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Cassazione conferma sentenze che negano alla IX q.f. retribuzione pari al "ruolo a esaurimento"

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La Cassazione, con sentenza 17 dicembre 2015, n. 25396, ha confermato la sua giurisprudenza ormai costante nel senso del rigetto di ricorsi in sede di legittimità con i quali si siano impugnate sentenze d'appello che (senza fondarsi sull'art. 2, comma 4, del d.l. 9/1986 e senza interpretarlo alla luce della sua necessaria transitorità <come intesa da Corte cost. 228/1997 e dalle sentenze della CGUE nelle cause C-20/13 Unland e C-501/12 Specht>) abbiano dato torto agli impiegati pubblici dell'ex IX qualifica funzionale i quali chiedevano parificazione stipendiale rispetto ai colleghi dell'ex "ruolo ad esaurimento".

LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE N. 25396/2015 E LE RECENTI SENTENZE IVI RICHIAMATE: CASS. 5/9/2015, N. 18096 E N. 18084; CASS. 10/7/2015, N. 14442; CASS. 30/6/2015, N. 13386 ...  

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Cass., 17 dicembre 2015, n. 25396.

FATTO

La Corte d'appello di Venezia, in riforma della sentenza di primo grado (che, in accoglimento della loro domanda, aveva dichiarato il diritto  di F. A. M. G.  e  M. F. , Direttori di  Cancelleria alle dipendenze del  Ministero della Giustizia in posizione economica C3 super, ex IX qualifica funzionale dall'1 gennaio 2001,  all'equiparazione del loro trattamento stipendiale a quello del personale del ruolo ad esaurimento e condannato il Ministero al pagamento delle relative differenze retributive ed incrementi stipendiali dall'1  luglio 1998 oltre accessori), con sentenza 26 ottobre 2009, declinava la propria giurisdizione sulla parte di  domanda relativa a differenze retributive richieste fino al 30 giugno 1998 e rigettava le domande proposte dai due Direttori di Cancelleria.

Preliminarmente affermato il difetto di giurisdizione per le questioni anteriori al 30 giugno 1998 a norma del Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 69, comma 7 (e prima del Decreto Legislativo n. 80 del 1998, articolo  45, comma   17), la Corte territoriale escludeva l'equiparazione stipendiale rivendicata, per la legittima diversita' di trattamento economico in ragione della non sovrapponibilita' delle professionalita' del personale del ruolo ad esaurimento (mantenuto nelle pregresse qualifiche di ispettore generale e direttore di divisione e vocato a funzioni vicarie dirigenziali in modo istituzionale e permanente) ed invece del personale con qualifica C3, ex IX qualifica funzionale (a quelle assegnato solo temporaneamente e in assenza del dirigente titolare): e cio' sull'argomentata ricostruzione  del quadro normativo di riferimento, nella chiara distinzione del personale del ruolo ad esaurimento,  immediatamente prossimo alle qualifiche dirigenziali, da quello poi inquadrato in IX qualifica e quindi in posizione  C3, giustificante il miglior trattamento economico mantenuto ad personam (Decreto del Presidente della Repubblica n. 748 del  1972, articoli  60 e 61, L. n. 312 del 1980, articoli 1 e 4, Decreto Legislativo n. 29 del 1993, articolo 25 e quindi Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 69, articolo 13 e all. A CCNL Comparto ministeri 1998/2001) e alla luce dell'indirizzo interpretativo della giurisprudenza di legittimita', amministrativa e costituzionale richiamata; neppure, infine, avendosi violazione  del principio posto dal Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 45.

Con atto notificato il 24 marzo 2010, F. A. M. G. e V. M., C. e M. G., quali eredi di M. F., ricorrono per cassazione con quattro motivi, cui resiste il Ministero con controricorso, contenente  ricorso incidentale con unico motivo.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il  primo  motivo,  i  ricorrenti deducono  violazione  e  falsa applicazione dell'articolo 416 c.p.c., comma 3, articoli 115 e 345 c.p.c. ed omessa motivazione, in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, nn.  3 e  5,  per  mancata considerazione dalla  Corte  territoriale  della dedotta  tardivita'  dell'eccezione,  pure  generica,  formulata  dal Ministero  soltanto  in  appello, in  ordine  alla  diversita'  delle mansioni  svolte dai ricorrenti rispetto al personale del  ruolo  ad esaurimento, non contestate in primo grado e pertanto fatto pacifico, assunto  dal  Tribunale a fondamento della  ravvisata  lesione  del principio di parita' di trattamento posto dal Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 45. 

