A proposito delle invettive contro Berlusconi dimissionario.
"Quando ci si trova nella posizione di tutore si è costretti a darsi un contegno moralissimo ad ogni proposito; e si avrebbe il dovere di conformarvisi". Così di ceva Oscar Wilde e non si può che concordare.
Però è pure giusta la conclusione di Montanelli in questo interessante scambio epistolare che ho trovato su internet.
Basilea (Svizzera) Caro Montanelli, Sono rimasto perplesso per la meraviglia della Sinistra per i risultati del sondaggio del professor Mannheimer circa il consenso riscosso da Forza Italia. Noto che il nostro Paese e', tra quelli sviluppati, il piu' individualista e molte forme di illegalita' (prima fra tutte l'evasione fiscale) sono una manifestazione di furbizia, qualita' particolarmente apprezzata contro burocrati ottusi e prepotenti: lo Stato. Eccellere in furbizia comporta prontezza d'ingegno, coraggio di rischiare e spregiudicatezza. Il leader di Forza Italia e' considerato, in questo campo, un genio che, si dice, ha saputo conquistare grandi successi agendo, con le precauzioni del caso per minimizzare i rischi, sui "ventri molli" della nostra organizzazione sociale: i politici locali per l'edilizia, quelli nazionali per la pubblicita' televisiva, la Guardia di finanza per talune operazioni finanziarie e la Magistratura del "porto delle nebbie" per altre piu' rilevanti operazioni. Secondo me gli indiscutibili lauti guadagni non sono stati pagati da nessuno in particolare (questo scoccerebbe), ma semmai da qualche sprovveduto oppure dallo Stato. Nessuna vittima, nessun colpevole. Chiaro che ciascuno di noi ha i suoi piccoli o grandi guadagni da fare o da difendere e per raggiungere lo scopo aspirerebbe a percorrere la stessa strada. Chi meglio, allora, puo' rappresentarci? Francesco Cozzi
Milano Caro Cozzi, Quello che lei dice sui motivi che spingono la meta' - e forse piu' - degl'italiani a riconoscere in Berlusconi il loro piu' riuscito campione, e quindi il modello da imitare e da sostenere col voto, e' vero. Solo che io vi aggiungo un "purtroppo", mentre lei sembra compiacersene. Se mi sbaglio, mi corregga subito: niente mi farebbe piu' piacere che il vedermi, su questo punto, contraddetto. Perche' e' vero che l'Italia e' un Paese fatto magari non di grandi, ma di piccoli mariuoli, che naturalmente sono portati ad ammirare un mariuolo meglio riuscito di loro, e quindi il piu' degno di rappresentarli sia all'interno che all'estero. Ma la cosa non mi entusiasma, e sarei contento di sentirle dire che non entusiasma nemmeno lei. Per essere almeno in due. C'e' pero' un punto del suo discorso sul quale vorrei cercare di fare un po' di chiarezza perche' su di esso mi pare che si basi il nostro contenzioso, se tale e'. Lei attribuisce la disinvoltura italiana nei confronti delle cosiddette "regole" e l'abilita' nell'evaderle o aggirarle al loro individualismo. E qui si sbaglia. Noi ci consideriamo individualisti per il fatto che non rispettiamo il semaforo ai crocicchi delle strade, perche' nelle code agli sportelli riusciamo con mille espedienti a passare prima di chi stava davanti a noi, insomma a prevaricare sugli altri anche a costo di grandi o piccoli falsi, di grandi o piccole corruzioni, insomma di qualcuno di quegli imbrogli che noi chiamiamo "furberie". Ma questo, caro Cozzi, non e' individualismo. Soltanto mancanza di civismo e anche di semplice buona creanza. Individualisti sono gl'inglesi che guai a chi viola i loro diritti, semplicemente calpestando magari una loro aiuola o contestando qualche loro innocua bizzarria (perche' ogni inglese che si rispetti e che voglia farsi rispettare si sente tenuto a coltivarne qualcuna, come per esempio portare a spasso, legata al guinzaglio, un'anatra), ma al semaforo si fermano, le tasse le pagano, rispettano la legge e chi la rappresenta, e quando tornano dalla guerra non chiedono ne' pensioni ne' medaglie: si riservano soltanto il diritto di andare a predicare la pace a un pubblico di balie e di pensionati dall'alto di uno di quei piccoli podi che costellano Hyde Park. Sotto gli occhi benevoli dei vigili che tutelano il loro diritto di dire cio' che vogliono. Questo e' il vero individualismo, non il nostro che e' soltanto arruffio di pecore indisciplinate, ma pur sempre pecore, che mettono confusione nel gregge, ma non osano allontanarsene e ne seguono, da pecore, tutti i conformismi, compreso quello della finta ribellione, anche in questo dimostrando la nostra maledetta "furberia". Nei suoi sintetici giudizi sui vari popoli, il grande Kipling diceva di quello suo: "Un inglese: un cretino. Due inglesi: due cretini. Tre inglesi: un popolo". Io rimpiango sempre di non essere nato in un Paese di cretini."
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