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Riforma della professione di avvocato - La difficile attuazione della l. 247/12
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Vai su www.ning.com , registrati e poi iscriviti al social network www.concorrenzaeavvocatura.ning.com .... Perchè? Te lo spiego subito. Gli interessati alla regolazione proconcorrenziale della professione forense sono tantissimi (lo dimostra anche il numero, ogni mese crescente, di visitatori unici di questo sito) ma non si conoscono tra loro, non costituiscono gruppo di pressione e soltanto per questo motivo non hanno, ad oggi, nessun potere di influire sulla prossima riforma della professione forense. Questa viene programmata dall'alto, da soggetti istituzionali e non istituzionali (parlamentari-avvocati, Governo, C.N.F., associazioni forensi più o meno rappresentative, Consigli degli Ordini) che si sono dimostrati fino ad oggi poco inclini alla abolizione di quei limiti anticoncorrenziali all'accesso alla professione di avvocato e al suo esercizio che di fatto limitano diritti di libertà, anche di soggetti che avendo superato l'esame di stato sono abilitati all'esercizio della professione forense. Tra gli ingiustificati limiti all'accesso alla professione forense e al suo esercizio ricordo le incompatibilità esagerate per praticanti, per avvocati, per magistrati onorari; i troppi anni di preparazione e i troppi ostacoli da superare prima di accedere alla professione o all'abo dei "cassazionisti"; le limitazioni quantitative all'accesso perseguite attraverso la previsione di, asseritamente necessarie, limitazioni qualitative all'accesso; l'esclusione della professione forense dal novero delle attività autonome esercitabili dal pubblico dipendente che voglia sospendere il proprio rapporto di lavoro nel quinquennio antecedente al pensionamento; la non cumulabilità della pensione INPS con il reddito da esercizio della professione forense. Addirittura si propone, da alcuni, di introdurre la riserva della consulenza legale ai soli avvocati: un assurdo logico prima che una assurdità giuridica. La Autorità Antitrust, invece, che tante volte ha richiamato l'esigenza di una regolazione della professione che non sia "sproporzionata" nel prevedere limiti alla concorrenza non necessari al raggiungimento di effettive esigenze pubbliche, non è stata chiamata a partecipare alla redazione della proposta di legge di riforma che il ministro Alfano s'è detto pronto a far propria se condivisa dalle varie componenti dell'avvocatura. Si rischia così di trascurare, nell'elaborazione della necessaria riforma della nostra professione, le esigenze di massimizzazione della sana concorrenza e di riprodurre antistoriche chiusure corporative, ormai pericolose (anche economicamente) per la "classe" degli avvocati, oltre che per i loro clienti. Ebbene, i moltissimi interessati (soprattutto avvocati, praticanti, magistrati onorari, dipendenti pubblici o privati che hanno superato l'esame di abilitazione, ma anche laureati in giurisprudenza, studenti universitari e gli utenti a vario titolo di servizi legali) alla regolazione proconcorrenziale della professione forense, per poter conoscere il loro numero e dunque la loro enorme forza, per poter quindi approfondire le tematiche della concorrenza nell'avvocatura attraverso il dialogo con i cointeressati e per poter elaborare, di seguito, proposte forti, NON HANNO ALTRA POSSIBILITA' CHE UTILIZZARE IN MASSA UN SOCIAL NETWORK A FINI DI: 1) ANALISI DELLA DISCIPLINA ATTUALE DELLA PROFESSIONE FORENSE E DI QUELLA CHE SI PROPONE DI INTRODURRE DA PARTE DEL C.N.F., 2) ELABORAZIONE DI PROPOSTE, 3) ORGANIZZAZIONE COME GRUPPO DI PRESSIONE. Per questo motivo ho pensato di fare cosa utile strutturando sulla piattaforma www.ning.com un social network che integra l'azione di www.avvocati-part-time.it e l'ho intitolato "concorrenza e avvocatura". Serve in concreto a rendere più semplice la circolazione delle esperienze, delle analisi, delle critiche, delle proposte, dei dati personali e professionali che gli interessati (alle categorie sopra indicate aggiungo gli studiosi fautori della concorrenza e anche coloro che, essendo inseriti nelle istituzioni forensi, intendono lavorare con "la base") volutamente vogliano rendere conoscibili a tutti i "loro simili", aderenti al social network. Il social network (previa registrazione attraverso una semplice maschera che chiede di indicare dati che realizzano una selezione di soggetti realmente interessati ma non saranno resi noti se non nella misura voluta da chi si iscrive) consente a ciascun aderente di: 1) creare un proprio profilo personale e professionale, visibile ai visitatori, attraverso la compilazione, in fase di iscrizione, dell'apposito spazio per informazioni da rendere pubbliche; 2) inserire direttamente (magari dopo averli dapprima salvati come bozze per una pubblicazione futura), ed eventualmente modificare dopo la prima pubblicazione, articoli, anche con foto e file (in gergo si dice mandare post nel blog. In sostanza il blog è attivato dal "wall" del singolo iscritto che ne è responsabile e moderatore); 3) commentare direttamente tutti gli articoli (o, meglio, post) di altri registrati; 4) moderare i commenti ricevuti; 5) costituire gruppi con interessi specifici; 6) attivare forum sugli argomenti che più interessano (non possono essere aperti più forum contemporaneamente sullo stesso tema); 7) vedere il profilo personale-professionale di ogni iscritto nella misura in cui ognuno ha scelto di renderlo pubblico; 8) vedere tutte le discussioni che stanno avendo luogo sul network; 9) impostare i criteri di privacy per ogni post di blog, foto o video che pubblica; 10) partecipare ai forum avviati da altri e partecipare a chat; 11) indire eventi ai quali invitare i cointeressati; 12) invitare amici ad unirsi al network, anche importando indirizzi da un address book esterno, ecc ...
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