E' stato presentato il 10 novembre 2011 un importante libro su rapporto tra sindacato e lavoratori autonomi: «I professionisti e il sindacato: tra scoperta e innovazione», a cura del responsabile delle professioni della CGIL, Davide Imola. Alla presentazione sono intervenuti Bonomi (Aaster), Casadio (CNEL), Militello (ex Antitrust) e Barbi, Segretario Confederale CGIL.
Il libro tratta dei circa 6 mln di professionisti italiani con poche tutele: «capitalisti molecolari» che per l’80% hanno una laurea e dei quali il 44,6% non supera i 15 mila euro di reddito l'anno. Gente che lavora spesso senza la tutela di contratti nazionali e di incisive disposizioni di legge. Questo è l'esito di un processo iniziato circa 20 anni fa che, assieme alla riduzione delle tutele nel lavoro subordinato, ha prodotto «una riduzione degli spazi di autonomia e di sicurezza economica che il lavoro autonomo e professionale aveva consolidato nei decenni precedenti».
Riporto di seguito da fonte © CGIL.it - Pubblicata il 10/11/2011 ...
"Professionisti iper qualificati ma non solo giovani
In Italia sono presenti 1 milione di società di capitale, 2.006.015 professionisti iscritti agli ordini, 1.879.180 artigiani e 2.082.987 iscritti all’Inps. Inoltre sono 237.011 i professionisti iscritti alla gestione separata. Di tutte queste 7.205.193 posizioni di lavoro autonomo presenti nel sistema previdenziale, nel 2009 erano circa 6 milioni quelle realmente attive. Numeri che rilevano come «essere entrati, da almeno un paio di decenni, in una nuova era dell’economia non vuol dire che il lavoro dipendente sparirà» ma sono comparsi da tempo, come spiega Aldo Bonomi, «sei milioni di capitalisti molecolari» necessari allo sviluppo economico del nostro paese.
La ricerca CGIL e IRES rileva come i professionisti non siano solo giovani: hanno una media età di 42 anni e sono in possesso di una laurea nel 79% dei casi. Si distribuiscono su tutto il territorio nazionale, concentrati nei grandi centri, con una prevalenza nel Nord (53,9%) e poi Centro (30,2%), rispetto al Sud (15,9%) Tra questi la componente femminile è molto rilevante. Non sono tutti ovviamente dipendenti mascherati anche se i professionisti 'precari', quelli a cui è stato imposto di aprire partita Iva, sono l'8,3%, mentre quelli che ricorrono spesso a modalità di svolgimento della prestazione tipica del lavoro subordinato sono il 13,7% e si sentono lavoratori dipendenti non regolarizzati.
Ma anche i cosiddetti professionisti 'affermati' (17,8%), coloro che vantano modalità di svolgimento della professione e di soddisfazione economica migliori del resto dei professionisti, soffrono la difficoltà di accedere a diritti di cittadinanza e, in particolare, ad un maggior riconoscimento professionale. Così come i professionisti a bassa tutela (68,5%), il gruppo più numeroso che pur rilevando una reale autonomia nello svolgimento della prestazione opera con pochi strumenti di governo, protezione sociale e, soprattutto, con poche capacità di contrattazione con i propri committenti. Professionisti che soffrono l’erosione della sicurezza sociale e della mancanza di strumenti legislativi, professionali o contrattuali aggiornati e in grado di riequilibrare la perdita del potere contrattuale nei rapporti instaurati con i propri committenti.
Circa il 45% sotto i 15 mila euro annui, le proposte della CGIL
Modificando gli equilibri sul mercato in favore dei committenti la maggior parte dei professionisti ha ridotto il proprio reddito e di conseguenza le protezioni sociali che erano completamente demandate al maggior reddito disponibile dai professionisti. Nella media, nel 2009 il reddito netto annuale è stato inferiore a 10.000 euro per il 23% dei professionisti, tra 10.000 e 15.000 per il 21,6%, tra 15.000 e 20.000 per il 17%, tra 20.000 e 30.000 il 18,5% e più di 30.000 il 17,2%. In generale, i redditi più bassi si registrano nelle professioni della cultura e spettacolo (il 64,5% ha meno di 15.000 euro netti annuali), nell’informazione ed editoria (59,6%), tra gli interpreti e traduttori (50,1%), i docenti ed educatori (67,8%), i ricercatori (52,6%), tra gli operai e gli artigiani (50%).
