Gli avvocati vogliono la riforma forense prima di proposte liberalizzatrici dell'Alta Commissione?

avv. Maurizio Perelli Riforma della professione di avvocato - l'iter per giungere alla l. 247/12
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da www.servizi-legali.it

Attenzione all'errore fatale! Tale sarebbe, per gli avvocati, una insistita richiesta alle forze politiche di approvazione senza modifiche del testo di riforma forense già approvato dal Senato a novembre 2010.

Dopo la protesta dei numerosi parlamentari-avvocati del pdl e dopo lo sdegno del Consiglio Nazionale Forense (che -ricordo a quanti credono che il corporativismo sia stato abolito- è ancora legislatore di settore <perchè redige il codice deontologico forense che  per la Cassazione ha valore di legge>, giudice speciale di settore <nelle materie della disciplina degli avvocati e della tenuta degli albi forensi> e amministratore di settore <con poteri molto ampi nei confronti dei consigli degli ordini degli avvocati>) è stato ritirato l'emendamento che introduceva nella "manovra 2011" l'art. 39 bis, intitolato "Liberalizzazioni delle attività professionali e d'impresa". Al suo posto sono diventate legge più blande modifiche del decreto legge 98/2011 a proposito di servizi professionali e, in particolare, è arrivata l'aggiunta del comma 1 bis all'art. 29 che prevede solo che il governo "ferme restando le categorie di cui all'art. 33, quinto comma, della Costituzione, sentita l'Alta Commissione di cui al comma 2, formulerà alle categorie interessate proposte di riforma in materia di liberalizzazione in materia di liberalizzazione dei servizi e delle attività economiche; trascorso il termine di 8 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ciò che non sarà espressamente regolamentato sarà libero".

Dopo le due sedute del 6 e 13 luglio 2011, nelle quali la Commissione giustizia della Camera non ha potuto che sostanzialmente soprassedere all'esame analitico della proposta di legge di riforma forense (atto Camera 3900) stante l'aspro scontro in corso sul tema di una liberalizzazione generale delle professioni, è stata fissata per il 20 luglio una nuova seduta della Commissione in sede referente. La Commissione, il 20/7/2011, ha quindi adottato come testo base dei suoi lavori quello approvato dal Senato a novembre del 2010 ed ha fissato al 12 settembre 2011 la il termine per proporre emendamenti a tale testo. Maggioranza e opposizione sembrano non aver ancora scelto se aprire il confronto sul testo di riforma forense approvato dal Senato o mandarlo in Aula alla Camera "a scatola chiusa". 

Chiedere l'accettazione "a scatola chiusa" sarebbe, per gli avvocati, l'errore fatale poichè li "marchierebbe" definitivamente innanzi all'opinione pubblica come corporazione non attenta neppure agli evidenti profili di incostituzionalità (il più evidente è la creazione del Consiglio Nazionale Forense come giudice speciale nuovo per composizione e per provvista di giurisdizione)  della controriforma che chiede.

Perciò ritengo pericolosissima la posizione che pare al riguardo assunta dal CNF. Riporto dal sito dell'Associazione Nazionale Forense: <<Dalla newsletter del CNF: " I reiterati tentativi di questi giorni di affondare le professioni intellettuali e in particolare l’Avvocatura, testimoniano come sia assolutamente necessaria l’approvazione della nuova legge professionale, che ben delinea la specialità della professione forense, la sua rilevanza costituzionale, la sua insopprimibilità, fra l’altro prevedendo all’articolo 2 comma 2: “l’avvocato, quale soggetto necessario e insostituibile per l’attuazione concreta della giustizia nella società e nell’esercizio della giurisdizione, ha la funzione indispensabile di garantire al cittadino l’effettività della tutela dei diritti in ogni sede.” Per questo il Cnf continuerà a chiedere con forza al Governo e al Parlamento un gesto di responsabilità, ed il conseguente  immediato varo della legge, così come garantito dal sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Casellati in occasione della seduta della commissione giustizia alla Camera il 13 luglio scorso">>.

