a modo suo, cioè affacciando la possibilità che gli avvocati possano sfruttare la carica di presidenti delle società pubbliche e, quindi, non presiedono società private, ma possono presiedere società pubbliche.
Ma io dico, se mi consente l'onorevole Di Pietro, con simpatia, che il problema non è questo: il problema è fare uscire lo Stato dalla gestione degli affari pubblici, perché il punctum dolens non è trovare il Saint-Just che ogni tanto si alza qua dentro e fa il puro più puro che ti epura, ma evitare che lo Stato possa essere una greppia da poter consumare, alla quale nutrire tutte le professioni. Io credo invece in uno Stato minimo, in uno Stato che non Pag. 76abbia partecipate, che non faccia l'imprenditore e quando fa l'imprenditore lo faccia con le regole dell'impresa, non con le regole della compiacenza e dei comparaggi politici e clientelari.
MAURIZIO PANIZ. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURIZIO PANIZ. Signor Presidente, intendo parlare per fatto personale nei confronti dell'onorevole Granata: prima di citarmi e prima di citare le mie parole, l'onorevole Granata vada a leggersi l'intervento che è stato fatto e se lo impari bene a memoria, prima di dire stupidaggini in quest'Aula (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Volpi. Ne ha facoltà.
RAFFAELE VOLPI. Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire e intervengo brevemente. Vorrei ricordare ai colleghi che hanno opinato su questo tema che qualcun altro prima di noi ne discusse. Furono i padri costituenti che, nel momento in cui fecero i lavori preparatori della Costituzione, addirittura discussero per sei mesi sul fatto se gli avvocati dovessero essere o meno ammessi in Parlamento. Quindi io credo che la riflessione, sia già stata fatta ampiamente in quel periodo, non possa avere oggi delle parziali risoluzioni fatte da qualcuno che magari è più avventizio di quelli che scrissero la Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Pietro 18.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Onorevole Galati?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 405
Astenuti 17
Maggioranza 203
Hanno votato sì 46
Hanno votato no 359).
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