Sul sito www.lavoce.info all'indirizzo http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002026.html , puoi leggere un interessante articolo dal titolo "MI MANDA PAPÀ", di Maria De Paola, del 26.11.2010. Tratta del blocco della "scala sociale" in Italia (i figli fanno, se possono, i lavori dei padri).
LO RIPORTO DI SEGUITO ...
La mobilità sociale in Italia è tra le più basse in Europa. I risultati dei figli per reddito, livello di istruzione o tipo di lavoro riflettono spesso quelli ottenuti dai padri. Certo, le scelte individuali dipendono delle risorse economiche della famiglia o dal tipo di sistema sociale. Ma influiscono in maniera cruciale anche le preferenze. Per esempio, avere genitori occupati nel settore pubblico o genitori imprenditori ha effetti diversi sull'avversione al rischio. Il ruolo delle preferenze nelle politiche per favorire l'integrazione fra gruppi sociali.
La mobilità sociale in Italia è tra le più basse in Europa, inferiore solo a quella registrata in Gran Bretagna. (1) I risultati ottenuti dai figli tendono a riflettere quelli ottenuti dai loro padri, sia quando si guardi al reddito sia al livello di istruzione o addirittura al tipo di lavoro svolto. In Italia, il 44 per cento dei padri architetti ha un figlio laureato in architettura, il 42 per cento dei padri laureati in giurisprudenza ha un figlio con il medesimo titolo di studio. Dati simili si riscontrano per i farmacisti (41 per cento), per gli ingegneri e i medici (39 per cento) e anche per i laureati in economia e statistica (28 per cento). (2)
MOBILITÀ BLOCCATA
Perché la mobilità sociale in Italia sembra bloccata? Quali sono i meccanismi sottostanti la correlazione tra i risultati ottenuti dai padri e quelli ottenuti dai figli? La correlazione è dovuta a imperfezioni nel mercato finanziario o nel mercato del lavoro, ad esempio a vincoli di liquidità, che fanno sì che il reddito o lo status sociale dei genitori diventino variabili cruciali per il destino dei figli? Che ruolo svolge la trasmissione genetica delle abilità o delle preferenze individuali che possono essere determinanti per spiegare il livello di istruzione acquisito, il tipo di occupazione svolta o il reddito?
Le scelte individuali (anni e tipo di istruzione, tipo di lavoro, investimenti, eccetera) dipendono certamente delle risorse economiche della famiglia, dal tipo di sistema sociale, ma dipendono in maniera cruciale anche dalle preferenze. Poiché molte decisioni sono caratterizzate da un alto grado di incertezza, di grande rilievo sono le attitudini verso il rischio degli individui. Una questione importante è se queste attitudini siano influenzate dal background familiare e, più in particolare, se dipendano dalle preferenze dei genitori.
Mentre esistono molti lavori che esaminano la correlazione tra i risultati ottenuti dai genitori e quelli ottenuti dai figli, solo pochi studi hanno esaminato la trasmissione intergenerazionale delle preferenze. Recentemente, grazie alla disponibilità di nuovi dati, alcune interessanti analisi sono state svolte per la Germania e per gli Stati Uniti, mostrando che i figli tendono ad avere preferenze verso il rischio simili a quelle dei loro genitori.
UN'INDAGINE ITALIANA
In Italia, data-set che offrono informazioni utili a questo scopo sono rari. (3) Utilizzando un data-set su un campione di studenti iscritti a una università del Sud Italia, che permette di ottenere informazioni su una serie di caratteristiche individuali e di costruire diverse misure di avversione al rischio, abbiamo cercato di capire quanto sia rilevante la trasmissione intergenerazionale nel definire le attitudini individuali verso il rischio. (4)
Le preferenze verso il rischio sono state misurate utilizzando le risposte degli studenti alla domanda di un questionario che chiedeva loro di indicare quanto erano disposti a investire in una lotteria ipotetica. Dalla nostra analisi emerge che le donne, gli studenti che provengono da famiglie meno abbienti e quelli più anziani tendono a essere più avversi al rischio, mentre sono meno avversi al rischio gli studenti caratterizzati da maggiore abilità. Per quel che riguarda la trasmissione intergenerazionale delle preferenze si è considerato l’effetto prodotto sull’avversione al rischio dal fatto di avere genitori occupati nel settore pubblico e da genitori imprenditori. Gli individui impiegati in queste due categorie occupazionali sono caratterizzati da differenti preferenze per il rischio, con i dipendenti pubblici meno propensi a intraprendere attività rischiose e gli imprenditori tipicamente caratterizzati da una bassa avversione al rischio. Dalla nostra analisi emerge che gli studenti i cui padri sono impiegati nel settore pubblico sono più avversi al rischio, mentre i figli degli imprenditori sono meno avversi al rischio. Solo l’occupazione svolta dal padre sembra rilevante per spiegare l’attitudine al rischio dei figli, mentre le madri non svolgono un ruolo significativo in tal senso.
Per verificare la robustezza dei nostri risultati si è poi creata un’ulteriore misura di avversione al rischio basata sulle risposte fornite dagli studenti a un’altra domanda, che chiedeva loro di indicare che tipo di lavoro avrebbero voluto svolgere dopo la laurea. Anche in questo caso emerge che le preferenze dei padri determinano quelle dei figli: avere un padre imprenditore riduce la probabilità che lo studente preferisca un lavoro sicuro di 10 punti percentuali, mentre avere un padre occupato nel settore pubblico aumenta la probabilità che lo studente preferisca un lavoro stabile di 3 punti percentuali. (5)
Questi risultati suggeriscono che la similarità delle preferenze di padri e figli potrebbe riflettersi in conformità dei risultati raggiunti. Anche se la similarità nelle preferenze è probabilmente ben lontana dall’essere la principale determinante della correlazione tra i risultati ottenuti dai padri e quelli ottenuti dai figli, è importante cercare di comprenderne meglio il ruolo poiché anche da questo potrebbe dipendere il successo di politiche volte ad accrescere la mobilità sociale. Ad esempio, politiche tese a favorire l’interazione tra gruppi sociali diversi, come quelle rivolte ad aumentare il mix sociale all’interno delle scuole, potrebbero essere particolarmente efficaci poiché in grado di attivare altri canali importanti nel processo di formazione delle preferenze, cioè quelli che originano dallo scambio con i propri pari.
NOTE
(1) Si veda ad esempio “A family Affair: Intergenerational Social Mobility across Oecd Countries” Ocse, 2010.
(2) Indagine Alma Laurea, 2008.
(3) Una eccezione è rappresentata dall’Indagine sulle famiglie italiane della Banca d’Italia, anno 1995, ampiamente utilizzata da molti studiosi per esaminare l’effetto prodotto dall’avversione al rischio su una serie di comportamenti individuali.
(4) Si veda “The Determinants of Risk Aversion: The Role of Intergenerational Transmission”, Maria De Paola, Working Paper Dipartimento Economia e Statistica, Università della Calabria.
(5) Per ovviare ai problemi che potrebbero sorgere dal fatto che le precedenti due misure di avversione al rischio sono basate su dichiarazioni degli studenti, abbiamo considerato come ulteriore misura di avversione al rischio la percentuale di domande omesse al test di ingresso all’università dove le risposte errate comportavano una penalizzazione. Anche in questo caso, controllando per abilità, condizioni economiche della famiglia di provenienza, genere, facoltà scelta eccetera, emerge che i figli dei dipendenti pubblici tendono a omettere un maggior numero di risposte, mentre i figli degli imprenditori non rispondono a un numero minore.
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