PSEUDO riforma forense: ecco in cosa privilegia la CASTA (anzi le CASTE)

Riforma della professione di avvocato - La difficile attuazione della l. 247/12
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(da www.servizi-legali.it )

Riforma dell'avvocatura, ovvero privilegi per caste, "castine" e "castone", nel generale sacrificio della libertà di lavoro professionale.

Ecco in cosa la riforma della professione forense privilegia la CASTA o meglio le CASTE (l'elenco delle nefandezze sarà aggiornato a seguito delle segnalazioni che si chiede di inviare all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ):

1) Consente di fare anche l'avvocato a tutte queste categorie di soggetti:

- al socio illimitatamente responsabile o all'amministratore di società di persone aventi quale finalità l'esercizio di attività di impresa commerciale, nonchè all'amministratore unico o consigliere delegato di società di capitali, anche in forma cooperativa, e al presidente di consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione NEI CASI IN CUI L'OGGETTO DELLA ATTIVITA' DELLA SOCIETA' E' LIMITATO ESCLUSIVAMENTE ALLA AMMINISTRAZIONE DI BENI, PERSONALI O FAMILIARI, E NEI CASI IN CUI TALI SOGGETTI RIVESTANO I RUOLI IN ENTI E CONSORZI PUBBLICI, O IN SOCIETA' A CAPITALE INTERAMENTE PUBBLICO.

Non consente, invece, che un semplice lavoratore dipendente, sia privato che pubblico, possa fare anche l'avvocato: nemmeno se ha un rapporto di lavoro a part time ridotto o ridottissimo, nemmeno se non ha nessun potere di rappresentanza del datore di lavoro e invece svolge un lavoro non particolarmente qualificato, nemmeno se non ha nessun obbligo nei confronti del datore di lavoro di lavorare presso di lui in esclusiva.

evidentemente irragionevole ogni necessità di preservare l'avvocato e i suoi clienti da rischi di conflitti di interesse, accaparramento di clientela e carenza di autonomia e indipendenza, intellettuale e tecnica.

2) Irragionevolezza e disparità ingiustificata di trattamento del dipendente pubblico a part time ridotto rispetto ai soggetti che possono essere iscritti all'albo forense ed esercitare la professione, per quanto dispone la lettera c) dell'art. 18. E' evidente che: 1) i soggetti elencati nella lettera c), primo periodo, dell'art. 18, non sono meno in grado di quanto non lo siano i dipendenti pubblici a part time ridotto di costituire "pericolo" per la prevenzione del conflitto di interesse dell'avvocato, per la prevenzione dell'accaparramento di clientela dell'avvocato, per la prevenzione della carenza di autonomia e indipendenza intellettuale e tecnica dell'avvocato. L'On. Di Pietro ha affermato nel suo intervento del 9 ottobre 2012 in Aula: ..........

3) Irragionevolezza e disparità ingiustificata di trattamento del dipendente pubblico a part time ridotto rispetto ai magistrati onorari (ad es. giudici di pace e vice procuratori onorari, si ricordino anche GOT e GOA) ammessi, questi ultimi, a fare l'avvocato mentre, evidentemente, non sono meno in grado di quanto non lo siano i dipendenti pubblici a part time ridotto di costituire "pericolo" per la prevenzione del conflitto di interesse dell'avvocato, per la prevenzione dell'accaparramento di clientela dell'avvocato, per la prevenzione della carenza di autonomia e indipendenza intellettuale e tecnica dell'avvocato. L'On. Di Pietro ha affermato nel suo intervento del 9 ottobre 2012 in Aula: "ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, si dice che la proposta di legge che stiamo esaminando deve «aprire» e, soprattutto, che noi in Parlamento non vogliamo garantire, diciamo così, la lobby degli avvocati.
Già in precedenza è stata approvata - come abbiamo detto prima - un'incompatibilità che non sussiste se l'oggetto delle società riguarda enti, o consorzi pubblici, o società a capitale interamente pubblico. Vale a dire che, guardate il caso, uno che fa l'avvocato non può fare l'amministratore di una società privata, ma può fare l'avvocato e l'amministratore di società pubbliche. Tutti capiscono che dietro vi è poi chi li nomina e perché vengono nominati. Quindi là possono stare e fare anche l'avvocato.
Cosa chiediamo adesso con questa proposta di legge? La norma dice che è incompatibile l'attività di avvocato con qualsiasi attività di lavoro subordinato, anche se con orario di lavoro limitato. Innanzitutto - torno a ripetere - che è previsto come lavoro subordinato anche quello di chi lavora presso uno studio di avvocati e, quindi, questa norma confligge con questo. In secondo luogo, chiediamo perché mai chi, invece di fare l'avvocato, svolge un ruolo di magistrato non togato può fare anche l'avvocato? Noi chiediamo che l'incompatibilità, visto che l'avete estesa a tante categorie, sia estesa anche a chi ha scelto di fare il magistrato non togato! Non è possibile che una persona il giorno pari fa l'avvocato e il giorno dispari fa il magistrato, specialmente se, addirittura, nello stesso luogo. Mi pare che tutto questo sia, sì, da rendere incompatibile!
In questo senso chiedo al Governo di rivedere la posizione espressa e di esprimere un parere motivato.
"

4) Irragionevolezza e disparità ingiustificata di trattamento del dipendente pubblico a part time ridotto rispetto ai parlamentari, ammessi, questi ultimi, a fare l'avvocato mentre, evidentemente, non sono meno in grado di quanto non lo siano i dipendenti pubblici a part time ridotto di costituire "pericolo" per la prevenzione del conflitto di interesse dell'avvocato, per la prevenzione dell'accaparramento di clientela dell'avvocato, per la prevenzione della carenza di autonomia e indipendenza intellettuale e tecnica dell'avvocato.  L'On. Di Pietro ha affermato nel suo intervento del 9 ottobre 2012 in Aula: "ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, capisco che in quest'Aula non si vuole neanche ascoltare un emendamento di questo genere, ma sto parlando affinché resti nero su bianco in che cosa consiste l'emendamento in oggetto. Lo rileggo: «I membri del Parlamento non possono esercitare l'attività di avvocato per la durata del loro mandato».
Vi invito a riflettere su cosa è successo in questi anni. Vi invito a riflettere sul fatto se sia possibile che in quest'Aula si fa il parlamentare, mentre fuori da quest'Aula si fa l'avvocato, e che in quest'Aula si fanno le leggi che servono all'avvocato stesso per difendere gli imputati di quest'Aula, fuori da quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)! Pag. 145
Questo è un tema politico grande come una casa che va affrontato e denunciato, in quest'Aula e fuori da quest'Aula! Assumetevi la responsabilità di quello che fate perché siamo stufi di vedere avvocati che si fanno qui le leggi che gli servono, per poi giustificarle e andarle ad usare, dopo, nei processi che servono ai loro clienti che stanno pure qui dentro!
"

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