Avvocati Part Time

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Scrivi a rivoluzione@governo.it: incentivi al part time come Corte di giustizia e Corte cost. 189/01

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Qui la lettera a firma Renzi-Madia con cui si invita a fare proposte di modifica della pubblica amministrazione.

Qui la conferenza stampa Renzi-Madia del 30 aprile 2014.

La Corte di giustizia delle comunità europee, con sentenza del 24 aprile 2008 nelle cause riunite C-55/07 e C-56/07 ha vagliato in concreto il rispetto del principio di proporzionalità da parte di una disposizione di legge italiana che costituiva ostacolo non giustificato alla diffusione del part time, diffusione che costituisce il fine della direttiva 97/81/Ce, articolo 5.

Le domande di pronuncia pregiudiziale riguardavano l’interpretazione della direttiva del Consiglio 15 dicembre 1997, 97/81/CE, relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e dalla CES (GU 1998, L 14, pag. 9), nonché il principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne.
La Corte di giustizia ha ricordato innanzitutto (ai punti 3 e 4 della sentenza) quale sia la normativa comunitaria:
"3        La direttiva 97/81 è diretta ad attuare l’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso il 6 giugno 1997 tra le organizzazioni interprofessionali a vocazione generale, e cioè l’Unione delle confederazioni europee dell’industria e dei datori di lavoro (UNICE), il Centro europeo delle imprese a partecipazione pubblica (CEEP) e la Confederazione europea dei sindacati (CES), nel testo allegato a tale direttiva (in prosieguo: l’«accordo quadro»).
Nel fornire la risposta alle questioni pregiudiziali ha quindi evidenziatoal punto 21 della sentenza:
"21.      La direttiva 97/81 e l’accordo quadro sono diretti, da un lato, a promuovere il lavoro a tempo parziale e, dall’altro lato, a eliminare le discriminazioni tra i lavoratori a tempo parziale e i lavoratori a tempo pieno".
Importante, poi, quanto afferma la Corte di giustizia ai punti 23 e 26 della sentenza:
"23      In conformità all’obiettivo di promozione del lavoro a tempo parziale, la clausola 5, n. 1, lett. a), dell’accordo quadro, prevede l’obbligo per gli Stati membri della Comunità europea di «identificare ed esaminare gli ostacoli di natura giuridica o amministrativa che possono limitare le possibilità di lavoro a tempo parziale e, se del caso, eliminarli».
...
26      L’argomento del governo italiano secondo cui tale obbligo di notifica è giustificato dalla necessità di combattere il lavoro nero e di informare l’amministrazione delle prassi dei datori di lavoro non convince. Infatti, affinché tali preoccupazioni possano giustificare il provvedimento di cui trattasi nella causa principale, è necessario che esso sia proporzionato all’obiettivo da conseguire. Orbene, come ha rilevato l’avvocato generale ai paragrafi 46‑48 delle sue conclusioni, esistevano misure meno onerose che avrebbero permesso al governo italiano di ottenere gli obiettivi auspicati in materia di lotta alla frode e di lavoro nero, settore in cui le autorità nazionali dispongono già di mezzi di sorveglianza, di ispezione e di polizia."

Ebbene, la linea tracciata dalla decisione della Corte di giustizia mi sembra debba essere seguita dal Governo che nella lettera-invito del 30 aprile pone l'agevolazione del part time tra le prime scelte strategiche da attuare. Al riguardo mi pare che la posizione della Corte di giustizia  sopra riportata "vada a braccetto" con quanto si legge nella sentenza della Corte costituzionale  189/01, la quale in sostanza disse che consentire ai dipendenti pubblici a full time (che siano anche abilitati all'esercizio della professione forense) di trasformare il loro rapporto di lavoro in un part time particolarmente ridotto e per permettergli di fare anche l'avvocato è "l'uovo di Colombo" per conciliare risparmi per le pubbliche amministrazioni ed incremento della professionalità dell'apparato pubblico senza rischi di conflitti di interessi.  Né  la corporazione degli avvocati ha ragione quando tenta di difendere la leggina 339/03 (che solo per la professione d'avvocato reintrodusse una incompatibilità ormai superata per tutte le professioni) e quando tenta di difendere la incompatibilità tra impiego pubblico a part time ridotto e la professione forense che è stata confermata dall'art. 18, lettera d, della legge di riforma forense n 247/12. QUELLA DI UNA CERTA PARTE DELL'AVVOCATURA E' SOLO UNA BATTAGLIA CORPORATIVA CHE PAVENTA CONFLITTI DI INTERESSI IN REALTA' INSUSSISTENTI O AGEVOLMENTE AZZERABILI. Infatti, ha ragione la sentenza della Corte costituzionale n. 189/2001 nel sostenere l'adeguatezza dei rimedi, financo di natura penale, che la l. 662/96 (all'art. 1, commi 56 e seguenti) aveva posto agli "inconvenienti" che si erano prospettati dal giudice all'epoca rimettente (il C.N.F.) come conseguenza dell'abrogazione del divieto di iscrizione all'albo degli avvocati per i dipendenti pubblici a part time ridotto.

Qui trovi ulteriori argomenti per scrivere a rivoluzione@governo.it proponendo di consentire ai dipendenti pubblici a full time di trasformare il loro rapporto di lavoro in un part time particolarmente ridotto e fare anche l'avvocato. MA attenzione, l'indirizzo rivoluzione@governo.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. non consente la ricezione di messaggi di dimensione superiore ai 50kb

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