Chi farà la vera (e necessaria) riforma forense?

avv. Maurizio Perelli Riforma della professione di avvocato - La difficile attuazione della l. 247/12
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Agli pseudoriformatori in tema di riforma forense sfugge che potrebbero anche ritrovarsi con una riforma forense vera che non assommi nel C.N.F. i tre ruoli di legislatore di settore, giudice speciale della disciplina e della tenuta degli albi, amministratore con poteri di enorme rilevanza.
Anche se la pseudoriforma forense è passata (l. 247/12), potrebber presto scomparire:
1)  la giurisdizione domestica del C.N.F.,
2) l'accentramento nel C.N.F. dei tre ruoli di legislatore-giudice-amministratore,
3) la specializzazione gestita verticisticamente,
4) la figura del cassazionista per meriti d'anzianità,
5) la pratica lunga prima dell'esame di stato,
6) il potere regolamentare del C.N.F. e dei Consigli degli Ordini,
7) i Consigli dell'Ordine composti di soli avvocati e non sottoposti a pregnanti controlli contabili,
8) il potere degli eletti nei Consigli degli ordini locali e nel C.N.F. di irrogare o confermare sanzioni disciplinari addirittura espulsive e di disporre la cancellazione amministrativa dall'albo, per incompatibilità, nei confronti di colleghi, con i quali, magari, ci si è scontrati innanzi a giudici o che difendono controparti in giudizi pendenti,
9) la formazione continua gestita verticisticamente.
Si dimostrerà una vittoria di Pirro la riformicchia della professione in chiave corporativa realizzata con l. 24/12. Essa certamente sarà presto oggetto di ordinanze di rimessione innanzi alla Corte costituzionale e fonte di cause innanzi alla Corte di giustizia e a quella dei diritti dell'uomo.
Una riforma vera della professione forense ci sarà e se non la faranno i parlamentari riformatori veri (liberali di destra e di sinistra non scarseggiano) la farà la Corte costituzionale, la Corte di Lussemburgo e quella di Strasburgo.

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Novembre 2013 16:22