Con il secondo, i ricorrenti deducono violazione  e  falsa applicazione dell'articolo 24 e all. A CCNL 5 aprile 2000 Ministero della Giustizia  ed omessa motivazione, in relazione all'articolo  360  c.p.c., comma  1,  nn.  3  e  5, per erronea assunzione della  diversita'  di profilo professionale tra personale con qualifica C3 e personale  del ruolo  ad esaurimento, in ordine alla funzione vicaria  dirigenziale (erroneamente equivocata con quella di reggenza), riconosciuta anche al  primo, cosi' come la direzione di uffici e strutture complesse  e di particolare rilevanza, anche alla luce delle disposizioni, neppure considerate, della circolare del Dipartimento della Funzione pubblica n.  10/1993 e della proposta di emendamento della Commissione  Affari Costituzionali al Decreto Legge 30 dicembre 2005, n. 273.

Con  il  terzo, i ricorrenti deducono violazione e falsa applicazione degli  articoli  13  e  39 CCNL 1998/2001 del 5 aprile  2000,  anche  in riferimento al Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 2 in relazione  all'articolo 360  c.p.c.,  comma  1,  n.  3,  per  erronea giustificazione  della disparita' di trattamento economico tra personale di qualifica  C3  e del  ruolo  ad  esaurimento sulla  supposta  diversita'  di  profilo professionale  e  di  mansioni,  in  realta'  superato  dalle   norme denunciate con uniformazione della disciplina giuridica ed  economica di  tutto  il  suddetto  personale,  nella  comune  previsione  delle mansioni  nella  declaratoria del CCNL 1998/2001.

Con  il  quarto,  i ricorrenti deducono violazione e falsa applicazione del Decreto Legislativo n.  80 del 1998, articolo 43 (ove abrogante l'articolo 72 del Decreto Legislativo n. 29 del 1993) e Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articolo 45 in relazione all'articolo 360  c.p.c., comma  1,  n.  3,  per l'avvenuta contrattualizzazione  di  tutto  il personale  del comparto ministeriale, compreso quello  del  ruolo  ad esaurimento,  tanto sotto il profilo giuridico  tanto  sotto  quello economico,  con  la relativa applicazione doverosa del  principio  di parita'   di  trattamento,  non  derogabile  dal  malamente  valutato pregresso   storico   del  ruolo  ad  esaurimento, quale concreta specificazione dei principi di uguaglianza e di correttezza  e  buona fede, sindacabili dal giudice.

Con unico  motivo,  il  Ministero della Giustizia  a  propria  volta deduce,  in  via di ricorso incidentale, il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1,  n. 3,  per l'anteriorita' dei fatti costitutivi della controversia al 30 giugno  1998, in dipendenza dell'inquadramento del profilo funzionale di  direttore di cancelleria in IX qualifica, anziche' nel  ruolo  ad esaurimento,  con  Decreto del Presidente della Repubblica  n. 289 del 1987,  pure  atto  autoritativo impugnabile soltanto davanti alla giustizia amministrativa, essendosi il  CCNL 16  febbraio 1999 limitato ad inserire la ex  IX qualifica nella  posizione economica C3.

Il primo motivo di ricorso principale, relativo a violazione  e falsa applicazione dell'articolo  416  c.p.c., comma  3,  articoli 115 e 345 c.p.c. ed omessa motivazione, per  mancata considerazione  dalla  Corte  territoriale  dell'eccepita  tardivita' dell' eccezione  di  diversita' delle mansioni svolte  dai  ricorrenti rispetto al personale del ruolo ad esaurimento, e' inammissibile.