Leggo pure sul sito del Consiglio Nazionale Forense del 18 luglio 2011:

"Avvocatura sotto assedio.
La scorsa settimana è stata caratterizzata da pericolose, grottesche quanto estemporanee iniziative di supposte liberalizzazione delle professioni in sede di approvazione della Manovra in Parlamento, alle quali è seguito sulla stampa un accesso e, spesso, inappropriato dibattito sulle presunte volontà corporative delle professioni.
Sulla vicenda, i giornali hanno riportato la cronaca parlamentare rappresentandola con titoli che si possono definire scandalosi: ad esempio “L’ultima trincea della casta: in rivolta gli avvocati del Pdl” (Il Messagero); “Gli onorevoli-avvocati stoppano l’esecutivo” oppure “La casta non paga dazio" (Corriere della sera); “Vincono le corporazioni (per ora). Liberalizzazioni tutto rinviato” (la Padania); sino a editoriali di fuoco, che hanno definito i fatti come lo “spettacolo di una casta senza vergogna” (Polato, Corriere della sera); “Interesse generale, una virtù perduta” (Galli della Loggia, Corriere della Sera); fino a Libero, che ha accomunato la lobby degli avvocati a quella dell’indagato Bisignani (“Altro che Bisignani, la vera lobby è quella degli avvocati”) .

Il Cnf risponde agli attacchi all’avvocatura. Il presidente Alpa: “Liberalizzazioni, un racconto grottesco”.
"Art. 39 bis": ecco il titolo del  racconto che Edgar Allan Poe avrebbe potuto scrivere,  ricostruendo le notizie  comparse venerdì scorso sui giornali a commento della animata vicenda svoltasi mercoledì nel corso della  discussione parlamentare sul decreto di stabilizzazione.
I Racconti del grottesco si sarebbero arricchiti di questo gustoso risvolto di cronaca parlamentare raffigurata come la ribellione dei corporativisti  contro gli sforzi titanici dei salvatori della Patria che, alla ricerca di rimedi alla crisi economica, avevano inventato una nuova lenzuolata di liberalizzazioni cominciando dalle professioni.
Ma come sono andati i fatti? Quando hanno saputo, anche per merito della vibrata protesta del Consiglio nazionale forense, del colpo di mano che si voleva consumare, di soppiatto e all’improvviso, inserendo un emendamento – per l’appunto l’art. 39 bis – con cui si volevano sopprimere l’esame di abilitazione all’esercizio della professione e gli ordini professionali (compresi quelli forensi) molti avvocati parlamentari, con  dignità e coraggio,  si sono ribellati ed hanno ottenuto che il testo fosse modificato.
Le loro intenzioni, ben lontane dal difendere la categoria di appartenenza, avevano a cura gli interessi dei cittadini: ha senso sopprimere l’esame che consente di verificare se il candidato ha la preparazione tecnica sufficiente per poter assumere la difesa dei diritti? Diritti fondamentali, diritti patrimoniali, diritti civili: garantire cioè l’accesso alla giustizia a chi ha subito un torto, a chi lotta contro i soprusi, a chi vuol recuperare il suo credito?
E qui comincia il grottesco. Il testo compilato non si sa da chi, certo non nottetempo,  perché aveva l’apparenza di uno scritto congegnato a tavolino e meditato da tempo e con cura,  aspettata la decretazione d’urgenza per poter passare senza colpo ferire.
Per di più era presentato come la risposta obbligata ad un diktat arrivato da Bruxelles, una sorta di condizione perché fosse approvata anche in sede comunitaria la titanica manovra.
