Non condivido l'idea che sia in atto una campagna informativa di denigrazione e di aggressione nei confronti dell'avvocatura. Neppure credo sia in atto una inutile "vivisezione" d'un testo già sufficientemente esaminato dal Senato in Commissione giustizia.
Sono invece convinto che sui quotidiani di questi giorni (e da parte di settori dell'opposizione al Senato) si stia cercando di aprire finalmente un dibattito ("Perfino le verità possono essere dimostrate", scriveva O. Wilde) su taluni temi centrali per una utile riforma della professione di avvocato che fino ad ora sono passati sotto silenzio. E si tratta di temi che, se ulteriormente tralasciati ora, riemergeranno il giorno dopo l'approvazione di una "riformicchia" della avvocatura. Essi, solo in parte, sono stati evidenziati dall'Antitrust senza però provocare un adeguato esame nel merito da parte della Commissione giustizia del Senato, prima di approvare in sede referente, a novembre 2009, la proposta di riforma (ispirata a quella elaborata in sede C.N.F.). Ricordo che addirittura la Commissione giustizia del Senato neppure ritenne di ascoltare il Presidente dell'Antitrust sulla segnalazione da costui rivolta a Parlamento e Governo in senso nettamente critico nei confronti della proposta di riforma che era all'esame di quella Commissione.
Gli pseudoriformatori fanno orecchie da mercante e con tono autoreferenziale e irrispettoso del Parlamento bollano "come assolutamente incomprensibili i toni del dibattito in aula del Senato da parte di alcuni parlamentari". A me pare che incomprensibile sia il silenzio dei Senatori sui toni ordinatori adoperati dai corporativi che premono per una (contro)riforma della professione forense.
Vogliamo che di questioni importantissime come quella della composizione del C.N.F. (l'"Ordine dei cittadini", come dice Alfano, che però sarebbe composto da soli avvocati) e quella del suo assurdo triplice ruolo di giudice speciale che è anche legislatore di settore (poichè redige il codice deontologico che ha natura di legge) ed è anche amministratore (come amministratore formula i pareri chiestigli dai Consigli degli Ordini nelle materie della disciplina e della tenuta degli albi sulle quali poi gli stessi Consigli sono parti innanzi al CNF "vestito da giudice". Sempre come amministratore ha enormi poteri nei confronti dei Consigli degli Ordini, che giungono al potere di commissariamanto), si occupi la Corte costituzionale o la Corte di Giustizia o la Corte dei diritti dell'Uomo (a cominciare, suggerirei io, dalla inaccettabile carenza di terzietà d'un giudice speciale siffatto)?
E ancora, vogliamo che tanti italiani si esercitino nella pratica della tutela multilivello dei loro diritti fondamentali di libertà (rivolgendosi a Lussemburgo e Strasburgo, oltre che chiedendo ai giudici nazionali di sollevare questioni di legittimità costituzionale), in quanto lesi da una riforma della professione forense che preveda che:
a) ministri e sottosegretari siano solo sospesi dagli albi;
b) parlamentari e titolari di altre alte cariche pubbliche che non si fondano su un rapporto di "pubblico impiego", addirittura possano continuare ad esercitare la professione di avvocato e siano persino (e contraddittoriamente) esentati dall'obbligo di formazione continua, nonchè ammessi all'elettorato attivo e passivo nelle elezioni dei Consigli degli Ordini locali;
c) i semplici dipendenti pubblici a part time ridotto (magari dipendenti di basso grado dei predetti ministri e sottosegretari) vengano invece ritenuti in posizione di incompatibilità, pur se certamente meno a rischio di accaparramento di clientela e meno a rischio di trovarsi in situazioni di conflitto di interessi (per non parlare del mitico bene dell'indipendenza dell'avvocato)?
Mi pare corretto, però, riportare di seguito quanto, in senso contrario, si legge al riguardo sul sito del Consiglio Nazionale Forense ...
