COSI' RECITA IL COMUNICATO STAMPA DEL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE DEL 12 NOVEMBRE 2011
"Avvocati in campo per salvare la giustizia: impegno diretto per smaltire l’arretrato
A Roma mobilitazione generale dell’Avvocatura contro la svendita dei diritti.
Pronta questione di incostituzionalità sulla Manovra.
Storica affluenza delle rappresentanza dell’avvocatura: presenti Oltre 130 Ordini forensi (su 165), Unioni, Cassa forense, Oua e Associazioni riuniti a Roma alla Camera dei deputati per iniziativa del Cnf per controproporre una strategia di ripresa che garantisca i diritti dei cittadini.
““Le misure di stabilità in materia di giustizia e professioni mortificano il diritto a una giustizia giusta”. Gli avvocati avvertono il prossimo governo: “sui principi della manovra che andranno disciplinati diremo la nostra anche con eccezioni di incostituzionalità e non ci faremo intimidire. Il mercato non ci fa paura se le regole sono chiare e non suggerite dai grandi centri di interesse”.
Roma 12/11/2011. Avvocati in pista per aggredire il carico pendente nel processo civile; accordi consensuali davanti ai legali alternativi alla mediazione obbligatoria; detraibilità delle spese legali dalla denuncia dei redditi per tutti i cittadini e non solo per le imprese; difesa dei giovani e misure adeguate per proteggerli dalle società di mero capitale, che ne faranno dei dipendenti senza tutele; revisione delle circoscrizioni giudiziarie rispettosa della giustizia di prossimità; una riforma della professione forense per un avvocatura moderna che conservi i principi irrinunciabili dell’autonomia e indipendenza e della dignità e decoro degli avvocati.
Il presidente del Cnf Guido Alpa snocciola la ricetta alternativa per scrollarsi di dosso “misure odiose, che accrediscono gli avvocati anche nell’esercizio della loro attività professionale” in una gremitissima riunione di rappresentanti di oltre 130 Ordini forensi, Unioni e Associazioni, riuniti a Roma per fare il punto della situazione nell’aula dei gruppi parlamentari di Montecitorio, proprio ad un passo dall’Aula dove si sta approvando il ddl stabilità, che gli avvocati criticano nel merito.
“Siamo pronti dare il nostro contributo per restituire ai cittadini una giustizia giusta”, dichiara Guido Alpa, presidente del Cnf.
Si tratta di misure semplici, che impegnano direttamente la classe forense e sulle quali tutte le componenti dell’avvocatura si sono ritrovare oggi:a fronte di una pendenza di 3milioni di procedimenti civili, migliaia di avvocati sono pronti a intervenire prendendosi in carico il pendente per riportare a normalità una situazione drammatica e non più sostenibile; la convenzione partecipata davanti ai legali consentirà ai cittadini di risparmiare il costo della mediazione; e per sollevarli dai costi elevati della giustizia, conseguenti ai successivi e continui aumenti del contributo unificato, prevedere la detraibilità delle spese legali.
“Sui principi della manovra che andranno disciplinati diremo la nostra e non ci faremo intimidire. Solleveremo anche eccezioni di incostituzionalità sul decreto di agosto, che in materia di professioni è contrario a Costituzione; così come eccepiremo la illegittimità dei regolamenti ministeriali che secondo la legge di stabilità dovrebbero disciplinare gli ordinamenti professionali”.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha mandato ai legali riuniti un messaggio in cui riconosce come “vitale per la democrazia e per la crescita economica del Paese il recupero dell’efficienza della credibilità e fiducia. Lo chiedono innanzitutto i cittadini che da utenti in prima persona subiscono in prima persona l’intollerabile lentezza dei processi ma lo chiede la stragrande maggioranza degli operatori del settore,a cominciare proprio dagli avvocati, il cui ruolo di garanti e difensori dei diritti fondamentali è insostituibile soprattutto nella ambito delle diverse dinamiche processuali.”
A mio parere le "rappresentanze di vertice" dell'avvocatura italiana di cui sopra sbagliano nel valutare incostituzionale la riforma delle professionii prefigurata dal decreto di ferraqgosto 2011 e meglio delineata nella legge di stabilità per il 2012 (l. 183 /2011 del 12 novembre 2011, definitivamente approvata dalla Camera il 12 novembre 2011 nel testo risultante da un maxiemendamento governativo molto atteso e pubblicata sul Supplemento ordinario n. 234 alla "Gazzetta Ufficiale" del 14 novembre 2011 n. 265).
In tal modo rischiano di aggravare la posizione di tutti gli avvocati italiani innanzi all'opinione pubblica; rischiano di ottenere un risultato contrario all'interesse dei loro "rappresentati": che cioè tutti gli avvocati italiani (anche i molti che proprio non si possono annoverare tra i membri della classe dirigente del nostro Paese) siano assimilati nella definizione di corporativi e privilegiati. Non vorrei che, per l'ostacolo frapposto dai "vertici" dell'avvocatura alla ormai ineludibile riforma unitaria delle professioni ordinistiche in senso proconcorrenzioale e anticoprporativo, si cominciasse a rispondere a tutta l'avvocatura italiana come il presidente della Camera, onorevole Gianfranco Fini, ha risposto all'on. Scilipoti in Aula il 12 novembre 2011, in occasione dell'esame del disegno di legge di stabilità (ha fatto scalpore quanto affermato dall'onorevole Scilipoti nel suo intervento alla Camera del 12 novembre 2011: "Oggi quello che sta per accadere è un colpo di stato. Ha ragione il governo a dire che questo è l'ultimo Parlamento eletto dai cittadini italiani. Da domani infatti ci sarà il commissariamento e il potere andrà a un personaggio voluto dalla lobby delle banche, che non è stato voluto, ma è stato indicato per garantire quel gruppo di mercenari e delinquenti...". Pari scalpore, però, ha fatto la replica del presidente della Camera che gli ha tolto la parola ripetendo due volte e forse con un pò di malizia: "Scilipoti, su, il suo tempo è scaduto"). Certo, le parole dell'onorevole Scilipoti sono state decisamente diverse da quelle, di legittima (ma non condivisibile) critica verso i "grandi centri di interesse", che si leggono nel riportato comunicato stampa del C.N.F., ma occorre essere attenti per evitare che senza ragione tutta l'avvocatura italiana venga tacciata di corporativismo e ostilità alla concorrenza nell'accesso e nell'esercizio della professione. Il tempo di tutta l'avvocatura italiana non è certo scaduto: purtroppo non sembra nemmeno scaduto il tempo del corporativismo medieval-fascista nella regolazione delle professioni ordinistiche e, innanzitutto, nella regolazione della professione di avvocato. Buon lavoro a Monti.
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