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Ogni giudice dev'essere imparziale più dell'amministratore e non può esser consulente di una parte !

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(da www.servizi-legali.it )

La sentenza 111/2013 del Consiglio Nazionale Forense è stata deliberata da un collegio giudicante costituito da: Avv. Carlo VERMIGLIO Presidente f.f.- Avv. Andrea MASCHERIN Segretario f.f.- Avv. Carlo ALLORIO - Avv. Carla BROCCARDO - Avv. Antonio De GIORGI - Avv. Federico FERINA - Avv. Bruno GRIMALDI - Avv. Aldo MORLINO - Avv. Cladio NERI - Avv. Bruno PIACCI - Avv. Giuseppe PICCHIONI - Avv. Michele SALAZAR - Avv. Ettore TACCHINI.

In ordine alla importantissinma tematica trattata dalla sentenza (e cioè alla questione della susistenza, nel CNF, della necessaria imparzialità di giudice) rileva il fatto che ben cinque membri del collegio giudicante facciano altresì parte della commissione consultiva del CNF alla quale è demandato il compito di fornire pareri ai COA, che sono parti necessarie nei giudizi innanzi al CNF.

Si legge in sentenza:
"DIRITTO
Preliminarmente va affrontata la questione relativa alla natura e composizione dell’organo giudicante, nonché l’eccezione di anticostituzionalità proposta.
Con la memoria datata 15 marzo 2013 dal difensore dell’incolpata si chiedeva la dichiarazione della irregolare costituzione dell’organo giudicante avuto riguardo alle disposizioni di cui all’art. 3, comma 5, D.L. 138/11 (convertito in L. 148/11) -
nel testo risultante dalle modifiche apportate dall’art. 10, comma 1, L.183/11 - e all’art. 8, comma 8, d.P.R. 137/12 che in attuazione di quanto disposto dall’articolo 3 D.L. citato, aveva previsto con riferimento al procedimento disciplinare che “i consiglieri dei consigli nazionali dell’ordine o collegio che esercitano funzioni disciplinari non possono esercitare funzioni amministrative. Per la ripartizione delle funzioni disciplinari ed amministrative tra i consiglieri in applicazione di quanto disposto al periodo che precede i consigli nazionale dell’ordine o collegio adottano regolamenti attuativi, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, previo parere favorevole del ministro vigilante”.
La difesa rilevava che dall’entrata in vigore della norma si dovevano intendere abrogate tutte le norme divergenti o incompatibili con essa contenute nei vari ordinamenti professionali e, quindi, anche quelle previste dagli art. 52 e ss R.d.l. 1578/33 e art. 21 e ss D.lgt. 382/44 disciplinanti il procedimento innanzi al CNF. Ad opinione della difesa il vizio non poteva ritenersi sanato dalla proposizione di impugnativa giudiziale proposta avverso il citato d.P.R. 137/12 ovvero dalla successiva entrata in vigore della nuova legge professionale che sempre ad avviso della ricorrente non rispetterebbe il necessario requisito della separazione tra funzione amministrativa e giurisdizionale dell’organo disciplinare, la cui attuale composizione non sarebbe giustificata dall’art. 65, comma 1, L. 247/12, in quanto la disposizione transitoria non potrebbe richiamare norme previste dal previgente ordinamento professionale poiché abrogate. Conclude la ricorrente che in mancanza di un regolamento che disciplini la funzione disciplinare, manchi l’organo competente ad esercitare il potere disciplinare con la conseguenza che la funzione per esso prevista non può essere lecitamente surrogata da organo diverso e non più previsto come il CNF nell’attuale composizione.
L’eccezione che per chiarezza si è inteso esporre in tutta la sua ampiezza è infondata e non merita accoglimento.
Il complesso di norme richiamate dalla difesa dell’incolpato non sono applicabili al CNF, con la conseguenza che le ragioni addotte a sostegno dell’irregolarità della costituzione di questo Giudice risultano inconferenti.
Il complesso di norme richiamate dall’incolpato consegue alla tendenza legislativa alla liberalizzazione delle forme di accesso e di esercizio delle attività professionali regolamentate, in conseguenza della quale la disciplina diviene oggetto di delegificazione finalizzata a che gli ordinamenti professionali garantiscano un esercizio dell’attività rispondente ai principi dilibera concorrenza, nonché di differenziazione e pluralità di offerta a garanzia della possibilità effettiva di scelta da parte degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativa ai servizi offerti.
