{mosimage} Mi è capitato tra le mani il resoconto (vedi ilsole24ore del 26/5/2007) del convegno della Federazione degli Ordini Forensi d'Europa (FBE) tenutosi a Napoli. Dimostra come la liberalizzazione delle professioni susciti critiche e perplessità tra gli avvocati degli Stati di "diritto latino" sotto il profilo della limitazione dell'indipendenza dell'avvocato. Sembrano sul piede di guerra, per tutelare l'indipendenza dell'avvocatura e il diritto di difesa, gli avvocati dei paesi comunitari "di diritto latino". Al convegno della Federazione degli Ordini Forensi d'Europa (FBE) concluso il 26 maggio 2007 a Napoli hanno partecipato delegati di 200 Consigli di Ordini forensi, tra i quali ben 120 stranieri. De Tilla, presidente della FBE, ha affermato: "l'intreccio tra economia e politica mette in pericolo l'indipendenza dell'avvocatura. Ci sono delle azioni concertate, anche a livello comunitario, che vanno contro i professionisti. Un esempio su tutti è la legge Bersani sulle liberalizzazioni". Per De Tilla se l'avvocato viene considerato imprenditore si rischia di sopprimere tutto il settore delle libere professioni le cui caratteristiche risiedono nella natura intellettuale della prestazione. Michel Benechou (Consiglio forense francese) ha affermato che in Francia "ci sono le stesse difficoltà riscontrate in italia o in Spagna. Recependo la normativa europea in tema di liberalizzazioni, infatti, l'indipendenza dei professionisti è a rischio così come la tutela dei consumatori". Temendo soprattutto che con l'ingresso di soci di capitale negli studi professionali si crei un conflitto di interessi a danno degli utenti del diritto, aggiunge Benechou con intento esemplificativo: "se una compagnia assicurativa o telefonica investe in uno studio professionale, gli avvocati avranno meno interesse a tutelare i consumatori che, evidentemente, sono in una posizione più debole". In sintonia Jaume Alonso Cuevillas, vice presidente della FBE, ha affermato che provvedimenti come la legge Bersani "nascono per controllare e limitare l'azione dell'avvocatura. La nostra non è una battaglia in difesa del corporativismo, ma a tutela del diritto di difesa che, altrimenti, verrebbe irrimediabilmente pregiudicato". MEDITANDO SU QUESTE ALTE CONSIDERAZIONI OSSERVO QUANTO SIA PROFONDO IL FOSSATO CHE SEPARA I PIU' RAPPRESENTATIVI (O NON LO SONO?) ESPONENTI DELL'AVVOCATURA EUROPEA DA TANTI AVVOCATI NON PRIVILEGIATI DALLE CHIUSURE CORPORATIVE (E NON SONO SOLO AVVOCATI "MINIMI E MARGINALI"). E mi viene in mente come, talvota, le foglie di fico vengano impudicamente lasciate cadere per disvelare ben più promettenti prospettive: è il caso della battaglia pubblica ingaggiata sull'apertura agli avvocati delle operazioni di compravendita immobiliare tra il Consiglio Nazionale del Notariato e il Consiglio Nazionale Forense il quale è insorto contro la definizione degli avvocati come "soggetti privi di imparzialità e terzietà". L'avvocato specializzato in compravendite immobiliari sarebbe stato tanto diverso da un imprenditore? E una volta che fosse stata ammessa una tale reclamata attività si sarebbe poi consentito di offrire ai consumatori la stipula gratuita del contratto preliminare, inclusa la consulenza nelle operazioni di compravendita, come fanno i notai di Brescia (vedi su ilsole24ore del 9/10/07 l'articolo "Il notaio offre il preliminare")?
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