Avvocati Part Time

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Siamo in Metropolis? Si, da anni. E tra gli avvocati ci sono "bari" e pochi "guastafeste"

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http://it.wikipedia.org/wiki/Brigitte_Helm (Brigitte Helm in Metropolis)

Il presidente degli Avvocati italiani, Guido Alpa, il 13/03/2012, ha scritto una lettera acuta, indirizzata a tutti gli avvocati, in cui, partendo dalla constatazione che tra Parlamento e Governo c'è una lotta impari sulla riforma forense, invita gli avvocati a “lottare per mantenere intatte l'indipendenza, l'autonomia, l’autodichìa dell’Avvocatura”.
Riporto la lettera, INTERESSANTISSIMA:
"Cari Amici, siamo orami giunti al momento cruciale della nostra battaglia: con un cuore rinnovato e forte sono vicino a voi per far valere le nostre buone ragioni, ma anche per assicurare ai cittadini un’Avvocatura libera, indipendente, corretta, competente Sono passati solo alcuni anni dalla pubblicazione del mio libro intitolato “Nobiltà della professione forense”, eppure sembra un secolo. Di primo acchito si potrebbe pensare che il titolo rifletta una visione della professione rivolta al passato e non al futuro, una professione che era nobile e grande un tempo e che ora è, al pari di altre, successivamente regolamentate, una semplice organizzazione di servizi. Dobbiamo ritenere che la nostra sia una professione ormai tramontata, seppellita dalla crisi economica, dal pan-economicismo, dalla valutazione di ogni bene o attività in quanto funzionale all'esercizio e alla promozione delle imprese ? Sarebbe tragico pensare che il capitalismo, nella sua evoluzione più matura, in una fase di transizione di oscura sorte, debba trasformare tutto ciò che vediamo, tutto ciò che facciamo, la nostra stessa vita in una gigantesca macchina votata al risparmio e al profitto - nel nostro caso alla riduzione dello spread, alla ripresa, al pareggio dei conti pubblici - proprio come accadeva nel film Metropolis,  agghiacciante e disperante. Ogni essere-non si possono considerare persone quelle rappresentate nel film- è visto come una formichina di un grande ingranaggio che rimane costantemente in moto e che esaurisce gli orizzonti racchiudendo in sé stesso tutto il mondo conoscibile da quegli esseri. E' la realtà che ancora una volta ha superato l'immaginazione ? No, noi non vogliamo finire così: non lo meritiamo, non lo meritano i cittadini, per le libertà e diritti per i quali abbiamo combattuto e dobbiamo combattere. Noi vogliamo far parte di un sistema che amministra correttamente la giustizia, e per questo facciamo tanti sacrifici per supplire lo Stato neghittoso e la Magistratura non dotata di mezzi; di un sistema che concede alle organizzazioni professionali, comunità intermedie tra il cittadino e lo Stato, di amministrarsi liberamente, perché vuol rispettare la dignità del lavoro legale professionale (Ris.Parl.europeo, 23 marzo 2006); di un sistema che vuole ammodernare la professione forense in modo organico, tenendo conto della formazione e quindi delle Scuole forensi, dell’ abilitazione, della formazione professionale continua, delle specializzazioni e di tanti altri aspetti che nel testo della Manovra di agosto sono stati ignorati e che quindi nel regolamento ministeriale attuativo non potranno essere neppure sfiorati. La gara tra Governo a Parlamento per vedere chi finirà prima il suo lavoro, se uscirà prima il testo del regolamento oppure la legge forense, è un' altra vicenda assurda che gli annali del diritto costituzionale italiano dovranno registrare: un Governo tecnico incaricato di trovare rimedi alla crisi che si occupa delle professioni (ma solo con intenti punitivi) che ignora od ostacola l' Avvocatura, che non ha mai dato modo di apprezzarne il ruolo nell'ambito della amministrazione della giustizia ( e il suo apporto allo Stato di diritto) e che si pone tra gli obiettivi primari quello di modificare i procedimenti disciplinari, gli organi disciplinari e amministrativi. La gara è impari: gli strumenti sono diversi (regolamento ministeriale, legge ordinaria) gli ambiti sono diversi (il regolamento è attuativo, la legge è un organico disegno di riforma), il contesto è diverso (uffici ministeriali, aule del Parlamento della Repubblica), il potere è diverso (il primo amministrativo-autoritativo, il secondo democratico e partecipativo). Vogliamo includere anche il Parlamento nella nuova Metropolis che ha allestito il Governo Monti? E' triste pensare che questa emblematica vicenda non è un film, non è finzione, è la situazione di oggi che coinvolge tutti noi imperiosamente e ci impedisce quasi di pensare che vi siano alternative a tutto ciò che dobbiamo sopportare, accettare, trangugiare. No, cari Amici, proprio perché la nostra continua ad essere per sua natura e tradizione una professione nobile, noi dobbiamo continuare a lottare , fino all'estremo, perché siano conservate intatte l'indipendenza, l'autonomia, l’autodichìa dell’Avvocatura. I diritti non sono merce, i cittadini sono persone, gli avvocati sono professionisti che svolgono una missione: difendere il diritto e diritti in ogni frangente, in ogni momento, di fronte a chiunque. Se perdiamo di vista questi valori finiremo anche noi negli ingranaggi di Metropolis e sarà molto difficile se non impossibile uscirne intatti.
Buon lavoro.
Guido
".

