Lettera del 28/9/10 del presidente dell’OUA a Berlusconi alla vigilia del voto di fiducia

Mercoledì 29 Settembre 2010 14:49 Notizie - Tutte le notizie
Stampa
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

 RIPORTO DAL SITO DELLORGANISMO UNITARIO DELL'AVVOCATURA www.oua.it :
"Il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, con una lettera (di seguito), si rivolge direttamente al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla vigilia del suo intervento, alla Camera dei Deputati, sulle priorità del Governo per i prossimi mesi, affinchè prenda nella giusta considerazione, il Decalogo di proposte formulato dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) per riformare davvero la macchina giudiziaria.

LA LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

On. Silvio Berlusconi
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
ROMA

Caro Presidente,

Le scrivo in questi momenti di grande tensione politica, alla vigilia del Suo intervento alla Camera dei Deputati sui cinque punti programmatici che Lei presenterà, affinchè anche l’avvocatura possa dare il suo fattivo contributo sulla “Questione giustizia”.
Innanzitutto voglio rivolgerLe il nostro vivo apprezzamento per l’intera opera svolta per risolvere i problemi del Paese in un contesto di grave crisi politico-economico internazionale.
Allo stesso tempo, non posso non evidenziare la nostra preoccupazione per il perdurare dei problemi del sistema giustizia, per la lunghezza dei processi e per le conseguenze sulle imprese, sugli italiani e sulla competitività del nostro mondo produttivo.
Per questa ragione mi permetto di chiederLe di prendere nella giusta considerazione nel Suo programma di priorità del Governo per i prossimi mesi, l’allegato Decalogo di proposte formulato dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) per riformare davvero la macchina giudiziaria: dieci iniziative che puntano sulla managerialità, l’efficienza, la modernità, con lo sguardo rivolto ad una giustizia giusta, celere, efficace e rispettosa dei diritti di difesa del cittadino.
Con i più deferenti, cordiali ed affettuosi saluti.

avv. Maurizio de Tilla
Roma, 28 settembre 2010
"

SECONDO ME CHI PRETENDE DI RAPPRESENTARE TUTTA L'AVVOCATURA NON PUO' ESPRIMERSI IN QUESTI TERMINI: gran parte dell'avvocatura italiana non esprime affatto il vivo apprezzamento di cui alla lettera sopra riportata.
Comunque, passando al contenuto del detto "decalogo" (leggilo al link http://www.oua.it/Documenti/Guida%20al%20Diritto.pdf ), salta agli occhi che la più grande modifica rispetto al precedente "decalogo" formulato dall'OUA è la scomparsa della richiesta di riformare l'ordinamento della professione di avvocato, approvando il disegno di legge all'esame del Senato.
Che vuol dire? Che fine ha fatto la riforma forense? Non è che gli pseudoriformatori hanno cambiato strategia e ormai tentano di impallinare la riforma forense, temendo che la discussione in Parlamento non possa non partorire una riforma vera?

Fino a prima dell'estate se ne parlava tutti i giorni sui quotidiani mentre adesso sembra spento il sacro fuoco riformatore di tanti fieri avversari d'una visione mercantilistica della professione forense.
Nel silenzio di costoro mi viene da pensare ...
Agli pseudoriformatori in tema di riforma forense non sfugge che potrebbero anche ritrovarsi con una riforma forense vera. Volevano che nel C.N.F. fossero ribaditi e accresciuti i tre ruoli di legislatore di settore, giudice speciale della disciplina e della tenuta degli albi, amministratore con poteri di enorme rilevanza.
Da come s'è messa la discussione nell'aula del Senato, però, hanno cominciato a temere che potrebbero, alla fine, invece, scomparire, per legge:
1)  la giurisdizione domestica del C.N.F.,
2) l'accentramento nel C.N.F. dei tre ruoli di legislatore-giudice-amministratore,
3) la specializzazione gestita verticisticamente,
4) la figura dell'avvocato specializzato per meriti d'anzianità,
5) la figura dell'avvocato cassazionista per meriti d'età,
6) la pratica lunga prima dell'esame di stato,
7) il potere regolamentare del C.N.F. e dei Consigli degli Ordini,
8) i Consigli dell'Ordine composti di soli avvocati e non sottoposti a pregnanti controlli contabili,
9) il potere degli eletti nei Consigli degli ordini locali e nel C.N.F. di irrogare o confermare sanzioni disciplinari addirittura espulsive e di disporre la cancellazione amministrativa dall'albo, per incompatibilità, nei confronti di colleghi, con i quali, magari, ci si è scontrati innanzi a giudici o che difendono controparti in giudizi pendenti,
10) la formazione continua gestita verticisticamente.
Se a ciò s'aggiunge che sembra ormai una chimera la riserva della consulenza legale all'avvocato, mi sa proprio che la prossima mossa degli pseudoriformatori sarà il silenzio totale, il tentativo di far calare la sordina su quella che fino a ieri reclamavano come riforma improcrastinabile. Basterà loro ottenere la reintroduzione delle tariffe minime (<QUESTE SONO GIUSTE ANCHE A MIO PARERE> e in tal senso decisivo mi pare l'avallo della sentenza della Cassazione n. 20269 del 27 settembre 2010), e sbandierare come grandi riforme l'acquisita "formazione p0ermanente" degli avvocati e la (ancora "in fieri") introduzione delle specializzazioni forensi.
Scommetto che non accetteranno il rischio di un esame parlamentare lungo, combattuto e dagli esiti assolutamente incerti, per giungere, forse, comunque, ad una vittoria di Pirro. Tale sarebbe, infatti, una eventuale riformicchia della professione in chiave corporativa, la quale certamente, appena approvata, sarebbe subito oggetto di ordinanze di rimessione innanzi alla Corte costituzionale e fonte di cause innanzi alla Corte di giustizia e a quella dei diritti dell'uomo di Strasburgo.
DAL PUNTO DI VISTA DI CHI TEME L'APERTURA ALLA CONCORRENZA DEL MERCATO DEI SERVIZI PROFESSIONALI DI AVVOCATO E' CERTO MEGLIO LA LEGGE PROFESSIONALE CORPORATIVA DEL 1933 CHE UNA LEGGE NUOVA DAL CONTENUTO DIRETTAMENTE O POTENZIALMENTE (PERCHE' ATTIVATORE DELLE CORTI SUDDETTE) EVERSIVO DELLO STATUS QUO (ai nostalgici giovani e vecchi ricordo che lo status quo è quello della progressiva proletarizzazione dell'ex ceto forense).
In conclusione: mi sa tanto che la riforma (anche secondo me improcrastinabile) della professione forense è ben difficile che la faccia il Parlamento (i parlamentari riformatori veri -liberali di destra e di sinistra- non sono abastanza numerosi). E' più probabile che la facciano (pezzo per pezzo) la Corte costituzionale, la Corte di Lussemburgo e quella di Strasburgo.

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Novembre 2010 16:32