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Avvocati in attività preferiti come giudici ausiliari: OK la prevenzione di conflitti d'interessi

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(da www.servizi-legali.it )

Il c.d. decreto "del fare" (d.l. 69/2013) riconosce una preferenza, nella nomina a "giudici ausiliari", agli avvocati iscritti negli albi forensi e dunque in piena attività. Ciò è un bene per il servizio giustizia e non pregiudica affatto la doverosa prevenzione dei conflitti di interessi degli avvocati che fanno anche un altro lavoro e in particolare un "lavoro pubblico".

Il decreto "del fare" disciplina in maniera molto specifica la figura dei "giudici ausiliari", ad essi intitolando il capo primo del titolo terzo "Misure per l'efficienza del sistema giudiziario e la definizione del contenzioso civile". Gli articoli in questione sono: l'art. 62 "Finalità e ambito di applicazione", l'art. 63 "Giudici ausiliari", l'art. 64 "Requisiti per la nomina", l'art. 65 "Pianta organica dei giudici ausiliari. Domande per la nomina a giuici ausiliari", l'art. 66 "Presa di possesso", l'art. 67 "Durata dell'ufficio", l'art. 68 "Collegi e provvedimenti. Monitoreggio", l'art. 69 "Incompatibilità ed ineleggibilità", l'art. 70 "Astensione e ricusazione", l'art. 71 "Decadenza, dimissioni, mancata conferma e revoca", l'art. 72 "Stato giuridico ed indennità".

Ebbene, essi dimostrano che, al fine del miglior andamento della pubblica amministrazione, gli avvocati in attività possono e devono esser coinvolti a pieno nelle attività pubblicistiche, anche le più delicate, senza timore che ne possano derivare conflitti di interesse, accaparramenti di clientela, lesione del bene dell'autonomia e dell'indipendenza dell'avvocato, che non siano gestibili con ordinarie misure disciplinari adottabili dalla stessa pubblica amministrazione erogatrice del servizio (nella fattispecie si tratta del fondamentale servizio giustizia che chiama in causa ministero della giustizia e CSM) e/o dall'Ordine degli avvocati al quale l'avvocato è iscritto.

Dunque, le nuove regole (che addirittura -art. 65- riconoscono agli avvocati iscritti all'albo una preferenza ai fini della nomina a "giudice ausiliario") costituiscono anche ius superveniens del quale le Sezioni Unite della Cassazione dovranno tener conto nel valutare le eccezioni di illegittimità costituzionale della l. 339/03, la quale, con scelta che oggi si dimostra ingiustificatamente liberticida, impose un "aut aut" agli impiegati pubblici a part time ridotto. Questi ultimi non sono neppure dirigenti ma sono semplici impiegati, inquadrati nelle pubbliche amministrazioni con compiti neanche lontanamente paragonabili a quelli di gran rilevo oggi affidati ai "giudici ausiliari-avvocati" ai quali il d.l. 50/2013 consente di continuare a svolgere la professione forense con ragionevoli limitazioni (certamente rigorose quanto quelle previste, per i gli impiegati pubblici a part time ridotto che siano anche avvocati iscritti agli albi, dall'art. 1, comma 56 e seguenti della l. 669/96 e che furono ritenute ampiamente sufficienti dalla sentenza della Corte costituzionale 189/01).

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