(da www.servizi-legali.it )
Leggo sul sito www.isdi.it un commento a una importante lezione di economia e di storia, utile anche per riflettere sul necessario aggiornamento delle regole sulla consulenza legale.
A impartire la lezione è Google, il 20 luglio 2010.
Così si legge, tra l'altro, nel commento di www.isdn.it , intitolato "Google alla FTC Usa (e agli editori): è finita l’ era della scarsità artificiale di informazione":
“Problemi economici richiedono soluzioni economiche e non soluzioni normative.
Google replica, con una “lezione” di storia (e di economia), alle critiche che gli aveva rivolto qualche settimana fa la Federal Trade Commission Usa (FTC, Commessione Federale del Commercio, il cui scopo è la ‘protezione del consumatore’). La Commissione, al termine di una serie di audizioni svolte allo scopo di individuare “soluzioni per reinventare il giornalismo”-, aveva rilevato che, a suo parere, la stampa avrebbe bisogno di proteggere i suoi diritti contro i motori di ricerca e gli aggregatori che “sfruttano i contenuti protetti dai diritti d’ autore senza pagarli”. E – segnala Businessinsider.com – aveva avanzato alcune proposte “politiche”, fra cui la riduzione dei diritti di utilizzo dei contenuti dei giornali da parte di motori di ricerca e aggregatori e la creazione di una esenzione dalle norme antitrust che consenta ai quotidiani di formare un cartello per obbligare i primi a pagare per accedere ai loro contenuti.
In un documento di 20 pagine, Google risponde con i suoi argomenti abituali (ma di buon senso) spiegando – rileva Benoit Raphael sul suo blog – che i motori di ricerca non saccheggiano l’ informazione, ma pubblicano dei link, svolgendo un servizio di pura segnalazione e rendendo accessibili i contenuti pertinenti alle richieste degli utenti.
Precisando che:
“Gli elevati margini di profitto che i giornali hanno realizzato in passato si basavano su una scarsità artificiale: una scelta limitata per gli inserzionisti come per i lettori. Con internet questa scarsità è finita ed è stata rimpiazzata dall’ abbondanza. Nessuna dichiarazione politica potrà far ritornare le cifre d’ affari dei giornali a come erano prima che nascesse l’ informazione online. Non si tratta di opporre dei dollari analogici a dei centesimi digitali, ma piuttosto di comprendere in maniera realistica come guadagnare soldi in un mondo in cui abbondano la concorrenza e le scelte degli utenti”.
Con questa piccola lezione di economia digitale, rilevata da Jeff Jarvis sul suo blog:
“Le sfide che l’ industria dell’ Informazione deve attualmente affrontare sono di natura commerciale, non giuridica, e possono essere trattate in maniera efficace solo con delle soluzioni commerciali. Le proposte di regolazione che rimettono in causa il funzionamento di mercati in buona salute e impediscono l’ avanzre del cambiamento non sono la soluzione”.
A cui – segnala ancora Raphael – Google aggiunge un’ altra lezione, ma di storia. Questa mania di accusare il mondo intero di saccheggio e/o di corruzione della conoscenza non è nuova ..."
(vai su www.isdi.it per leggere il seguito).
Il documento di 20 pagine di Google lo puoi leggere all'indirizzo http://googlepublicpolicy.blogspot.com/2010/07/business-problems-need-business.html
A proposito della riforma della professione forense, mi pare evidente quanto il calo dei profitti dei giornali tradizionali possa essere assimilato, per identità delle cause strutturali, al calo dei redditi derivanti agli avvocati dalla loro attività di consulenza.
Anche per la consulenza giuridica vale il richiamo “Problemi economici richiedono soluzioni economiche e non soluzioni normative".
Chi ha orecchie per intendere, intenda.
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