In quest’ottica la norma ha dettato i principi ai quali dovrà attenersi il regolamento governativo di delegificazione da adottarsi nei 12 mesi successivi all’entrata in vigore della norma medesima. Tra questi principi la lettera F) dispone per l’istituzione di un organo nazionale di disciplina. Il procedimento di delegificazione è procedimento di produzione normativa che si manifesta attraverso due atti: la legge di autorizzazione e il regolamento in delegificazione. Orbene nonostante il meccanismo di abrogazione a data prestabilita, la funzione del regolamento in delegificazione resta quella di individuare l’ambito materiale interessato dall’effetto abrogativo delle norme di rango primario. È di tutta evidenza, ed è stato confermato dall’atto regolamentare assunto in attuazione della citata lettera F) della norma primaria, che quest’ultima si applichi e riguardi solo quei consigli nazionali che operano in veste amministrativa e non a nche il CNF che opera in veste di giudice speciale ai sensi e per gli effetti della VI disp. trans. Cost. e dell’art. 102 Cost., in forza dei quali sono soggetti a riserva assoluta di legge. Va ricordato che l’art. 108 Cost. dispone testualmente che “le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni altra magistratura sono stabilite con legge”, il che vale a dire che le funzioni giurisdizionali del CNF non possono essere oggetto di
delegificazione, dal momento che sussiste una riserva di legge costituzionalmente prevista e che la nuova normativa d.P.R. 137/12 circoscrive la portata della norma innovativa ai soli consigli nazionali che decidono in via amministrativa. Erra, dunque, la difesa della appellante anche nel sostenere che al CNF si applichi il comma 8 dell’art. 8 in quanto anche tale normasi riferisce esclusivamente a quei consigli che operano in via amministrativa dal momento che la disciplina del CNF e di quegli altri consigli nazionali riconosciuti come giudici speciali esula dalla sfera di operatività di una fonte subordinata quale il regolamento. A maggior sostegno di quanto sin qui detto è la stessa relazione di accompagnamento al d.P.R. 137/12 che nell’affrontare la “compatibilità con il sistema costituzionale” dell’intervento delegificativo previsto dal d.l. 138/11 prende espressamente in considerazione il limite della riserva assoluta di legge per escludere che la delegificazione possa riguardare quei consigli nazionali per i quali la funzione disciplinare è prevista dal Legislatore alla stregua di una vera e propria competenza giurisdizionale. Così correttamente interpretata la normativa, la reiezione dell’eccezione proposta assorbe gli argomenti esposti dalla ricorrente in ordine agli effetti dell’impugnativa proposta dal CNF avverso il d.P.R. 137/12 e in ordine alla portata della legge professionale (L. 247/12).
Anche la seconda eccezione esposta con la memoria, con la quale si sollevava dubbio di legittimità costituzionale degli art. 54 r.d. 1578/33 e artt. 14 e 21 del D.lgs.lgt. 382/44 in relazione all’art. 111, commi 1 e 2, Cost., scaturente dalla lettura dell’art. 3, comma 5, lettera F) D.l. 138/11 nella parte in cui dispone l’incompatibilità fra la carica di Consigliere Nazionale e quella di membro del consiglio di disciplina nazionale, con compromissione dei principi in materia di giusto processo determinati dalla presenza in capo all’unico soggetto di competenze eterogenee ed incompatibili agenti a discapito della terzietà e imparzialità del giudicante. La sollevata eccezione risulta generica e non supportata da idonea motivazione che induce a ritenerla priva del requisito della rilevanza anche rispetto al richiamo al citato art. 3, che come sopra detto è inapplicabile al CNF. L’eccezione deve respingersi ritenendola manifestamente infondata alla luce del pacifico e costante orientamento della giurisprudenza costituzionale e ordinaria, in virtù del quale l’attuale assetto del CNF risulta compatibile con i principi costituzionali di terzietà e imparzialità del giudice, atteso che la sua peculiare posizione di giudice speciale vale da sola ad escludere condizionamenti da parte di organi amministrativi sovraordinati (per tutte Corte Cost., sent. n. 284/86; Corte Cost., sent. 326/92; Cass. civ., SU, sent. 6213/05).
"

Sarei curioso di sapere che ne pensa la Cassazione, con perticolare riguardo all'aspetto "oggettivo" dell'imparzialità di giudice, come elaborato anche dalla Corte EDU e dalla Corte di giusizia.

 

 

 

O bisogna farci spiegare da Strasburgo chi è un giudice?


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