(da www.dirittodelleprofessioni.it )
La Casszione, Sezione tributaria, con sentenza 21856 depositata il 20 ottobre 2011, ha accolto il ricorso di un contribuente, lavoratore autonomo, che reclamava non decisivi nei suoi confronti gli studi di settore, stante l'esiguo numero dei suoi clienti.
Il succo della sentenza della Cassazione n. 21856/2011 è questo: i pochi clienti del professionista possono essere una delle ragioni che, presentandosi il contribuente al contraddittorio con l'amministrazione finanziaria, vanno valutati da quest'ultima per eventualmente consentire il superamento delle presunzioni di reddito derivanti dagli studi di settore e, dunque, l'annullamento dell'accertamento induttivo (ciò nella scia della sentenza della Cassazione n. 26635 del 2009). Non è poi sufficiente, perchè il giudice tributario confermi l'accertamento, utilizzare formule di stile come, ad esempio, quella per cui la controprova offerta dal contribuente "non può essere considerata idonea a dimostrare un andamento economico diverso da quello presunto attraverso l'applicazione dehli studi di settore". Il giudice tributario, infatti, senza essere vncolato dagli esiti del procedimento amministrativo, deve valutare se gli studi di settore sono applicabili al caso concreto.
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