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"Professioni, Alpa (Cnf): “Sulla riforma dell’avvocatura avviata una campagna informativa di denigrazione”
16/04/2010 - Il presidente del Cnf Guido Alpa è intervenuto alla 9° Conferenza nazionale della Cassa nazionale di previdenza forense a Baveno. “Purtroppo l’avvocatura non può contare in una organizzazione di tipo confindustriale. E sta subendo attacchi ideologici da responsabili di istituzioni e dai vertici di rappresentanze imprenditoriali”.
Roma. “L’avvocatura fa paura perché il suo ruolo nel paese è rilevante e molto elevato. Forse proprio per questo che, nel momento in cui si appresta a raggiungere una riforma che punta a rafforzarne qualità e autonomia, sta subendo, insieme a tutto il comparto delle professioni, una campagna informativa di denigrazione che mira a dare una rappresentanzione disgustosa del modo in cui il professionista partecipa alla vita economica e istituzionale del paese”. E’ quanto ha consegnato alla riflessione dell’avvocatura, riunita in questi giorni a Baveno per la 9° Conferenza nazionale della Cassa di previdenza forense, il presidente del Cnf Guido Alpa, citando le ultime uscite di responsabili di istituzioni, di vertici di rappresentanze imprenditoriali, di commentatori che utilizzano “ideologicamente” parole come concorrenza e liberalizzazioni. “C’è da chiedersi quali interesse vuole difendere chi attacca”.
Eppure, ricorda Alpa, i professionisti rappresentano il 3,3% del comparto produttivo del paese partecipando per il 12,50% al Pil nazionale. “Senza poter contare su alcun incentivo, beneficio etc. Ed ha sempre dovuto autoalimentarsi. L’avvocatura è autosufficiente e l’unico privilegio, se così si può dire, che può vantare è che ha un sistema disciplinare riconosciuto come funzione giurisdizionale speciale”. Alpa, esprimendo “viva congratulazioni” al presidente della Cassa Marco Ubertini, ha salutato con favore l’approvazione della riforma previdenziale forense, “all’insegna della trasparenza, dell’efficienza e della solidarietà, che è uno dei valori principali che l’avvocatura esprime non solo verso chi va in pensione ma anche verso le generazioni future”.
Il varo di questa riforma è considerato di buon auspicio per l’altra riforma, quella dell’ordinamento forense, che entrata nel vivo sta subendo gravissimi attacchi. “Ad un certo punto, la parola liberalizzazione è stata applicata anche alle professioni e si è cominciato a parlare della necessità di eliminare i supposti ostacoli al loro libero svolgimento. Ricordo che l’Autorità Antitrust ha cominciato a parlare dell’esame di stato come un ostacolo da rimuovere, ma senza evidentemente riflettere sulla circostanza che esso ha un chiaro ancoraggio costituzionale nell’articolo 33. Secondo l’Antitrust, non avremmo diritto di autoregolarci e di esercitare il controllo deontologico interno”.
Eppure l’avvocatura svolge un servizio, partecipa al funzionamento della giurisdizione. La riforma della professione, ora in aula al senato, “non è corporativa. Punta a imporre sacrifici ai legali, come l’obbligo di assicurazioni obbligatoria, l’obbligo di formazione continua; punta a garantire una maggiore qualità della prestazione tramite regole di accesso più stringenti, tariffe minime vincolanti che svolgono anche una funzione di evitare sperequazioni tra clienti potenti e comuni cittadini, un controllo deontologico più stringente”.
La riunione di ieri con il ministro della giustizia Alfano lascia intravedere speranze visto che i principi nei quali la riforma delle professioni sarà inquadrata coincidono con quelli della riforma forense. “Il nostro compito istituzionale è anche quello di difendere il progetto perché si sta facendo delle parole modernità e concorrenza un uso ideologico”. Alpa ha chiuso il suo intervento con due inviti all’avvocatura: impegnarsi anche per difendere l’università e rimanere fedeli all’etica dell’avvocato, pur nella crisi economica e negli attacchi subiti, per superare le difficoltà del momento.
Claudia Morelli
Responsabile Comunicazione e rapporti con i Media
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