Cosa rispondere? Innanzitutto che è tutto già successo ... da anni: viviamo già in Metropolis http://www.youtube.com/watch?v=A0D4fHieW8o&feature=related e relative sovrastrutture. In secondo luogo che l'attuale fase del capitalismo, con riguardo al derivante trattamento riservato alla professione d'avvocato, era stata descritta, profeticamente, Adam Smith (in "La ricchezza delle nazioni", libro I, parte II "Disuguaglianze determinate dalla politica europea"): "Nelle professioni in cui non vi sono privilegi come l'avvocatura e la medicina, se un ugual proporzione di gente fosse istruita a spese pubbliche, la concorrenza diventerebbe subito così grande da ridurne moltissimo il compenso pecuniario. A nessuno allora varrebbe la pena di istruire il figlio a proprie spese a una di queste professioni. Esse sarebbero lasciate interamente a persone istruite dalla carità pubblica il cui numero e le cui necessità le obbligherebbe in generale ad accontentarsi di una remunaerazione molto misera e da qui deriverebbe la completa degradazione delle professioni ora rispettabili dell'avvocatura e della medicina". IMPRESSIONNTE L'ATTUALITA' DELL'ANALISI DI ADAM A'SMITH, VERO? CREDO CHE LA SUA PREVISIONE SI SIA GIA' AVVERATA. Comunque, la storia non si ferma. Semmai bisogna cercare di cavalcarla (sempre ricordando che la rispettabilità di una professione non starà mai in quanto con essa si guadagna; altrimenti sarebbero rispettabili tanti delinquenti).

Aggiungerei, poi, che troppi avvocati hanno -per anni e anche di recente- interpretato male il ruolo affidato loro da colleghi che li hanno eletti in seno ad organismi più o meno rappresentativi e unitari dell'avvocatura. Ricorderei che taluni eletti, addirittura, hanno ad es. pensato utile uno "scambio" tra mediaconciliazione e (pseudo)riforma della professione forense. Suggerirei, infine, un pò d'autocritica alla categoria degli avvocati (non chiamiamolo più  ceto forense!): mi piacerebbe sentir riconoscere dal Presidente del CNF che anche tra gli avvocati ci sono i "bari" e che se nei decenni in cui s'è parlato a vuoto di riforma forense ci fossero stati, tra gli avvocati, meno "bari" e più guastafeste si sarebbe forse potuto ritagliare qualche spazio in più all'avvocato autonomo e individualista (come hanno saputo fare i notai).
Ricordo quel che scrive Huizinga  (pag. 15 di Homo ludens, Einaudi, 1973): "Il guastafeste è tutt'altra cosa che un baro. Quest'ultimo finge di giocare il gioco. In apparenza continua a riconoscere il cerchio magico del gioco. I partecipanti al gioco gli perdonano la sua colpa più facilmente che al guastafeste, perchè quest'ultimo infrange il loro stesso mondo ... Perciò egli deve essere annientato; giacchè minaccia l'esistenza della comunità <<giocante>> ... Anche nel mondo della grave serietà i bari, gli ipocriti, i mistificatori hanno sempre incontrato più facilitazioni dei guastafeste: cioè gli apostati, gli eretici, gli innovatori e i prigionieri della propria coscienza".   CERTO (E SU QUESTO ANCHE ALPA CONCORDERA') NON E' DA TUTTI FARE IL GUASTAFESTE.

Un esempio di guastafeste? Lo è chi sostiene che il Consiglio Nazionale Forense non possa essere nel contempo legislatore di settore (per la Cassazione il codice deontologico ha rango di legge), giudice speciale della deontologia e della tenuta degli albi, amministratore con ampissimo potere (dall'ammissione al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori, alla formazione continua ecc...).

Un secondo esempio di guastafeste?  E', di certo, un vero guastafeste chi chiede l'abrogazione della legge 339/03, la quale spinge  ad abbandonare la pubblica amministrazione quei dipendenti pubblici che, essendo abilitati all'esercizio della professione forense, vogliono poter fare l'avvocato enel libero Foro che, se potessero farlo mantenendo nel contempo l'impiego pubblico, potrebbero arricchire le amministrazioni con professionalità vera e quotidianamente aggiornata dalla pratica delle aule di giustizia. Tali guastafeste invitano a leggere quel che scrisse la Corte costituzionale nella sentenza 189/2001 e segnalano che abolire la l. 339/03 sarebbe l'uovo di Colombo per valorizzare le professionalità interne alle amministrazioni pubbliche e toglier di mezzo la scusa oggi spesso utilizzata (necessità di ricorrere a alte professionalità esterne) per affidare a professionisti del diritto esterni alla P.A. una marea di consulenze e incarichi professionali strapagati. Sempre i medesimi guastafeste ricordano (persino al Governo, via web, collaborando alla spending review) che il presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, Luciano Pagliaro, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2012, ha descritto come un male endemico la pratica delle "consulenze facili" chieste dalle pubbliche amministrazioni ed ha segnalato che è in continuo aumento il numero delle citazioni in giudizio di funzionari e dirigenti di enti pubblici per l'esternalizzazione ingiustificata di numerosi incarichi.

Un terzo esempio di guastafeste? Lo è chi evidenzia il carattere schiettamente corporativo del testo di riforma forense licenziato dal Senato a fine 2010 e che ora si vorrebbe approvare -con emendamenti non certo rivoluzionari- alla Camera (per anticipare ed evitare la riforma della professione d'avvocato ad opera del Governo, con DPR). Tali guastafeste evidenziano i gravi rischi d'una regolazione corporativa, in ogni campo.

 

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Vi è da dire in pro della stupidità più di quanto non si crede. Personalmente ho una grande ammirazione per la stupidità. Sarà probabilmente per un senso di solidarietà (O. Wilde)