Avvocati Part Time

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Corte di giustizia 15/10/14: si può obbligare al full time un pubblico dipendente già in part time

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 7
ScarsoOttimo 

Il dipendente che non accetta la riconduzione forzosa al full time che sia motivata dal datore con ragioni organizzative non rischia il licenziamento ma il recesso del datore (che la Corte di giustizia ha riconosciuto legittimo anche se il dipendente stesso era già da tempo a part time). E' contrario al diritto dell'Unione solo il licenziamento che non sia motivato col solo rifiuto del lavoratore di accettare la riconduzione al full time. COMPLIMENTI !!!

Con sentenza del 15/10/2014 la Corte di giustizia ha deciso la causa C-221/13 (Mascellani) stabilendo che "L’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, concluso il 6 giugno 1997, che figura nell’allegato alla direttiva 97/81/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e dalla CES, ed in particolare la sua clausola 5, punto 2, deve essere interpretato nel senso che esso non osta, in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, a una normativa nazionale in base alla quale il datore di lavoro può disporre la trasformazione di un contratto di lavoro da contratto a tempo parziale in contratto a tempo pieno senza il consenso del lavoratore interessato."...

CLICCA SU "LEGGI TUTTO" PER LEGGERE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA  DELLA CORTE DI GIUSTIZIA NELLA CAUSA C-221/13 (MASCELLANI) ....

... e ricorda, per sapere tutto sulla negoziazione assistita da avvocati segui www.negoziazione-assistita.it , il sito che vuol fornire (gratuitamente) a tutti gli avvocati gli strumenti per interpretare al meglio il nuovo ruolo dell'avvocato al tempo della "degiurisdizionalizzazione". E ancora, per far meglio valere il tuo diritto al libero lavoro intellettuale, aderisci e invita altri ad aderire al social network www.concorrenzaeavvocatura.ning.com e aderisci al gruppo aperto "concorrenzaeavvocatura" su facebook (contano già centinaia di adesioni). Unisciti ai tanti che rivendicano una vera libertà di lavoro intellettuale per gli outsiders e, finalmente, il superamento del corporativismo nelle professioni...

 

"Sulle questioni pregiudiziali

17 Dato che il giudice del rinvio si riferisce, nella seconda questione, alla direttiva 97/81, occorre in primis rilevare che, ai sensi dell’articolo 1 di tale direttiva, la stessa è intesa ad attuare l’accordo quadro. Nel caso di specie, dall’ordinanza di rinvio risulta che detto giudice si chiede se la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno in forza dell’articolo 16 della legge n. 183/2010, senza il consenso della sig.ra Mascellani, sia contraria alle disposizioni dell’accordo quadro.

18 Si deve dunque considerare che, mediante le sue questioni, il giudice del rinvio domanda, in sostanza, se l’accordo quadro, e in particolare la sua clausola 5, punto 2, debba essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, in base alla quale il datore di lavoro può disporre la trasformazione di un contratto di lavoro da contratto a tempo parziale in contratto a tempo pieno senza il consenso del lavoratore interessato.

19 Va ricordato che la direttiva 97/81 e l’accordo quadro sono diretti, da un lato, a promuovere il lavoro a tempo parziale e, dall’altro, a eliminare le discriminazioni tra i lavoratori a tempo parziale e i lavoratori a tempo pieno (v., in tal senso, sentenze Bruno e a., C‑395/08 e C‑396/08, EU:C:2010:329, punti 24 e 77, nonché Michaeler e a., C‑55/07 e C‑56/07, EU:C:2008:248, punto 21).

20 Il considerando 5 della direttiva 97/81 enuncia che le «conclusioni del Consiglio europeo di Essen hanno sottolineato la necessità di provvedimenti per promuovere l’occupazione e la parità di opportunità tra donne e uomini e hanno richiamato l’esigenza di adottare misure volte ad incrementare l’intensità occupazionale della crescita, in particolare mediante un’organizzazione più flessibile del lavoro, che risponda sia ai desideri dei lavoratori che alle esigenze della competitività». Inoltre, dal considerando 11 della medesima direttiva e dal secondo comma del preambolo dell’accordo quadro emerge che quest’ultimo rappresenta la volontà delle parti sociali di contribuire allo sviluppo delle possibilità di lavoro a tempo parziale su basi che siano accettabili sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori.