Grottesca poi la identificazione tra la situazione italiana e quella greca, che aveva solo la funzione di spaventare , ricattandoli moralmente, i parlamentari che volevano capire quanto si proponeva loro e valutare se la misura proposta fosse centrata sull’ obiettivo. Grottesca la caccia all’untore, che serviva a scaricare sui dissidenti tutto il veleno accumulatosi in questi mesi di discussione della legge sulla professione forense. Grottesca l’imputazione ai corporativisti di far scendere di due punti il PIL e di causare  eccessivi costi  legali alle imprese .
La vicenda  è stata  definita come lo “spettacolo di una casta senza vergogna” (Polato, Corriere della sera) pur di fronte alle pacate considerazioni dell’ intervistato, l’ avv. Franzo Grande Stevens, che spiegava alla giornalista perché gli Ordini professionali svolgono un ruolo essenziale .
<La casta non paga dazio> le faceva eco M.Gu. sempre sul Corriere, intervistando l’ex Ministro Antonio Martino. E su Il Mondo Franco Stefanoni, vecchio nemico degli Ordini, riprendeva la storia, ormai smentita da una valanga di dati, del familismo degli avvocati e della lobby delle professioni che frenano le risorse.
Su Libero l’attacco più aggressivo: la vera lobby è quella degli avvocati, una vera principesca casta che quando va sul piede di guerra minaccia crisi di governo (!) e per tutelare i propri interessi “la menano” (parole non mie) con l’interesse pubblico e il servizio dei cittadini: così la penna d’oca di Filippo Facci. Entra nel coro D’Antuoni sulla Padania, tuonando contro i figli degli avvocati ai quali l’avvenire è riservato e così si spiega l’  opposizione degli avvocati ai figli degli altri.
Anche grandi firme non hanno perso l’occasione per demonizzare gli avvocati: Massimo Giannini su Repubblica ha parlato della <penosa Vandea corporativa> e Antonio Polito, sempre sul Corriere, ha scritto che la <prova di arroganza> con cui gli avvocati hanno protetto i loro interessi resterà negli annali della Repubblica. Certo chi avesse letto tutti  i giornali quel giorno  avrebbe avuto buone ragione per preoccuparsi. Peccato che i giornalisti non hanno sentito anche  l’altra campana, si sono fidati di quel che veniva loro detto e di quel che vedevano scritto,  e hanno dato  sfogo a tutti i loro pregiudizi,  facendo ,loro sì, un cattivo servizio ai cittadini.
L'ignoranza è meno lontana dalla verità del pregiudizio, diceva Diderot nella La lettera sui sordomuti.
Sopprimere l’esame di Stato significa consentire a tutti i laureati in Giurisprudenza di avventurarsi nei tribunali e fare strame dei diritti degli assistiti. Significa anche sopprimere il reato di professione abusiva. Sopprimere l’Ordine significa impedire il controllo deontologico. Significa anche sopprimere  tutte le iniziative rivolte a qualificare professionalmente gli iscritti perché il “servizio giustizia” possa essere migliorato, almeno sotto il profilo della difesa.
E non si dica, come dice l’ OCSE, che il miglio modello è quello finlandese; si capisce che in un Paese  più grande dell’ Italia,  con 5 milioni e mezzo di abitanti, e che vive sotto la neve 11 mesi l’anno è difficile per i cittadini spostarsi in tribunale e quindi si ricorre alla conciliazione senza necessità di avvocati. La concorrenza non si realizza  con la soppressione dei competitori ma con una gara lecita e qualificata.
Per fortuna, rispetto alla maldicenza, abbiamo sviluppato un antidoto contro i veleni, siamo mitridatizzati. Siamo mitridatizzati da secoli.
Anzi, se avete bisogno del nostro sangue, servitevi, e state tranquilli, non è infetto."

