"cchù PIL ppe ttutti" è motto ormai famoso. A sentire le ultime notizie sul contenuto del c.d. decreto sviluppo temo che il motto abbia addirittura confuso le idee su cosa sia una seria liberalizzazione delle professioni: non c'entrano praticamente per niente le estetiste!!!
Leggo su l'Espresso blog ( http://scialoja.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/10/20/le-estetiste-liberalizzate/ ) un articolo dal titolo "Le estetiste liberalizzate".
Lo trascrivo, concordando: "Quando si parla diell’utilità di liberalizzare certe professioni si pensa a quelle di notaio, avvocato, commercialista, giornalista…Aiuterebbe la creazione di posti di lavoro, favorirebbe la concorrenza, abbatterebbe rendite di posizione ed eccessivi privilegi corporativi.
Ma mica sono scemo, ha pensato il Cavaliere. E lo ha detto e ripetuto a vari interlocutori. Questi sono quelli che mi danno voti, mica posso inimicarmeli.
Così nella bozza del Decreto Sviluppo che va prendendo forma (si fa per dire) nel caos, pare che la lenzuolata di liberalizzazioni riguardi l’abolizione degli albi professionali di facchini, estetiste, grossisti, pesatori, spedizionieri, produttori di margarina…
Figli di un dio minore, da cui molti voti a Berlusconi non arriverebbero comunque".
Il 21 ottobre 2011, il portavoce del commissario dell'Unione europea agli Affari economici, Olli Rehn, ha detto che la Commissione Ue «prende nota dello slittamento del decreto sviluppo in Italia e chiede al governo di finalizzare con la massima urgenza forti misure per la crescita». Poi è stato posto il termine di mercoldì 26 ottobre 2011 perchè l'Italia dia risposte credibili e a realizzazione scadenzata.
E' chiaro che la situazione dell'Italia è sempre più grave ma diventa sempre meno seria.
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