21 In tale prospettiva, il considerando 14 della direttiva 97/81 enuncia che l’accordo quadro vincola gli Stati membri per quanto riguarda il risultato da raggiungere, ma lascia alle autorità nazionali la scelta della forma e dei mezzi. Risulta, inoltre, dal secondo comma del preambolo dell’accordo quadro che quest’ultimo enuncia principi generali e prescrizioni minime relative al lavoro a tempo parziale. Secondo il considerando 6 dell’accordo quadro, tale accordo rimette agli Stati membri e alle parti sociali la definizione delle modalità di applicazione di tali principi generali, prescrizioni minime e disposizioni, al fine di tener conto della situazione in ogni Stato membro.

22 Fra le suddette prescrizioni minime figura quella enunciata alla clausola 5, punto 2, dell’accordo quadro, ai sensi della quale «[i]l rifiuto di un lavoratore di essere trasferito da un lavoro a tempo pieno ad uno a tempo parziale, o viceversa, non dovrebbe, in quanto tale, costituire motivo valido per il licenziamento, senza pregiudizio per la possibilità di procedere (...) a licenziamenti per altre ragioni, come quelle che possono risultare da necessità di funzionamento dello stabilimento considerato».

23 Da tale clausola si evince che la stessa non impone agli Stati membri di adottare una normativa che subordini al consenso del lavoratore la trasformazione del suo contratto di lavoro da contratto a tempo parziale in contratto a tempo pieno. Infatti, detta disposizione è volta unicamente ad escludere che l’opposizione di un lavoratore a una simile trasformazione del proprio contratto di lavoro possa costituire l’unico motivo del suo licenziamento, in assenza di altre ragioni obiettive.

24 Ne consegue che la clausola 5, punto 2, dell’accordo quadro non osta a una normativa che consente al datore di lavoro di disporre, per ragioni di tal tipo, la trasformazione del contratto di lavoro da contratto a tempo parziale in contratto a tempo pieno senza il consenso del lavoratore interessato.

25 Peraltro, una siffatta normativa dev’essere conforme all’obiettivo dell’accordo quadro, consistente in particolare, come enunciato alla clausola 1, lettera b), del medesimo, nel contribuire all’organizzazione flessibile dell’orario di lavoro in modo da tener conto delle esigenze dei datori di lavoro e dei lavoratori.

26 Nei limiti in cui il giudice del rinvio considera discriminatoria la possibilità di disporre la trasformazione del contratto di lavoro da contratto a tempo parziale in contratto a tempo pieno senza il consenso del lavoratore, occorre ricordare che, conformemente all’obiettivo di eliminazione delle discriminazioni tra lavoratori a tempo parziale e lavoratori a tempo pieno perseguito dall’accordo quadro, la clausola 4 del medesimo osta a che, per quanto attiene alle condizioni di impiego, i lavoratori a tempo parziale siano trattati in modo meno favorevole rispetto ai lavoratori a tempo pieno comparabili per il solo motivo che lavorano a tempo parziale, se il trattamento differente non sia giustificato da ragioni obiettive (sentenza Bruno e a., EU:C:2010:329, punto 25).

27 Nella fattispecie, si deve constatare, come osservato dall’avvocato generale al paragrafo 51 delle sue conclusioni, che una situazione in cui un contratto di lavoro a tempo parziale è trasformato in un contratto di lavoro a tempo pieno senza l’accordo del lavoratore interessato e una situazione in cui un lavoratore vede il suo contratto di lavoro a tempo pieno trasformato in un contratto di lavoro a tempo parziale contro la sua volontà non possono essere considerate situazioni comparabili, dato che la riduzione del tempo di lavoro non comporta le stesse conseguenze del suo aumento, in particolare a livello di remunerazione del lavoratore, che rappresenta la contropartita della prestazione di lavoro.

28 In considerazione di quanto precede, occorre rispondere alle questioni sollevate nel senso che l’accordo quadro, e in particolare la sua clausola 5, punto 2, deve essere interpretato nel senso che esso non osta, in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, a una normativa nazionale in base alla quale il datore di lavoro può disporre la trasformazione di un contratto di lavoro da contratto a tempo parziale in contratto a tempo pieno senza il consenso del lavoratore interessato."

 

Pubblicità


Annunci

... non c'è per l'uomo preoccupazione più ansiosa che di trovar qualcuno cui affidare al più presto quel dono della libertà, col quale quest'essere infelice viene al mondo. Ma s'impossessa della libertà degli uomini solo colui che rende tranquille le loro coscienze. (Dostoevskij)