e ancora:

"Riforme e dibattito: il 26 luglio riunione con Ordini e Associazioni per definire la linea.
Atteso il momento grave, il Cnf  ritiene necessario un incontro con gli Ordini e le altre componenti dell’avvocatura per una analisi immediata di quanto accaduto in sede di approvazione della manovra economica, oltre che per l’individuazione di linee comportamentali istituzionali comuni e di iniziative per le tutela dell’immagine dell’avvocatura.
Nell’occasione, e più che mai in tema,  verrà anche presentato il  rapporto predisposto dal rinnovato ufficio studi del CNF: “Gli avvocati italiani per la ripresa. Giustizia civile ed economia”.
Ad assistere alla presentazione, oltre alle componenti dell’Avvocatura, verranno invitati i rappresentanti politici, ABI,  Confindustria e la stampa
."

Mi domando quindi: La posizione del Consiglio nazionale forense dopo la manovra di luglio 2011 che ha assegnato ad una Alta Commissione, composta anche di membri di organismi internazionali, il compito di formulare proposte di liberalizzazione dei servizi in Italia, è quella del confronto nel merito dei provvedimenti da adottare o quella di una insistita richiesta d'approvazione definitiva della riforma forense così come il Senato l'ha approvata a fine 2010? ERRARE E' UMANO MA PERSEVERARE E' DIABOLICO, DICO IO. SE L'AVVOCATURA E' GIUNTA AL PUNTO D'ESSERE L'OGGETTO PREFERITO DEGLI ATTACCHI DEI SEMPRE PIU' NUMEROSI CERCATORI DI CAPRI ESPIATORI (PER LA CRISI ECONOMICA INCALZANTE) E' COLPA DI QUELLA PARTE DELL'AVVOCATURA STESSA CHE CONTINUA A SOSTENERE UN PROGETTO DI RIFORMA DELLA PROFESSIONE SEMPLICEMENTE ANTISTORICO NELLA SUA ISPIRAZIONE CORPORATIVA. E' profondamente ingiusto, più in generale, che l'intera categoria dei professionisti sia dipinta come una "zavorra allo sviluppo del Paese". E' pure vero che, per archiviare ogni strumentalizzazione, come sostiene Ester Perifano, segretaria dell'Asociazione nazionale forense, serve una regolamentazione adeguata ai tempi e all'attuale contesto economico. E' però indiscutibile che, data la crisi montante, tutti i professionisti autonomi rischiano di pagare un prezzo esorbitante per l'identificazione sbagliata con la casta (o Kasta, come si comincia a scrivere). Se non cambiano radicalmente strategia e si attardano a difendere posizioni indifendibili essi saranno semplicemente spazzati via (cioè diventeranno rapidamente quasi tutti professionisti dipendenti -magari di loro colleghi-). Che i professionisti autonomi italiani siano assorbiti rapidamente dalle grandi imprese professionali all'italiana  sarebbe una bruttissima fine d'una esperienza sociale sana e bella ma non sarebbe, a ben vedere, un esito stravagante, visto che i professionisti autonomi rappresentano ormai una eccezione alla (anche secondo me mostruosa) attuale fase dello sviluppo capitalistico. C'è una via d'uscita per i liberi avvocati italiani (che degli avvocati italiani sono la stragrande maggioranza)? Si, imporre ai vertici istituzionali (CNF) e "politici" (OUA)dell'avvocatura di abbandonare ogni antistorica salvaguardia del corporativismo (la giurisdizione domestica, il ruolo del CNF di legislatore di settore e di gestore di vertice della deontologia), buttare alle ortiche concetti antipatici e incomprensibili ai contemporanei, come decoro della professione, che farebbero perdere le elezioni persino al partito delle veline. E, soprattutto, occorre dimostrare a maggioranza, opposizione e opinione pubblica quanto sia fonte di prodotto interno lordo l'organizzazione per piccoli professionisti indipendenti: svelare la verità banale che, nella italica società della conoscenza, il tessuto più produttivo non è quello delle piccole e medie imprese ma quello dei piccoli e medi professionisti. IN REALTA' I NEMICI DEI PICCOLI E MEDI LIBERI PROFESSIONISTI ITALIANI SONO I GRANDI IMPRENDITORI E I GRANDI PROFESSIONISTI, ENTRAMBI NON VEDONO L'ORA DI DIVENTARE DATORI DI LAVORO SUBORDINATO DEL VASTO E LABORIOSO POPOLO DELLE PARTITE IVA "sparpagliate e deboli". PARADOSSALMENTE SOLO L' "ALTA COMMISSIONE" CHE E' STATA INCARICATA DI FARE PROPOSTE DI LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI POTRA' SALVARE I PICCOLI E MEDI LIBERI PROFESSIONISTI ITALIANI DA UN FUTURO DA LAVORATORI SUBORDINATI DI GRANDI IMPRESE PROFESSIONALI (RETTE DAL GRANDE AVVOCATO, DAL GRANDE ARCHITETTO O DAL GRANDE CAPITALISTA CHE CONTROLLI LA SOCIETA' DI PROFESSIONISTI  POCO CAMBIA).  MA AFFINCHE', INVECE, L'ALTA COMMISSIONE NON CONDANNI I LIBERI PROFESSIONISTI ITALIANI QUALI OSTACOLI ALLE MAGNIFICHE SORTI E PROGRESSIVE DEL TERZIARIO AVANZATO,  BISOGNA CHE I VERTICI ISTITUZIONALI E POLITICI DELLE PROFESSIONI -E IN PARTICOLARE DELL'AVVOCATURA- PARLINO MOLTO ALL'"ALTA COMMISSIONE". MA NON  DEVONO PARLARGLI DI "DECORO DELLA PROFESSIONE" QUALE FONTE DELL'OBBLIGO DI REINTRODURRE LE TARIFFE MINIME, BENSI' DEVONO PARLARGLI DELLA FUNZIONE MACROECONOMICA DEI PICCOLI E MEDI PROFESSIONISTI IN ITALIA, IN UN SISTEMA CIOE' CHE NON PUO' DIVENTARE FOTOCOPIA DI QUELLO ANGLOSASSONE IN POCHI MESI E CHE SE IN TAL SENSO COATTIVAMENTE TRASFORMATO PRODURREBBE MENO RICCHEZZA.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Novembre 2013 13:29