L'Unione europea ha chiesto, in data 4 novembre 2011, al Governo italiano di rispondere entro venerdi 11 novembre 2011 ad un questionario in 39 punti. Si tratta di 39 richieste di approfonditi chiarimenti riguardo la lettera di intenti del 26 ottobre 2011, che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha presentato al presidente del Consiglio europeo e al presidente della Commissione europea.
Questo il testo della richiesta di chiarimenti a firma del commissario U.E. agli affari economici Olli Rehn e indirizzata, il 4 novembre 2011, al Ministro Tremonti: "Caro Ministro Tremonti, Caro Giulio, La lettera di intenti del 26 ottobre 2011 dal Presidente del Consiglio Berlusconi ai Presidenti del Consiglio Europeo e della Commissione Europea espone una serie di riforme che il Governo è pronto a intraprendere. La dichiarazione del vertice invitava <<la Commissione a fornire una valutazione dettagliata delle misure e a monitorarne l'attuazione, e le autorità italiane a fornire tempestivamente tutte le informazioni necessarie per tale valutazione>>. Per effettuare questa valutazione, la Commissione ha bisogno di maggiori dettagli sulle misure previste, inclusa l'indicazione di un piano d'azione concreto per la loro progettazione, adozione e attuazione. Ti saremmo grati se potessi fornirci, in inglese, tutti i chiarimenti e le informazioni richieste nel questionario allegato a questa lettera entro l'11 novembre 2011. Saremmo anche grati se potessi fornirci tutti i dettagli riguardanti le nuove misure adottate dal Governo il 2 novembre 2011 sotto forma di emendamento alla legge di stabilità attualmente in discussione in Parlamento. Molte grazie per la tua gentile collaborazione. Tuo, Olli ".
Tra le richieste di chiarimenti relativi all "concorrenza", al punto 24 del detto questionario, si legge: "La lettera fa riferimento a <<misure per rafforzare l'apertura degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali>>. Il Governo potrebbe cortesemente fornire maggiori dettagli sui contenuti di queste misure e sui settori interessati? La Commissione ha interpretato questa frase come una volntà di rimuovere le barriere all'ingresso per le professioni: è così? Inoltre, la dichiarazione del vertice euro (26 ottobre 2011) cita l'impegno dell'Italia ad <<abolire le tariffe minime nei servizi professionali>>, ma nella lettera non se ne fa cenno. Quali sono le intenzioni del Governo italiano a questo riguardo?"
A commento dell'antefatto, niente di meglio di quanto scrive Tommaso Canetta nel suo blog "La stecca" ( http://lastecca.wordpress.com/tag/liberalizzazione-professioni/ ): "Questa volta la farsa rischiamo di pagarla a carissimo prezzo. Nella lettera che la Bce inviò al governo italiano a fine settembre è detto esplicitamente che si ritiene necessaria la «piena liberalizzazione» degli ordini professionali. Sollecitati da una tanto autorevole fonte, e dal continuo precipitare dei titoli italiani del debito, Berlusconi e gli altri ministri hanno redatto, non in tempi propriamente rapidi, una risposta. Questo è l’estratto che interessa: "Già con il Decreto Legge n.138/2011 sono state adottate incisive misure finalizzate alla liberalizzazione delle attività d’impresa e degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali. In particolare già si prevede che le tariffe costituiscano soltanto un riferimento per la pattuizione del compenso spettante al professionista, derogabile su accordo fra le parti. Il provvedimento sullo sviluppo conterrà altre misure per rafforzare l’apertura degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali. Sempre in materia di ordini professionali, nella manovra di agosto, in tema di accesso alle professioni regolamentate, è stato previsto che gli ordinamenti professionali debbano garantire che l’esercizio dell’attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l’effettiva possibilità di scelta degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti". Si può notare come questo governo sia disposto a concedere molto meno di quanto non richieda l’Europa all’Italia. Il perché è presto detto. Chi ha buona memoria infatti ricorderà cosa successe a luglio mentre si discuteva dei contenuti del suddetto decreto. In origine i piani dell’esecutivo, sempre sospinto da Europa e mercati, erano decisamente più ambiziosi. Si parlò di abolizione se non proprio di tutti gli ordini professionali almeno di molti. Si disse che si sarebbe liberalizzato l’accesso alle professioni, riformato l’esame d’avvocato e da notaio. Aperto al mercato. Poi giunse una lettera firmata da 22 avvocati senatori del Pdl, disposti a non votare la fiducia se non accontentati, che così cominciava: “I sottoscritti Senatori della Repubblica esprimono profonda preoccupazione e totale contrarietà per la volontà del Governo di procedere ad una liberalizzazione delle professioni intellettuali”. E se 22 onorevoli usciti allo scoperto erano una forza d’urto sufficiente al Senato, alla Camera (dove il governo poteva contare su una maggioranza molto risicata) non fu nemmeno necessario procedere a una conta. Si decise di accantonare l’afflato liberalizzatore del decreto e chinare il capo al ricatto delle corporazioni.
Ora nel decreto ci sono solo vaghi impegni e una scadenza a 12 mesi perché le professioni si autoregolamentino in modo innovativo. Nelle more dell’attesa vale la pena ricordare che solo per un soffio si evitò che venissero istituiti addirittura dei nuovi ordini professionali".
Concludeva Tommaso Canetta: "Allora che speranza ha questo governo di varare una riforma seria degli Ordini? Probabilmente nessuna. Già sull’abolizione del minimo tariffario i rappresentanti dei professionisti mugugnano. Se poi si dovesse tentare anche solo di avvicinarsi alle richieste della Bce sicuramente qualcuno preferirebbe far cadere il governo (cosa che probabilmente ormai accadrà comunque) che accettare la liberalizzazione".
LA STORIA E' ANDATA AVANTI: BERLUSCONI, L'8 NOVEMBRE 2011, HA PROMESSO A NAPOLITANO CHE SI DIMETTERA'. MA IO SONO PROPRIO CURIOSO DI LEGGERE SE NEL MAXIEMENDAMENTO CI SARA' O NO QUELLA "PIENA" LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORDINI PROFESSIONALI CHE L'UNIONE EUROPEA CI CHIEDE E CHE ABORTI' (QUANDO LO SPREAD NON STAVA A 570) A FERRAGOSTO DEL 2011.
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