I  ricorrenti non hanno, infatti, trascritto gli atti processuali del Ministero   oggetto  della  doglianza  relativi  alla   contestazione denunciata come non delibata dalla Corte territoriale: e pertanto  in violazione  del principio di autosufficienza del ricorso  imposto, a pena appunto di inammissibilita' dall'articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6, non consentendo a questa Corte di legittimita' di procedere all'esame relativo (Cass. 9 aprile 2013, n. 8569; Cass. 16 marzo 2012, n. 4220; Cass. 17 luglio 2007, n. 15952).

Il  secondo (violazione e falsa applicazione dell'articolo 24  e  all.  A CCNL  5  aprile 2000 Ministero della Giustizia ed omessa motivazione, per  erronea assunzione della diversita' di profilo professionale tra personale con qualifica C3 e personale del ruolo ad esaurimento),  il terzo  (violazione  e falsa applicazione degli articoli  13  e  39  CCNL 1998/2001 del 5 aprile 2000, anche in riferimento al Decreto Legislativo  n.  165 del  2001,  articolo  2 per erronea giustificazione della  disparita'  di trattamento  economico tra personale di qualifica C3 e del  ruolo  ad esaurimento) ed il quarto motivo (violazione e falsa applicazione del Decreto Legislativo  n.  80 del 1998, articolo 43 ove abrogante il Decreto Legislativo n.  29  del 1993,  articolo  43  e  Decreto Legislativo  n. 165 del 2001,  articolo  45  per  avvenuta contrattualizzazione di tutto il personale del comparto ministeriale, compreso  quello del ruolo ad esaurimento, sotto il profilo giuridico che economico, comportante la doverosa applicazione del principio  di parita'  di  trattamento)  possono essere  congiuntamente esaminati, siccome strettamente connessi.

Essi sono infondati.

Come  correttamente e congruamente motivato dalla Corte territoriale, in  esatta  applicazione delle norme di diritto  denunciate  (per  le ragioni  esposte  da  pg.  6 a pg. 15 della sentenza  impugnata),  il differente   trattamento  economico  del  personale  del   ruolo   ad esaurimento trova ragionevole  giustificazione   per   l'obiettiva diversita'  di  funzioni svolte rispetto a quelle del  personale  C3. Cio' in particolare risulta dal Decreto Legislativo n. 29 del 1993, articolo 25, comma 4  secondo cui: "Il personale delle qualifiche ad esaurimento di  cui al  Decreto del Presidente della Repubblica  30  giugno  1972, n. 748, articoli  60  e  61 e successive modificazioni  (di previsione ricostruttiva dei ruoli organici  delle carriere  direttive, ferma restando la conservazione  ad  esaurimento delle qualifiche di ispettore generale e di direttore di divisione, o equiparate,  entro i limiti di una autonoma nuova dotazione  organica da  determinare  con l'osservanza di criteri prescritti)  ...  i  cui ruoli sono contestualmente soppressi dalla data di entrata in vigore del  presente  decreto, conserva le qualifiche ad  personam.  A  tale personale  sono attribuite funzioni vicarie del dirigente e  funzioni di  direzione  di  uffici di particolare rilevanza non  riservati  al dirigente, nonche' compiti di studio, ricerca, ispezione e  vigilanza ad  esse delegati dal dirigente. Il trattamento economico e' definito nel  primo  contratto collettivo di comparto di cui all'articolo 45".  E tale  previsione e' stata ribadita da quella del Decreto Legislativo  n.  165  del 2001,  articolo  69, comma 3 (secondo cui: "Il personale delle qualifiche ad esaurimento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748, articoli 60 e 61 e successive modificazioni ed integrazioni, e quello di cui alla L. 9 marzo  1989, n. 88, articolo 5 i cui ruoli sono contestualmente soppressi dalla  data del 21 febbraio 1993, conserva le qualifiche ad personam. A  tale  personale sono attribuite funzioni vicarie del  dirigente  e funzioni  di  direzione  di  uffici  di  particolare  rilevanza non riservati al dirigente, nonche' compiti di studio, ricerca, ispezione e  vigilanza ad esse delegati dal dirigente. Il trattamento  economico e' definito tramite il relativo contratto collettivo.").