Da questa indagine e analisi sono nate le proposte condivise sulla riforma delle professioni e sulla contrattazione. Il confronto con questo mondo ha alla CGIL di condividere, con una parte considerevole del mondo dei professionisti, una proposta di riforma delle Professioni che accresca la concorrenza, aumenti la qualificazione e la trasparenza delle prestazioni professionali, restringa le attività riservate agli iscritti agli ordini procedendo al loro accorpamento, riorganizzazione e democratizzazione.
Inoltre vanno modificati i principi dei criteri e dei vincoli che regolano l’accesso alle professioni con l’individuazione precisa di misure che agevolano l'accesso dei giovani e facilitano la concorrenza, anche attraverso l’abolizione delle tariffe minime obbligatorie, la previsione di lauree abilitanti e tirocini più brevi da svolgere durante i corsi di studio con compensi e regole definiti, la possibilità di realizzare società multiprofessionali e temporanee anche con soci di capitale purché non maggioritari e, non da ultimo, la regolamentazione delle associazioni professionali non ordinistiche utilizzando gli stessi criteri e principi.
Le scelte del sindacato e le innovazioni della Filcams nel CCNL studi professionali
Sul versante contrattuale la CGIL ha sancito che i contratti collettivi nazionali dovranno accogliere e tutelare anche i lavoratori atipici e i professionisti. Il sindacato, oltre a puntare al contrasto agli abusi e al cambiamento di norme di legge inadeguate, si vuole far carico di migliorare e cambiare le condizioni di lavoro e di vita di questi lavoratori contrattando anche per loro e con loro. Su questo sono già iniziate le prime esperienze contrattuali. Di particolare interesse la piattaforma che sta per essere presentata nel Gruppo H3G del settore telecomunicazioni e il contratto firmato negli studi professionali.
Il confronto tra la FILCAMS (la categoria della CGIL che organizza anche i lavoratori del terziario avanzato e dei servizi) e molte associazioni di professionisti ha prodotto prima una piattaforma che includeva le richieste che venivano da questa parte di lavoratori, e poi un contratto nazionale fortemente innovativo. Per la prima volta, infatti, il Contratto degli studi professionali si applicherà anche alle professioni non ordinistiche, si estende il welfare contrattuale a tutti gli addetti e non solo ai dipendenti (sanità integrativa, formazione, previdenza integrativa) e si pongono le basi per regolare i compensi e le modalità di lavoro anche dei praticanti e dei professionisti con partita Iva o a collaborazione.
Sul versante delle tutele sociali si sono avviate iniziative pubbliche per l’estensione delle tutele in caso di malattia, infortuni, maternità, disoccupazione a tutti i lavoratori a prescindere dalla modalità contrattuale e per un futuro previdenziale equo e dignitoso. Sulla previdenza si è analizzata la situazione delle casse professionali e si sono poste le basi per presentare una piattaforma per un sistema sostenibile, equo anche per i giovani e con maggiori prestazioni sociali. I servizi della CGIL si stanno aprendo anche a questo nuovo mondo. I servizi fiscali hanno servizi per la tenuta della contabilità, in molte città si sta perfezionando una proposta di convenzioni molto convenienti sul versante assicurativo, sull’accesso al credito, sull’assistenza sanitaria integrativa attraverso il sistema solidaristico delle società di mutuo soccorso. Non da ultimo questa grande attività di confronto e di elaborazione ha prodotto un progetto di legge di sostegno organico ai professionisti denominato «Statuto del Lavoro autonomo» e un disegno di legge sulla protezione e revisione dell’utilizzo di Stage, tirocini e pratica professionale."
| < Prec. | Succ. > |
|---|
