Quanti professionisti europei vogliono essere corporativi e lobbisti?

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Leggo su Italia Oggi del 30 aprile 2009: "Nasce la piattaforma <<Alpe>> in Europa per difendere le professioni liberali. Il 27 aprile, a Bruxelles alcune associazioni nazionali (interprofessionali e monoprofessionali), hanno sottoscritto una dichiarazione di intenti con la finalità di dialogare con le istituzioni europree per rappresentare i valori propri delle professioni e la loro libertà e indipendenza. <<Nell'Unione Europea>>, ha spiegato Maurizio de Tilla presidente dell'OUA, <<assistiamo alla costante messa in discussione dei valori e degli ordinamenti propri delle professioni liberali. E' necessario tenere alta l'attenzione su questi processi e mantenere un serrato e forte confronto politico con le istituzioni comunitarie>>".
Io mi domando: quanti liberi professionisti europei desiderano veramente mantenere ancora in vigore quei "valori" evanescenti (che sono un'araba fenice quando non sono specchietti per le allodole; vedasi ad esempio la tanto rivendicata "indipendenza dell'avvocato") che i vertici (pochissimo rappresentativi) dei milioni di liberi professionisti richiamano spessissimo ma senza  analizzare in dettaglio e criticare la regolamentazione anticoncorrenziale che ancora con quei "valori" si giustifica? Quanti, invece, vorrebbero una regolamentazione capace di esaltare in concreto libertà d'accesso e di concorrenza, con vero rigore deontologico, cancellazione della giurisdizione domestica e limitazione delle rendite di posizione?
Occhiolino