Ne'  le  norme  richiamate  sono state abrogate  dall'articolo  13  CCNL 1998/2001,  che  ha accorpato le nove qualifiche funzionali  (dal  1 livello  al  IX livello) nelle tre aree A, B, C (in essa confluiti  i livelli  dal  7 al 9 ed il personale del ruolo ad esaurimento) ne' dall'allegato  A  al  medesimo  CCNL,  nella  parte  individuante  le specifiche professionali della posizione economica C3. Sicche',  la  distinzione  in  termini  stipendiali  prevista   dalla contrattazione collettiva fra il personale appartenente a ruoli ad esaurimento di ispettore generale o di direttore di  divisione  del Ministero  della  Giustizia e gli altri  dipendenti  della  ex  9 qualifica  funzionale, tutti ormai inseriti nell'area contrattuale  C dai  CCNL  del 12 febbraio 1999 e del 12  giugno  2003,  lungi  dal determinare  una  violazione di legge, costituisce  attuazione  della norma transitoria contenuta nel citato Decreto Legislativo n. 165 del 2001,  articolo 69,  comma  3.  E  dunque,  la  doverosa interpretazione  sistematica impedisce   l'invocata   estensione   del   trattamento   stipendiale corrispondente a tali qualifiche sopravvissute ad personam,  pena  lo svuotamento  dello  stesso  portato  precettivo  della  summenzionata previsione transitoria, in un capovolgimento del normale rapporto tra norme  transitorie  e  disposizioni a  regime che comporterebbe  un sostanziale  (e inedito) allineamento (in termini di conseguenze  sul piano  retributivo)  delle  seconde alle prime  (da  ultimo,  per  il consolidato insegnamento di legittimita': Cass. 5 settembre 2015,  n. 18096  e  n. 18084; Cass. 10 luglio 2015, n. 14442; Cass.  30  giugno 2015, n. 13386). Neppure, infine, si configura alcuna violazione del Decreto Legislativo n. 165 del 2001,   articolo  45  secondo  il  quale  le  amministrazioni   pubbliche garantiscono ai propri   dipendenti   parita'   di    trattamento contrattuale:  esso operando nell'ambito del sistema di inquadramento previsto  dalla  contrattazione  collettiva  e  vietando  trattamenti migliorativi o peggiorativi a titolo individuale, ma non  costituendo parametro per giudicare le differenziazioni compiute in quella  sede, in  quanto  la  disparita'  trova titolo  non  in  scelte  datoriali unilaterali lesive, come tali, della dignita' del lavoratore,  ma  in pattuizioni dell'autonomia  negoziale delle  parti  collettive,  che operano  su  un  piano tendenzialmente paritario  e sufficientemente istituzionalizzato,  di regola sufficiente, salva  l'applicazione  di divieti   legali,  a  tutelare  il lavoratore  in   relazione   alle specificita'  delle  situazioni concrete (Cass. 29  aprile  2013,  n. 10105; nello stesso senso: Cass. 26 novembre 2014, n. 25057; Cass. 27 ottobre  2011,  n.  22437; Cass. 22 aprile 2011, n.  9313;  Cass.  17 maggio 2010, n. 11982). Dalle  superiori  argomentazioni discende  coerente  il  rigetto  del ricorso  principale,  con assorbimento, secondo  il  principio  della ragione piu' liquida (Cass. 28 maggio 2014, n. 12002; Cass. 8  maggio 2014,  n. 9936; Cass. 16 maggio 2006, n. 11356), dell'unico mezzo  di ricorso  incidentale (relativo a difetto di giurisdizione del giudice ordinario,  per anteriorita' dei fatti costitutivi della controversia al  30 giugno 1998) e la regolazione delle spese del giudizio secondo il regime di soccombenza.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta  il ricorso principale, assorbito l'incidentale e condanna  i ricorrenti  in  solido  alla  rifusione  delle spese  del   presente giudizio,  che  liquida  in euro 4.000,00 per compenso  professionale oltre spese prenotate a debito.

Cosi' deciso in Roma, il 19 novembre 2015. Depositato in Cancelleria il 17 dicembre 2015.

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