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La deontologia serve solo all'Ordine, perciò va abolita e sostituita da norme azionabili dai clienti

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(da www.concorrenzaeavvocatura.ning.com )

Che senso ha un sistema deontologico a fronte del quale non abbiano legittimazione a lamentarsi i clienti dei professionisti (Cassazione penale, sentenza n. 79 / 2012 depositata il 4 gennaio 2012)? Serve, evidentemente, solo a proteggere i professionisti stessi, come corporazione.

Ma allora perchè lo Stato ammanta le norme deontologiche con la qualità di norme di legge (tali le ritiene la Cassazione). Perchè, altrettanto evidentemente (quanto assurdamente), lo Stato ritiene di dover proteggere le corporazioni professionali.

E la Costituzione? Evidentemente non è stata ancora applicata.

Per questo il sistema deontologico (norme redatte dagli Ordini, applicate dagli Ordini in sede amministrativa e talora -come nel caso degli avvocati- poste a bese di giudizi di giudici speciali che di nuovo coincidono con l'Ordine) va semplicemente abrogato. Bisogna che il contenuto di quelle norme deontologiche che si ritengano ancora attuali venga trasfuso in leggi o regolamenti la cui applicazione in sede amministrativa e, a seguito di 'impugnazione, in sede giudiziaria sia affidata ad amministrazioni e giudici che non siano espressione dei professionisti amministrati e giudicati.

Le sentenze della Cassazione penale (n. 79 del 4 gennaio 2012) e civile (n. 10070/2011) dimostrano che l'attuale sistema deontologico prevede una intollerabile carenza di tutela del cliente del professionista e una ancor più intollerabile carenza di terzietà dell'amministratore nonchè, talora (quando sull'impugnazione della sanzione decida un giudice speciale che sia espressione della corporazione) del giudice chiamati ad applicare la deontologia.

UN PAESE NEL QUALE DEVE ESSER L'ANTITRUST A RECLAMARE CHE LA DISCIPLINA DEI PROFESSIONISTI VENGA AMMINISTRATA E GIUDICATA DA SOGGETTI ESTRANEI ALLE CORPORAZIONI E' UN PAESE IN CUI I GIUDICI NON SVOLGONO NEL MIGLIORE DEI MODI IL RUOLO DI SENTINELLE AVANZATE DELLA COSTITUZIONE. PERCHE' NON "FIOCCANO" ORDINANZE DI RIMESSIONE ALLA CORTE COSTITUZIONALE FONDATE SULLA CARENZA DI TERZIETA' DI CHI AMMINISTRA E, NEL CASO DEL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE, DI CHI GIUDICA LA DISCIPLINA DEL PROFESSIONISTA?

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