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Numeri per capire l'avvocatura e l'insostenibilità pensionistica di chiusure corporative all'accesso

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I dati che puoi leggere di seguito (che in parte sono stati pubblicati dalla stampa a settembre 2010 e in parte sono emersi nella nona conferenza sulla previdenza di Baveno-Stresa, tenuta  dalla Cassa Forense ad aprile 2010, rappresentano un quadro aggiornato dell'avvocatura italiana.
Dimostrano il superamento della fase di crescita "esplosiva" del numero degli avvocati e l'avvio deciso di una nuova fase caratterizzata da accessi ridotti alla professione.
Correlativamente sono la prova dell' 'insostenibile leggerezza" delle chiusure corporative all'accesso alla professione di avvocato.




reddito medio degli avvocati nel 2008: euro 50.352;
reddito medio degli avvocati nel 2007: euro 51.314;
crescita media annua del reddito degli avvocati nel periodo tra il 1999 e il 2008: 2,3%;
crescita media annua del PIL medio nazionale tra il 1999 e il 2008: 3,2%; 

giovani che esercitano la professione forense ma non raggiungono il reddito minimo che impone di iscriversi alla Cassa: si stimano essere circa 40.000;
agli inizi della professione si guadagna in media: 13.500 euro;
quando si è prossimi al pensionamento si arriva a dichiarare: circa 112.000 euro;

reddito medio della donna avvocato nel 2008: 28.177 euro;
reddito medio dell'uomo avvocato nel 2008: 66.025 euro;

iscritti alla Cassa forense a settembre 2010: 152.089;
iscritti alla Cassa forense nel 2000: 82.637;
iscritti negli albi forensi a fine 2009: 208.000;
avvocati iscritti agli albi con età uguale o superiore a 45 anni: 61.456 (31% del totale);
avvocati iscritti agli albi con età inferiore a 45 anni: 143.748 (69% del totale);
avvocati iscritti alla Cassa forense con età uguale o superiore a 45 anni: 90.633 (60% del totale);
avvocati iscritti alla Cassa forense con età inferiore a 45 anni: 61.464 (40% del totale);

avvocati donna nel 1980: meno del 7% del totale degli iscritti agli albi; 
avvocati donna nel 1999: il 27% del totale;
avvocati donna a settembre 2010: sono oltre 90.000 e cioè il 40,23% del totale;

QUALCHE ALTRO DATO EMERSO NELLA CONFERENZA TENUTA DALLA CASSA FORENSE, A STRESA, NELL'APRILE DEL 2010:

- gli avvocati iscritti agli albi sono passati da 48.327, nel 1985, a ben 208.000 nel 2009, con un aumento del 330%;
- gli avvocati che oltre a essere iscritti agli albi sono anche iscritti alla Cassa, e quindi svolgono l'attività in maniera continuativa, sono passati da 37.495, nel 1985, a 152.000 nel 2009, con un aumento del 300% circa;
- nel 1985 c'era in Italia, all'incirca, un avvocato (0,9) ogni mille abitanti; nel 2009 c'erano ben 3,4 avvocati ogni mille abitanti;
- in alcune regione v'è forte concentrazione di avvocati e in altre sembrano rari. Questi i dati ogni mille abitanti: Calabria 5,9 - Puglia 5 - Campania 4,9 - Lazio 4,8 -  Molise 4,4 - Abruzzo 4,2 - Sicilia 3,8 - Basilicata 3,8 - Liguria 3,6 - Marche 3,1 - Umbria 3,1 - Toscana 2,8 - Emilia Romagna 2,8 - Lombardia 2,7 - Sardegna 2,7 - Veneto 2,2 - Piemonte 1,9 - Friuli Venezia Giulia 1,8 - Trentino 1,5 - Valle d'Aosta 1,3;
- la crescita del numero degli avvocati ha prodotto un ringiovanimento della popolazione forense: il numero degli avvocati attivi per ogni pensionato è passato da 2,9 nel 1985 a 5,6 nel 2009 e questo fonda l'attuale sostenibilità del sistema previdenziale forense, poichè un elevato numero di contribuenti determina un ingente flusso contributivo a fronte di un numero limitato di pensionati. Però, se è vero che tra il 2001 e il 2004 v'è stato un notevole aumento dei laureati in giurisprudenza (circa 25.000 neolaureati l'anno), negli ultimi anni si registra un forte calo del numero dei neolaureati che già si riflette sul numero dei soggetti che annualmente si avviano alla pratica legale: erano 23.000 nel 2005, sono calati a 15.000 nel 2008.  Certo gli effetti del calo ancora non si ripercuotono sul numero dei nuovi iscritti ad albi e Cassa (sono ancora in aumento le nuove iscrizioni agli albi e alla Cassa, rispettivamente nel 2008 circa 14.000 neo iscritti agli albi e 10.000 neo iscritti alla Cassa) ma è solo questione di tempo ed il calo dei laureati e dei praticanti si tradurrà in calo dei nuovi avvocati.
L'attuale favorevole rapporto di ben 5 avvocati in attività per ogni pensionato è destinato a scendere ai livelli del sistema pubblico di un attivo per ogni pensionato.
Ma allora, si domanda Giovanna Biancofiore nel suo articolo intitolato "L'avvocatura in numeri", sulla rivista della Cassa forense "La previdenza forense", "se oggi per una pensione pari a 100 ogni avvocato attivo deve versare 20 per mantenere l'equilibrio, a quanto ammonterà nel 2050 il contributo quando si avrà un attivo per ogni singolo pensionato?".
E io aggiungo altre domande:
1) Sono adeguatamente rappresentate le donne all'interno del  Consiglio Nazionale Forense, visto che in quel consesso, a settembre 2010, non siede neppure una donna avvocato?
2) Le vigenti regole sulla elezione del Consiglio Nazionale Forense garantiscono una adeguata rappresentatività, al suo interno, di quel 69% degli avvocati italiani che hanno meno di 45 anni?
3)  l'avvio di una fase di spontanea riduzione dei laureati in giurisprudenza e del numero di coloro che iniziano la pratica forense non è la prova che le iniziative corporative di chiusura dell'avvocatura in tema di accesso alla professione (comportando una ulteriore forte riduzione del numero futuri neoavvocati) sono pericolosissime per la sostenibilità economica della previdenza forense? 

Alla luce di questi dati si capisce come mai, soprattutto in Italia, non siano pochi gli avvocati che la pensano come il romanziere John Grisham, il quale, intervistato su quale fosse "la soddisfazione maggiore di lavorare come avvocato", ha risposto: "smettere di esercitare".

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Novembre 2013 11:46  

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